Gianfranco Lauretano “Questo spentoevo”, Graphe.it Edizioni

Collana Le Mancuspie* diretta da Antonio Bux

Graphe.it Edizioni

Nel cuore delle parole c’è un’armonia nascosta, un flusso musicale che solo pochi poeti riescono a catturare. Gianfranco Lauretano rivela come l’arte della poesia possa essere un atto di imitazione e trasformazione, portando il lettore in profondità nell’universo sonoro delle parole. Lauretano segue le orme di Giorgio Caproni, sfidando l’audacia di provocare questo meccanismo, e portando in scena un’opera poetica che affonda le radici nell’arte di un maestro e, allo stesso tempo, si distingue come un’entusiasmante esplorazione dell’universo poetico. Questo spentoevo non è solo un libro di poesie: è un’esperienza, un viaggio nella musica nascosta delle parole, un tributo a un faro del Novecento. Un’opera che affascina, sorprende e incanta.

Il poeta agisce per eversioni di senso e per sonorità limpide offrendo al lettore un verso asciutto, lineare ma allo stesso tempo denso di nitore, figlio di un linguaggio che poggia le sue solide basi su un messaggio sia evocativo, e dunque spirituale, che civile, e dunque umanistico. Ciò che si sviluppa, in questa “crasi” letteraria, specie nella sua ultima opera che qui presentiamo, è la verosimiglianza del reale alla resilienza dello spirito, in una fusione tra elegia e provocazione che rende unica questa esperienza poetica sempre in bilico tra l’omaggio e la ricerca di un significato altro, di una cifra più aderente alla verità che spesso ci sovrasta ma non ci salva. Il risultato che ne consegue è una poesia fresca ma audace, che ha nei suoi picchi tutta la lezione novecentesca e però non disdegna il presente, ridisegnandone le mappe interne e andando contro le mistificazioni di un tempo che sembra continuamente mettere a dura prova gli esseri più sensibili che lo abitano. (Antonio Bux)

GIANFRANCO LAURETANO (1962) vive a Cesena. Ha pubblicato volumi monografici su Cesare Pavese, Clemente Rebora, Guido Gozzano, Federigo Tozzi, Beppe Fenoglio,  traduzioni dal russo (Puskin, Maldel’stam) e alcune raccolte di poesia. Dirige la collana Poesia contemporanea e l’Almanacco dei Poeti e della Poesia Contemporanea (Raffaelli, Rimini), la rivista di arte e letteratura Graphie (Il Vicolo, Cesena) e la serie di volumi critici annuali sulla poesia contemporanea L’Anello Critico (CartaCanta, Forlì). 

*La collana di poesia LE MANCUSPIE diretta da Antonio BUX 

«Nel racconto breve Cefalea, presente nel Bestiario del 1951, Julio Cortázar immagina un allevamento di mancuspie, curiosi mammiferi il cui aspetto è lasciato in gran parte all’immaginazione dello spettatore. Se non opportunamente accudite, le mancuspie sono in grado di trasmettere il proprio malessere agli uomini che se ne occupano, nella forma di un’insopportabile cefalea. Gli allevatori, tormentati dalla cefalea da mal-accudimento, trovano apparente sollievo nella medicina omeopatica, si scoprono dipendenti da erbe come la Belladonna, l’Aconitum, il Cyclamen. Cure naturali, s’intende, che idealmente sollevano l’uomo dagli effetti collaterali di una scarsa cura per il mondo che lo circonda» (da luogo_e). Da questo spunto viene l’idea che la poesia sia per certi versi paragonabile allo strano mondo animale fantasticato dallo scrittore argentino. Nella collana saranno ospitate monografie inedite e antologie di autori già largamente consolidati, ma anche rari repêchage che riproporranno testi di assoluto valore ormai fuori commercio da tempo. Testi ibridi dall’alto spessore qualitativo di poeti del Novecento italiano e non solo. La collana ha due uscite annue: una a febbraio, una a settembre (salvo eccezioni). I libri sono stampati su carta avoriata, con copertina in cartoncino avorio e alette e brossura rilegata a filo refe. La collana è diretta da Antonio Bux. Il logo della collana è disegnato da Emiliano Billai.
I primi due titoli della collana anche su tuttatoscanalibri:
LUCIANA FREZZA, Parabola sub, prefazione di Walter Pedullà – settembre 2022
GIORGIO MANGANELLI, Un uomo pieno di morte – novembre 2022 (per il centenario della nascita di Manganelli)

