Benjamin Stevenson “Tutti su questo treno sono sospetti”, presentazione

Dopo il grande successo di Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno, Benjamin Stevenson torna con un giallo brillante e ricco di humour, che corre davvero come un treno verso il più sorprendente dei finali.
Un viaggio in treno.
Un cadavere alla prima fermata.
Dei passeggeri molto sospetti: sanno tutti come cavarsela con un delitto.
Chi di loro è il colpevole? (da Feltrinelli Editore)

“Tutto già sentito, dite? Scordatevelo. Questo romanzo è tra i più originali e spiazzanti che avrete letto, se come vi consigliamo caldamente vorrete farlo. Tutto è unico, tutto è esclusivo. Dai personaggi, i cui caratteri sono disegnati con velenosa conoscenza del mondo editoriale tanto da dare i brividi e far ridere convulsivamente chi lo pratica per mestiere, alla trama piena di rivolgimenti e colpi di scena; dall’ambientazione, esotica e tuttavia riconoscibile, alla scrittura, brillante e coinvolgente, colta e divertente in ogni momento”.

Così, nella sua recensione al romanzo, De Giovanni su La Lettura (4 febbraio 2024) definisce la seconda opera narrativa dello scrittore – attore australiano Benjamin Stevenson autore di   “Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno” il cui successo ne ha determinato la traduzione in oltre 20 paesi e una serie Tv per HBO di prossima programmazione.

Il protagonista è di nuovo Ernest Cunningham, quasi un secondo episodio della sua storia, che è diventato famoso per aver scritto un true crime sulla propria famiglia, ma ora il suo agente letterario e il suo editore gli chiedono un nuovo libro. Invitato al Festival Australiano del Giallo, in omaggio ad Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie, viaggerà, come previsto dagli organizzatori, insieme ad un gruppo di giallisti a bordo del Ghan, il treno che attraversa l’Australia, da Darwin a Adelaide: sarà occasione per nuove ispirazioni.

E in men che non si dica il morto ammazzato è servito alla prima stazione… E così tutti sono sospettati e nello stesso tempo investigatori!

Benjamin Stevenson, pluripremiato stand-up comedian e scrittore, ha fatto il tutto esaurito all’International Comedy Festival di Melbourne e al Fringe Festival di Edimburgo, ed è apparso più volte su abc, Channel 10 e The Comedy Channel. Ha scritto tre romanzi e lavora come agente letterario in Australia. In corso di traduzione in oltre venti paesi, Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno ha raggiunto il primo posto delle classifiche bestseller australiane e diventerà una serie tv per hbo.(da Feltrinelli Autori)

Alessandra Jatta “L’apolide”, Voland Editore

Le novità di febbraio 2024

La storia vera di una famiglia russa approdata in Italia in seguito alla rivoluzione d’ottobre del 1917. Un romanzo che parla di accoglienza, rinascita e amore, tra documento e invenzione narrativa.

1917: la Russia è sconvolta dalla rivoluzione d’ottobre, che cambia con violenza l’assetto del mondo. Dopo la terribile sorte dello zar e della famiglia imperiale, gli Olsufiev fuggono da Mosca per cercare riparo in Italia, a Firenze, dove hanno la fortuna di possedere una casa…   
Basato su documenti storici, diari, lettere e foto in possesso dell’autrice, discendente di quella nobile famiglia, L’apolide è l’appassionante storia di una fuga e di un approdo. E della vita che i protagonisti, sostenuti dalla forza d’animo della matriarca Olga, devono affrontare nella nuova patria, dove il destino riserverà loro molte sorprese.

ALESSANDRA JATTA è nata a Roma. Laureata alla Sapienza   in Storia dell’Europa orientale, e alla Sorbonne in Letteratura francese, ha vissuto all’estero per diversi anni lavorando come traduttrice, interprete, giornalista e organizzatrice di eventi. Foglie sparse (Voland 2022) è stato il suo esordio narrativo.

