Franco Cordiale “Un’anguria chiamata estate”, Edizioni GDS

GDS Edizioni

Un libro interessante, una lettura intrigante, una narrativa che mantiene un ritmo rapido
per tutto il racconto!

“Quello che propongo è un romanzo particolare. Non un modo per intrattenere e distrarre chi legge, ma un’occasione perché egli voglia guardarsi dentro. Non ho pretesa alcuna di insegnare, ma lancio una sfida a chiunque mi leggerà a non cedere agli stereotipi e ai luoghi comuni che ci impediscono di riconoscere quel che noi effettivamente siamo. Questo libro è un atto di libertà, una libertà che vuole propagarsi.”

Franco Cordiale

Sinossi
“S. N. sono le iniziali di un uomo qualsiasi, calato dentro le 24 ore di una giornata come chissà quante altre per ciascuno di noi, dentro il deserto umano della grande metropoli estiva che tutti possono riconoscere, benché non la si nomini mai espressamente. La sua storia, preannunciata da torbidi sogni ed un risveglio confuso, contiene la coscienza di una strana “missione” che egli sente di dover intraprendere, dentro “un arido giorno di ferie mancate”.
Incontro dopo incontro, situazione dopo situazione, quella specie di sciarada che si va componendo viene a svelare il suo messaggio.
Si compie un vero transito dall’uomo vecchio insignificante, negletto e disperato, verso un inedito “uomo nuovo” che le tendenze e le mode letterarie predominanti certo non contemplano. Non so chi rappresenterebbe storie come questa.
E ne accetterebbe gli imprevisti, le “catastrofi” (fanno paura), le soluzioni oltre gli orizzonti di questo mondo. Eppure si tratta di una vicenda concreta e ben possibile, come ne devono succedere più di quanto non si immagini.
Parlarne non rientra di solito nei canoni imperanti, per cui ti senti rispondere da non pochi editori e promoter loro associati e sodali che “questi racconti sono fuori mercato”.
Domanda che oso porre: ma esiste soltanto il dio-mercato?

Un breve estratto


“Se c’è quel Dio, pensava SN, chissà che razza di memoria a disco rigido doveva avere per tenerci dentro i
miliardi di miliardi e ancora miliardi dei nostri file che conosce e che non si stanca di rileggere, a vedere se mai, se
mai si possa tagliare e incollare, selezionare e sostituire, guarire e perdonare dentro quello sterminato, insostenibile
software di pensieri, parole, opere e omissioni…”


Franco Cordiale è un ex docente di materie umanistiche ormai in pensione nella scuola superiore lombarda (periodo 1978 – 2019). Attualmente insegnante di Storia Medievale e di Filosofia presso la Università della Terza Età di Cesano Maderno, M. B. Laureato in Filosofia presso l’Università Cattolica di Milano (1977) con una tesi di Filosofia Moderna su Augusto Del Noce, filosofo contemporaneo studioso di Cartesio e di Pascal, intesi negli sviluppi critici del loro pensiero dal sec XVII fino ad oggi.

Francesca Ghedini “Maledette. Le donne nel mito”, presentazione

Una veste sontuosa, un gomitolo, una corona, una lettera esibita e abbandonata, l’assenza totale di un episodio dal repertorio iconografico o l’abbondante varietà di un altro… Sono queste le tracce che Francesca Ghedini segue per ricostruire, nel continuo confronto con i testi greci e latini, le vicende di cinque grandi figure della tradizione occidentale.
Fronteggiando le mille contraddizioni che una civiltà pervasa e invasa dalle immagini conserva e riproduce nei secoli, l’autrice rilegge momenti poco noti o celeberrimi tramandati dal canone letterario e scava nell’iconografia che gareggia con le parole.
( da Marsilio Libri)

Cinque figure femminili, Fedra, Arianna, Medea, Circe, Pasifae “Nel grande mare della letteratura classica ho scelto cinque donne diverse per carattere ed esperienze, ma unite non solo da uno stretto legame di sangue, in quanto appartenenti a quell’articolata famiglia mitica che ha come capostipite il Sole, ma anche dall’amaro destino di essere condannate ad amori infelici, nefasti o contro natura”.