Justin Cronin “Il traghettatore”, Fanucci Editore

Dall’autore di The Passage, JUSTIN CRONIN, esce IL TRAGHETTATORE: un romanzo distopico su un gruppo di sopravvissuti in un’isola segreta

Fanucci Editore

Traduzione di Eleonora Antonini

Fondato dal misterioso genio noto come il Designer, l­’arcipelago di Prospera è nascosto dagli orrori di un mondo esterno ormai in declino. Su quest­’isola paradisiaca, i fortunati cittadini godono di vite lunghe e appaganti fino a quando i monitor incastonati nei loro avambracci, destinati a misurare il loro benessere fisico e psicologico, scendono sotto il 10%. A quel punto si ritirano, imbarcandosi su un traghetto per l’­isola conosciuta come Nursery, dove la loro memoria viene cancellata e i loro corpi deteriorati vengono rinnovati in modo da ricominciare una nuova vita. Proctor Bennett ha una carriera soddisfacente come traghettatore, accompagnando le persone nel processo di pensionamento. Ma c­’è qualcosa che non va in lui. In primo luogo, sogna, cosa che si suppone sia impossibile a Prospera. In secondo luogo, la percentuale sul monitor incastonato nel suo braccio ha iniziato a diminuire in modo allarmante. E nel giorno in cui viene convocato per traghettare il proprio padre, quest’­ultimo gli consegna un criptico messaggio dai risvolti inquietanti. Nel frattempo, il personale di supporto, uomini e donne comuni che forniscono la manodopera necessaria al funzionamento di Prospera, ha iniziato a mettere in discussione il proprio posto nell’­ordine sociale. Con i disordini aumentano, si diffondono sempre di più voci su un gruppo di ribelli che potrebbe scatenare una rivoluzione. Ben presto, Proctor si ritrova a mettere in discussione tutto ciò in cui credeva, invischiato in una causa molto più grande di lui e in una missione disperata alla ricerca della verità.

PROLOGO

Sta per spuntare l’alba quando lei sguscia via di casa. L’aria è calma e fresca; gli uccelli cantano sugli alberi. Ovunque, il suono del mare, il grande metronomo del mondo, che sbatte sotto un cielo vellutato di stelle evanescenti. Attraversa il giardino, con indosso la camicia da notte chiara. Il suo passo non è esitante, semplicemente pacato, quasi compiaciuto. Come somiglia a un fantasma, questa figura solitaria che fluttua tra le aiuole, le fontane gorgoglianti, le siepi affilate come lame taglienti. Dietro di lei, la casa è scura come un monolite, anche se presto le finestre affacciate sul mare si riempiranno di luce. Non è cosa facile, lasciare una vita, una casa. I dettagli scavano trincee dentro di noi: profumi, suoni, associazioni, ritmi. Le assi scricchiolanti del pavimento al piano di sopra. L’odore che ti accoglie all’ingresso a fine giornata. L’interruttore della luce che la mano trova in automatico anche al buio. Potrebbe muoversi senza problemi tra i mobili con una benda sugli occhi. Vent’anni. Resterebbe altri venti se potesse.

