Patrik Svensson “L’uomo con lo scandaglio. Storie di mare, abissi, meraviglie”, presentazione

Traduzione di Monica Corbetta

[…]Patrik Svensson ha raccolto in questo libro multiforme – romanzo d’avventura, memoir, indagine scientifica – storie di personaggi celebri e individui dimenticati che si sono consacrati al mito del mare, dai naviganti polinesiani che attraversarono in canoa l’Oceano Pacifico a Piccard e Walsh, che per primi osservarono il paesaggio alieno della fossa delle Marianne.[…] (da Iperborea)

Un saggio racconto, uno zibaldone dove si possono trovare vicende e personaggi, animali marini, esplorazioni, curiosità, il tutto con soggetto il mare e la curiosità dell’uomo di scoprire i suoi segreti penetrando i suoi abissi. Seconda opera dello scrittore il cui titolo riporta quello di un capitolo.

Un testo che si apre con l’amore e la passione dell’autore per questo elemento così presente e così sconosciuto. Un viaggio epico nella storia delle esplorazioni e dei fondali e degli abitanti di quest’ambiente vasto e soprattutto navigato alla ricerca avventurosa  di conoscenze:  la storia delle prime esplorazioni spagnole e portoghesi, soprattutto dedicando un capitolo al viaggio di Magellano, storie  ricche di particolari e di curiosità storiche spesso sconosciute, ma anche capitoli dedicati agli squali, alle balene e ai capodogli dove non mancano riferimenti a Moby Dick il romanzo di Melville che ha affascinato generazioni di giovani lettori e cineasti, ma anche descrizioni di dispositivi nati dalla necessità di percorrere questa vastità e poterla governare con la creazione della  bussola, l’astrolabio, il sestante e delle carte nautiche per incominciare a segnarne i confini.

Patrik Svensson è uno scrittore e giornalista svedese. Si occupa di arte e cultura per il quotidiano Sydsvenskan. Ha esordito nel 2019 con il bestseller internazionale Nel segno dell’anguilla (Guanda); L’uomo con lo scandaglio è il suo secondo libro. Vive con la famiglia a Malmö.( da Iperborea Autore)

Alice Winn “In Memoriam”, presentazione

Traduzione di Federica Merati, Roberta Scarabelli

Una storia che racconta ombre e luci dell’inizio del Novecento, attraverso gli occhi di due giovani uomini che trovano l’uno nell’altro la forza di superare l’insensatezza del conflitto e consolazione nell’immortale lezione dei classici, appresa tra i banchi di scuola.(da Garzanti Libri)

Editato pochi mesi fa e ora pubblicato in Italia da Garzanti per la traduzione di Federica Merati e Roberta Scarabelli è il romanzo di esordio di Alice Winn appassionata studiosa dei poeti inglesi tra i quali Tennyson. Sullo sfondo del primo conflitto mondiale, con tutte le sue efferatezze e insensatezze, un amore giovanile da tenere nascosto. L’idea del romanzo era scaturita dalla casuale scoperta e dalla lettura da parte dell’autrice delle pagine scritte dagli studenti sul giornale scolastico durante gli anni del conflitto dedicate agli ex alunni caduti o feriti, i cui estratti, fittizi come il nome del giornale della scuola, The Preshutian, rispetto a quello reale del Marlborough College nel Wiltshire dove l’autrice ha studiato, ma ispirati da quelli effettivi,  compaiono nel corso del romanzo, necrologi che riportavano i nomi degli uccisi: fratelli, ex-compagni, studenti, insegnanti, personale della Scuola. Molti furono  infatti i giovanissimi ad arruolarsi sebbene non maggiorenni. Così accade al diciottenne  Henry Gaunt, seguito da molti altri, che accetta volentieri di fuggire dalla guerra personale che lo travaglia: un’infatuazione incontenibile per l’amico Sidney Ellwood

