Carlo Lapucci “Cielo a pecorelle. I segni del tempo nella meteorologia popolare”, Graphe.it

L’unica enciclopedia completa dei detti meteorologici italiani: dalla Grecia classica ai satelliti, un prontuario indispensabile per capire come sapienza contadina e scienza si intrecciano ancora oggi

Copertina dell'Enciclopedia alfabetica sulla meteorologia popolare di carlo Lapucci, Graphe.it editore

Graphe.it

Perché continuiamo a guardare il cielo anche nell’era delle app meteo? Perché la meteorologia popolare è l’ultimo filo culturale che lega l’uomo moderno alla natura.
Non coltiviamo più, non lavoriamo il legno, eppure scrutiamo le nuvole e ripetiamo detti tramandati da secoli.
Carlo Lapucci costruisce una vera enciclopedia alfabetica che attraversa millenni di tradizioni: dai proverbi greci ai giorni nostri, mostrando come sapienza contadina, scienza e religione si siano contaminate nell’interpretazionedel tempo atmosferico. Un’opera che documenta il passaggio epocale dall’imprevedibilità totale dei fenomeni celesti all’era dei satelliti.
Scritto con rigore filologico ma in stile accessibile e gradevole, questo libro è un prontuario essenziale per giornalisti che cercano riferimenti culturali, studiosi di tradizioni popolari e curiosi che vogliono scoprire le radici delle frasi quotidiane. Un titolo che risponde a una domanda universale: perché non smettiamo mai di cercare segni nel cielo?

L’uomo del terzo millennio che si alza la mattina certamente da come prima cosa un’occhiata alla televisione, ma poi, alla finestra guarda anche il cielo, cosa fanno gli uccelli, che dicono le piante, che vento tira, e altre spie della meteorologia casalinga d’una volta. Credo che comunque l’interesse che suscita questa materia non sia poi la previsione per cui uno prende o meno l’ombrello o la macchina:abbiamo qualcosa di piu sicuro, ma non c’è da esagerare perché questa rimane materia infida. Il vero stimolo che spinge verso la meteorologia e l’acquisizione di un’idea sintetica di un mondo di risonanze, dove tutto è collegato dai movimenti dell’aria e i loro influssi. Insieme a questo agisce la percezione di trovarsi in una realtà naturale coerente e comunicante in cui le cose si muovono insieme alle cose, l’una annuncia l’avvento o il comportamento dell’altra, un evento celeste influisce su un’infinità di fatti: dall’umore delle persone, ai comportamenti degli animali e delle piante, alle fermentazioni, alle semine, alla presenza degli insetti, e a tutto quello che di naturale s’insinua ancora nella vita umana, ormai sempre piu chiusa nel cemento. Il volume chiama il lettore a prendere atto di tutte quelle presenze lontane, vicine, ma nascoste ormai dai settori recintati che non e possibile oltrepassare, in modo da avere una conoscenza di quanto mondo e stato creato anche per lui, quante creature sconosciute lavorano a sua insaputa per la sua vita, come le api, che secondo regole meteorologiche indistruttibili, svolgono il lavoro di impollinazione dei fiori, caposaldo di tutta la produzione agricola. Come questo molti altri fenomeni, non meno importanti, seguono i mutamenti capricciosi dei venti, del sole, delle piogge e della luna e delle altre realtà naturali (Carlo Lapucci)

CARLO LAPUCCI è tra i massimi esperti italiani di tradizioni popolari e linguistica. Autore del monumentale Dizionario dei proverbi italiani (25.000 proverbi, Mondadori) e delle celebri Fiabe toscane (Mondadori), ha dedicato oltre 60 anni allo studio della memoria culturale italiana. Premio Fiorino d’Oro alla carriera (2018).

Dello steso autore su tuttatoscanalibri

Magia e poesia

L’Arca di Noè. bestiario popolare

Uniamoci amiamoci. Blasoni e complimenti verbali tra popoli italici

Carneval non te ne andare

Giuseppe De Lorenzo “Breve storia letteraria della mosca”, Graphe.it

Un insetto, mille secoli di cultura: dalla Bibbia a Dante, dal Rinascimento al Novecento, la mosca come non l’avete mai vista — e come nessuno l’aveva mai raccontata.