Nel 2010, Il passaggio di JUSTIN CRONIN è stato un fenomeno. L’indimenticabile capolavoro che critici e lettori hanno paragonato ai romanzi di Cormac McCarthy, Michael Crichton, Stephen King e Margaret Atwood ha incantato i lettori di tutto il mondo. Stephen King lo ha definito “avvincente… una volta letto questo libro il mondo ordinario scomparirà” e nel 2019 è diventato una serie tv prodotta da Scott Free Productions e 20th Television. Ora Justin Cronin, vincitore del PEN/Hemingway Award, dopo aver debuttato nel catalogo Fanucci Editore con la conclusione della sua epica trilogia con La città degli specchi, ritorna con un nuovo fenomenale romanzo ambientato in un futuro distopico, Il traghettatore. Sempre in questa collana, verranno ripubblicati Il passaggio e I Dodici, i primi due capitoli della serie The Passage.

Tuttatoscana a TourismA

Firenze capitale della cultura e dell’arte ospita tourismA – Salone dell’Archeologia e del Turismo Culturale

Una manifestazione di tre giorni, negli spazi prestigiosi del centralissimo Palazzo dei Congressi.tourismA è un momento di esposizione, divulgazione e confronto di tutte le iniziative legate alla comunicazione del mondo antico e alla valorizzazione delle sue testimonianze.

tourismA

è rivolto a tutte le realtà culturali ed economiche attive nel settore archeologico-artistico-monumentale: istituzioni di ricerca pubbliche e private, parchi, musei, enti di promozione, operatori turistici, categorie professionali.

Per fare di tourismA un grande momento di incontro degli operatori e degli appassionati del settore è stata scelta una delle città europee più legate all’idea dei beni culturali come valore identitario e motore di promozione economica. Firenze è anche la città italiana più facilmente raggiungibile: il Palazzo dei Congressi dove si tiene il Salone è dislocato accanto alla stazione di Santa Maria Novella, che a sua volta si trova al centro del sistema ferroviario dell’alta velocità.

SABATO 24 FEBBRAIO
SALA 9 ore 9:00 – 18:00

CULTURA COLTURA CULTO
Patrimonio italiano e turismo culturale
A cura di Agostino De Angelis attore e regista

Mattina ore 9:00 – 13:00
⋅ REGIONE LAZIO
⋅ REGIONE BASILICATA Agenzia di Promozione Territoriale Basilicata
⋅ ARCIVESCOVADO DI CATANIA
Grazia Spampinato direttore Museo Diocesano e vicedirettore Ufficio Diocesano per i Beni Culturali
Rev.do Sac. Massimiliano Parisi direttore Ufficio Amministrativo della Diocesi, amministratore di Catania pulcherrima e rettore di chiese del centro storico
⋅ Ernesto Tedesco sindaco di Civitavecchia, Simona Galizia assessore alla Cultura
⋅ Pietro Tidei sindaco di Santa Marinella (Rm), Paola Fratarcangeli delegata al Castello di Santa Severa
⋅ Paolo Pilotto sindaco di Monza (Mb)
⋅ Mario Baccini sindaco di Fiumicino (Rm)
⋅ Elena Gubetti sindaco di Cerveteri (Rm)
⋅ Alessandro Giulivi sindaco di Tarquinia (Vt)
⋅ Alessandro Grando sindaco di Ladispoli (Rm)
⋅ Stefania Bentivoglio sindaco di Tolfa (Rm)
⋅ Luigi Landi sindaco di Allumiere (Rm)
⋅ Mirko Zauri sindaco di Pescina (Aq)
⋅ Stefano Minerva sindaco di Gallipoli (Le)
⋅ Andrea Barone sindaco di Alezio (Le), Fabiola Margari assessore alla Cultura
⋅ Emanuela Panzironi sindaco di Zagarolo (Rm)
⋅ Istituto Statale Istruzione Superiore “Enrico Mattei” – Cerveteri
⋅ Salvina Pizzuoli capo redattrice Tuttatoscanalibri

Francesco Randazzo “Freme la vita. I sogni di Goffredo Mameli”, Graphofeel Edizioni

Quel ragazzo è un simbolo!” gridò uno mentre lo portavano via. “Salvate almeno lui, se non per questa Repubblica sotto assedio e quasi vinta, per la Repubblica che verrà!”