Dalla sinossi da Garzanti Libri

Quando ha ascoltato per la prima volta i versi di In Memoriam di Tennyson, Gaunt era all’ultimo anno di scuola. Ricorda perfettamente la voce baritonale del suo migliore amico Sidney mentre li recitava nel cortile del collegio, in un pomeriggio plumbeo. È stata una bella giornata, quella, pensa, sdraiato su una brandina cigolante, con la testa bendata e la mascella rigida. Rigida come la bocca spalancata del soldato che ha calpestato fuggendo per trovare riparo in trincea Non riesce a toglierselo dalla testa e le uniche cose che lo tengono ancorato alla realtà sono Tennyson e le lettere che Sidney gli ha inviato dall’Inghilterra, dandogli notizie sui compagni, sulle lezioni, sugli studi.[…]

Alice Winn vive a Brooklyn, dove scrive sceneggiature. È cresciuta a Parigi e ha studiato in diversi college britannici laureandosi in Letteratura inglese all’Università di Oxford. In Memoriam è il suo romanzo d’esordio.(da Garzanti Autori)

I Libri Corali

a cura della Redazione

In una recente visita al Museo Archeologico e d’Arte della Maremma di Grosseto ci siamo imbattuti in una serie di teche con codici miniati, si tratta di antifonari, otto per la precisione e due graduali, affascinanti nelle loro grandi pagine istoriate soprattutto relativamente alla miniaturizzazione dei  capilettera: abbiamo quindi deciso di dedicare loro una pagina ad hoc. In effetti sono opere miniate di alto valore grafico artistico oltre al grande formato  che li caratterizza.

Ma cosa sono?

I principali tipi di corale erano: antifonario, graduale, salterio, processionale

Dal  latino medievale antiphonarium a sua volta dal greco antiphona, con il significato di voce contro voce, era il corale che conteneva tutti i canti dell’ufficio divino secondo il calendario liturgico.

Servivano nelle cattedrali e nei monasteri per l’officiatura del coro. Erano scritti prevalentemente con caratteri gotici, su grandi fogli di pergamena, e contenevano le parti  cantate e la relativa notazione musicale ed erano di grandi dimensioni perché collocati al centro del coro, su alti leggii, potevano essere letti dai monaci riuniti in gruppo.  Il salterio era relativo ai canti biblici, il processionale, come indica il termine, ai canti da processione.

Gli antifonari erano raccolte di testi da cantare nei vari offici liturgici ordinati in base al calendario ecclesiastico, ovvero Avvento, Natale, Epifania etc, mentre i graduali erano antifonari ma specifici della messa. Quelli esposti a Grosseto e qui riportati nelle immagini che li documentano sono datati fine XIII secolo con notazione quadrata su tetragramma, tipica del canto gregoriano.. Sul tetragramma, composto da quattro righe musicali, erano  rappresentati graficamente in forma quadrata i suoni e il loro comporsi, detta notazione.

A livello estetico e di composizione artistica i libri corali, la cui  diffusione avvenne dopo il 1300, anche se ne esistono esemplari precedenti, con il massimo della produzione appartiene nei secoli XV e XVI, si eseguivano quasi esclusivamente nei monasteri arricchendosi nel tempo  di decorazioni pittoriche  ad opera di scuole miniaturiste occupando  quindi un posto importante nella storia della miniatura. Tanto erano conosciuti e ricercati i maestri di quest’arte che Dante Alighieri ne cita ben due nella seconda cantica:  Oderisi da Gubbio e Franco Bolognesi, il primo sistemato nel girone dei superbi che hanno attribuito in vita troppa importanza alla fama terrena

“Oh!”, diss’io lui, “non se’ tu Oderisi,

 l’onor d’Agobbio e l’onor di quell’arte

ch’alluminar chiamata è in Parisi?”