Copertina del saggio di Giuseppe De Lorenzo "Breve storia letteraria della mosca", Graphe.it

A cura di Maurizio Tarantino

Con apparati, materiali d’archivio e una antologia di testi rari

Graphe.it

Dal 26 giugno

Un insetto apparentemente insignificante diventa protagonista di un viaggio affascinante tra mitologia, letteratura e arti figurative. Dall’Antico Testamento ai classici greci, dai bestiari medievali fino a Dante e al Rinascimento, la mosca si rivela potente simbolo culturale. Nel 1950, Giuseppe De Lorenzo, scienziato e intellettuale eclettico, le dedica un trattato sorprendente, oggi riscoperto in una nuova edizione curata da Maurizio Tarantino, arricchita da introduzione inedita, apparati e materiali d’archivio (tra cui lettere con Croce e Laterza). A impreziosire il volume, una antologia di testi rari e significativi: da Simonide a Luciano, fino a Tesauro, Alfieri e Trilussa, con nuove traduzioni dal greco di Aldo Setaioli. Un libro breve ma densissimo, capace di unire erudizione, curiosità e piacere della scoperta.

Gli insetti hanno avuto un ruolo determinante nella storia della letteratura, della cultura e dell’immaginario collettivo. Fin dall’antichità è però la mosca ad aver attirato maggiormente l’attenzione degli scrittori, anche per la sua ambivalenza. Da un lato, per la sua consuetudine con la putredine e gli escrementi, in tutta la tradizione veterotestamentaria la mosca e connessa al mondo infero, nero emissario di Baal Zebub, signore delle mosche e principe dei demoni. Cosi, in Isaia (7, 18) sciami di mosche vengono interpretati come messaggeri degli eserciti egiziani; e mosconi si fanno strumento della persecuzione divina come quarta piaga che colpisce l’Egitto (Esodo 10, 4.13). Al contrario, nell’antico Oriente e poi nella Grecia di Omero, la mosca entra, spesso come elemento positivo, in relazione con gli dei e gli eroi. Nel mondo greco-romano gli insetti sono oggetto dei primi trattati scientifici. […]La letteratura novecentesca è ricchissima di mosche, con valenze maligne o benigne, ma sempre in un’ottica di conclamata rottura con il sistema simbolico consolidato, anche quando riprende i modelli del passato. Possono prevalere gli aspetti cupi e oscuri, come in Conrad, Pirandello, Sartre o Golding; oppure quelli paradossali, come in Buzzati, Monterroso o Volponi. La mosca trova nel Novecento sfumature inedite nella poesia di Leonardo Sinisgalli e Pablo Neruda, e nella sensibilità di molte scrittrici. (Maurizio Tarantino)

Giuseppe De Lorenzo (1871–1957), scienziato di fama internazionale, fu geologo, orientalista e senatore del Regno. Professore alla Federico II, autore di oltre 250 opere, unì ricerca scientifica e interesse per il buddhismo e la filosofia orientale.

Eleonora Carta “Breve storia della letteratura weird”, Graphe.it

Il lato strano, perturbante e irresistibile della letteratura: da Lovecraft a Murakami, una guida agile a un genere sempre più cercato.

Copertina del saggio di Eleonora Carta "Breve storia della letteratura weird", Graphe.it

Graphe.it

Dal 26 giugno

La letteratura weird* non si lascia incasellare: è un viaggio che sfida le definizioni convenzionali. Dalla penna di Lovecraft a quella di Stephen King, questo libro esplora la linea sottile tra il normale e il perturbante.
Attraverso un percorso che parte dal Satyricon di Petronio e arriva fino a Haruki Murakami passando per Giorgio Manganelli, l’autrice offre chiavi di accesso per comprendere un genere spesso trascurato. Un’opera che non solo affascinerà i cultori, ma incuriosirà anche i neofiti, invitandoli a intraprendere un nuovo, affascinante viaggio letterario.