Graphofeel Edizioni

La biografia romanzata di Goffredo Mameli, patriota e scrittore, ragazzo entusiasta e pieno di gioia di vivere, morto a soli ventuno anni durante la difesa della Repubblica romana. Vissuto tra Genova, Milano e Roma, fu una vera star del Risorgimento, ed ebbe grande influenza nella cultura del suo tempo. Amico di Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini, amato dalle donne e venerato dagli amici è l’autore del testo dell’attuale Inno d’Italia che fu musicato da Michele Novaro.

“Il Risorgimento è stato relegato ad una esaltazione retorica,” – spiega l’autore – “mentre invece è stato animato da uno spirito libertario e rivoluzionario, ricco di idealismo democratico, vissuto non soltanto dalle classi intellettuali, ma anche dal popolo e da moltissimi giovani. Mameli era uno di questi ragazzi, il più famoso, ma forse anche il meno conosciuto. Se lo si spoglia dell’apologia posteriore, mostra tutte le fragilità di un adolescente, ma anche tutta la forza di ribellione, la voglia di cambiare il mondo in meglio. Ai miei occhi è diventato come un ragazzo d’oggi che protesta e lotta per i diritti negati, contro le ingiustizie e le sopraffazioni.”

Francesco Randazzo si è laureato in Regia nel 1991 all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma. Lavora in Italia e all’estero come regista e autore per importanti teatri e festival. È fondatore della Compagnia degli Ostinati – Officina Teatro, della quale è stato direttore artistico. Ha pubblicato testi teatrali, poesie, racconti e due romanzi; ha ottenuto numerosi premi di drammaturgia e letteratura nazionali e internazionali. Suoi testi teatrali sono stati tradotti in spagnolo, ceco, francese e inglese e rappresentati in Canada, Usa, Croazia, Slovenia, Belgio, Spagna, Francia, Cile. Per Graphofeel ha pubblicato I duellanti di Algeri (2019) e Il vero amore è una quiete accesa (2021).

Diego Brasioli “Il caffè di Tamer”, Mursia Editore

Mursia Editore

«E dopo ogni guerra, pensava Dori, dopo ogni battaglia, non una, ma due, tre, dieci, cento versioni. Chi ha ragione, alla fine? Ciò che appare sembra una cosa, ma poi ne sembra un’altra, e poi ancora cambia di prospettiva. Alla fine, cosa conta chi ha ragione, se la ragione stessa è andata persa?»

Questa è la storia dell’ebreo Dori Goldman e del suo amico arabo Tamer Hammoud che aveva un locale senza nome né insegna negli antichi vicoli di Gerusalemme. Era un luogo di pace che tutti chiamavano, semplicemente, il caffè di Tamer.

Un tragico e delicato romanzo che trascina nel cuore della terra promessa, dove niente è ciò che sembra, dove la morte e l’amicizia camminano fianco a fianco. Uno spaccato di vita mediorientale lucido e tragico fatto di rapporti umani sempre più difficili tra arabi ed israeliani, di istinti omicidi superiori a qualsiasi voglia di riconciliazione, ad ogni accordo realmente ragionato e quindi possibile. Ogni emozione, ogni dialogo, ogni speranza confina sempre con una pesante atmosfera di morte, di resa dei conti che pesa come una spada di Damocle sulla sofferta quotidianità di intere popolazioni. Il finale tragico fa riflettere e non lascia certo grande spazio ad ipotesi di definitive risoluzioni non violente dei conflitti mediorientali.

