Matteo Bussola “La neve in fondo al mare”, presentazione di Salvina Pizzuoli

– Scoprire la profondità della tristezza di un figlio, a neanche sedici anni, è come trovare qualcosa in un posto in cui non te lo saresti mai aspettato. In cui proprio non dovrebbe esserci.
– Che vuoi dire?
– Tipo, non so. Come trovare la neve in fondo al mare.
(dal Catalogo Einaudi)

In questo  suo ultimo romanzo Bussola indaga uno dei nodi del nostro tempo: genitori e adolescenza. Se quello di genitore è sempre stato un mestiere difficile, oggi lo è ancora di più, troppe le “voci” che partecipano alla formazione dei nostri giovani e spesso in contraddizione tra loro. Si potrebbe pensare che più voci possano contribuire e alleggerirne la crescita guardandola da tanti punti di vista, ma non è così. Bussola centra il problema facendo della voce narrante quella di un padre all’interno di una struttura ospedaliera che si pone domande di fronte ad una situazione sconvolgente e inattesa

Per raccontare questa storia dovrei partire dall’inizio. Se solo sapessi quale scegliere fra i tanti.
Magari, prima di soffermarmi sugli eventi che ci hanno portato fino a qui, potrei provare a dire due parole su di me. Una specie di breve ritratto. Anche per ricordarmi chi sono, in questo posto in cui è facile sentirsi ridotto a una singola funzione.[…]
Mi chiamo Caetano Bernardi e ho quarantanove anni. Sono un ingegnere, un marito, il papà di un adolescente e di due bambine.[…]
Il mio lavoro è capire come fare affinché le cose stiano in piedi.
Entrare nel gioco di spinte e controspinte, calcolare le sollecitazioni sopportabili da una struttura, il suo carico massimo sostenibile. […]Il carico massimo sostenibile cambia a seconda del materiale che consideri. A parità di spessore, un solaio in laterocemento porta quattrocento chilogrammi al metro quadro, uno in calcestruzzo armato seicento e passa, un solaio in legno ne tiene la metà, ma in compenso è piú elastico.
Funziona cosí anche con le persone, la vita è una gara di resistenza alle deformazioni e agli urti.
Non tutti vi reagiscono allo stesso modo. Ma il vero problema è che, quando si tratta di persone, non esistono regole matematiche universalmente valide. Ognuno di noi è un impasto unico che c’entra solo in minima parte con la biologia, e ha a che fare principalmente con la propria storia, con il periodo in cui si vive, con la maniera in cui si riesce ad adattarsi oppure a ribellarsi allo sguardo degli altri. L’umano è un materiale che muta le caratteristiche meccaniche nel tempo, attraverso crepe o fenditure spesso difficili da scorgere, a volte addirittura sotterranee. Per vederle servono occhi attenti, desiderio di conoscere, capacità di mettersi in discussione e nessuna soluzione pronto uso.
Ecco perché Tommy e io siamo qui.

E più avanti precisa

La perdita di peso, da tre anni all’incirca, è la punizione ossessiva che nostro figlio si infligge.
Gli psichiatri, in reparto, mi hanno detto che è l’unica maniera che gli fa sembrare di mantenere il controllo sul suo corpo, dunque sulla sua vita. Ecco perché è una patologia sempre piú diffusa, anche fra gli adolescenti maschi.
– Farsi del male è un modo per avere un controllo? – ho chiesto la prima volta che siamo stati in questo posto.
– Farci del male è la prima forma di controllo che abbiamo tutti, – mi ha risposto il dottore.

In una recente recensione (La Stampa 7 giugno 2024) Francesco Zani scrive ambientando il raccontato ed enucleando il tema

“La nave in fondo al mare è un libro che non ha luogo – la scenografia è minimale, fatta tutta di camere d’ospedale vissute con le luci bianche accecanti e di rumori di macchinette del caffè automatiche annacquate di malinconia – ma sopravvive dentro a uno spazio senza confini, quello tra il padre Caetano e il figlio Tommaso ricoverato perché soffre di anoressia nervosa”.