C’è stato un tempo in cui si diceva che la fantascienza fosse l’unico tipo di letteratura popolare definibile per esclusione, ovvero per “ciò che non era”. Oggi potremmo usare lo stesso espediente per definire la letteratura weird: non è fantascienza, e non e fantasy, non e paranormal, horror ne gotico; non e mystery e non e thriller. Può essere un po’ di tutto questo, ma siamo ancora lontani da una definizione esauriente. Il weird puo includere un elemento soprannaturale, ma non è necessario che lo contenga. Può prevedere elementi irrazionali, surreali o assurdi, ma sempre in via eventuale. Spesso trasporta il lettore su inesplorati territori della psiche, costringendolo a confrontarsi con situazioni «ai confini della realtà» – per citare una popolare serie televisiva weird – o con fenomeni che si muovono su differenti livelli di percezione. Solitamente lascia il lettore con molte piu domande di quante non ne avesse all’inizio della lettura. Talvolta trae in inganno utilizzando immagini o situazioni fuori contesto. Proprio questa distonia, il mancato allineamento tra quel che ci aspettiamo e quel che troviamo, e la vera chiave, perché altera gli elementi di base del nostro immaginario e smuove qualcosa nelle profondità del nostro inconscio. (Eleonora Carta)

ELEONORA CARTA (1974), vive tra Torino e la Sardegna. Conseguita la laurea in Legge, ha capito che i palazzi di giustizia non facevano per lei e si è dedicata alla scrittura di gialli (in libreria per Newton Compton, Piemme, Ischire) e all’organizzazione di eventi come la Fiera del libro di Iglesias e il Big Blue Festival di Portoscuso. Con Graphe.it ha pubblicato la Breve storia della letteratura gialla e un racconto di Natale; ha, inoltre, curato la Breve storia del romanzo poliziesco di Leonardo Sciascia.


*weird s. m. inv. Genere narrativo legato, alle sue origini, alle opere di Edgar Allan Poe e Howard Phillips Lovecraft e considerato un sottogenere del fantastico, dai contorni non precisamente definiti, che mescola ambientazioni ed elementi fantascientifici, gotici e soprannaturali in un’atmosfera di alterità, disagio e orrore incombente o manifesto (n.d.r.dal Vocabolario Treccani)

Virginia Woolf “Su e giù per le strade di Londra”, Graphe.it

Virginia Woolf flâneuse a Londra: il celebre saggio Street Haunting in una nuova traduzione con prefazione di Nadia Fusini e una nota di Marco Bosio che attualizza il tema delle librerie di un tempo nel contesto odierno.

Copertina del saggio di Virginia Wolf "Su e giù per le strade di Londra", Graphe.it

Prefazione di Nadia Fusini

Con una nota di Marco Bosio

Traduzione di Giorgio Podestà

Il libro contiene un ritratto inedito della Woolf realizzato da Roberto Pasqua.

Graphe.it

Dal 26 maggio

Virginia Woolf esce di casa un pomeriggio d’inverno del 1927 con un pretesto banale: le serve una matita. Ma quella passeggiata diventa un’avventura letteraria straordinaria tra le strade di Londra, dove la scrittrice si fa fantasma invisibile che osserva, immagina, racconta. Street Haunting – “infestare le strade”, come fanno gli spettri – è uno dei saggi più amati di Virginia Woolf, un manifesto sulla libertà del camminare e sull’arte dell’osservazione urbana. La scrittrice vaga tra librerie e vie londinesi, stringendo “inaspettate, capricciose amicizie” con libri e persone sconosciute.
Con la prefazione di Nadia Fusini e la traduzione di Giorgio Podestà, questo classico della saggistica moderna torna in Italia in un’edizione curata e preziosa.
Marco Bosio approfondisce il rapporto della Woolf con le librerie, luoghi dell’anima per ogni lettore.