Diego Brasioli (Roma, 1961) è un diplomatico di carriera. Presso la Farnesina, è stato presidente del Comitato Interministeriale per i Diritti Umani, direttore per il Nord Africa e il Medio Oriente, direttore per la Sicurezza e il Disarmo e vicedirettore generale per gli Affari Politici. Ha lavorato in varie sedi diplomatiche all’estero: in Pakistan, Giordania, Libano, a Los Angeles negli Stati Uniti e, come ambasciatore d’Italia, in Romania e Lussemburgo. Con Mursia ha pubblicato il romanzo Le stelle di Babilonia, vincitore del Premio Gaeta per la Letteratura di viaggio e di avventura (2007).

Claudio Chiaverotti – Pierluigi Porazzi “Il re delle fate d’autunno.In fondo alle filastrocche è sempre buio” Mursia Editore

MURSIA

Collana Giungla Gialla

in libreria dal 22 febbraio

“Dall’incontro di due anime creative e da stima e ammirazione reciproca è nata prima un’amicizia vera e in seguito l’opportunità di scrivere insieme una storia, e questa storia è diventata Il re delle fate d’autunno.” (P. Porazzi, C.Chiaverotti)

«Dolcezza, un puntino quasi dimenticato su qualunque mappa stradale, qualche migliaia di abitanti, poche anime rimaste, la maggior parte vendute per molto meno di trenta denari. Tutti invece conoscono la fabbrica di prodotti chimici che dà lavoro alla maggior parte degli abitanti del paese, l’Ekta.»

Adolescenti, belle e con qualche segreto di troppo: sono le vittime di un serial killer che si fa chiamare il re delle fate d’autunno e semina terrore nello sperduto paesino di Dolcezza, in Friuli. Al caso lavora l’ispettrice Foscari che, con il suo vice Chiarloni, scava tra le torbide ombre di una provincia solo all’apparenza tranquilla. Chi è l’assassino? Perché uccide? E ha qualcosa a che fare con l’Ekta, la fabbrica che tutti in paese detestano e temono?

Incipit: 

A occhi chiusi, il tepore dell’ultimo sole dell’estate sulle guance le accende un lieve sorriso sulle labbra. Ha sempre amato l’estate, il caldo, le maniche corte, le corse da bambina nei prati della casa di montagna, le libellule. Sembravano piccole fate, le libellule. Amava vederle volteggiare intorno a lei, restare immobile finché una si posava sulla sua mano, e osservarle da vicino. Avevano occhi enormi, il corpo oblungo e quasi sgraziato, le ali così sottili e delicate che sarebbe bastato un tocco delle dita per distruggerle. In un istante, la sua mente è tornata a un passato simile alla felicità, allora inconsapevole, di una ragazzina che aveva davanti a sé infinite strade, infinite possibilità. Le sembra quasi di sentire ancora l’odore di erba tagliata dei campi.

Claudio Chiaverotti ha scritto le strisce delle Sturmtruppen, e dal 1989 lavora come sceneggiatore presso la Sergio Bonelli Editore. Ha scritto più di cinquanta storie di Dylan Dog, ha creato il personaggio fantasy Brendon e la serie Morgan Lost, in corso di pubblicazione. Ha diretto il cortometraggio I vampiri sognano le fate d’inverno?, miglior cortometraggio al XXXVII Fantafestival di Roma.

Pierluigi Porazzi ha pubblicato per Marsilio L’ombra del falco, Nemmeno il tempo di sognare e Azrael, premiato come miglior romanzo dell’anno nell’ambito dei Corpi Freddi Awards. Per Pendragon è uscito Una vita per una vita, scritto con il giornalista Massimo Campazzo, e per La Corte Editore La ragazza che chiedeva vendetta, Il lato nascosto, Mente oscura e Ritratti di morte. Ha pubblicato anche molti racconti in varie raccolte e antologie. Da uno dei suoi racconti è stato tratto il cortometraggio “La fotografia”, diretto da Luca Sabbatini.