E a conclusione una notazione interessante

“Nella struttura orizzontale della narrazione se ne nasconde anche una verticale, brevi capitoli d’infanzia scritti con la nota del tu, una seconda persona delicata e sognante, un appello, una lettera, un lungo diario che ci ricorda Io resto qui di Marco Balzano per l’atmosfera e il senso nostalgico di perdita. Una perdita in questo caso non materiale ma simbolica con Bussola che lotta e si sbraccia contro lo scorrere del tempo nel punto di vista di un padre che si guarda indietro e si accorge che ormai Tommy è diventato grande e soffre di qualcosa di imparabile anche con tutto l’amore del mondo. Sarebbe stato bello ce ne fossero stati ancora di più di questi squarci nel passato, dai colori pastello e l’anima vintage, come mettere dentro un videoregistratore qualche vecchio vhs delle vacanze estive degli anni Novanta”.

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Fabio Giorgino “Echi sinistri. Una nuova indagine del commissario Spiro Fusco”, Mursia

Collana GIUNGLA GIALLA , Mursia

«Erano passati ventidue anni ma quella data sarebbe rimasta scolpita per sempre nei suoi ricordi, sebbene tutto quel tempo trascorso fosse servito almeno a mitigare il rimorso e la paura di dover pagare il conto, prima o poi.»

Il cadavere di una ragazza viene rinvenuto nelle acque del Mar Piccolo di Taranto: sembra essersi buttata dal ponte Punta Penna, ma i primi rilievi rendono l’ipotesi del suicidio poco credibile. Il commissario Fusco si trova ad affrontare una nuova indagine proprio nel giorno in cui un messaggio anonimo lasciato nella cassetta della posta lo riporta indietro di ventidue anni, costringendolo a riprendere le fila di una vicenda personale che credeva morta e sepolta. Chi è a conoscenza del suo torbido segreto oltre all’amico Enrico Vanoli? Si tratta di vendetta o ricatto? Nella seconda avventura di Spiro Fusco, echi sinistri risuonano dal passato per svelare le origini del suo spirito oscuro.

Incipit:

«Un’alba lattiginosa e umida preannunciava una di quelle giornate in cui Spiro Fusco, con buona probabilità, avrebbe dovuto ingurgitare almeno milleduecento milligrammi di ibuprofene nell’arco delle dodici ore per alleviare quella che lui definiva «cefalea da aria pesante». Uscì di casa per ritirare la pattumella dell’umido e rientrando si fermò davanti alla cassetta della posta: dalla feritoia s’intravedeva qualcosa all’interno. Poggiò la pattumella a terra tremando per il freddo e inserì la mano nello sportello, pinzò fra indice e medio l’angolo di un foglietto di carta e lo tirò fuori. Era piegato in due. Lo aprì e lesse le due sole righe scritte con una grafia quasi illeggibile. Sentì di colpo il cuore accelerare e un flusso caldo alla gola. Rilesse una seconda e una terza volta. Una sola frase e una data, un richiamo sinistro a giorni ormai lontani».

Fabio Giorgino (1968), pugliese, impiegato nella pubblica amministrazione, ha esordito nel 2021 con il thriller Le ragioni della follia per la collana Giungla Gialla di Mursia; il romanzo ha vinto il premio della critica Città di Cattolica 2022 ed è stato semifinalista alla Provincia in Giallo 2022. Echi sinistri è il secondo capitolo della serie con protagonista il commissario tarantino Spiro Fusco.

Simone Valmori “Il figlio di Leonardo.Il segreto di Caterina Sforza torna a macchiarsi di sangue”, Mursia Editore

Mursia

Un thriller storico diviso in due filoni temporali distinti, presente e Rinascimento, che crescono in simbiosi alimentandosi entrambi di un mistero celato in un dipinto conservato a Forlì, la Dama dei Gelsomini. 

Un ingegnere dall’animo avventuroso e una guida museale con un passato nascosto si trovano ad affrontare una pericolosa organizzazione. Nel mentre, in pieno Rinascimento italiano, Leonardo Da Vinci e Caterina Sforza nascondono un segreto che potrebbe cambiare il mondo. Una storia che attraversa i secoli, rivelando un legame indissolubile tra passato e presente.