[…] scrive questo saggio straordinario, che qualifica appunto come un’avventura, che ha in sé qualcosa di “fantasmatico”. Street Haunting è in effetti una invenzione linguistica complessa e difficile da tradurre. Per intendere appieno la figura di movimento che descrive, eccola, è questa: la flâneuse passeggia su e giù, avanti e indietro per le strade della città, guarda, le vetrine, compra con gli occhi quello che esse espongono, o guarda gli altri che passano – sì, i passanti, le passanti, che le aprono gli occhi e la mente su altre vite, su altri destini… Guarda come è vestito quell’uomo, che eleganza! E quella donna, con che grazia si muove nel teatro all’aperto che è la strada! E chi sarà quel tipo lì, con il cappello? E chi sarà quella donna curiosa, che scompare dietro quell’angolo? Che cosa fanno, si chiede Virginia la flâneuse, tutti questi passanti, che entrano nel suo orizzonte, e ne escono? E nel mentre vanno e vengono, la riguardano? Perché sì, fuori c’è il mondo, fuori c’è un teatro meraviglioso! (Ricordate quanto abbiamo patito, quando non potevamo uscire per via del Covid?) E il “fuori” è abitato dall’alea, dal caso. Il “fuori” è un’avventura. Ci vuole coraggio, a inoltrarci nel “fuori”. E insieme, Virginia Woolf ci insegna in queste pagine di straordinaria felicità espressiva, nel “fuori” ci esponiamo non solo all’incontro con l’inatteso, ma con qualcosa di ancora più straniante, e cioè coi fantasmi che abitano la nostra testa. Ecco perché, per dire quel suo modo dello stare in strada, la nostra geniale scrittrice conia quel particolare verbo – street haunting – che introduce nell’atto del movimento all’esterno una specie di possesso spettrale (Nadia Fusini)

Oggi di librerie dell’usato, come quelle che nomina Virginia Woolf, caotiche e oltremodo straordinarie nella loro confusione, se ne contano sulle dita di una mano (penso alla Libreria dell’Acqua Alta a Venezia), eppure, ancora oggi, provare per credere, entrando in una libreria dell’usato, il tempo sembra rallentare. Perché quello dell’usato è il tempo del racconto e della scoperta, dove chi entra sa che si può smarrire tra gli scaffali di libri, a volte un po’ in disordine, di chi sa che aprendo un volume potrebbe incappare in una lettera di un innamorato scritta alla fidanzata in tempo di guerra, e allora perché non leggerla e
vivere, per quel breve istante, un’altra vita? È il tempo sospeso di chi comprende che quelle pagine un po’ ingiallite hanno fatto giri lunghissimi e, quasi con sacralità, si apprestano a compierne un altro, forse, nelle mani del prossimo lettore. Il libro usato si carica di significato ogni volta che viene letto, sfogliato, raccontato. Crea connessioni e crea possibilità
 (Marco Bosio)

VIRGINIA WOOLF (1882-1941), icona della letteratura, è autrice di capolavori come Mrs DallowayGita al faro, Orlando. Una delle scrittrici più studiate e amate del Novecento, con un pubblico trasversale che va dall’accademia ai lettori generalisti. Nadia Fusini è tra le massime esperte italiane di letteratura inglese e prefatrice di prestigio.

Lorenzo Foltran “Khalvat”, Graphe.it


Un viaggio poetico tra amore, spiritualità e memoria, alla ricerca di un intimo rifugio interiore

Collana Calligraphia

Graphe.it

Dal 26 ottobre in libreria

Khalvat è una parola in antico persiano che può voler dire “isolamento”, “rifugio”, ma anche “intimità”. Nella tradizione sufi indica il raccoglimento necessario alla contemplazione. Un termine evocativo e stratificato, perfetto per dare titolo alla nuova raccolta poetica di Lorenzo Foltran. Dopo Il tempo perso in aeroporto (Graphe.it, 2021), Lorenzo Foltran torna con un’opera intensa e strutturata in tre movimenti, che accompagna il lettore lungo un percorso di progressivo raccoglimento: dall’amore sacro e senza tempo, alla forza dei legami nel presente, fino al fluire incerto e personale della memoria.
Nella prima parte, la parola poetica si fa preghiera laica, evocando un amore immerso nel quotidiano ma proteso verso una dimensione spirituale, dove l’umano e il divino si toccano senza confondersi. La seconda sezione dà voce a un sentimento che resiste nel tempo, si misura con la materia, si rinnova nella fatica dell’esistere. Infine, nella terza parte, un naufrago in piscina galleggia tra ricordi e proiezioni, in un mondo liquido dove passato e futuro si sfiorano in una sospensione emotiva.
Con Khalvat, Foltran conferma la sua capacità di dare forma a un lirismo sobrio e profondo, che intreccia riferimenti culturali, tensione spirituale e sensibilità contemporanea