 “Frate”, diss’elli, “più ridon le carte

che pennelleggia Franco Bolognese;

l’onore è tutto or suo, e mio in parte

Purgatorio canto XI

dove si legge che il secondo, ancora in vita,  è diventato più “grande” nell’arte di allumar, termine con cui  Teofilo, orafo benedettino attivo intorno al 1100 nella Germania nordoccidentale autore di un trattato tecnico  in tre libri dedicati a pittura, vetrata e oreficeria, con il termine  luminare, illuminare, indicava la stesura di colori più chiari del colore di fondo, da cui illuminatores, gli artisti che la praticano. Altri fanno derivare invece il termine   da alumen, l’allume di rocca usato nella preparazione di alcuni pigmenti: l’opera del miniaturista iniziava dopo quella del calligrafo; dopo che era stato tracciato l’abbozzo o il disegno delle figura, procedeva alla coloritura all’acquerello con pennelli di varie dimensioni.

Un’arte raffinata nel tempo e di cui sono testimonianza opere la cui manifattura si protrasse anche dopo l’invenzione della stampa, furono infatti prodotti fino al XVIII secolo.

Carmelo Sardo “Dove non batte il sole”, recensione di Adriana Sardo

Bibliotheka Edizioni

Adriana Sardo è solo omonima dell’autore

Ennesimo capolavoro letterario dell’illustre giornalista Carmelo Sardo

Per Platone il sole rappresenta “l’idea del bene”; per tutti noi è simbolo di luce, speranza e giustizia.

In assenza di luce solare, tutto diviene tetro ed esanime, come nell’angusta cella di Stefano.

Questo romanzo, scritto magistralmente, contribuisce, in modo incisivo, al dibattito sull’“ergastolo ostativo”, perpetuo, punitivo ed espiativo, non rieducativo e non rispettoso della dignità umana dei detenuti.

Espone, chiaramente ed egregiamente, il senso di disperazione di chi vive in carcere, anche ingiustamente, di chi vorrebbe redimersi ma che vede negata qualsiasi sua possibilità di riscatto. 

Le atroci sofferenze e vicissitudini di Stefano, la profonda umanità dell’appuntato Cocilovo, l’atteggiamento paternalistico di Don Tano, la determinazione e l’amorevolezza di Costanza, travolgono empaticamente il lettore, lasciando un messaggio indelebile, nel suo cuore e nel suo animo, cioè il dovere di garantire ad ogni, spesso “invisibile”, ergastolano il  “diritto alla speranza” e ad una “finestra” sul mondo.

Adriana Sardo 

La sinossi da Bibliotheka Edizioni

Carmelo Sardo, uno degli autori più acuti del fenomeno mafioso, torna con un romanzo di forte impatto emotivo in cui emergono le storture di una giustizia con le sue lacune e le sue incongruenze.

Rammusa, una cittadina della Sicilia barocca dove la mafia non spara e non ammazza più da anni, vengono assassinati marito e moglie nella loro gioielleria. Si pensa a una rapina finita male, ma il magistrato che indaga sospetta del figlio della coppia, Stefano Macrì, studente universitario di 27 anni.
Per il giovane comincia un atroce calvario. Confidava nello Stato per avere giustizia per i suoi genitori, invece è costretto a liberarsi di un’accusa infamante. Per farlo, Stefano è tentato di cedere a logiche e dinamiche che ha sempre eticamente respinto. Sa che anche nella Sicilia dei giorni nostri, ci sono uomini potenti che contano ancora, che non fanno più la guerra allo Stato ma vogliono che niente e nessuno possa insidiare la tranquillità raggiunta. Don Tano Culella è uno di questi. Al boss quello che è accaduto non è piaciuto e anche lui vuole capire chi abbia osato fare una cosa simile nel suo paese. Quando viene a sapere che il principale sospettato è Stefano, capisce che qualcosa non quadra. Conosce quel ragazzo da quando era un bambino, abitano nello stesso palazzo. Fatalmente, i destini di don Tano e di Stefano si incroceranno, perché hanno lo stesso obiettivo: la ricerca della verità.