Dichiara l’autore: «Il romanzo contiene informazioni e rivelazioni riguardanti la paternità di Giovanni dalle Bande Nere. Una delle mie scoperte più significative si concentra sulla Pala dei Tre Arcangeli di Marco D’Oggiono, pittore di scuola vinciana, dove Valmori ha identificato il nome “Lionardo” nascosto nel collo dell’Arcangelo Gabriele come fosse un indovinello irrisolto da 500 anni. Perché questa interpretazione mette in luce una possibile analogia biografica tra il pittore e l’angelo che annunciò non solo la nascita di Gesù, ma anche quella di Giovanni Battista? Il motivo è semplice, il nome che Leonardo deve aver dato a suo figlio è proprio Giovanni. Lo attesterebbe il famoso dito alzato che Leonardo ritrae nelle sue opere e che non sarebbe più un ammonimento, ma l’affermazione di sé stesso e del figlio. In questo modo si spiegherebbe il motivo per cui il dipinto del San Giovanni Battista di Leonardo, che rappresenta un adolescente ritratto all’età di 14 anni, è uno dei pochi che il pittore vorrà con sé fino alla morte ad Amboise, in Francia. Tutta l’arte svelata nel romanzo supporta questa teoria.  Attraverso un’analisi approfondita del Cenacolo di Santa Maria delle Grazie, ad esempio, arrivo a determinare una data di nascita come nella soluzione di un rebus, il 6 aprile 1498, che coincide proprio con il giorno della nascita di Giovanni dalle Bande Nere, figlio di Caterina Sforza e tradizionalmente riconosciuto al Popolano. Tuttavia, secondo il romanzo, ci potrebbero essere stati incontri segreti tra Caterina e Leonardo, che hanno portato al concepimento di un figlio illegittimo. Altri artisti della cerchia di Leonardo lo confermerebbero in decine di opere, come nella Natività Mistica di Sandro Botticelli, dove un padre è l’unico a celarsi il volto in maniera enigmatica e dove un misterioso cartiglio farebbe riferimento non al periodo in cui nacque Gesù, ma ancora una volta all’aprile del 1498. Teorie innovative che accompagnano il lettore in un dibattito stimolante sulla figura di Leonardo da Vinci e la possibilità che abbia davvero avuto un figlio da una donna che come lui amava l’arte, la scienza e gli esperimenti che, come descritti nei disegni di Leonardo, potrebbero aver generato una vita all’insaputa di tutti.»

Simone Valmori (Forlì, 1977) vive a Forlì. Laureato in economia di internet opera in ambito educativo come professionista del fundraising e della comunicazione. Impegnato nella valorizzazione della cultura del suo territorio, attualmente ricopre il ruolo di Presidente del Museo Interreligioso di Bertinoro. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni tra cui un gioco di società sulla Romagna dal titolo Forum Livii: un’avventura alla conquista del Paradiso (2022) il romanzo La Macchina dei Prodigi (2018) e L’Eredità di Leonardo(2011).


Paul Sterling “Adele e Oliver. Il vento dei sogni”, AEDE Books Edizioni

Adele e Oliver – Il vento dei sogni: il nuovo emozionante romanzo di Paul Sterling con prefazione di Eugenio Finardi.


 Adele e Oliver – Un libro intenso e appassionato sulla disabilità che celebra resilienza, diversità e inclusione con 50 frasi motivazionali di famosi Campioni Olimpionici, Paralimpici e Personalità dello Sport. Una coinvolgente storia sulla vita di una bambina, ragazza e donna che, attraverso lo sport, ci porta alle Paralimpiadi – AEDE Books Edizioni

Milano, 15 Luglio 2024 – “Adele e Oliver – Il Vento dei Sogni”, il nuovo appassionante libro di Paul Sterling. Un romanzo che coinvolge, ispira e motiva, arricchito dalla prefazione di Eugenio Finardi e da 50 frasi motivazionali di 50 Campioni dello Sport. AEDE Books Edizioni.

Paul Sterling offre un’opera straordinaria dove forti emozioni e passione si intrecciano in una storia di coraggio e determinazione che supera le sfide della vita. 

“Adele e Oliver – Il Vento dei Sogni” è un libro toccante e coinvolgente, positivo e motivazionale, che offre momenti di riflessione, commozione e sorrisi spensierati. La narrazione, con un ritmo cinematografico, affronta temi come lo sport, le Paralimpiadi, la disabilità, la diversità, l’inclusione, l’amore per gli animali e l’importanza di credere nei propri sogni.

