Una maledizione legata a una scoperta archeologica, un serial killer e il cuore di Milano e Altamura nel nuovo giallo di Laura Marinaro
Collana Giungla Gialla
Mursia
In libreria dal 24 giugno il secondo romanzo della poliedrica Laura Marinaro, giornalista di nera e cronaca giudiziaria. Nei suoi romanzi l’Autrice utilizza conoscenze tecniche e investigative – imparate in tanti anni di professione – per rendere la narrazione mozzafiato. La fanciulla degli ori racconta la particolare “indagine” di Caterina Ferrari tra Milano e Altamura, attraverso i luoghi, il cibo e le atmosfere delle due città: una maledizione legata a una scoperta archeologica e un serial killer sono gli ingredienti principali del libro.
Dichiara l’Autrice:
«Sono una giornalista crime e posso garantirvi che spesso la realtà supera di molto la fantasia. Tuttavia scrivere un giallo per me significa dare spazio alla creazione di personaggi sempre nuovi e sorprendenti e potermi dedicare alla descrizione di luoghi a cui sono affezionata, come in questo caso Milano e Altamura».
La trama:
Caterina Ferrari, giovane archeologa neo assunta come ricercatrice nel nuovo Museo delle Scienze Antropologiche di Milano, nipote di Alina Ferrari, ex colonnello dei Carabinieri, si trasferisce temporaneamente ad Altamura per la vendita di una casa di famiglia nel centro storico. Nella cittadina famosa per il pane, Caterina si trova suo malgrado a fare una sensazionale scoperta archeologica, ma anche a dovere «indagare» su due omicidi legati in qualche modo proprio al museo e all’antica maledizione seguita alla scoperta della Fanciulla degli ori. Un romanzo che non è solo un viaggio nel passato, ma anche un’esplorazione dell’animo umano e delle sue ombre più oscure.
Prologo. Altamura, dicembre 2023
«Nooo!» Un urlo agghiacciante squarcia il silenzio della zona limitrofa al Claustro Tradimento, nel pieno centro storico di Altamura. Un urlo animalesco, primordiale. In un primo momento, nessuno scende in stradaper vedere cosa possa essere accaduto. Quasi nessuno. Soltanto una donna apre la finestra della sua camera da letto, che si affaccia sulla via. Un istante dopo, risponde a quell’urlo con un altro urlo ferino, altrettanto terribile. Prima di perdere i sensi, dopo aver incontrato per la prima volta nella propria vita l’abisso, l’orrore: sull’asfalto giace esanime, sgozzata, in una pozza scura di sangue, sua figlia Marta. La sua unica figlia. Passanti e residenti, attratti dalle urla, accorrono in strada e avvertono i soccorsi, purtroppo ormai vani. Sul posto arrivano in pochi minuti due pattuglie dei Carabinieri e un’auto della sezione scientifi ca dell’Arma, i Sis, insieme al medico legale. La scena del crimine viene cintata col nastro rosso e bianco con la scritta «Carabinieri». Il giovane maresciallo Luca Caputo, che in città conosce praticamente tutti, si accosta alla madre di Marta e la conforta con banali parole di circostanza. Fa allontanare la donna, accompagnata da un sanitario del 118, e fissa la vittima. La conosceva bene, era una sua coetanea. Marta Lombardo, 33 anni, archeologa nel museo nazionale cittadino
Laura Marinaro (Altamura, 1968) è giornalista professionista ed esperta di cronaca nera e giudiziaria. Inviata per il settimanale «Giallo», collabora con Roberta Bruzzone a dirette crime e progetti editoriali, nonché per Radio Libertà scrive e conduce il programma settimanale Gialloradioclub. È scrittrice e organizzatrice di eventi legati al crime e al giallo letterario. Con Mursia ha pubblicato, insieme a Roberta Bruzzone, Yara. Autopsia di un’indagine (2023) e Maremoto a Varigotti (2023).