Un romanzo civile e di impegno sociale che affronta ed elabora temi di scottante attualità del sistema penale italiano che contempla il fine pena mai: una pena di morte in vita. 

e un filmato con la presentazione dell’autore

Brevi note biografiche

Giornalista, vice capo redattore cronache TG5, corrispondente de “L’ora” di Palermo e del “Giornale di Sicilia”. Ha lavorato a Teleacras Agrigento come cronista a direttore responsabile del telegiornale. Ha pubblicato il primo romanzo nel 2010 con Mondadori intitolato “Vento di tramontana”,

André Van Lysebeth “ENCICLOPEDIA DELLO YOGA” 

Tutte le âsana passo passo. Hata Yoga

MURSIA

Le traduzioni italiane sono di Alberto Guidi, Barbara Mirò e Umberto Nuzzo

Illustrazioni: © Lise Herzog

André Van Lysebeth, primo maestro occidentale dell’Hatha Yoga a essersi dedicato all’insegnamento di questa disciplina per molti anni, ci apre le porte di una vera e propria arte di vivere:

• Posizioni illustrate passo passo

• Errori da evitare e modi per correggerli

• Effetti benefici e controindicazioni per ogni postura

• Esercizi per imparare a respirare correttamente: il prânayama

• Consigli quotidiani su come scegliere l’alimentazione e digerire meglio, addormentarsi più facilmente, combattere l’invecchiamento…

• Principi di meditazione e rilassamento

Tecniche yogiche dettagliate per comprendere meglio il corpo e raggiungere il benessere fisico e mentale.

-Dalla prefazione di Willy Van Lysebeth, formatore di insegnanti Scuola Van Lysebeth (Parigi) Federazione Mediterranea Yoga (Catania):

«Accogliendo un centinaio di futuri insegnanti, André Van Lysebeth sorrideva a ciascun viso, a ogni sguardo. Vedeva in ognuno di loro gli allievi a venire. Allo stesso modo incontrava le innumerevoli persone che si dedicavano alla propria realizzazione attraverso lo yoga. Papà puntava anzitutto alla salute. Con tutto sé stesso, incitava alla realizzazione dell’intelligenza del corpo, alla bellezza, alla forza della vita. Diceva che la salute è una ricerca aperta, permanente e anche un dovere. La vita si realizza, si afferma nel minimo dettaglio attraverso una varietà di esercizi, di precetti e talvolta di «piccoli trucchi». La rivista di papà («Yoga») raccoglie numerosi consigli, alcune volte prosaici consigli d’igiene dentale o oculare, come anche pratiche fondamentali che assicurino benessere e protezione contro svariati mali. La salute vissuta nella pratica quotidiana è in risonanza con la vita sentita e concepita come una proprietà dell’Universo. Ascoltiamolo: «Per quanto diverse siano le forme che la vita adotta, già incredibilmente sulla nostra Terra, come nel resto dell’universo, noi non ne siamo separati, noi ne facciamo parte. E il senso della vita cambierà, diventerà più vasto, più cosmico, più entusiasmante. Che questo possa divenire una realtà per tutti, ecco quello che vi auguro di cuore!» Nell’ottica di André Van Lysebeth, la presente opera invita, attraverso il suo contenuto e grazie a un tocco di ludica creatività, alla piena realizzazione del potenziale dell’essere

André Van Lysebeth (Bruxelles, 11 ottobre 1919 – Perpignano, 28 gennaio 2004) è stato uno dei pionieri dello yoga in Occidente. Ha scritto diverse opere sullo yoga e una sul tantra. I suoi libri sono stati tradotti in decine di lingue e hanno raggiunto, in alcuni casi, tirature di milioni di copie. Il suo insegnamento ha influenzato un’intera generazione di insegnanti di yoga. André Van Lysebeth iniziò a praticare yoga all’età di 26 anni. Dal 1949 fu allievo di Swami Sivananda, dal quale riceveva istruzioni per via epistolare. Solo nel 1963 incontrò il suo maestro di persona a Rishikesh nell’India del Nord, poco prima della morte di quegli. Sivananda gli conferì il diploma dell’Accademia ‘’Yoga Vedanta Forest”” di Rishikesh. Successivamente, con la rivista specialistica Yoga, pubblicata in lingua francese dal 1963 al 2008, si fece conoscere in Occidente. Dal 1964 studiò con SriKrishna Pattabhi Jois . Nel 1965 fondò la Società Yoga del Belgio e nel 1972, insieme a Gérard Blitz (il fondatore del Club Méditerranée), l’Unione Europea di Yoga , ramo europeo della Federazione Internazionale di Yoga. Nel 1967 percorse l’India del Sud per conoscere le tradizioni locali di yoga. Il suo primo libro J’apprends le yoga fu pubblicato nel 1968 ed è pensato per lo stile di vita occidentale. Descrive tecniche per la respirazione di base e il rilassamento. Contiene le āsana della “Serie Rishikesh” di Swami Sivananda (12 posizioni yoga di base tra cui “il saluto al sole” e le tecniche di pulizia interna. La descrizione delle āsana e delle loro varianti è meticolosa. Inoltre sono evidenziati i tanti errori in cui si può incorrere con l’auto apprendimento.  I suoi libri sono tradotti e pubblicati in italiano per Mursia.