Trama:

Il romanzo racconta la vita di Adele che, durante l’infanzia, viene coinvolta in un terribile incidente. Da quel momento, accompagnata dal fedele cane Oliver, un magico compagno di viaggio, Adele affronta gli ostacoli che il destino le ha messo davanti per realizzare il suo grande sogno: partecipare alle Paralimpiadi. 

Una lettura ideale per tutte le età, dagli adulti ai ragazzi sino ai bambini di 10/11 anni.

Eugenio Finardi nella prefazione scrive:

“È anche vero che ci può cadere il mondo addosso ma continueremo a lottare, perché noi non ci arrenderemo mai, perché la vita è preziosa e vale sempre la pena di essere vissuta, sino in fondo, fino all’ultima fievole fiammella di luce, perché mille anni senza intensità e passione non valgono un secondo vissuto veramente.”

L’Editore, Paolo Menconi, ci dice: 

“Adele e Oliver di Paul sterling è un libro positivo, educativo, talvolta struggente e che fa bene al cuore. Ringrazio Eugenio Finardi e i tantissimi Campioni dello Sport che hanno scritto nel libro pensieri meravigliosi. Impossibile citarli tutti, ma ricordo tra gli altri Francesco Moser, Gustav Thoni, Carolina Kostner, gli Abbagnale, Agostini, Meneghin, Compagnoni, Gros, Nibali, Cuomo, Riva, Igor Cassina, Martina Caironi, Daniele Cassioli, Arjola Trimi… Hanno scritto frasi intense, sullo sport e sulla vita. Pensieri che toccano il cuore, come la storia di Adele. E così, oltre al bel romanzo, potrete leggere un libro in un libro! 

E ci tengo a ricordare ai lettori che doneremo una parte delle royalties all’Associazione Alex Zanardi BIMBINGAMBA, che aiuta i bambini che hanno bisogno di protesi e non possono godere dell’assistenza sanitaria.”

Disponibilità:

“Adele e Oliver – Il Vento dei Sogni” è disponibile nelle librerie e sulle piattaforme on-line anche in formato e-book.

50 Campioni Olimpionicici, Paralimpici e Personalità dello Sport  
hanno scritto bellissime frasi motivazionali pubblicate nel libro. 
Carmine e Giuseppe Abbagnale, Gustav Thoeni, Francesco Moser, Giacomo Agostini, Dino Meneghin, Sandro Cuomo, Vincenzo Nibali, Klaus Dibiasi, Igor Cassina, Andrea Lo Cicero, Roberto Cammarelle, Daniele Cassioli, Roberta Amadeo, Arjola Dedaj, Simone Barlaam,  Katia Aere, Alessia Berra, Emanuele Di Marino, Giacomo Perini, Giulia Ghiretti, Arjola Trimi,  Sabrina Papa, Sara Morganti, Cristina Nuti, Leonardo Tumiotto, Carlotta Gilli, Annalisa Minetti,  Gianni De Magistris, Gianni Sasso, Nazzareno Canuti, Assunta Legnante, Martina Caironi, Stefano Abatangelo, Rossana Pasquino, Luigi Beggiato, Carlo Caglieris, Piero Gros,  Pier Luigi Marzorati, Monica Boggioni, Renè De Silvestro, Oney Tapia, Alberto Cova,  Rossana Pasquino, Deborah Compagnoni, Federica Brignone, Carolina Kostner e altri.

* Alcune frasi sono riportate come esempio nel sito AEDE books www.aedebooks.com

Per approfondimenti: https://www.aedebooks.com

Book trailer: https://www.youtube.com/watch?v=URtuOfSLjQs

Alex Zanardi Bimbingamba – “Realizziamo protesi per i bambini che hanno subito amputazioni e che non possono usufruire  dell’assistenza sanitaria. Sono bambini che provengono da ogni parte del mondo e hanno perso uno o più arti per incidenti, malattie o per lesioni provocate da esplosioni o armi da fuoco in zone di guerra.”
Associazione Alex Zanardi – Bimbingamba Odv – Via Guizzardi, 66 – 40054 Budrio (BO) – www.bimbingamba.com

Roberto Barbolini “Il detective difettoso. Ritorno al futuro per il romanzo poliziesco”, Bibliotheka Edizioni