Lorenzo Mazzoni “Antidolorifico”, presentazione

Edizioni La Gru per la Collana Libero Marzetto

Libero Marzetto è qualcosa di particolare, una sfida letteraria, un progetto unico perché ogni storia nasce dall’ascolto di una canzone e ogni libro esce con tiratura limitata in 149 copie numerate.

Un noir-pulp ironico e dissacrante, un romanzo corale in cui i personaggi, tutti al limite della società per bene, cercano di barcamenarsi e di trovare l’occasione della vita. Anche se poco lecita. Un libro, che risente del peso di un certo cinema di genere, nato dall’ascolto di Painkiller, brano che la band svedese Bakyard Babies ha scritto assieme a Tyla dei The Dogs d’Amour. Un viaggio lisergico, quello di Mazzoni, ai margini del genere umano. 

L’incipit

Ponzana, sabato 17 maggio, ore 10.00
Il motore della macchina, una FIAT Panda bianca, iniziò a borbogliare a qualche chilometro da Ponzana, sulla Strada Provinciale 11. Il mugugno meccanico si diffondeva dal cofano
e si incuneava, con sonorità tronche ed esitanti, fin dentro l’abitacolo.
Nazzareno Galli strinse il volante. Mancavano meno di venti minuti per giungere a Vercelli, dove avrebbe chiesto l’aiuto di un meccanico di sua fiducia e, una volta sistemata la macchina, sarebbe potuto ripartire verso la Francia, con il nobile obiettivo di vivere una vita da espatriato. Ricco.
Del fumo denso iniziò a uscire dal cofano, seguito da un rantolo prolungato, come di ingranaggio ferito a morte. La FIAT Panda sobbalzò e, infine, si bloccò di colpo. Lì, sul ciglio della strada.
Nazzareno sospirò, contò fino a dieci, scese dall’auto e aprì il cofano. Una fumana grigia e pregna di cattivi presagi lo investì in pieno volto.

Lorenzo Mazzoni (Ferrara, 1974) ha vissuto a Londra, Istanbul, Parigi, Sana’a, Hurghada e ha soggiornato per lunghi periodi in Marocco, Romania, Vietnam e Laos. Scrittore, saggista e reporter, ha pubblicato una ventina di romanzi, tra cui Apologia di uomini inutili (La Gru, 2013), Quando le chitarre facevano l’amore (Edizioni Spartaco, 2015; Premio Liberi di Scrivere Award), Un tango per Victor (Edicola, 2016), Il muggito di Sarajevo (Edizioni Spartaco, 2016), In un cielo di stelle rotte (Miraggi, 2019). Ha creato l’ispettore Pietro Malatesta, protagonista della seria noir (illustrati da Andrea Amaducci ed edita da Koi Press): Malatesta. Indagini di uno sbirro anarchico. Diversi suoi reportage e racconti sono apparsi su il manifesto, Il Reportage, East Journal, Scoprire Istanbul, Reporter e Torno Giovedì. Mazzoni è inoltre docente di scrittura narrativa di Corsi Corsari e consulente per diverse case editrici. Nel 2015 è entrato a far parte di Mille Battute, un contenitore culturale di esperienze umane che promuove workshop di scrittura, reportage e fotografia in giro per il mondo. Collabora con Il Fatto Quotidiano. https://www.ilfattoquotidiano.it/blog/lmazzoni/

Tore Renberg “La mia Ingeborg”, presentazione

Premiato come miglior libro dell’anno dai librai norvegesi, bestseller letterario trascinato da una scrittura sferzante, teso come un thriller e commovente come una storia d’amore, La mia Ingeborg è l’intenso racconto di una famiglia che, capeggiata da un uomo distruttivo, va in pezzi.(da Fazi Editore)

Novembre.
Cosa diceva sempre Ingeborg?
È il periodo più esile dell’anno, Tollak.

Sì.
L’autunno sfiorisce, l’inverno deve attendere.