Oliviero Arzuffi “La salvezza del papiro”, Oltre Edizioni

OLTRE EDIZIONI

“La salvezza del papiro”, ovvero una storia di morte e risurrezione della nostra stirpe dopo un’apocalisse nucleare scatenata da un supercomputer quantistico denominato MaT e trasformatosi in una “singolarità” autocosciente, capace di cancellare il genere umano sul pianeta Terra e di rendere schiavi gli abitanti di Marte, colonizzato dall’uomo già da alcuni secoli. E un ragazzo, Marco, che, grazie alla riscoperta della memoria storica dell’umanità conservata su degli antichi papiri in una di queste colonie marziane, riesce a riattivare la capacità di pensare e il desiderio di vita e di libertà in quei coloni ridotti a replicanti senz’anima dall’infernale macchina pensante. Distrutto l’onnipotente e onnipresente supercomputer, gli abitanti di Marte, ormai resi consapevoli dell’importanza decisiva per la sopravvivenza della nostra specie delle acquisizioni etiche e spirituali che stanno alla base del vivere civile, fanno ritorno sul pianeta Terra per ricostruirlo e ripopolarlo secondo quell’intelligente saggezza elaborata dalle nostre menti migliori in millenni di storia.

 “La salvezza del papiro” è quindi una sorta di parabola su un possibile futuro che attende l’umanità a seguito delle acquisizioni scientifiche già presenti oggi, ma destinate ad imprevedibili sviluppi in un domani non troppo lontano. Scoperte apportatrici di risvolti politici e rivoluzioni antropologiche che si intravvedono già ora e che possono sfuggire al nostro controllo. Ma è anche un “attraversamento” dell’animo umano e un’analisi serrata delle dinamiche collettive che determinano il cammino dell’uomo nel tempo.

Questo libro vuole essere, inoltre, un severo richiamo sulle nefaste conseguenze di un uso della scienza disancorato da ogni riferimento etico e valoriale, indispensabile premessa per orientarlo al bene dell’umanità.

INCIPIT 

Ancora con i numeri? – tuonò una voce all’entrata di quella che appariva come una spelonca di cemento armato. – Se non è pura poesia questa: un vero e proprio inno allo spirito, un canto della terra, una vibrazione del cielo! – indicando all’intruso, che aveva appena varcato la soglia, una strana formula matematica fatta di numeri e di lettere dell’alfabeto greco, che campeggiava sulla grande lavagna appesa alla parete di fondo di quella sorta di scantinato. – Non potevo che scovarti qui! – e si avvicinò ridendo, con le braccia spalancate, per stringersi al petto l’amico che non rivedeva da anni. Venuto appositamente da Princeton, John Archibald Wheeler, aveva attraversato tutto il California Institute of Tecnology, più conosciuto come Caltech, chiedendo a chiunque incontrasse del suo ex allievo, ora docente in quel prestigioso istituto di ricerca, ma nessuno era stato in grado di indicargli dove si fosse cacciato il professor Richard Feynman. Tutti sapevano delle stravaganze di quell’ormai illustre personaggio, che aveva accolto la sua nomina a premio Nobel per la fisica con una risata, come fosse una burla del destino; e di come fosse capace di far perdere le sue tracce anche al più esperto degli sbirri.

Oliviero Arzuffi è nato e vive in provincia di Bergamo. Ex docente di letteratura italiana, storia e pedagogia speciale, è consulente editoriale presso importanti realtà istituzionali ed editoriali. È autore di libri riguardanti tematiche sociali e storiche quali: Emarginazione A-Z, Piemme, 1991; Don Carlo Gnocchi, Dio è tutto qui, Mondadori, 2005; Poesia della vita, ed. San Paolo, Milano, 2006; Caro Papa Francesco. Lettera di un divorziato, Oltre Edizioni, 2013;  Orval, Bolis Edizioni, 2017. È autore anche delle seguenti opere letterarie: Armaghèdon (trilogia drammatica) Milano, 1992; Escaton (Premio speciale della giuria allo Stresa del 1998) Ancora, Milano,1998; Aninu, Oltre Edizioni, 2012.