Riccardo Renzi “Cinque saggi per l’Alighieri. La modernità di Dante a 700 anni dalla morte”, presentazione

Primiceri Editore

[…]la presente fatica letteraria di Riccardo Renzi ci offre la ghiotta ed irrinunciabile opportunità di fare luce su diversi aspetti della cultura e della personalità di Dante, che ha percorso i secoli, spaziando dall’antica cultura romana, a cui egli attinse, fino alla profonda influenza che egli ebbe su Pasolini( dalla Premessa “La vitalità di Dante”di Mirko Rizzotto)

Cinque saggi che, come chiarisce l’Autore nell’Introduzione, sono indipendenti e possono essere letti senza vincoli gli uni dagli altri. In merito al contenuto sempre nell’Introduzione, precisa che sono il risultato di singoli studi o di lezioni tenute presso la Scuola Superiore Cfp Artigianelli di Fermo, e aggiunge “Ogni saggio si presenta nella sua totale indipendenza dagli altri, esaltando l’autonomia tematica della singola composizione […] dal Dante poeta al teologo, dal Dante politico allo storico, dal Dante filosofo al linguista, sino all’esperienza dell’esilio come fonte ispiratrice di quest’ultima. All’interno dei cinque saggi, tre li potremmo definire “convenzionali”, mentre due sono quasi “azzardati” e mi riferisco ai due dedicati al parallelismo tra Dante e Kant e tra Dante e Pasolini. Nel libro si trovano rispettivamente all’inizio e alla fine dell’opera, e servono proprio a sottolineare la grande modernità nelle istanze teologiche e sociologiche di Dante. Il Sommo Poeta oggi, più che allora, è moderno e rivoluzionario, pur essendo passati più di 700 anni dalla sua morte”.

INDICE

Introduzione

La vitalità di Dante (di Mirko Rizzotto)

Per una comune legge morale di Dante e Kant

Dante e gli storici latini: tra storiografia e leggenda

Dante in esilio: la nascita del mito

Appunti delle lezioni su Dante tenute presso

il Cfp Artigianelli di Fermo

Pasolini, Dante, il dialetto friulano e la neolingua

APPENDICE

La presenza di Dante presso l’Archivio di Stato di Fermo

La modernità di Dante (di Salvatore Primiceri)

Bibliografia

Enrico Caneva “La flora preistorica. I giardini del Giurassico”, Töpffer edizioni (OLTRE)

Prefazione di Walter Landini

con 180 immagini a colori

Töpffer edizioni (OLTRE)