Lorenzo Foltran è nato a Roma e vive in Francia. Dopo gli studi in italianistica all’Università Roma Tre, ha conseguito un master in management dei beni culturali tra l’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’École Supérieure de Commerce de Paris. Ha lavorato in Italia e Francia per festival e istituzioni culturali (tra cui la Casa delle Letterature, l’Institut français e la Fête de la Gastronomie). Ha pubblicato In tasca la paura di volare (Oèdipus, 2018) e poesie su riviste letterarie e quotidiani come La Repubblica. Vincitore del Concorso Nazionale Sinestetica nel 2019, ha già pubblicato con Graphe.it Il tempo perso in aeroporto (2021).

Sergio Ferdinandi “Carlo I d’Angiò. Il sogno di un impero mediterraneo”, Graphe.it

In occasione della ricorrenza dei 2500 anni dalla fondazione dell’antica Neapolis nel 475 a.C., la collana I Condottieri contribuisce alle iniziative commemorative celebrando la figura storica di Carlo I d’Angiò che, a partire dal 1266, conferì a Napoli il ruolo di grande capitale mediterranea.

Collana I Condottieri

Graphe.it

Dal 26 ottobre in libreria


 Crociato, re, stratega: Carlo d’Angiò fece di Napoli una capitale e cambiò il destino del Mediterraneo

Figura chiave della storia medievale, Carlo I d’Angiò fu recrociato protagonista della politica mediterranea del XIII secolo. Dopo le vittorie su Manfredi e Corradino, trasformò Napoli in capitale del regno e sognò un impero mediterraneo, infranto però dai Vespri siciliani.
Questa biografia ne ricostruisce l’ascesa e l’eredità, in concomitanza con i 2500 anni dalla fondazione di Neapolis, a cui il Nostro conferì il ruolo di grande capitale mediterranea.

SERGIO FERDINANDI (Sedan 1963), archeologo e storico medievista, dirigente generale del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, ha ricoperto diversi incarichi governativi. Componente del Consiglio Superiore per i beni e le attività culturali e paesaggistici del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, esperto della Commissione nazionale italiana UNESCO per le crociate e Bisanzio, è membro di diversi istituti di ricerca storica e archeologica internazionali fra i quali l’ISMEO-Associazione internazionale di studi sul Mediterraneo e l’Oriente e la Scuola Archeologica Italiana di Cartagine (SAIC). Docente e relatore in convegni nazionali e internazionali, è autore di numerosi saggi e contributi scientifici in particolare sull’Oriente Crociato. Con Graphe.it edizioni ha pubblicato Goffredo di Buglione. Il cavaliere perfetto (2020).

Rossana Ombres “Bestiario d’amore”, Graphe.it

Una danza tra fiaba e profezia, dove il sacro si mescola al grottesco e il mito diventa contemporaneo

Graphe.it

Postfazione di Andrea Breda Minello

Collana Le Mancuspie diretta da Antonio Bux

In libreria dal 26 settembre

Un poema visionario e fuori da ogni scuola, in cui Rossana Ombres intreccia mitomisticismo fiaba con una lingua modernissima. Popolato di angeli, démoni, liocorni e figure femminili arcane, questo teatro della Creazione, del Diluvio e dell’Apocalisse è al tempo stesso epico e picaresco, sacro e grottesco. Un’opera cult degli anni Settanta che torna oggi per restituire visibilità a una delle voci più originali del secondo Novecento.