Fedra incestuosa, Arianna sedotta e abbandonata, Medea matricida, Circe la maga, Pasifae moglie di Minosse che si innamora di un toro.

Tutte vittime di una maledizione, quella di Afrodite: fu il Sole a denunciare ad Efesto,  consorte della dea, la  relazione focosa che la univa al bellicoso Ares; è da quest’episodio che inizia il racconto

Un racconto che, come scrive Maria Grazia Ciani nella prefazione, “è un originale confronto tra le fonti letterarie e le fonti iconografiche greche, magnogreche e romane”,  ricostruisce le vicende della stirpe del Sole, segnata dalla maledizione di Afrodite, in un “rispecchiarsi della poesia nell’immagine e dell’immagine nella poesia, in un intreccio tra parola e arte grafica o pittorica dove la prima descrive e la seconda ne coglie il significato più profondo, “oppure ignora il particolare più importante per dare rilievo a fatti secondari. Logos contro imago e imago contro logos. E, secondo l’autrice, il logos è spesso meno eloquente dell’imago

“Le immagini sono state il filo rosso che ha accompagnato tutta la mia vita di studiosa. Le ho analizzate dal punto di vista della formazione e trasmissione, del significato, della gestualità e della prossemica, e ho cercato di capire il senso che le raffigurazioni create da artisti e artigiani classici potevano avere non solo per noi, che in esse cerchiamo echi di mondi perduti, ma per i contemporanei, che ne erano circondati. Evocative e sfuggenti a un tempo le immagini sono infatti un tassello importante per avvicinarci alla cultura classica. Popolavano il quotidiano degli antichi, si dispiegavano su oggetti d’uso e su doni votivi, sulle pareti e i pavimenti delle case, sulle stoffe da arredamento o da abbigliamento, sui gioielli e sulla suppellettile di lusso, sulle monete e sui grandi monumenti pubblici che esaltavano le glorie della città”(dal capitolo primo La stirpe dannata).

Francesca Ghedini, professoressa emerita di Archeologia all’Università di Padova, è autrice di qualche centinaio di pubblicazioni. Fra i vari ambiti della sua ricerca, si è dedicata principalmente allo studio dell’iconografia e all’uso delle immagini come specchio delle società che le hanno prodotte. Tra i suoi ultimi volumi, Giulia Domna. Una siriaca sul trono dei Cesari (2020) e Lo sguardo degli antichi. Il racconto nell’arte classica (2022).(da Marsilio Autori)

Georgi Gospodinov “Romanzo naturale”, presentazione

Traduzione di Daniela Di Sora e Irina Stoilova

Voland propone la nuova edizione del primo romanzo, pubblicato in Bulgaria nel 1999 e già editato nel 2007, dell’autore Premio Strega Europeo del 2021 con Cronorifugio,

La sinossi

Un matrimonio finisce. La vita di un uomo all’improvviso precipita e viene misteriosamente a coincidere con quella di altre due persone: l’io narrante, redattore di una rivista letteraria, e un giardiniere pazzo. Una storia che è mille storie, come spesso succede nella realtà. Un’opera sfaccettata, come l’occhio di una mosca, che è anche un trattato di nostalgia. Uscito in Bulgaria nel 1999, torna in libreria il primo romanzo di Georgi Gospodinov, unanimemente considerato un “piccolo e geniale capolavoro”.