In libreria dal 15 settembre

Da centinaia di milioni di anni le piante, veri campioni di adattamento, si evolvono per adeguarsi agli effetti dei cambiamenti climatici del nostro splendido pianeta. L’esperienza pluridecennale di paesaggismo e lunghi studi sui resti fossili delle piante più antiche sono alla base della realizzazione, a Sarzana, da parte dell’autore, di un parco dedicato a queste piante così geometriche e meravigliose. Un’attenzione particolare è stata data alla flora della nostra penisola, in special modo a quella delle Alpi Apuane e dei Monti Pisani. Al lavoro di studio sui fossili è seguita la ricerca delle piante superstiti dell’epoca e la sperimentazione, di lunghi anni, per riuscire a reintrodurle correttamente nei nostri giardini. Questo libro è sì la presentazione scientifica della saga della flora al tempo dei dinosauri, ma vuole anche essere un invito a creare, ciascuno in casa propria, un piccolo angolo dedicato alle piante Giurassiche, per godere ancora della loro straordinaria bellezza. Conoscere le piante fin dall’inizio della vita terrestre, quelle brucate in un tempo lontano dai dinosauri, è stato uno dei desideri dell’autore fin da bambino. Scoprire che moltissime esistono ancora è sorprendente. Questo è il primo di una serie di libri che saranno dedicati alla flora delle diverse epoche geologiche, con schede semplici e pratiche ricche di consigli per trovarle e coltivarle senza intoppi. Una parte importante del giardino botanico di Sarzana, realizzato dall’autore, è dedicata alle piante descritte in questo libro: una lettura interessante per accompagnare il lettore nella riscoperta delle vere piante autoctone del nostro bellissimo paese.

Muoversi nell’assordante silenzio delle piante dalle origini antiche del Giardino preistorico è un po’ come perdersi nei percorsi che conducono nei meandri stratificati e poco conosciuti della storia naturale, alla ricerca del senso, se davvero questo esiste, nel divenire della vita sul nostro pianeta. Preistoria è una parola dal fascino arcano, senza tempo definito. Finisce quando comincia la Storia, poi sprofonda e si rivela, di tanto in tanto, in modo frammentario, svelando trame che si intrecciano senza soluzione di continuità. Nell’immaginario collettivo il tempo profondo della  preistoria  è la patria di animali iconici, delle strane e bizzarre creature del mare, della terra e del cielo. Le piante, in questi “scatti di natura antica” quasi mai occupano il centro della scena, più facilmente si riconoscono come elementi decorativi, indispensabili per dare profondità al paesaggio ed il giusto risalto alle presenze animate. Anche la Paleontologia, la disciplina che si occupa del passato, attraverso lo studio dei fossili, è fondamentalmente una scienza di genere, occupandosi quasi esclusivamente del divenire della vita animale. Niente di più lontano dal vero. Le piante non sono l’altra faccia degli esseri viventi. Comprendere la storia della vita ed il suo divenire sul nostro pianeta vuol dire, prima di tutto, riconoscere il posto ed il ruolo occupato dalle piante (dall’introduzione di Walter Landini)

Enrico Caneva è nato e cresciuto in Veneto. Ha lavorato in California, a Hong Kong, in Germania e Inghilterra. Si è poi trasferito stabilmente a Parigi dal 1998 dove, dopo aver conseguito nel 2010 un diploma in strategie di comunicazione internazionale alla Henley Business school, nel 2011 ha fondato la sua prima azienda dedicata alla formazione e alla sicurezza delle persone sui luoghi di lavoro e dove ha preso dimestichezza nelle formazioni presso le sue sedi internazionali a Shanghai, Singapore, Jakarta, Virginia (USA) e Sao Paolo in Brasile. Durante i suoi viaggi è nata l’opportunità di visitare innumerevoli parchi botanici e la sua passione per le piante è sfociata agli inizi del 2000 in un’attività di paesaggismo e progettazione del verde a Parigi. Dal 2018 si è trasferito in Liguria, a Sarzana (SP), e ha fondato un nuovo giardino botanico dedicato alle piante di tutto il mondo e alla formazione botanica. Attualmente sono state piantumate 15.000 piante, 2.200 specie da tutto il mondo. Un’attenzione particolare è rivolta alla didattica.

Nato a Portovenere (La Spezia) nel 1946, il professor Walter Landini è stato curatore del Museo di Geologia e Paleontologia dal 1974 al 1981. È stato professore associato dal 1983 al 2001, anno in cui è stato chiamato dall’Università di Pisa come professore ordinario di Paleontologia. Nella sua carriera il professor Walter Landini ha contribuito in maniera determinante allo sviluppo delle Scienze della Terra con i suoi studi sulla paleontologia dei vertebrati in Italia e all’estero. Ha prodotto oltre 150 pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali di grande prestigio.