Da Sherlock Holmes a Philip Marlowe, da Wilkie Collins a Chandler, tendenze e miti dalle origini a oggi nel nuovo libro di Roberto Barbolini

Bibliotheka Edizioni

Fin dalle sue origini il romanzo giallo ha potuto contare, oltre che su fedelissimi lettori, su ammiratori d’eccezione, critici e scrittori – da Eliot a Gadda, da Yates a Brecht – che ne hanno svelato la logica simulatoria dei legami con la letteratura alta o ne hanno utilizzato la formula. Campo privilegiato di analisi critica per semiologi e formalisti, il romanzo poliziesco sembrerebbe oggi non poter riservare più sorprese. Non ne è così sicuro il giornalista e scrittore Roberto Barbolini che nel libro “Il detective difettoso”, in uscita il 19 luglio per le edizioni Bibliotheka (200 pagine, 16 euro) ripercorre tendenze e miti del giallo, dalle origini in Poe fino alle commistioni del thriller con la grande letteratura, proponendo alcuni quesiti intriganti.  Dopo l’era dei detectives olimpici alla Sherlock Holmes e di quelli “avvelenati”, gli eroi metropolitani alla Sam Spade, è forse giunta l’ora del detective difettoso? Recuperando – contro gli incanti e i trucchi logici del giallo classico – le trappole di una “linea gotica” del poliziesco (da Chesterton a Dickson Carr), e mescolandole con la magistrale lezione di Hammett, si può individuare una possibile nuova strada per un genere letterario da molti ancora molto amato e da troppi dato prematuramente per morto.

Modenese, classe 1951, Roberto Barbolini è narratore che predilige il comico, il visionario e il fantastico. Ha lavorato con Giovanni Arpino al Giornale di Indro Montanelli, è stato redattore e critico teatrale di Panorama, si è occupato di gialli e di poesia erotica. Attualmente collabora al QN-Quotidiano nazionale e a Tuttolibri. Ha pubblicato numerosi romanzi, saggi e raccolte di racconti, tra cui La strada fantasma (1991, vincitore del premio Dessì), Il punteggio di Vienna (1995), Piccola città bastardo posto (1998), Stephen King contro il Gruppo 63 (1999), Ricette di famiglia (2011), L’uovo di colombo (2014), Vampiri conosciuti di persona (2017) Il maiale e lo sciamano (2020).

Maria Judite de Carvalho “Tanta gente, Mariana!”, presentazione

Sellerio Editore

Otto racconti e la postfazione di Giulia Caminito, dove trovare interessanti chiavi di lettura.
Tanta gente, Mariana! , è stato pubblicato nel 1959 da Maria Judite de Carvalho scrittrice e pittrice che ha vissuto a lungo in Belgio e in Francia, in particolare durante la dittatura di Salazar.

Otto racconti con personaggi soprattutto femminili, donne e uomini soli, angustiati da situazioni in cui la vita li ha posti: il rapimento, lo stupro, il tradimento, l’aborto, il suicidio, condizioni dolorose di cui non resta che prendere coscienza, irreversibili proprio perché quello che è stato non potrà più essere. Tra le possibili prospettive c’è la solitudine “Siamo soli, Mariana […] con tanta gente intorno. Quanta gente, Mariana! E nessuno farà niente per noi. Nessuno può. Nessuno lo vorrebbe, anche se potesse. Non c’è speranza” queste le parole che il padre pronuncia rivolgendosi alla figlia, Mariana, che ha perso tutto l’amore e il figlio che portava in grembo. È questo primo racconto a dare il titolo a tutta la raccolta cui seguono casi umani i  cui drammi e le cui situazioni di vita possono essere considerate fuori dal tempo e pertanto attualissimi anche a distanza di tanti anni trascorsi dalla prima pubblicazione che potremmo considerare datati o attribuibili ad una società precisa.