Giancarla Lazzari “Due vestiti per morire. La prima indagine del commissario Zarri”, NeP Edizioni

Siamo nel 1948, in una Roma ancora ferita dalla guerra ma aperta al desiderio di ricominciare a vivere. Il giovane commissario Livio Zarri si trova ad affrontare la sua prima indagine.La scoperta di un efferato omicidio lo condurrà attraverso intricati scenari, svelando i retroscena di un mondo oscuro e affascinante allo stesso tempo.Il graduale evolversi della vicenda permetterà al commissario di confrontarsi con ambienti sociali popolati da personaggi senza scrupoli, che incarnano vizi e virtù di un’Italia che solo apparentemente appartiene al passato.Sullo sfondo, una pagina dolorosa della nostra storia, legata all’esodo dei profughi istriano-dalmati. La trama si snoda così con maestria nelle pieghe delle vicende storiche, che finiscono per esaltare il realismo del romanzo.

Il libro è una fusione perfetta di mistero, storia e caratterizzazione dei personaggi, che cattura l’immaginazione e lascia un’impronta duratura.La prosa fluente, il ritmo narrativo e l’equilibrio delle sfumature linguistiche conferiscono al testo profonda originalità.

L’autrice intreccia abilmente le sfide dell’indagine di Zarri con la memoria storica, conducendo i lettori in un viaggio imprevedibile e offrendo loro un’esperienza coinvolgente e immersiva.La scrittura accattivante e incisiva tiene incollati alle pagine, con colpi di scena e suspense che rendono questo romanzo un imperdibile viaggio nel noir poliziesco.

Giancarla Lazzari è nata a Roma nel 1958. Dopo aver conseguito il diploma presso il Liceo Classico “E. Q. Visconti”, si è laureata in Lettere e filosofia all’Università “La Sapienza” di Roma. Ha insegnato presso la facoltà di italianistica dell’Università “Babeș-Bolyai” di Cluj-Napoca (Romania).Studiosa appassionata di storia contemporanea, ha pubblicato un racconto sulla Seconda Guerra Mondiale e scritto un pezzo teatrale ambientato nell’immediato secondo dopoguerra.Questo è il suo primo romanzo.

Qui l’Anteprima

Lamberto Salucco “L’arte delle fregature – Prima parte: “Non ci capisco più nulla!” , Edida

Con un approccio colloquiale, disinvolto e scherzoso, l’Autore affronta temi interessanti: i BIAS e nelle relazioni interpersonali e in quelle legate alla interferenza con i Social e ai messaggi subliminali da cui siamo bombardati quotidianamente attraverso la televisione, il cinema, il marketing in senso stretto.

Come fare a difenderci e non esserne vittime inconsapevoli?

Un percorso fatto di esempi, esperienze, confronti, con le realtà possibili del lettore, che ha come obiettivo la comprensione dei meccanismi che producono risposte spontanee o istintive in chi riceve gli svariati input che fanno parte della nostra quotidianità. Un percorso che non offre soluzioni spicciole ma si pone l’intento di aprire riflessioni e confronti nelle proprie risposte per un’interazione più cosciente.

Dall’Introduzione

Sì, ma di cosa si parla in questo libro? Si parla di bias cognitivi e di euristiche in tre diversi ambiti: il marketing (volutamente generico, può riguardare la comunicazione, il copywriting e altro), la disinformazione (fake news e complottame vario) e la vita sentimentale (vita di coppia, sesso etc).

I bias cognitivi e le euristiche sono elementi della psicologia cognitiva e del processo decisionale umano. Il nostro mondo è troppo complesso, incasinato e noi abbiamo sempre meno tempo e voglia di analizzare e di capire. Il nostro cervello, quindi, sviluppa strategie per semplificare e per fornire risposte rapide agli stimoli. E fin qui tutto bene ma queste strategie possono portare a deviazioni dalla razionalità, ai bias cognitivi e all’uso delle euristiche.

I bias cognitivi possono essere definiti infatti come deviazioni dalla razionalità che influenzano la memoria, la percezione e le decisioni. Le euristiche sono invece regole mentali rapide (però approssimative) che possono semplificare il processo decisionale. Sono in pratica scorciatoie cognitive che si rivelano spesso utili ma anche fonte di errori quando vengono applicate male.