Georgi Gospodinov
Nato a Jambol nel 1968, è poeta innovativo e raffinato, prosatore e studioso di letteratura, oggi considerato lo scrittore più talentuoso della Bulgaria. Con il suo esordio narrativo, Romanzo naturale (Voland 2007), accolto come una vera rivelazione, ha immediatamente incontrato il favore di critica e pubblico che ne hanno decretato lo straordinario successo, e ha ottenuto il primo premio del concorso Razvitie per il romanzo bulgaro contemporaneo. È tradotto in diciannove lingue.
Di Gospodinov Voland ha pubblicato le raccolte di racconti …e altre storie (2008), E tutto divenne luna (2018), Tutti i nostri corpi (2020) e i romanzi Fisica della malinconia (2013) – con il quale nel 2014 è stato finalista del Premio Von Rezzori e del Premio Strega Europeo –, e Cronorifugio (2021), con il quale l’autore si è aggiudicato il Premio Strega Europeo 2021.
Di lui è stato detto: “Definito il Milan Kundera della Bulgaria… potrebbe essere accostato anche a Friedrich Dürrenmat… ma a ben vedere Georgi Gospodinov è uno scrittore unico.”

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

“Cronorifugio”

Carlo Banchieri “Pazza storia di noi due”, presentazione

Edizioni La Gru

La storia è ambientata in una piccola città di provincia che si affaccia sul mare, dove il rude Corrias fa il suo lavoro da poliziotto con la delusione di chi avrebbe voluto di più dalla vita e dalla carriera. E quando Mauro Gilima perde il lavoro, crollano le ultime roccaforti di sicurezza che gli erano rimaste e il suo mondo implode nella più profonda disperazione. 

Teme di perdere anche suo figlio Iacopo, un ragazzo con un disturbo dello spettro autistico, che è il suo unico scoglio in mezzo alla tempesta. Un figlio ritrovato e un lavoro perduto lo spingono ad un senso di incompiuto e ad un bisogno di fare i conti con la parte più profonda di sé.

La storia è liberamente ispirata a Patience, brano del 1988 registrato dai Guns ‘n Roses.

Un’occasione per lasciarmi ispirare da una canzone che mi ha accompagnato per buona parte della mia vita e per raccontare qualcosa di diverso in un modo diverso. 

Una storia pazza,

ma verosimile, anche se a tratti assurda che racconta molto gli stati d’animo e i cambiamenti interiori dei personaggi. Ho voluto anche mettere l’accento sulla questione particolare che riguarda chi ha un disturbo dello spettro autistico: Ma non vorrei che la gente facesse confusione, pensare a un disturbo dello spettro autistico non è pensare all’autismo.  Ad esempio, la sindrome di Asperger.

Esce per Libero Marzetto*, marchio editoriale di Edizioni La Gru. Libero Marzetto* è qualcosa di particolare, una sfida letteraria, un progetto unico perché ogni storia nasce dall’ascolto di una canzone e ogni libro esce con tiratura limitata in 149 copie numerate.

Carlo Banchieri

Alcuni stralci

Sentiva che non aveva più molto tempo. Doveva trovare una soluzione al problema che lo affliggeva e che riguardava suo figlio. Il ragazzo aveva un disturbo lieve dello spettro autistico e non aveva ancora trovato un equilibrio, dopo la separazione definitiva di Mauro con la madre.

Di solito, i più giovani, fissavano quello strano ragazzo, anche se avevano esattamente la sua età. Lo facevano come se fosse piombato lì da un altro pianeta. Non dipendeva dal fatto che fosse autistico, forse l’ignoranza era l’unica spiegazione. Probabilmente non sapevano neanche cosa fosse, avere un disturbo dello spettro autistico.

Brevi note biografiche

 Carlo Banchieri (Livorno, 1980) ha sempre lavorato come operaio. Ha pubblicato Sulla strada per Olmo Antico (2012), Un mondo imperfetto e altri racconti (2013), il romanzo Mimosa non è un fiore (La Gru, 2021) e la silloge poetica È qui che verremo ad abitare (La Gru, 2022). Viene spesso premiato. (da Edizioni La Gru)

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Mimosa non è un fiore 


*Libero Marzetto*, marchio editoriale di Edizioni La Gru: per saperne di più

Racconto d’estate:

Maurizio e i quattro cammelli

Non amo andare in spiagge affollate, non amo trasportare in nome di una comodità successiva, lettini e sedie reclinabili, teli da bagno, ombrelloni leggerissimi, ma voluminosi e ingombranti. Amo andare in spiaggia con il minimo indispensabile: un cappello, un paio di occhiali, un telo per stendersi e asciugarsi al sole, una crema, un libro. Non dovrei pertanto andare in spiaggia con Daniela che in questo è il mio perfetto contrario. Tanto più io amo appartarmi, alleggerirmi di pesi inutili, tanto lei ama gli incontri, gli  inutili ammennicoli di una comodità più pensata che vissuta proprio perché non sta un minuto a sedere sulla sua rossa sedia superleggera  o sdraiata sul suo lettino o all’ombra del suo ombrellone che non può fregiarsi del merito di averle mai potuto offrire un gradito refrigerio, nemmeno sotto il dardeggiare del solleone. 

In comune abbiamo solo l’amore per la spiaggia libera, dove ciascuno può scegliere l’angolazione, la posizione e la visuale che più gli aggrada. Anche in questo comunque differiamo un poco perché, scelta la spiaggia, lei piazza ombrellone, sedie e lettino sempre nello stesso punto in modo da intavolare quelli che ama definire rapporti umani.

È arrivata qualche giorno prima di me, ma conosce già tutti habituè e occasionali; non dimentica infatti mai una faccia e già al secondo incontro li saluta festosa come li conoscesse dall’infanzia. Sotto certi aspetti ha un bel carattere aperto e godereccio che spesso invidio poiché preferisco starmene rintanata nella mia ostinata musoneria. Con Daniela non mi è possibile e, come spesso dice ridendo affettuosa, sono costretta a uscire dalla pelliccia d’orso nella quale vivo inverno ed estate. Quest’anno siamo tornate esattamente nella stessa spiaggia dello scorso anno dove Daniela ha trascorso tutto il periodo delle sue vacanze mentre io le ho fatto compagnia tra un week end e l’altro; sono un’inquieta oltre che un’orsacchiotta, nomignolo con cui bonariamente ama canzonarmi, e non posso fermarmi a lungo in uno stesso posto; Daniela al contrario cerca le rimpatriate e i soggiorni prolungati perché ha bisogno di acclimatarsi, di sentirsi come a casa, circondata da volti e parole amichevoli.

Negli anni ho capito meglio la funzione che assolve in realtà il suo ombrellone: è  un crocevia,  è un punto di incontro, di passaggio, di sosta con chiacchierata o di pausa con e senza invito. Da qui infatti passano tutti quelli che transitano sulla spiaggia senza distinzione di età, colore, abitudini, passioni, idee e ideali perché, come sostiene Daniela e, non lo dice solo come battuta, da tutti lei ha sempre imparato qualcosa e a tutti deve molto. Non credo esista un esempio di tolleranza praticata come quella di Daniela.

Mi sono trovata così a sostenere una incredibile conversazione con una signora tedesca che parlava solo il tedesco inframmezzandolo con parole in inglese, francese e italiano, ma con la quale Daniela è riuscita a intrattenersi per un’ora. Non ho mai osato chiederle di cosa avessero parlato e se si era trattato di un vero dialogo o di un vaniloquio visto che Daniela non ha alcuna predisposizione per le lingue e ignora completamente il tedesco, non conosce il francese e intende poco l’inglese. So solo che verso mezzogiorno la signora tedesca ci ha salutate e che il commento di Daniela è stato: – simpatica, vero?!

Subito dopo è passato a salutare Yoshi,  indiano di Calcutta, così si faceva chiamare; l’ombrellone di Daniela rappresenta per lui la sosta per una meritata sigaretta. Si è seduto, lui all’ombra gradita, lei tra il lettino e la sedia che ora fungono da appoggio per le bacheche ambulanti di Yoshi colme di collane, bracciali, anelli indiani. Sotto l’ombrellone di Daniela ha fatto i migliori affari conoscendo Daniela i problemi di Yoschi e spingendo i tutti che conosce a risolverglieli, almeno quelli economici.