L’autrice, nata a Lisbona (Lisbona, 1921-1998), ha scritto romanzi e racconti spesso brevi, la sua  opera è considerata tra le più interessanti del Novecento in Europa: otto libri di racconti, un romanzo, una novella, una musica lirica teatrale, un libro di poesie e quatto raccolte di articoli pubblicati su vari giornali e riviste. Un ritratto del mondo femminile e della sua evoluzione dal 1959 al 1998 data di pubblicazione dell’ultima raccolta, Seta Despedida. Un mondo rassegnato e senza speranza, formato da personaggi soprattutto al femminile:

“In questa umanità sofferente sono le donne quelle che emergono di più, nel dolore e nella rassegnazione, nella divisione oppressiva tra la brava donna di casa, madre e sposa e la donna seduttrice, quella di cui non fidarsi, quella da non sposare oppure la zitella, creatura strana che nessuno ha voluto e che ha uno status sociale basso, impreciso e soprattutto asessuato. Un universo femminile formato da creature (le chiama spesso proprio così l’autrice,creature) di ogni età e classe sociale ma prevalentemente appartengono ad un’ipocrita piccola borghesia. Donne che lavorano fuori casa o che fanno le casalinghe. Donne colte e donne ignoranti. Belle e brutte, ma sempre schiave, anche se più o meno inconsapevolmente, del ruolo per loro stabilito dalla società fin da prima della nascita […]ad una lettura più accurata osserviamo che il mondo esterno, la quotidianità fungono da sfondo, da supporto a una struttura molto più complessa che intende entrare nella vita interiore del personaggio e ad interrogarlo senza arrivare a dare nessuna risposta[…] Nella novella che dà il nome al libro, Tanta Gente, Mariana, MJC dà vita al suo primo personaggio femminile, la sua Eva, Mariana Toledo, che diventerà l’anticipazione o il paradigma di tutti i personaggi femminili futuri, come se questo primo libro fosse la matrice e tutte le altre opere una variazione dello stesso tema, quello della solitudine, come già ricordato”*

* da Debora Ricci “I PERSONAGGI FEMMINILI NEI RACCONTI (AUTOBIOGRAFICI) DI MARIA JUDITE DE CARVALHO: RASSEGNAZIONE O FUGA COME RIBELLIONE ALLE NORME VIGENTI”.

Samuele De Marchi “Il grande gelo”, presentazione

Nulla Die Edizioni

Primavera 1984: la giovane famiglia Ferraris si trasferisce in un piccolo paese lacustre.

La casa che prende in affitto appartiene a tre anziani fratelli che occupano il piano superiore dell’edificio. Dopo un’iniziale convivenza pacifica e quasi amichevole, una serie di eventi, e la mancanza di comunicazione esasperata dal passato di ognuno dei personaggi, porterà le due famiglie a un lento declino che culminerà in tragedia. Due mondi distanti che si avvicinano per poi allontanarsi bruscamente. L’incomunicabilità, le paranoie, i traumi e la follia delle persone normali. La difesa estenuante dei propri confini, il male che può prendere il volto di chiunque in un gelido inverno rosso sangue.

Samuele De Marchi (Luino, 1981). Dopo la laurea in Discipline Musicali all’Università di Bologna, si specializza in Film Animation all’Accademia di Arti Digitali di Firenze. Compone musica per film e realizza animazioni sperimentali. I suoi lavori sono stati selezionati in diversi festival e sono presenti in collezioni private internazionali. Insegna musica in Italia e Svizzera. Ha pubblicato la comic strip The Unemployed (Il Foglio Letterario 2014). Il Grande Gelo è il suo primo romanzo.

La Quarta di copertina

Patrizia Rinaldi “Mare di pietra”, presentazione

[…]che fine ha fatto la spietata maîtresse Gada di Spagna: si sa che è stata uccisa. Ma da chi? Perché? E dov’è finito il cadavere? Così, Andrea e la Signora, fingendosi l’una aspirante soubrette pronta a tutto e l’altra manager-protettrice, si trovano al centro di un intrigo torbido e pericolosissimo.(da Rizzoli Libri)

La Signora e Andrea, già protagoniste di Guaio di notte, ritornano in questo nuovo romanzo di Patrizia Rinaldi, autrice nota al grande pubblico per la serie Blanca. Il trio, con Donna Achille, sono personaggi particolari a partire dai nomi propri: l’una è Signora con la S maiuscola, l’altra è Andrea come a sottolineare la bellezza androgina che la caratterizza, senza sorvolare su Donna Achille, esemplare sui generis di “animale”.