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Strade scomparse di Firenze

Fabrizio Casu “Tutto questo non può finire bene”, Blonk Editore

In libreria con Blonk editore il nuovo romanzo di Fabrizio Casu

Con “Tutto questo non può finire bene” tornano i personaggi smarriti, le relazioni e le vicende tragicomiche che ci hanno fatto amare i libri dell’autore sardo. Protagonista un uomo che torna nel paese in cui è cresciuto e in un rocambolesco fine settimana scopre di dover ancora fare i conti con il passato.

In libreria e in tutti gli store online il nuovo romanzo di Fabrizio Casu, pubblicato dall’editore pavese Blonk. Una storia, come si intuisce già dal titolo “Tutto questo non può finire bene”, in cui l’autore sardo torna a raccontare di relazioni difficili, occasioni mancate, scartamenti improvvisi della fortuna.

Protagonista è Riccardo, un uomo che ha pessimi rapporti con la famiglia di origine e si trova a dover tornare a Nuoro, città in cui è cresciuto, per il matrimonio della sorella. Al suo arrivo scopre che l’unica persona a cui è davvero legato, la nonna paterna, è venuta a mancare. Comincia un fine settimana che lo costringerà a realizzare che la sua vita ha preso una strada definita e praticamente impossibile da cambiare.

“Come spesso capita nelle mie storie, il libro parla del riuscire a trovare il proprio posto nel mondo – spiega Fabrizio Casu – affrontando tutta una serie di ostacoli, primo tra tutti noi stessi, e cercando di accettare ciò che non possiamo cambiare”. L’idea è nata da un viaggio in auto, in cui l’autore rifletteva su quanto è cambiata la Sardegna in questi ultimi anni: “La Sardegna, terra in cui sono nato e cresciuto, torna a mostrarsi così come la conosco: vecchia e nuova allo stesso tempo, costantemente su una sottile linea di confine tra l’essere un luogo presente nel suo tempo e il non volere perdere tante delle sue caratteristiche che la rendono così unica. Mentre scrivevo, mi sono accorto come sia cambiato il mio rapporto con essa: dal viscerale odio-amore che mi permeava ai tempi del mio primo libro “Fine della corsa” a ora, dove sento fortissimo il suo richiamo e, quando ci vado, ho come la sensazione di ritrovare le mie radici e provo anche un forte senso di appartenenza e di affetto”.

Fabrizio Casu nasce a Sassari nel 1976; cerca di evitare di diventare grande, ma fallisce. Si ritrova a vivere a Valencia, dove con la sua compagna cresce nel peccato una bambina. Ha scritto un sacco di cose, ma ancora non è sicuro di avere finito le cose da dire. Con Blonk ha pubblicato Fine della corsa (2012), Di sesso d’amore e altre sconcezze (2013) e Nessuno più scrive belle canzoni (2015).

Blonk editore nasce a Pavia nel 2011. Pioniere nel campo dell’editoria digitale, dal 2015 pubblica anche libri di carta. Da sempre predilige narrativa e saggistica “di confine”, in grado di restituire mondi, vicende e prospettive lontane dal convenzionale.

Luigia Veccia “Le vite di Sara”, NeP Edizioni

Una suggestiva raccolta di racconti introspettivi

Dopo il successo del romanzo “Il gazebo dei pini”, pubblicato lo scorso dicembre, Luigia Veccia torna in libreria con “Le vite di Sara”, una raccolta di racconti edita da NeP edizioni.

La protagonista è Sara, che accompagna il lettore nelle mille sfaccettature dell’evoluzione della sua esistenza. I racconti scandiscono gli aspetti delle sue numerose vite interiori, in un oscillare caleidoscopico tra emozioni e stati d’animo.

La donna matura che nel primo racconto, “L’altra faccia del gazebo dei pini”, è inseguita da fantasmi del passato in una sorta di sonnambulismo esistenziale, nel surrealismo de “Il Natale del geco”, si abbandona a iperboli simboliste e ad un fluente sussurro interiore.