Francesco Savio “Felice chi è diverso”, Fernandel Edizioni

La storia di un libraio, di un “diverso”, un alieno. Perché diverso dalla massa dei pendolari che ogni mattina lo accompagnano al lavoro con il treno delle 6,00. Diverso dalla gente che abita il mondo e le città senza percepire la bellezza che lui invece riesce ancora a trovare in alcuni dettagli. Il protagonista del romanzo è un idealista che ama la natura, la scrittura e la poesia, un uomo con una visione del mondo aperta alla meraviglia e all’ironia che diventano strumenti indispensabili per sopravvivere al quotidiano.

Fernandel Edizioni

In libreria il 15 settembre 2023

Questa è la storia di un libraio che si alza alle 4,55 per andare a lavorare in un’altra città e che legge la realtà che gli si presenta come fossero le pagine di un libro. Ciò lo rende diverso dalla maggioranza delle persone: felice di essere straniero, a tratti preoccupato per la fatica che questa diversità comporta. Camminando osserva gli alberi e riflette sul metodo migliore per riuscire a sopravvivere, economicamente e poeticamente, incapace com’è di accettare ingiustizie sociali e diseguaglianze che sempre più spesso vengono ritenute normali e inevitabili. Il suo desiderio è quello di non tradire la “visione”, quando tutto invece sembra orchestrato per renderci ciechi. Visioni sperimentate per la prima volta da ragazzo, e che le difficoltà della vita quotidiana sembrano rendere meno frequenti. Che si trovi su un treno, in un bar oppure nella libreria in cui lavora, che vaghi solitario o insieme ad altre persone, le sue associazioni d’idee ci accompagnano in un viaggio che coinvolge chi, come lui, è ancora sensibile alla bellezza. Felice chi è diverso è un romanzo che racconta una vita sospesa fra candore e fervore, un libro che abolisce la fretta per ricordarci che il difficile non è vivere, ma farlo in modo autentico.

«Mi alzavo alle 4,55 per andare a lavorare. Ero abbastanza contento, anche se sul treno dei pendolari raramente incontravo intellettuali […]. Mi sarei potuto alzare anche alle cinque del mattino, cinque minuti a certe latitudini orarie possono fare la differenza, ma avrei dovuto fare tutto di corsa. Anzi, avrei dovuto proprio correre. A volte immaginavo di farlo davvero. Di chiudere senza rumore il cancelletto grigio del giardino della casa in cui abitavamo, osservando con dispiacere i due abeti potati male che mi facevano venire in mente le donne di Egon Schiele, per poi iniziare a correre fino alla fermata della metropolitana, dosando la forza degli allunghi, perché fermarsi, in questo gioco immaginario per non perdere la metropolitana e di conseguenza il treno, non valeva. Passavo comunque venti secondi a guardare con attenzione i due abeti potati male il giorno di santa Lucia dai barbari armati di camioncino, motosega e scala elevatrice. Il dispiacere si trasformava in sgomento quando i miei occhi planavano sul ceppo del terzo abete del giardino, quello che con i suoi rami verdi e profumati era il più vicino al nostro balcone, facendo naturalmente ombra durante la stagione estiva, abbattuto nell’ipotesi che l’intero albero, o parte di esso, potesse cadere e danneggiare la casa in cui vivevamo. Il ventomoto che nell’ottobre 2018 si era scatenato sull’Italia del nord sradicando, secondo le stime, circa dodici milioni di alberi, aveva lasciato tracce nella testa delle persone. Molte piante erano cadute, e qualcuno aveva consigliato ai proprietari di abitazioni con alberi in giardino di sfoltirle o sopprimerle, per evitare a tronchi e rami di atterrare rovinosamente su tetti o individui, spinti dalle feroci raffiche di vento, prive di dolcezza. Il risultato era che, nel quartiere più verde della piccola città, troppi alberi vicino alle case erano stati abbattuti o potati senza pietà, a causa di una paura insensata e di una serie di dozzinali interventi privi di senso estetico».