Sono al largo della penisola salentina in un’isola tutta rocce e pietre, da cui il titolo del romanzo, per indagare su un omicidio camuffate sotto mentite spoglie. La location è Villa Genziana che sotto l’aspetto di resort di lusso nasconde traffici illeciti e accoglie avventori eccentrici. Un nuovo caso dove un ruolo importante gioca anche l’umorismo partenopeo e la verve linguistica che l’accompagna

Patrizia Rinaldi vive a Napoli. Tra le migliori penne della narrativa crime, per edizioni e/o ha pubblicato i romanzi di Blanca, da cui è stata tratta la serie tv andata in onda su Rai 1 e disponibile su Netflix. Ha inoltre vinto il Premio Andersen, il maggior riconoscimento italiano di letteratura per ragazzi(da Rizzoli Autori)

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Guaio di notte

Le novità Voland di Luglio 2024

 Iva Pezuashvili                     La Discarica 

“…e per quanto fossero sgargianti i colori delle vernici con cui ricoprivano le facciate dei palazzi sovietici e per quanti strati di asfalto stendessero sul suolo zeppo di morti, il tanfo era sempre lì. Era lì e regnava.”

Voland

9 aprile 2017, giornata di commemorazione nazionale a Tbilisi, Georgia. Gheno, eroe nazionale decorato dal presidente, trascorre con indolenza le giornate davanti    
alla tv a fare scommesse sportive. Mila, la moglie, lavora in un centro estetico e cerca di progettare un futuro senza di lui. E poi ci sono i due figli della coppia: Zema, arruolata nelle forze dell’ordine, che si è fatta    
le ossa in una società misogina e xenofoba, e Lazare, un adolescente appassionato di  hip-hop che guadagna qualche spicciolo facendo consegne a domicilio…    
Un romanzo che si svolge nell’arco di ventiquattr’ore dove i conflitti familiari si scontrano con i fantasmi del passato, sullo sfondo di una società in trasformazione.

Nato nel 1990, IVA PEZUASHVILI è uno scrittore, sceneggiatore  e autore televisivo georgiano. Dopo la laurea presso lo Shota   Rustaveli Theater and Georgia State Film University, nel 2014   ha esordito in narrativa con una raccolta di racconti, a cui ha fatto seguito nel 2018 il primo romanzo, selezionato per tutti i principali premi letterari georgiani. Con La Discarica –il suo secondo romanzo, tradotto e pubblicato anche in Francia e in Grecia– si è aggiudicato  nel 2022 il Premio dell’Unione Europea per la Letteratura.

La traduttrice: Nata nel 1985 a Mestia (Georgia), RUSKA JORJOLIANI dal 2007  vive stabilmente a Palermo. Ha tradotto in italiano i racconti di Nodar Dumbadze (La Vita Felice 2021), i romanzi Il campo delle pere di Nana Ekvtimishvili (Voland 2022) e La sponda della notte di Daur Nachkebia (Giuliano Ladolfi Editore 2023).

Ivana Sajko Piccole morti

“…scritto nell’unico modo che conosco, girando nei meandri di ciò che mi fa più male e per cui non c’è aiuto…”

Un uomo viaggia in treno da una località sulla costa meridionale dell’Europa a Berlino. È uno scrittore fallito, un giornalista saltuario che dopo la fine di una relazione decide di partire e tornare nella città che ha segnato l’immaginario della sua infanzia. I suoi pensieri incedono al ritmo delle ruote sui binari mentre gli appunti che riempiono il taccuino intrecciano ricordi personali e riflessioni sull’odierna situazione europea, sulle disuguaglianze sociali, sulla violenza e sulle pratiche disumanizzanti a cui devono sottostare i migranti… Un testo magnetico dallo stile superbo, un romanzo fortemente ancorato all’attualità che distrugge l’idea illusoria che esista un posto migliore verso cui fuggire. 

Nata a Zagabria nel 1975 e attualmente residente a Berlino, 

IVANA SAJKO è scrittrice, drammaturga e performer. I suoi testi, tradotti in diverse lingue, hanno ricevuto numerosi riconoscimenti e le sue opere teatrali sono state rappresentate sui palcoscenici di tutto il mondo. Tra i suoi libri in italiano figurano la raccolta di testi teatrali noti come “Trilogia della disobbedienza” e il romanzo Rio Bar (Excelsior 1881, 2008).