“L’uomo della panchina” ci mostra la cinquantenne Sara vicina ad un capolinea esistenziale, tra pathos, musicalità della parola e vibranti emozioni che affiorano dalle pulsioni più segrete dei personaggi.

Ancora Sara, malinconica e invecchiata, ormai alle soglie della pensione, in “Salto nel vuoto”, ripercorre il suo itinerario esistenziale, e i suoi stati d’animo si fondono con la natura intorno a lei, che l’autrice descrive con intensa partecipazione emotiva.

In “Geremia”, il destino di Sara si intreccia quello di Andrea, un uomo infelicemente sposato, e alla narrazione viene impresso il tenore della cronaca famigliare, nella vicenda di amanti clandestini. Come in una vera e propria seduta psicoanalitica, essi sviscerano le sfumature più enigmatiche della loro vita interiore, dove si annidano tante domande destinate a rimanere senza risposta.

Il “Racconto delle amiche di sempre” conclude la traiettoria narrativa dell’autrice: sulla soglia della vecchiaia, le sue riflessioni si addensano in un malinconico struggimento crepuscolare, nel ricordo di un tempo ormai sfuggito.

I racconti di Luigia Veccia si contraddistinguono per la profondità dell’introspezione psicologica, di evidente impronta junghiana, e per la suggestione infusa nelle descrizioni ambientali, che rispecchiano gli stati d’animo dei personaggi.

Luigia Veccia è nata il 2 dicembre 1952 a Caserta, dove ha sempre vissuto insieme ai suoi cari. La sua è un’esistenza come tante.Da sempre appassionata di letteratura, ha letto numerosi libri ma solo recentemente ha deciso di girarsi dall’altra parte del tavolo e di incominciare a scrivere. Sempre con NeP edizioni, ha pubblicato nel dicembre 2023 il romanzo “Il gazebo dei pini”.

Qui l’anteprima

Hermann Broch “Il sortilegio”, presentazione

Traduzione di Eugenia Martinez

Con un’introduzione  di Italo Alighiero Chiusano

Carbonio Editore

Scritto nel 1935, appena due anni dopo la presa del potere da parte dei nazionalsocialisti, Il sortilegio è un’opera imperitura e straordinariamente attuale. In queste pagine intense e sublimi, Hermann Broch analizza con straordinaria finezza i meccanismi psicologici che portano all’assolutismo, dipingendo una vivida miniatura della deriva fascista che negli anni Trenta ha travolto l’Europa.

Iniziato nel 1935, Il sortilegio fu via via modificato dal suo autore fino alla sua morte avvenuta nel 1951. L’editore Carbonio ripropone in questa nuova edizione la prima stesura conclusa alla metà del 1936 circa.

Voce narrante quella di un medico condotto che ha lasciato la città per rifugiarsi a Kuppron dopo una delusione d’amore “Sono seduto qui, un uomo già avanti negli anni, un anziano medico di camapagna, e voglio scrivere qualcosa che mi è accaduto, quasi potessi, con ciò, impadronirmi della consapevolezza e dell’oblio, i due elementi che penetrano e attraversano tutta la nostra vita, ora affiorando, ora risommergendosi, e a volte riscomparendo del tutto, risucchiati dal tempo e perduti nel nulla”

Racconta l’arrivo a Kuppron, un tranquillo villaggio alpino, di un giovane enigmatico forestiero, Marius Ratti,.che a poco a poco, con i suoi modi e le sue convinzioni riesce a manipolare le menti e i costumi di vita degli abitanti del villaggio, riuscendo a costruire  attorno a sé una vera e propria setta. E il villaggio quasi ad opera di un sortilegio si trasforma

Hermann Broch (1886-1951) è considerato uno dei maggiori scrittori di lingua tedesca, candidato al Premio Nobel nel 1950. Nacque a Vienna da una famiglia di industriali di origini ebraiche. Portò avanti per gran parte della giovinezza l’azienda di famiglia, e solo intorno ai quarant’anni si dedicò alla letteratura, alla filosofia e allo studio della matematica. Dopo l’occupazione dell’Austria da parte dei nazisti emigrò negli Stati Uniti. Tra le sue opere più importanti: la trilogia I sonnambuli (1931-32), La morte di Virgilio (1945), Gli incolpevoli (1950) e L’incognita (1933, Carbonio 2022). Accanto ai testi di narrativa ha lasciato una notevole produzione saggistica.