Francesco Savio è nato a Brescia nel 1974. Ha pubblicato Mio padre era bellissimo (Italic, 2009), tradotto in Francia col titolo Mon père était très beau (Le dilettante, 2012), Il silenzio della felicità (Fernandel, 2013), Il fuorigioco sta antipatico ai bambini (Ediciclo, 2014), La sottovita (Mondadori, 2019), Il Balotelli letterario (peQuod, 2021).

Luca Doninelli “Nero fiorentino”, presentazione

Non è la prima volta che Luca Doninelli medita sul destino della città italiana per eccellenza: Firenze. Questa volta lo fa attraverso un romanzo in cui la realtà sfugge di continuo alla comprensione, i moventi vengono da lontano e il Male ha la forma del retropensiero, del brusio di fondo, dell’agitazione senza nome. E dove i morti possono essere gli assassini più pericolosi di tutti.(dal Catalogo Bompiani)

Firenze e i suoi dintorni ambientano un noir che si apre nel 2010 con oscuri delitti e sparizioni per riaprirsi con nuovi quindici anni più tardi. All’origine un misterioso ritrovamento nel 2010, rimasto tale anche perché mai confermato tangibilmente,  di due tavole appartenenti al Brunelleschi, due opere incompiute ma rivoluzionariamente moderne relative all’evoluzione della prospettiva, accompagnato da una serie di omicidi e scomparse  attribuibili alla non verificata scoperta.

I fattacci si ripresentano a distanza di quindici anni in occasione di un concorso internazionale aperto a personalità di spicco del mondo dell’architettura per progettare il completamento di un’opera incompiuta di Filippo Brunelleschi: la facciata della basilica di San Lorenzo.

Luca Doninelli nato nel 1956, è vissuto a lungo a Desenzano; vive e lavora a Milano. Con Bompiani ha pubblicato tra l’altro Fa’ che questa strada non finisca mai (2014) e Le cose semplici (2015; premio Selezione Campiello 2016). Tre casi per l’investigatore Wickson Alieni è il libro per ragazzi che ha scritto con un gruppo di bambini di famiglia e gli è valso il Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2019.

Le novità di Voland, in libreria dal 1 settembre 2023

Durante una premiazione letteraria l’affabile Guy Courtois, venditore di incipit che, a suo dire, ha fatto le fortune di Thomas Mann, Franz Kafka, Albert Camus e molti altri, lascia il biglietto da visita a uno scrittore in crisi. Fra i due s’instaura allora una fitta corrispondenza e prendono il via varie storie che procedono parallele o si intersecano. Bizzarri personaggi, apparentemente scollegati tra loro, si rincorrono in questo romanzo vertiginoso dal singolare fascino.

Matei Vișniec , nato nel 1956 a Rădăuţi, vive a Parigi dal 1987, è il secondo drammaturgo romeno dopo Ionescu a essersi imposto nel panorama europeo. Dopo Sindrome da panico nella città dei lumi (Voland 2021), torna in Italia con Il venditore di incipit per romanzi , vincitore del Premio per la letteratura europea Jean Monnet nel 2016. 

A partire dal 1959 giunsero clandestinamente in Occidente alcuni testi d’impianto fantastico e grottesco firmati da Abram Terc. Quando venne appurato che dietro il misterioso Terc si nascondeva l’intellettuale moscovita Andrej Sinjavskij, le autorità politiche diedero avvio, nel 1956, a un processo che ebbe enorme risonanza dentro e fuori il paese, al termine del quale lo scrittore fu condannato a sette anni di gulag per attività antisovietiche.

Andrej Sinjavskij , nato a Mosca nel 1925, si affermò come uno degli intellettuali più acuti della sua generazione, dedicandosi in segreto anche alla scrittura di testi corrosivi e aspramente critici. Tu ed io e altri racconti raccoglie sei racconti dell’autore russo di cui uno inedito in Italia.