La traduttrice: LISA COPETTI traduce narrativa e drammaturgia dalle lingue   serba e croata e insegna lingua e traduzione all’Università di Udine.. Per Voland ha curato la traduzione di Tanja Stupar Trifunović e Jelena Lengold. È membro di Eurodram, la rete europea dei traduttori teatrali. Nel 2008 ha vinto il Premio Estroverso.

Ingrid Ovedie Volden “Una canzone stonata”, Beisler Editore

Una canzone stonata è un romanzo d’amore e tanto altro. L’autrice attinge agli stereotipi sull’amore e, da straordinaria alchimista, li mescola, dando vita a uno dei romanzi più belli, più forti, più ironici, più veri di sempre. Una canzone stonata è un romanzo da amare, per la forza dei sentimenti, così difficili da mostrare. Per il coraggio di mettersi in gioco, perché un cuore ferito e rattoppato vale doppio.

Traduzione di Lucia Barni

Età +13

Beisler Editore

Da quando Aline e Oliver frequentano la stessa scuola, nella stessa classe, non si sono mai scambiati una parola. Lui è alle prese con la separazione dei suoi, lei vuole tornare nella città dove abitava prima. Un giorno il padre di Oliver ha un infarto e finisce nel reparto di cardiologia dell’ospedale: forse il suo cuore si è spezzato per il mal d’amore. Mentre Oliver è da suo padre, ecco che arriva Aline. Deve fare una ricerca sul cuore umano ed è venuta a documentarsi. Quello che la quotidianità e la consuetudine non hanno generato, nasce in un luogo di cura. In un’esplosione di sentimenti e di emozioni mai provati prima, Aline e Oliver si innamorano. Ma Oliver sa che il loro amore dovrà restare segreto, al sicuro dalle chiacchiere e le stupide risate dei suoi compagni di scuola. Non è facile proteggere un segreto, i malintesi sono dietro la porta e ci vuole un attimo per perdersi. E poi cosa accadrà quando il papà di Oliver tornerà a casa? Sarà guarito? Ma i cuori spezzati si aggiustano? Esiste una medicina, una colla antica come il mondo. Si chiama musica, non appiccica, è magica e restaura. E porta felicità. Basta volerlo.

«Come dev’essere soffrire così tanto per amore da pensare di voler diventare ciechi se non si potrà mai più vedere la persona di cui si è innamorati? Penso in continuazione al testo della canzone che ha letto Sara. If I can’t see you again, I might as well go blind. Mi vengono i brividi. Mi siedo sul letto e cerco su Google ‘male d’amore’. È metaforico dire che il cuore si spezza. Non si spezza per davvero. A volte però, in casi molto rari, il mal d’amore può davvero provocare dei mutamenti nel cuore. Leggo di una coppia di coniugi, il marito muore all’improvviso in un incidente d’auto; subito dopo, la moglie comincia ad avvertire dei dolori al petto.

Dopo visite ed esami, si scopre che soffre di quella che chiamano Sindrome del cuore infranto. Assomiglia all’infarto, spiega l’articolo, ma in questo caso i sintomi non sono dovuti a un’arteria ostruita. “Può capitare che lo stress emotivo causato dalla perdita di una persona cara sia così forte che il cuore cambia forma”, dice Richard Olsen dell’American Heart Association, “il muscolo cardiaco si indebolisce e, nel peggiore di casi, può smettere di battere.” Continuo a leggere senza battere le palpebre. “Si giunge a questa diagnosi solo dopo attenti esami”, dice la cardiologa e responsabile dell’Unità operativa di cardiologia dell’Ospedale universitario, Heidi Hals. L’antilope! Scorro l’articolo verso il basso e trovo una sua foto. Ha gli stessi occhi severi, ma non gli occhiali. “Ed è importante fornire a questi pazienti l’aiuto di cui hanno bisogno.»

Ingrid Ovedie Volden, nata nel 1981, ha conseguito una laurea in scienze politiche ed è editorialista e critico musicale. Ha scritto due romanzi per ragazze e ragazzi, acclamati dal pubblico e dalla critica. Il suo romanzo Una canzone stonata è stato tradotto in cinque lingue.

Lucia Barni traduce dal norvegese, dall’inglese, dallo svedese e dal danese. Per Beisler ha tradotto Lena, Trille e il mare di Maria Parr, Ora di nanna di Kjersti Skomsvold e Ascoltami! di Gulraiz Sharif.