Eugenia Martinez (1906-2000) è stata una scrittrice, traduttrice e giornalista. Nella sua lunga attività come traduttrice dal tedesco fu la voce italiana di svariati autori, quali K. Bruckner, C.M. Brentano, W. Hauff e G. Sachse. Nel frontespizio i ringraziamenti ai nipoti per aver permesso la pubblicazione del romanzo tradotto dalla nonna.

Italo Alighiero Chiusano (1926-1995) è stato uno scrittore, critico letterario e rinomato germanista. Svolse un’intensa attività di traduttore e collaborò alle pagine culturali del quotidiano la Repubblica. Tra i suoi scritti ricordiamo La letteratura tedesca: storia e antologia (1969), Heinrich Böll (1974), L’ordalia (1979), Vita di Goethe (1981) e Altre Lune (1987).

Lamberto Salucco “L’arte delle fregature – Prima parte: “Non ci capisco più nulla!” , Edida

Con un approccio colloquiale, disinvolto e scherzoso, l’Autore affronta temi interessanti: i BIAS e nelle relazioni interpersonali e in quelle legate alla interferenza con i Social e ai messaggi subliminali da cui siamo bombardati quotidianamente attraverso la televisione, il cinema, il marketing in senso stretto.

Come fare a difenderci e non esserne vittime inconsapevoli?

Un percorso fatto di esempi, esperienze, confronti, con le realtà possibili del lettore, che ha come obiettivo la comprensione dei meccanismi che producono risposte spontanee o istintive in chi riceve gli svariati input che fanno parte della nostra quotidianità. Un percorso che non offre soluzioni spicciole ma si pone l’intento di aprire riflessioni e confronti nelle proprie risposte per un’interazione più cosciente.

Dall’Introduzione

Sì, ma di cosa si parla in questo libro? Si parla di bias cognitivi e di euristiche in tre diversi ambiti: il marketing (volutamente generico, può riguardare la comunicazione, il copywriting e altro), la disinformazione (fake news e complottame vario) e la vita sentimentale (vita di coppia, sesso etc).

I bias cognitivi e le euristiche sono elementi della psicologia cognitiva e del processo decisionale umano. Il nostro mondo è troppo complesso, incasinato e noi abbiamo sempre meno tempo e voglia di analizzare e di capire. Il nostro cervello, quindi, sviluppa strategie per semplificare e per fornire risposte rapide agli stimoli. E fin qui tutto bene ma queste strategie possono portare a deviazioni dalla razionalità, ai bias cognitivi e all’uso delle euristiche.

I bias cognitivi possono essere definiti infatti come deviazioni dalla razionalità che influenzano la memoria, la percezione e le decisioni. Le euristiche sono invece regole mentali rapide (però approssimative) che possono semplificare il processo decisionale. Sono in pratica scorciatoie cognitive che si rivelano spesso utili ma anche fonte di errori quando vengono applicate male.

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Strade scomparse di Firenze

Roberto Piumini “Panegìmo e altri poemi”, Scalpendi Editore

Scalpendi Editore

C’è un luogo felice della letteratura, in cui scrittura poetica e narrazione sono rimaste unite. Lì, la voce (fiato/ suono/corpo/ritmo) non si limita alla cronaca lirica, all’avvenimento del sé, ma racconta storie, allarga il gioco all’avventurosa diacronia del mondo.

Dopo i suoi sonetti (nostrani ed elisabettiani) raccolte di canti, parodie (il Melangolo, Interlinea, Feltrinelli) dopo la traduzione dei Sonetti e di Macbeth di Shakespeare, di Paradiso perduto di Milton, di poemi di Browning, de l’Aulularia con finale apocrifo di Plauto (Bompiani, Einaudi) e i poemi de “Il piegatore di lenzuoli” (Marietti1820) Roberto Piumini propone ai lettori adulti l’oralità ricca e soddisfacente della poesia narrativa.

