Francesca Giannone “Gli anni in bianco e nero”, presentazione

Copertina del romanzo di Francesca Giannone "Gli anni in bianco e nero", Editrice Nord

“[…]mentre tutt’intorno si accendono le lotte operaie e le occupazioni studentesche e si formano i primi gruppi femministi, dentro casa Elia si combatte una rivoluzione silenziosa per riuscire a chiamare per nome il desiderio e la violenza, il diritto al lavoro e quello al piacere. E Mimì filma tutto.[…]. Con forbici e determinazione, realizza un film che nessuno le ha chiesto di girare. Perché raccontare è resistere. Perché raccontando si può cambiare la vita, la propria ma anche quella degli altri. Perché tutti noi abbiamo vissuto anni in bianco e nero con la speranza di farli diventare un film a colori”(da Editrice Nord)

È la terza opera dell’autrice, dopo il grande successo dell’esordio con La portalettere e la seconda opera Domani Domani, pubblicata come le precedenti con la casa editrice Nord.

In Gli anni in bianco e nero  l’autrice ci porta negli anni Sessanta in una località del Salento, in prossimità di Lecce: le sorelle Elia, quattro ragazze che per il loro futuro sono costrette a lottare all’interno della loro famiglia  contro la mentalità e familiare  e paesana limitante per i pregiudizi e le superstizioni che la caratterizzano.
Maria, Giovanna, Ada e Mimì saranno le vere autrici del loro cammino, affrontando gli ostacoli dentro e fuori il nucleo familiare: i particolari del mondo di quel periodo emergono con precisi riferimenti alla politica, alla musica alla moda e al cinema fornendo un quadro organico e completo di quegli anni. Due delle sorelle lavorano come sarte, mentre la minore Mimì, che ne è la voce narrante, appassionata di cinema, sogna di diventare regista.

In una recente intervista l’autrice racconta come è nata l’ispirazione al personaggio di Mimì: una sera, all’uscita dalla sala di proiezione del film Diamanti di Ferzan Ozpetek, ha avuto l’immagine chiarissima di una ragazzina piena di sogni che già il giorno dopo è diventata la voce narrante del romanzo.
“Il film,  aggiunge,  “mi è piaciuto molto e il mio romanzo è un omaggio  e anche a  Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, da cui ho mutuato l’idea di far sgattaiolare Mimì nel bugigattolo sopra la sala di proiezione, a fianco dell’operatore del cinema parrocchiale e rimanere folgorata dalla magia del cinema”.(da Patrizia Violi, Il Corriere della Sera, 24 maggio 2026)

Francesca Giannone, salentina, si è laureata in Scienze della Comunicazione e ha studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. A Bologna, ha curato la catalogazione dei trentamila volumi dell’Associazione Luigi Bernardi e ha frequentato il corso biennale di scrittura della Bottega di Narrazione «Finzioni». Il suo romanzo d’esordio, La portalettere, ha avuto un incredibile successo: tradotto in 44 Paesi, è stato il romanzo più venduto del 2023, ha vinto il Premio Bancarella e il Premio Amo Questo Libro. Il suo secondo romanzo, Domani, domani, è stato tra i più letti in Italia nel 2024.

Francesca Giannone “Domani, domani”, presentazione

Questa è la storia della passione che prima unisce e poi divide un fratello e una sorella. Una storia che parla di decisioni prese ascoltando la mente o il cuore oppure tutti e due. Di quell’istante che può cambiare una vita intera. Ma anche di un’Italia che, incredula, sta scoprendo un improvviso benessere, che lavora alla catena di montaggio e poi canta con Mina e balla al ritmo del twist, giovane, creativa, impaziente…(da Libro Editrice Nord)

In questo secondo romanzo l’autrice racconta ancora una storia familiare ambientata in un paese del sud, Araglie nel romanzo ma Gallipoli nella realtà, tra il 1958 e 1962,  nell’Italia del boom economico, del passaggio da un’economia a base agricola a produzione industriale. I protagonisti sono due fratelli, Agnese e Lorenzo, ventenni ed eredi di un saponificio creato dal nulla dal nonno, Renato Rizzo, che prepara il futuro dell’azienda facendo da maestro ai due nipoti che sapevano apprezzare. Una realtà storica legata alla lavorazione delle olive e della sansa come utilizzo per la saponeria nell’industria saponiera pugliese del tempo.