In questa intensa autobiografia, il Comandante Salvatore Sarno rivela la trama della sua vita, andando oltre l’impresa che lo ha reso celebre nella vela mondiale, la prima sfida africana alla Coppa America, con Shosholoza di cui è stato ideatore, e guida. In occasione della 32ma Coppa America a Valencia, aveva portato un Sudafrica, da poco uscito dall’apartheid e finalmente aperto al mondo, a regatare nel più antico trofeo sportivo con un equipaggio multietnico di giovani sudafricani sotto la guida sua e l’aiuto di due noti velisti italiani, Paolo Cian e Tommaso Chieffi. Poiché la Coppa America, giunta alla 37ma edizione, si svolgerà quest’anno a Barcellona a partire dal 22 agosto e tanti italiani la seguiranno come di consueto fin dai tempi di Azzurra, nel 1983, ecco che questo racconto torna oggi più attuale che mai.
Sarno ripercorre una vita avventurosa fatta di grandi fatiche e di altrettanto grandi soddisfazioni, fino a raggiungere l’apice della carriera professionale, che lo porta a guidare la MSC Mediterranean Shipping in Sudafrica. Qui, con la MSC, aiuta i giovani a sfuggire a situazioni difficili, e qui segue da subito le idee innovatrici di personaggi che appartengono alla storia stessa dell’umanità, quali i premi Nobel Nelson Mandela e l’arcivescovo Desmond Tutu. Il Team Shosholoza emerge come il punto culminante di una vita dedicata al lavoro, all’amore per il mare e la vela ma soprattutto alla generosità, delineando il profilo di un uomo straordinario.
Dichiara l’Autore:
«Shosholoza è la realizzazione di un sogno, il sogno di tanti giovani che cercano un avvenire migliore. Il sogno di Nelson Mandela di sconfiggere il razzismo e vedere il suo paese unito con neri, bianchi, colorati e indiani lavorare in armonia. Shosholoza è anche un canto, poi diventato inno che invita al lavoro di squadra. La parola “Shosholoza” significa, procediamo, andiamo avanti ed il ritornello ripete: tiriamo e spingiamo insieme, sotto il sole e sotto la pioggia, tiriamo e spingiamo come se fossimo una sola persona.»
Dall’introduzione di Giuliano Luzzatto:
«Il libro che avete tra le mani è l’autobiografia appassionata di un comandante di marina, un uomo di mare che si e fatto da sé, con perseveranza e dedizione al lavoro, alla famiglia e ai meno fortunati, animato da una sconfinata passione per il Grande Blu. Nato in Campania, Salvatore Sarno non è però figlio della rinomata marineria di Sorrento o Torre del Greco. Nasce nell’entroterra, in una frazione di Nocera Inferiore dove, per riuscire a vedere un piccolo triangolo di mare e sognare le sue avventure, si deve arrampicare sulle rovine del castello, eretto sulla collina che sovrasta il paese. Il libro si apre con il nostro autore-protagonista in aeroporto, in attesa di un volo che lo riporterà a casa, in quel Sudafrica dove i casi della vita e le sue abilità professionali lo hanno portato, dove ha fatto fortuna e dove si sente, appunto, a casa. Il giorno precedente si era conclusa in Spagna, a Valencia, l’impresa più importante della sua vita: la prima – e sinora unica – partecipazione di un team del continente africano alla Coppa America di vela. Con Shosholoza, il Comandante Sarno ha scritto una pagina indimenticabile del trofeo sportivo più antico del mondo ma, più importante ancora, del nuovo Sudafrica post apartheid. Pur avendo conquistato un meritato successo, si ricorda ogni giorno delle sue origini, delle difficoltà incontrate nella vita e di quanto tante persone, la maggior parte, fatichino quotidianamente. Ho conosciuto il Comandante Sarno in occasione della 32a America’s Cup. Mi hanno sempre appassionato le biografie degli uomini di successo, trovo infatti che da queste persone ci sia sempre da imparare, gli aneddoti possono spesso essere letti andando oltre al fatto in sé, in quanto rivelatori di un approccio alla vita che può essere di stimolo, ispirazione e crescita personale.»