Dopo Yoshi c’è stata una pausa; la spiaggia si è svuotata e siamo rimasti in pochi. Vista a quest’ora cambia aspetto: gli ombrelloni, non più fitti,  punteggiano la sabbia come puntine su una tavolozza di compensato e con i loro allegri colori la vivacizzano nella sua coloritura uniforme e giallastra; i piccoli non riempiono con  strilli eccitati lo spazio intorno a noi, ma raccolti dalle madri, come la chioccia con i pulcini, sostano sotto gli ombrelloni mordicchiando panini ripieni che troneggiano enormi e tremolanti nelle loro piccole mani. Il passeggio lungo la battigia è completamente cessato,  sostituito da pigre sedute,  tra lo sciabordio delle onde, di accaldati bagnanti; più in disparte, incurante del sole, c’è Claudio, dedito ad una delle sue creazioni. Daniela sa tutto di lui e spesso lo incoraggia a proseguire nella confezione delle sue piccole produzioni. A Claudio piace soprattutto trasformare ciò che la natura gli offre e dalle sue mani laboriose nascono capolavori di cesello. Di primo mattino è già sulla spiaggia alla ricerca di sassi, conchiglie e pietre pomici; raccoglie solo ciò in cui intravede già l’aspetto nuovo, quasi lo scoprisse nascosto tra le pieghe della materia. È un demiurgo dei piccoli oggetti: quando ha trovato quello che lo conquista non si stacca dal suo lavoro fino a compimento. Il mio sguardo si sposta ora da Claudio curvo sul suo lavoro e corre leggero e si sofferma pigro su questo paesaggio d’agosto godendo una pausa tra visitatore e visitatore. Daniela non c’è; si muove da ombrellone a ombrellone come le pedine di una dama o si accoccola accanto ai bagnanti sulla battigia o sbircia incuriosita le mosse di Claudio.

Sto quasi per appisolarmi quando con voce alta e concitata Daniela annuncia: – Maurizio, c’è Maurizio!

A mala pena distinguo nella direzione in cui si è girata un puntino bianco affiancato da un ammasso più scuro, le due cose procedono sulla sabbia lentamente, quasi a fatica, sostenendosi a vicenda: ora il bianco pende verso la massa scura, ora la massa scura si inclina verso il puntino bianco.

Delineandosi meglio sull’orizzonte vuoto riesco finalmente a intravedere e distinguere un uomo e un borsone e Daniela che gli corre incontro sbracciandosi.

Si dirigono ora verso di me o forse è meglio dire verso l’ombrellone, lei sempre più accalorata, lui sempre più curvo.

-Ti presento Maurizio – è la voce eccitata di Daniela – è marocchino, di Fez.

-No – la  corregge lui – di un villaggio vicino.

Maurizio non è il suo vero nome; come molti ha preferito integrarsi nella nostra realtà almeno con il nome che si è scelto arrivando.

Non so quanti anni possa avere; comunque non più di quaranta. La sua faccia non è bella, ma gli occhi sono intensi e il sorriso è aperto e accattivante.

Sta raccontando a Daniela del suo nuovo bambino; ogni volta che ritorna dall’ Italia in Marocco, la sua famiglia cresce di un’unità. Ride alla battuta scontata di Daniela e risponde, abbassando la testa, che dovrà lavorare ancora di più.

-È giovane sai – sta dicendo intanto Daniela rivolta verso di me – e ha già cinque figli e una moglie da mantenere; una sola perché non potrebbe mantenerne di più!

Maurizio ride di nuovo alla battuta e mi guarda, poi abbassa gli occhi e mi guarda ancora.

Mi sento in imbarazzo e mi chiedo se c’è oppure se ho qualcosa di strano per essere guardata con tanta insistenza.

Come al solito è Daniela a trarmi d’impaccio; capisco infatti dal suo atteggiamento che il suo intervento ha a che vedere con la guardata di Maurizio.

-Le bionde hanno per Maurizio un fascino particolare, normale, non ti pare?