Ma un domani diverso si apre alla morte del nonno in un incidente d’auto: il padre dei due ragazzi vende, per diverse ambizioni personali, il saponificio.

Il romanzo alberga al suo interno non solo una storia familiare ma anche la storia dell’Italia anni sessanta, dei conflitti generazionali, dei legami sentimentali nel contrasto fra tradizionale e la nuove sensibilità, l’Italia della TV che con i suoi programmi televisivi porterà cambiamento nei gusti e nell’emancipazione anche al femminile sebbene più lenta, evidente nei numerosi ritratti che l’autrice pennella dei suoi personaggi femminili, comprese le  figure materne e le  figure a contrasto tra vecchia, nuova mentalità e prospettive. Una bella pagina tra passato e futuro forse ancora da continuare a raccontare.

Francesca Giannone, salentina, si è laureata in Scienze della Comunicazione e ha studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia. A Bologna ha curato la catalogazione dei trentamila volumi della Associazione Luigi Bernardi e ha frequentato il corso biennale di scrittura della Bottega di Narrazione «Finzioni». Il suo romanzo d’esordio, La portalettere, ha avuto un incredibile successo: in corso di traduzione in 37 Paesi, è stato il romanzo italiano più venduto del 2023, ha vinto il Premio Bancarella e il Premio Amo Questo Libro.(da Autore Editrice Nord)

Christiana Moreau “La dama di creta”, presentazione

Traduzione di Roberto Boi

Una storia quella narrata dalla Moreau che coinvolge quattro donne: si apre a Bruxelles e riguarda Sabrina che, alla morte della nonna Angela, ritrova un busto di creta che raffigura una donna bellissima. Due scritti incisi sul busto la incuriosiscono: La Sans Par si legge sotto la collana sulla quale si attorciglia un serpente che la donna raffigurata porta al collo; sulla parete interna del busto, vicino alla base, una firma e una data Costanza Marsiato MCDXCIV anno fiorentino.

Molti gli interrogativi che si aprono per Sabrina che decide di andare a cercare risposte: essendo restauratrice coglie il valore della scultura stranamente firmata con un nome di donna, Costanza Marsiato, scultrice quando solo gli uomini a quel tempo potevano esserlo. Inizia così un lungo viaggio a ritroso nel tempo in cui troveranno posto la nonna Angela, partita dalla Toscana nel 1952 diretta in Belgio dove il marito lavorerà come minatore e ancora fino al 1494 dove trova posto Costanza che, sotto mentite spoglie, entrerà a bottega con i fratelli Pollaiolo. Tre donne di ieri e di oggi ed un busto, la quarta donna, la dama di creta.

“Questa storia inizia oggi, a Bruxelles, quando, tra gli oggetti appartenuti alla nonna, Sabrina trova un busto di creta elegantemente scolpito. Ritrae una delle donne più belle di tutti i tempi, Simonetta Vespucci, che si dice sia stata la musa ispiratrice della Venere di Botticelli. Incuriosita da quell’enigma, Sabrina va alla ricerca delle origini di quell’opera, in un viaggio che le cambierà la vita”.(da Editrice Nord Libro)

Brevi note biografiche

Christiana Moreau vive a Seraing, in provincia di Liegi. Pittrice e scultrice autodidatta, è alla costante ricerca di nuovi modi per esprimere la sua creatività. Ha esordito con una raccolta di poesie nel 2014, per poi passare alla narrativa. Dopo Cachemire rossoLa dama di creta è il suo secondo romanzo pubblicato in Italia.(da Editrice Nord Autore)

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Cachemire rosso