Il libro, con cui la poeta piemontese vince il Viareggio nel 1974, è la penultima tappa di un progetto macrostrutturale, che giunge al suo culmine col poemetto drammatico dedicato al mito orfico. […]

Il lettore, che affronterà per la prima volta questo libro, che Porta definì «tra i più singolari» e conturbanti degli Anni Settanta, si troverà di fronte a un mondo immaginifico, ante antropico, bulimico e al contempo essenziale, primigenio, un mondo che sopravanza per paradosso, che ha bisogno di un’architettura post barocca, ipertrofica per denunciare la società antropofaga novecentesca e arrivare infine al mistero di Dio, all’origine del Tutto, poiché prima della Parola vi è il suono, derivato dallo pneuma, dallo Spirito, che ricreerà il mondo a partire da uno yod. In ebraico il soffio vitale, il respiro, è la ruah. (Dalla postfazione di Andrea Breda Minello)

ROSSANA OMBRES (Torino, 1931 – Livorno, 2009) è stata una poetessa, scrittrice e giornalista italiana. Dopo l’esordio poetico con Orizzonte anche tu (1956), si è imposta con raccolte come Bestiario d’amore (1974, Premio Viareggio), caratterizzate da un equilibrio tra sperimentazione e rielaborazione di tradizioni religiose ebraiche e cabalistiche. Dagli anni Settanta ha affiancato alla poesia la narrativa, pubblicando romanzi come Principessa Giacinta (1970), Serenata (1980) e Un dio coperto di rose (1993), apprezzati per la fusione tra immaginazione e rigore stilistico. Collaboratrice de La Stampa, ha sempre mostrato un forte legame con le sue radici piemontesi e calabresi. La sua opera, tradotta in diverse lingue, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Sila, il Selezione Campiello e il Grinzane Cavour.

Eronda (Mario De Donà) “VrumVrum, PotPot. Comic strip & humor graphic”, Graphe.it

Un viaggio grafico tra surrealismo, ironia e motori

 

Graphe.it

A cura di Erik Balzaretti

Postfazione: Gianni Brunoro

Collana Parva

con illustrazioni in bianco e nero e a colori

In libreria dal 26 agosto 2025

VrumVrum, PotPot è la raccolta che restituisce visibilità a uno degli autori più originali della grafica italiana del secondo Novecento: Mario De Donà, in arte Eronda. Il volume è curato da Erik Balzaretti, con una postfazione dello storico del fumetto Gianni Brunoro. Un artista per intenditori, amico e seguace di Bruno Munari, Eronda si muove tra fumetto, arte visiva e sperimentazione grafica. Le sue strisce onomatopeiche e motorizzate, caratterizzate da un segno vibrante e da un umorismo surreale, danno vita a un mondo poetico e dinamico che sorprende, diverte e affascina. Eronda è difficilmente incasellabile: i suoi lavori evocano il futurismo, le neoavanguardie, la pop art e la poesia visiva, ma rimangono profondamente unici. Le sue strisce – nate a margine e con spirito libero – hanno ancora oggi la forza di parlare a un pubblico curioso, pronto a lasciarsi stupire. Con VrumVrum, PotPot, Graphe.it edizioni propone un’operazione culturale e al tempo stesso divulgativa, restituendo al grande pubblico un autore che ha saputo mescolare leggerezza e profondità, gioco e ricerca formale, immagine e linguaggioEronda è un artista libero, che ha saputo trasformare le onomatopee in gesto grafico e narrazione visiva.

Eronda, al secolo Mario De Donà, è il tipico caso di “artista per intenditori”, che non desiderava diventare d’élite e che merita senz’altro un richiamo presso il grande pubblico. Se si volesse descriverlo a chi non lo conosce, si potrebbe collocarlo idealmente al crocevia fra i futuristi, Mimmo Rotella e Bruno Munari (di cui era amico e seguace), o associarlo alle neoavanguardie del Novecento. Tuttavia – come accade forse a chiunque si esprima per immagini – la sua unicità diventa comprensibile a tutti a un solo sguardo, se si considerano le sue strisce a fumetti: «onomatopeiche e motorizzate», mobili e vivaci nel segno grafico come nel lessico.

Erik Balzaretti, da esperto e divulgatore di tutto ciò che è narrazione visiva, inquadra in questo volume il percorso artistico di Eronda e restituisce a lettori di ogni generazione la dimensione surreale, raffinata e disincantata di una produzione dal valore elevatissimo, e forse non abbastanza riconosciuto.

Completa il ritratto l’analisi acuta di Gianni Brunoro, che ne mette in evidenza l’approccio sperimentale e le diverse variazioni sul tema della strip.