-Se avessi quattro cammelli – sta intanto dicendo Maurizio, quasi parlando a voce alta e inseguendo il filo dei propri pensieri – sarei un uomo ricco, non dovrei spostarmi dal mio paese e potrei avere anche due mogli, una  bionda, volendo!

Mi guarda e ride; una risata bella, spensierata, contenta. Contagia anche me e Daniela che, rivolta a Maurizio, esordisce dicendo -Questa battuta è troppo spassosa, la voglio proprio raccontare!

-Anch’io –  risponde Maurizio con arguzia, – la voglio proprio raccontare – e ripreso il suo pesante saccone  si avvia a passo lento verso nuovi e potenziali clienti.

Maurizio non si è ancora del tutto allontanato dall’ombrellone, ma già Daniela ha rivolto la sua attenzione altrove e, guardandomi con occhio indagatore,  mi chiede: – E Claudio? (da Corti e fantastici, Edida)

Alberto Rossi “La vendetta di Stravinsky”, presentazione

Echos Edizioni

“Scrivo come mi piacerebbe leggere un romanzo d’estate in terrazza o in spiaggia, leggero quanto
basta per non dover riflettere sui massimi sistemi, con riferimenti culturali e sociali dove però
riconoscermi, piacevolmente ironico e intrigante. Ed è inseguendo queste intenzioni che mi diverto
a scrivere. Ma mi diverto proprio tanto!”
“In fondo sono un musicista.  Ricerco il ritmo nelle frasi. A volte scrivo swing, a volte scrivo
samba… le parole sono musica, devono suonare, anzi devono cantare. E quello che conta è che siano
intonate!”

Alberto Rossi

La Sinossi

Nell’estate del 2019 qualcuno ha riscritto una frase d’amore verniciata sul muro di una fabbrica decenni prima, ripassandola lettera per lettera. Giovanni, ex professore di professione bidello, indaga per scoprire perché. Anche Francesca è alle prese con un importante mistero: deve scoprire chi sia il padre del suo bambino. Guidati dagli oroscopi della loro amica Lucia, l’insolito terzetto ne combinerà di tutti i colori, perché la vita non è mai in bianco e nero.

“Ad accompagnare il lettore nella intricata e intrigante vicenda, sono le tre voci narranti dei protagonisti, che si alternano in in contrappunto narrativo dal forte retrogusto swing” La Nazione 08.07.2022

L’ Autore

Figlio della provincia toscana ma cittadino del mondo, Alberto Rossi è principalmente un musicista, e come molti musicisti ha dovuto trovarsi un’altra occupazione per campare, non ultima quella di scrivere romanzi. Pessima idea. Fino a oggi non ne aveva ancora pubblicato uno. Portatore sano di ironia, è ambientalista e pacifista da sempre. Altra pessima idea. Non aiuta a far carriera. Ma fornisce occasioni per scrivere. Novelle, soprattutto. Le sue Novelle Comuniste, dallo stile poetico e militante, sono dedicate a tutti i bambini che non sanno cosa leggere ai grandi quando la sera piangono prima di andare a letto. Alberto Rossi ci regala una narrativa spregiudicata, difficilmente omologabile, caratterizzata dalla vivacità dei dialoghi, trappole che attirano inesorabilmente il lettore. Sembra quasi di toccare i personaggi, di essere proprio lì con
loro, dentro la storia. Navigando alla ventura fra i loro pensieri. Per fondali a volte profondi e a volte no e a volte anche pericolosi, l’autore ci conduce su una rotta letteraria audace, dal forte retrogusto swing. Compositore di musica contemporanea, leggera e pop, è autore di un manuale pratico di musicoterapia.

Andrea Ravazzini “Naufragi di paesaggi interni. Frammenti”, presentazione

Edizioni Gruppo Sigem

Descrizione

Indelebilmente posata nel corso di lunghi anni dalle forme mutevoli, la parola viva e lucente ha sorvolato densi paesaggi interiori, maree polifoniche, radure adombrate, in un farsi e disfarsi ininterrotto a cavallo della trama frastagliata in cui si dipana lento, lento, il silente cammino in cui naufraga – di attimo in attimo – il destino fugace del canto del tempo. I frammenti raccolti nel corso di quest’opera ne sono una voce singolare, insatura, che narra una semplice storia contornata da un inizio e da una fine irripetibilmente mai tali, ma adornata di sguardi velati che si librano su ali d’altrove.