Parlava forbito, Ingeborg, da quella donna ho imparato tante parole ed espressioni.
Abbiamo soltanto questo arco di tempo da vivere insieme, Tollak, fai in modo di essere buono con me.

Sì.
Era così.
L’amavo in maniera totale, come nessun altro uomo ha mai amato una donna e maledico le forze demoniache che me l’hanno portata via

Il protagonista ricorda, pensa, riflette e rimpiange il passato, gli errori commessi e i sensi di colpa che ne sono derivati: è la voce narrante, un monologo con se stesso quando non parla con lei direttamente, la sua Ingeborg. Vive in una casa isolata, in mezzo ai boschi nella zona della Norvegia più ad ovest. È rimasto solo con Otto, un ragazzo abbandonato dalla propria madre  “un ragazzo pallido, ha le mani lente e molli, gli occhi impauriti, e dentro di sé non è come gli altri. Se ne sta nella stalla. Con la rete. Lo vedo tutti i giorni, mi prendo cura di lui”.

Si è lasciato andare, e tutto intorno a lui risente di questa scelta di abbandono: solo e arrabbiato si è isolato dal mondo rifiutando anche i contatti e le informazioni attraverso i giornali e la televisione e ha litigato con tutti, ma ora che è anche malato ha chiamato i figli che vivono in città e con i quali non è mai riuscito a costruire buoni contatti: ha un segreto da confidare loro, anzi due.

Un finale inatteso e intenso.

Tore Renberg Nato nel 1972 a Stavanger, è uno degli autori norvegesi più popolari, versatili e acclamati dalla critica. Ha vinto numerosi premi letterari e i suoi libri sono stati tradotti in ventidue lingue. Ha esordito nel 1995 con la raccolta di racconti Sovende floke, alla quale sono seguiti quindici romanzi. La mia Ingeborg, pubblicato in Norvegia nel 2020, è il suo più grande successo letterario. Ha scritto anche sceneggiature e opere teatrali. Oltre alla scrittura si dedica alla musica: ha suonato in diversi gruppi, tra cui i Lemen, formazione in cui lui era la voce e Karl Ove Knausgård il batterista.(da Fazi Editore)

Gianni Bonini “Primavera di bellezza. Un’autobiografia non autorizzata”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Samizdat Edizioni

Molte sono le concomitanze determinanti nella vita di ciascuno di noi: il nucleo familiare, includendo la sfera delle conoscenze e frequentazioni costanti, amici e parentado, con gli affetti e le emozioni ad essa connessi; gli incontri fortuiti; le scelte operate in itinere, spesso istintive o comunque non sempre legate ad analisi approfondite; il tutto gioca, si organizza, risente di uno sfondo, legato al periodo storico, alle vicende, vicine e lontane, alle esperienze che ciscuno sperimenta, conduce e interpreta a proprio modo.

Questa premessa al testo di Gianni Bonini, “battezzato da vero fiorentino nel bel San Giovanni. Gianni, non Giovanni”,  ha un senso ben preciso: ripercorrere come lettore le pagine autobiografiche è un ricordare o conoscere, interpretare, analizzare, capire una trance de vie, cogliendola in un contesto, come fa l’autore che la inquadra sullo sfondo della situazione storica, non solo da protagonista ma anche da analista e studioso di geopolitica, e lo fa benissimo.

Tra gli anni ’50 e gli anni ’80, la sua autobiografia infatti è articolata come in due parti:  i ricordi dell’età “spensierata”, tra gli affetti e le emozioni ad essi legate, e i ricordi di un’età più matura, entrambe ben contestualizzate e circostanziate in ambito artistico, socio-economico-politico e culturale in senso ampio e completo. I due periodi decisamente diversi per la storia che li ha caratterizzati: dall’Italietta del dopoguerra e della ricostruzione, dal paese del cambiamento, alla caduta delle illusioni, periodo che prelude, anche se senza precise sintomatologie evidenti, a quanto accaduto dopo i fatidici anni Ottanta.