Salvatore Sarno, (Nocera Inferiore, 1946) ha contribuito allo sviluppo della MSC Mediterranean Shipping Company. Trasferitosi in Sudafrica durante l’apartheid, ha creato una fondazione per aiutare i giovani neri a imparare un mestiere marittimo, per cui è stato nominato Cavaliere della Repubblica Italiana. Ha sponsorizzato tre partecipazioni olimpiche di un velista sudafricano e ha guidato il Team Shosholoza nella 32ma Coppa America, ottenendo un grande successo mediatico. Oggi vive a Durban, dirige la MSC in Sudafrica, continua a lavorare con la Marina Militare Sudafricana e la sua Fondazione Izivunguvungu alla quale andranno i proventi dei diritti d’autore del libro.
Il libro verrà presentato in anteprima nazionale presso La Libreria del Mare di Milano mercoledì 26 giugno alle ore 19,00
«Così si va, annusando un profumo d’aria nuova, come seguendo un presagio, un istinto. Si va sentendosi perduti nel mondo e allo stesso tempo, segretamente, salvi. Così comincia un viaggio trasformativo, accorgendosi di essere già in viaggio.»
In un’epoca caratterizzata da una crisi profonda di certezze e riferimenti, la ricerca del proprio posto nel mondo da parte dell’uomo contemporaneo diventa sempre di più ricerca di senso; una ricerca soggettiva che impone un percorso di trasformazione e cambio radicale di prospettive, un nuovo modo di «sentirsi» nel mondo. Il tema del viaggio è quello che descrive meglio questa condizione esistenziale, affrontata in Oltre la strada (il nuovo Tracce pag. 238, euro 18,00 Mursia) a partire da un viaggio a piedi realmente compiuto dall’autore.
Oltre la strada non è un saggio filosofico «classico» ma una testimonianza e, insieme, l’invito a una «pratica filosofica». Non intende affermare verità assolute ma incoraggiare a intraprendere un viaggio che, più che il mero spostamento da un luogo a un altro, è un vero e proprio percorso trasformativo: un andare oltre i luoghi conosciuti, oltre la strada già tracciata o immaginata. Esorta a riscoprire la propria vita come un cammino.
«Le considerazioni racchiuse in questo scritto nascono da un viaggio a piedi che ho fatto davvero, le cui tracce raccolsi in un diario che scrivevo quotidianamente alla fine di ogni giorno di cammino. Quel che leggerete in questo libro, dunque, è un distillato di quelle pagine che in fondo erano null’altro che l’impronta fisica, carnale, incarnata del mio essere in movimento, in vita, in cammino; ne segue il tragitto, le esperienze, gli incontri, i mutamenti. Le tappe attraverso cui procedo nell’esposizione – essere polvere, diventare corpo, diventare mondo, diventare casa, essere nessuno – ricalcano esattamente il percorso di quel che ho vissuto attraverso il viaggio, perciò l’intenzione di queste pagine non è quella di un mero esercizio retorico o stilistico, ma di consegnare a chi le leggerà una testimonianza. […] Fu un viaggio che iniziò con una condizione di crisi interiore, e da tale ventre nasce questo scritto. Perciò mi auguro che sappia invitarvi alla coscienza vera, quella che si fa – e non che si legge – tra le pieghe di un’esistenza vissuta. In tal senso, mi auguro che questo sia un racconto autenticamente filosofico.Troppo, ancora, io credo, siamo vittime di un’idea di sapere legato all’accumulazione quantitativa di nozioni che si risolve in ultima analisi a una sterile celebrazione del già dato, già noto, già digerito; un’idea di sapere che si risolve tutto nella mente e in cui, purtroppo, la stessa idea di filosofia ha smarrito il senso. […] La filosofia è una cosa che si fa, non che si dice. Fare filosofia è diventare consapevoli dell’esistenza, e questo è qualcosa che non può che cominciare da se stessi, dalla propria esistenza, che certamente non è fatta solo di mente (la quale ne è, anzi, una parte piuttosto marginale). La filosofia è la saggezza di vita che si radica nella nostra vita e che, per questo, ci aiuta a meglio viverla.»(Dalla premessa dell’autore)
Fiorenzo De Vita, nato a Monza nel 1977, si trasferisce a 13 anni nel Cilento, terra di origine. Laureatosi in Filosofia, viaggia e risiede in diversi luoghi del Nord Italia dove incontra il mondo educativo, le pratiche filosofiche e le cure orientali. Attualmente risiede in provincia di Como, dove si occupa di crescita personale, educazione e scrittura.