Una raccolta dal 1997 al 2021: alcuni stralci

Balaustra

All’imbrunir

della vita,

mi siedo

sulla

balaustra

d’infinito.

Luna traversa

Luce traballante,

pensieri scarni,

ove soggiace un cuore stanco

che su carta

riposa e riposa

in un tiepido nulla

che fu stanotte;

pulsa e risorge

ad ogni barlume di sogno

ch’affaccia

cauto.

Salvezza

Quieto porto

a cui attraccare,

viandante d’acque agitate,

ove ormeggiar le rugginose ossa,

e calar il capo

nel faro della solitudine

che luce poesie nell’animo mio,

assorto e inondato

in tempeste elevate,

roboanti morse

d’un cuore in sussulto.

Andrea Ravazzini vive tra Modena e Corlo, una frazione del Comune di Formigine(MO). Da sempre appassionato di letteratura, avido lettore e instancabile viandante nel mondo dei libri, lavora per il Centro di Solidarietà di Reggio Emilia Onlus, sul territorio reggiano, nell’area Dipendenze Patologiche, in una struttura residenziale. Ha pubblicato nel 2022 un saggio di tipo psicologico sulle dipendenze patologiche (“Addiction. Attaccamento, disconnessioni e fattori evolutivo-relazionali”, casa editrice Kimerik, Patti) ed è in fase di lavorazione presso la stessa casa editrice in vista di una prossima pubblicazione un saggio sui disturbi alimentari maschili. A livello locale ha collaborato con contributi personali ad alcune opere autoedite dell’artista modenese Gianni Martini.

Roberto Cheloni “Franz Kafka: eredità e diritto. Con un diario inedito”, NeP Edizioni

In occasione del centenario della morte dello scrittore, un approccio originale alla sua opera

NeP Edizioni

Il 3 giugno 2024 ricorrerà il centenario della morte di Franz Kafka.
Da sempre la comprensione e l’interpretazione di Kafka sono state argomento di dibattiti, pur lasciando spazio a nuove prospettive e approcci originali.
Pubblicato da NeP edizioni, “Franz Kafka: eredità e diritto. Con un diario ‘inedito’” è il nuovo libro di Roberto Cheloni dedicato all’argomento. Il volume fa parte della sezione “Studi” della collana “Nuovi Orizzonti di Inconscio e Società” diretta dalla psicoanalista Luciana La Stella.
Al suo interno, vengono presi in considerazione alcuni aspetti meno esplorati della letteratura kafkiana e si combinano diverse prospettive per creare un punto di vista inedito in letteratura. Vi traspare il contesto storico e culturale in cui Kafka viveva e scriveva, ponendo particolare attenzione agli eventi politici e sociali che hanno influenzato la sua narrativa.
Uno sguardo originale, fra le migliaia di studi dedicati al grande scrittore, che offre ai cultori di Kafka una strada non ancora percorsa, frutto di un lavoro scientifico cui Roberto Cheloni ha dedicato oltre un trentennio dei propri scritti e pubblicazioni su riviste specializzate: quello della “teoria transgenerazionale”.
Al centro di questa teoria, i temi dell’eredità e della trasmissione di memorie e traumi attraverso le generazioni, con la loro influenza sulla nostra identità e il nostro comportamento.
Dal punto di vista psicologico, il libro affronta lateralmente le tematiche ricorrenti dell’opera di Kafka: l’alienazione, la colpa e l’angoscia, collegandole alla vita personale dello scrittore praghese e alla sua condizione mentale, esplorando possibili movenze delle sue opere negli interstizi più remoti del testo tedesco originale.
A compendio di questo studio, un “diario”, attraverso cui Cheloni riesce a immedesimarsi nello scrittore di Praga, offrendo ai lettori la ghiotta occasione di presentare una summa del pensiero kafkiano, facendo confluire aforismi, racconti ed enigmatici brani.
A chiusura del volume, una selezione di racconti di Luciano Caldato, definito il “Kafka italiano”, che si insinua come corollario della pubblicazione.
Un libro in grado di incuriosire, oltre gli studiosi appassionati, anche i lettori curiosi che, attraverso il Kafka di Cheloni, proveranno l’ebrezza di lasciarsi trasportare da una diversa scrittura narrativa.