“Voglio lasciare traccia di un mondo reale che non è quello delle stereotipe liturgie di regime. Il secolo lungo e sanguinoso, il Novecento, che ha permesso l’accesso alla Storia di grandi masse proletarie, nel senso latino del termine […]”

“La mia non è stata la meglio gioventù, ma una generazione che la Ricostruzione uscita dalla guerra civile europea preparava a fare la classe dirigente, eredi di donne e uomini che erano sopravvissuti al disastro, capaci di amore, innervati da dottrine sociali centrate sull’Uomo”.

Un testo che racconta un periodo di grande fermento economico, di progettazione di una società nuova, di ricerca e impegno e di sperimentazione in tutti gli ambiti dal produttivo a quello artistico, scientifico, sociale, politico con grandi spinte innovative della nostra società che ha, e non poteva essere altrimenti, influito sulle scelte, su tutto quel vivere per vivere che caratterizza l’età giovanile, quella che in termini sintetici possiamo definire la nostra “primavera”.

Gianni Bonini (Firenze 1950) studioso di geopolitica, è stato uno dei costituenti fiorentini del Manifesto spostandosi successivamente nell’area socialista. Poi Presidente della Fiorentinagas e vicepresidente del CIHEAM (Centre International de Hautes Ètudes Agronomiques Méditerranéennes), è autore di molti articoli e saggi.

L’Ora blu, in Viale dei Mille 27r a Firenze , è la libreria in cui è possibile acquistare il libro

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Paesaggi mediterranei. Dove la geografia provoca la storia”

“Il Mediterraneo nuovo”

Anna Macrì “Gli amori malvagi. Dieci storie di ordinaria violenza”, Bibliotheka Edizioni

NEGLI “AMORI MALVAGI” DELL’ATTRICE CALABRESE ANNA MACRÌ, DIECI STORIE VERE DI ORDINARIA VIOLENZA NEI CONFRONTI DELLE DONNE

IL RISULTATO DI UNA RICERCA DURATA TRE ANNI 

Prefazione di Francesca Rennis

«Se lo lasciassi sarei persa, non so fare altro che la bestia da soma di un uomo. Non so che cucinare, rassettare, stirare, rammendare e aprire le gambe quando vuole».

Gli amori malvagi. Dieci storie di ordinaria violenza dell’attrice calabrese Anna Macrì, in libreria il 16 febbraio per le edizioni Bibliotheka (96 pagine, 16 euro, edizione ebook a 4,99) è il risultato di una ricerca sul campo durata tre anni in vari centri antiviolenza. Il libro raccoglie dieci testimonianze (sulle oltre cento ascoltate) di donne violate da fidanzati, mariti, presunti amici. Le protagoniste si raccontano con onestà e crudezza, dopo percorsi spesso segnati da rassegnazione, istinto protettivo nei confronti dei figli, denuncia dei carnefici, sensi di colpa, timore del giudizio altrui e depressione.

Cristallizzato in un istante infinito di dolore, il racconto della violenza subita punta il dito sull’incapacità manifestata da molti uomini, e spesso in situazioni considerate normali e ordinarie, di costruire con le loro compagne rapporti maturi e di reciproco rispetto.

«L’ho scritto a mano, sotto gli ulivi della mia campagna o in riva al mare», spiega l’autrice. «E di notte, nel silenzio del mio studio, con la musica come compagna».

Attrice versatile, Anna Macrì ha ricoperto ruoli drammatici e brillanti, frequentando tragedia e commedia dell’arte, teatro danza e dell’assurdo. In nomination al David di Donatello per il cortometraggio Onora la Madre, vincitore Best Short 2018 di Matera, è stata nel cast del film di Volfango De Biasi Nessuno come noi. Per il teatro ha scritto e rappresentato Cria da Marè su Marielle Franco, politica, sociologa e attivista brasiliana assassinata nel 2018 (produzione Confine Incerto).