A Panegìmo, nella prima storia, accade di scrivere una poesia di tre versi, di assoluta perfezione. Per pubblicarla degnamente, intraprende un lungo viaggio, durante il quale i primi due versi perdono tutta la loro bellezza: nel primo caso salvandolo da una condanna a morte, nel secondo facendo innamorare una persona. Panegìmo raggiunge infine le Edizioni Stellari, dove l’ultimo verso incontra l’incresciosa avidità dell’editore, e sacrifica la perfezione che aveva conservato in un ultimo dono. Nel secondo poema, il solitario traghettatore Nemau trasporta di qua e di là del fiume, a lunghi intervalli, una viaggiatrice, diretta ogni volta a nuovi amori. A ogni passaggio, silenziosamente innamorato di lei, il traghettatore vede diminuire in lei la  bellezza, l’entusiasmo e la vitalità: fino a quando, con decisione sapiente ed efficace, lui risolve la questione. Nel terzo poema, uno straordinario mascheraio è ingaggiato da una duchessa per un carnevale, in cui Bamberto cade vittima innocente di un atroce scherzo di cortigiani, ed è condannato alla decapitazione. Nel buio della cella, con l’inconsapevole aiuto del mite carceriere Sciapignac, il mascheraio prepara quello che, insieme a certe cipolle e a un fedele cavallo, lo porterà a salvezza.

Oltre ai tre poemi, il libro propone un particolare gioco. Generoso è il gioco della lettura di poesia, in cui alla vastità-intensità-intimità della parola, risponde, con risonanze, ardimenti e movimenti, la visione di chi legge. A qualcuno piace prendere appunti, scritti a bordo pagina o in spazi tipografici vuoti, su foglietti inseriti fra le pagine, persino in quaderni di lettura, straordinari libri paralleli, preziosi e personali libri-risposta. In questo libro si dà spazio, nelle pagine di sinistra, ad alcuni dei tanti possibili giochi di lettura come la scelta del verso preferito, o meno apprezzato, la modifica, soppressione o aggiunta di un verso, tra quelli della pagina a destra. Lo stesso può farsi per più versi, in libero esercizio del gusto: avendo l’accortezza di accettare la scommessa metrica, rispettando il ritmo in endecasillabi del poema. Al di fuori di questi (o altri possibili) interventi sul testo, lo spazio di sinistra può servire a osservazioni linguistiche, critiche, riferimenti narrativi, notazione di ricordi o sviluppi di fantasia, e così via, in un’agenda operativa, linguistica e emotiva, pagina dopo pagina, del libro. Un’agenda che, oltre ad arricchire il contenuto espressivo del libro coi suoi momenti di gioco e memoria, lo renderebbe enormemente più ricco in quella situazione che, per un libro di poesia, è tra le più preziose: essere prestato, o regalato, a una persona amica o amata.

Roberto Piumini (Edolo, 14 marzo 1947) vive a Milano, è uno scrittore, poeta e autore televisivo italiano. Per adulti ha pubblicato, presso più di 30 editori, racconti, romanzi, raccolte di poesie, poemi, testi di poesia e prosa su illustrazioni e fotografie. Ha pubblicato prose e poesie su riviste letterarie e giornali. Molti suoi libri per bambini e ragazzi, e alcuni di quelli per adulti, sono tradotti in una ventina di lingue. Ha scritto una ventina di libri a quattro mani con altri Autori, per bambini, ragazzi e adulti. Ha scritto una cinquantina di testi di poesia, in scambio con materiali di memoria locale e personale, tradizioni, esperienze, personaggi, disegni, fotografie, di gruppi di bambini, ragazzi e adulti, in varie località italiane. Oltre a permettere esperienze di poesia-presente, e letture molto partecipi della poesia, ha sviluppato questi testi in mostre di lettura nonché elaborazioni teatrali o filmiche. 

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“Il piegatore di lenzuoli”