L’AUTORE
Roberto Cheloni è uno psicoanalista. Dall’analisi con Elvio Fachinelli ha guadagnato un eclettismo teorico, che ne sottolinea la cifra personale. Plurilaureato, ha svolto nel tempo incarichi presso varie Università.
Le sue numerose pubblicazioni ricoprono un’area di interessi che, oltre alla psicoanalisi, vanno dalla linguistica alla filosofia, fino alla teoria generale del diritto. Fra le più recenti: “Vecchi. Antropologia transgenerazionale” (Mimesis edizioni, 2023); Antologia dagli scritti 1996-2010” (NeP edizioni, 2020), “L’apparizione di figure eminenti.
“L‘altro volto del transgenerazionale” (Armando Editore, 2020); “Lo statuto giuridico dell‘attività di psicoanalista” (con Riccardo Mazzariol, Edizioni ETS, 2020) e “Eredità. Studi sul Transgenerazionale” (Armando Editore, 2017).

Autori Vari “Una notte in giallo”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Otto autori per otto racconti tingono di giallo la notte che di per sé si presta a sfumature noir.

E si apre con il barista dell’ormai noto BarLume, nato dall’ironica penna di Marco Malvaldi, che lotta contro il sonno e il furto di un preziosissimo collier; segue una notte di San Lorenzo, piena di stelle e di terrore per le sorti di una fanciulla, sul monte Epomeo, il mitico monte di Ischia, nelle pagine dell’ischitano Andrej Longo mentre Gaetano Savatteri a Màkari  racconta la scomparsa di Romeo, un ragazzino modello. Una villa infestata dai fantasmi non poteva mancare dentro una notte in giallo raccontata da Roberto Alajmo, quella in cui il protagonista vive la peggiore della propria vita. Due killer molto apprezzati sono i personaggi principali della notte gialla raccontata da Alessandro Robecchi e non manca il bibliodetective Vince Corso nato dalla fantasiosa  e letteraria penna di Fabio Stassi. A concludere Francesco Recami con la nottata tremenda della falsa invalida Mattei-Ferri e dei suoi aguzzini e Rocco Schiavone alla prese con una infreddata notturna a duemila metri per indagare sulla morte di un giovane sfracellato ai piedi di un costone roccioso.

Una serie di racconti che aiuteranno a sopportare al meglio il sole giaguaro  regalandoci un brivido provvidenziale a lenire i bollori di questa calda estate 2023.

Se poi non dovessero bastare gli otto che propongo in questa presentazione, ricordo che fanno parte di una lunga serie che oltre alla notte, alla giornata, alla settimana, scandiscono anche le feste comandate, tutte declinate ovviamente in giallo, e sempre firmate Sellerio Editore

E buon racconto giallo a tutti!

Le pagine di tuttatoscanalibri più visitate nel mese di luglio 2023

Jean Stafford “Il puma”

Alberto Riva “Ultima estate a Roccamare”

Ilaria Tuti “Figlia della cenere”

Matteo Bussola “Un buon posto in cui fermarsi”

Primo Levi “Se questo è un uomo”

Ermanno Detti “Le altre facce della guerra”

Giovanni Nucci “Gli dèi alle sei. L’Iliade all’ora dell’aperitivo”

Un Edida per l’estate?

Alessandro Barbero “Inventare i libri”

Alessia Gazzola e la nuova trilogia con Costanza Macallè

Fabio Delle donne “La Napoli del commissario Lo Tufo”

Daniela Alibrandi “Delitti sommersi”