Vincenzo Levizzani “Piccolo manuale per cercatori di nuvole”, presentazione

Le nuvole hanno da sempre occupato un posto speciale nella letteratura e nella poesia, e non solo: soffermandoci a guardare il cielo, quante volte abbiamo giocato con le immagini e le figure che ammassi nuvolosi formavano e che allo stesso tempo sfuggivano dentro sagome mai precise tanto da muoversi con l’immaginazione insieme al mutevole iter delle loro a volte bizzarre trasformazioni, divenendo sotto i nostri occhi simbolo di mutazione, di instabilità e di certo, come aveva identificato in esse Shelley, simbolo vitalistico che nella metamorfosi non muore mai.

Ma le nuvole non sono solo fonte di ispirazione sono anche fenomeni che si possono descrivere scientificamente: così Luke Howard con la moglie cominciò intorno ai primi dell’Ottocento a chiamarle per nome, nomi ancora oggi validi. Nomi e descrizioni che possiamo trovare in questo manuale di Vincenzo Levizzani, ricercatore presso l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr di Bologna, studioso di nefologia, la scienza che studia le nuvole, dove ne indica la collocazione nell’atmosfera sopra di noi, la composizione, la funzione e conformazione: i cirri, ad esempio sono bianchi e sottili, si formano tra i 5 e i 15 metri e indicano bel tempo. Quando recitiamo il vecchio adagio “cielo a pecorelle, pioggia a catinelle” ecco che parliamo dei cirrocumuli che si trovano ad alta quota e che si formano quando incontrano uno strato di cirri. Ma non finisce qui, nel testo l’autore parla anche di nebbia e di nuvole extra terrestri, quelle degli altri pianeti, svelandoci i segreti della vita delle nuvole.

Brevi note biografiche

Vincenzo Levizzani (Formigine, 1957) è dirigente di ricerca dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr di Bologna e professore di Fisica delle nubi all’Università di Bologna.(da Il Saggiatore)

Sempre parlando di nuvole, Levizzani è anche autore del Libro delle nuvole, dove ci conduce “in un viaggio appassionante, durante il quale impareremo a leggere il cielo e incontreremo ciò che avranno da dirci sul clima che sta cambiando. Il libro delle nuvole ci trasporta lassù tra loro, per assistere da vicino, con occhi nuovi, al movimento incessante delle nuvole e coglierne tutte le meraviglie”.( da Il Saggiatore)

Arthur Rimbaud “Una stagione all’inferno”, presentazione

Torna in libreria “Una stagione all’inferno” con l’introduzione di Patti Smith, la traduzione e la postfazione di Edgardo Franzosini per il Saggiatore. L’unica opera completa che il poeta decise di dare alle stampe, rifiutando per gli altri scritti una loro pubblicazione.

Era il 1873 quando con questo scritto in prosa, l’ultimo lavoro letterario, costruisce un resoconto retrospettivo denunciando il fallimento della sua esperienza umana e poetica, di quella poesia cui aveva affidato negli anni adolescenziali la sua ribellione che decide pertanto di abbandonare avendo esaurito quanto credeva possibile attraverso l’opera letteraria.

Personalità travagliata, giovanissimo, dopo un corso di studi brillante, iniziò una vita errabonda soggiornando a Parigi e poi in Inghilterra legandosi a Verlaine con il quale convisse tra liti e riappacificazioni per circa un anno, riprendendo presto la sua vita vagabonda in Svezia, Germania e Italia ma anche in Africa, dimentico della sua attività letteraria che di fatto aveva abbandonato a vent’anni. Una stagione breve quella della sua poesia seguita però dal lavoro critico degli scrittori del Novecento con diverse e anche opposte interpretazioni che ha però hanno lasciato un segno profondo nel rinnovamento dei canoni poetici.

“Edgardo Franzosini traduce ex novo il testo, scrivendo una versione conclusiva che ci invita a cercare Rimbaud non in cielo con gli occhi puntati verso l’alto, ma giù, nel fango, dove scavando con le unghie possiamo rinvenire la gemma ardente della sua poesia”.(da Il Saggiatore)