Laura De luca “Ma l’amore no. Dialoghi con me stessa su mia madre”, Graphe.it

Un dialogo intimo e doloroso con la madre perduta, per ricucire i fili di un’esistenza spezzata. Un romanzo che ci invita a confrontarci con le nostre ferite più profonde e a trovare la forza di guarire.

Con un ritratto di Gianni De Luca

Graphe.it

Dal 26 aprile in libreria

Quando la madre, figura centrale nella vita di ogni individuo, viene a mancare, si spalanca una ferita profonda e si accende una ricerca di risposte che solo lei avrebbe potuto dare. Laura De Luca, in questo romanzo, intraprende un dialogo intenso con la sua memoria, dandole la forma di una conversazione tra la “Grande” e la “Piccola”, tra l’adulta e la bambina che un tempo era. La perdita diventa così l’occasione per esplorare il retaggio familiare, il rimpianto e l’amore perduto. Un percorso di riflessione che ci invita a rivedere il nostro rapporto con la crescita, la memoria e il dolore.

Una figlia unica con chi può condividere il dolore della perdita di una madre se non con se stessa, con quella se stessa di un tempo, che della cura e della confidenza della madre ha maggiormente beneficiato grazie alla limpidezza luminosa dell’infanzia?
All’indomani della morte di mia madre sono andata appositamente a cercare la me stessa piccola, ingenua e sapiente, fedele al ricordo e libera dai rimorsi. L’ho fatta parlare e poi maltrattata per gelosia, infastidita dalle sue contraddizioni e dalle sue ingenuità. Dalla sua voce infantile. Per capire alla fine che era molto più vicina di me alla verità. (Laura De Luca)

LAURA DE LUCA (Roma, 1957) radiogiornalista, conduttrice e autrice radiofonica, negli ultimi anni si è dedicata in particolare al recupero dello storico format delle interviste impossibili, sia come autrice che come regista, curandone diverse edizioni librarie e messe in scena teatrali. Ha siglato testi di saggistica, poesia e opere da lei illustrate. Sul sito www.lauradeluca.net firma il blog Cartoline da Marte. Questa qui pubblicata è forse l’intervista più impossibile di tutte: quella con se stessa sul tema irrisolto e struggente del rapporto con la madre.

Carmel Cassar “Jehan de Vallete.L’eroe dell’assedio di Malta e il fondatore de La Valletta”, Graphe.it

Jehan de Vallete: il condottiero che, con coraggio e lungimiranza, ha difeso Malta dall’invasione ottomana e ha dato vita a una nuova città, simbolo di forza e resistenza.

Graphe.it

Dal 26 aprile in libreria

Nel 1565, Malta fu teatro di uno scontro epico: l’assedio da parte dei turchi ottomani. Al centro di questa battaglia decisiva per la cristianità occidentale, il Gran Maestro Jehan de Vallete si distinse per il suo coraggio e la sua straordinaria leadership. Fu lui a guidare i cavalieri di San Giovanni verso la vittoria e a concepire La Valletta, la città-fortezza destinata a diventare un simbolo di resistenza e fede. Carmel Cassar racconta la storia di un condottiero leggendario, le sue scelte ardue e la sua visione che ha segnato il destino del Mediterraneo.

CARMEL CASSAR è ordinario di storia culturale e direttore dell’Istituto di Studi Maltesi. Ha contribuito allo sviluppo di una sezione etnografica presso il Dipartimento dei Musei pubblici maltesi, più tardi ribattezzato Heritage Malta. Già responsabile del Palazzo dell’Inquisizione a Vittoriosa, ha favorito la nascita dell’interesse nella ricerca storica del cibo mediterraneo e maltese, di cui dà contezza in questo saggio. È Fellow della Royal Historical Society di Londra e della Cambridge Commonwealth Society, socio della Renaissance Society of America e membro a vita della Società Storica di Malta. Diverse le sue pubblicazioni, tra cui, in italiano, Il senso dell’onore ( Jaca Book 2002, tradotto in cinque lingue). Con Graphe.it edizioni ha pubblicato Cibo mediterraneo (2024).