Lamberto Salucco “L’Arte delle fregature. Seconda Parte”, Edida

Seconda parte  di “L’Arte delle fregature” iniziata con il primo volume il cui sottotitolo recita  Non ci capisco nulla, e in questa seconda parte  Aspetta, fammi provare… volumi dedicati ai bias che possono essere definiti come deviazioni dalla razionalità che influenzano la memoria, la percezione e le decisioni.

Nell’Introduzione l’Autore scrive che anche in questa seconda parte sta seguendo la suddivisione dei bias cognitivi in categorie e sottocategorie, ispirandosi a quella di Buster Benson e John Manoogian III, riportando le parole di Buster Benson: “Il mondo è molto confuso e finiamo per vederne solo una piccola parte ma dobbiamo dargli un senso per sopravvivere. Quando arriva il flusso ridotto di informazioni, colleghiamo i punti, colmiamo le lacune con cose che pensiamo già di sapere e aggiorniamo i nostri modelli mentali”.

Nel primo volume scrive ancora l’Autore  “ho trattato 39 bias diversi con esempi dal mondo del marketing, da quello della disinformazione/fake news e da quello della vita sentimentale. E non è stato proprio facilissimo. Stavolta i bias da esaminare sono ben 57 e dovrò riuscire a non sforare le tre pagine per ciascuno altrimenti viene fuori un libro lungo. E io odio i libri lunghi”.

E così conclude, al termine di una serie di avvisi al lettore: “Questo testo non dà soluzioni ganze, non fornisce miracoli preconfezionati, non risolve i vostri casini”.

E noi aggiungiamo che è proprio vero, ma nulla tolgono alla sua notevole utilità: aprire gli occhi e permetterci un confronto aperto e più consasapevole con noi stessi e le nostre istintive reazioni.

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Dello stesso autore

L’arte delle fregature. Prima parte

Manabile semiserio di Excel Prima parte per principianti

Manabile semiserio di Excel (Seconda parte)

Prontuario semiserio di digital marketing

Strade scomparse di Firenze

Emanuela Bianchi “L’ultima strega. Una storia vera dalla Calabria del XVIII secolo”, Oligo Editore

IN UN INTRECCIO DI INGANNI, SUPERSTIZIONE E PREGIUDIZI, LA STORIA VERA DELL’ULTIMA DONNA PROCESSATA PER STREGONERIA NELL’ITALIA DEL SUD

Prefazione di Roberto Alessandrini

Oligo editore

Calabria, seconda metà del Settecento. Cecilia Faragò è accusata di essere una strega e di aver provocato la morte del parroco. A vessarla due preti che vogliono impossessarsi dei suoi beni. Vedova e analfabeta, si affida a un giovane avvocato che porterà il suo caso fino alla corte di Napoli e riuscirà a smascherare gli impostori, dando l’occasione a re Ferdinando di abolire per sempre il reato di stregoneria. Emanuela Bianchi ha il merito di aver fatto uscire dall’oblio una storia dimenticata, oggi al centro di una rievocazione annuale a Soveria Simeri, raccontata nella sua opera teatrale LaMagara (Premio della critica Gaiaitalia 2014) e oggi in questo nuovo libro.

Dalla prefazione di R. Alessandrini:

«Questo breve racconto ha una lunga storia, che merita di essere riassunta, almeno per sommi capi. Una madre regala alla figlia il libro di uno studioso di storia locale. Il testo ricostruisce una vicenda realmente avvenuta in Calabria nella seconda metà del Settecento, quella di una donna – Cecilia Faragò – che rimane vedova, non intende risposarsi e che, pur essendo analfabeta, ritiene di far valere i propri diritti fino al grado supremo di giudizio, la Gran Corte della Vicaria di Napoli.  Accusata ingiustamente di essere una strega e di avere provocato con una fattucchieria la morte di un parroco, vessata da due avidi preti che reclamano con l’inganno i suoi averi, affida la propria difesa a un giovanissimo avvocato ventenne, che con una formidabile arringa, degna della migliore retorica del secolo dei Lumi, smaschera gli impostori e restituisce alla donna il suo diritto.  Re Ferdinando IV, nel 1770, coglie l’occasione per abolire il reato penale di magia dai suoi territori. Cecilia Faragò sarà così l’ultima donna nel Sud d’Italia a essere accusata, e assolta, da calunnie costruite sulla superstizione e sul pregiudizio. Confinata per oltre due secoli in un ambito prevalentemente locale, la storia dell’“ultima strega”, sempre in virtù di quel libro regalato da una madre a una figlia, diventa un testo teatrale. Perché la figlia è antropologa e attrice e, nella vicenda narrata, intravvede qualcosa che va riportato alla luce e arricchito di nuovi significati. Inizia così una ricerca sul campo, un’indagine serrata nel piccolo paese calabrese che ha fatto da scenario alla storia»

EMANUELA BIANCHI, antropologa e attrice catanzarese, ha studiato all’Università di Roma La Sapienza. Allieva di Paolo Vignolo (Ecole des hautes études en sciences sociales di Parigi) e della coreografa Marta Ruìz (Adra Danza, Colombia), nel 2004 ha costituito la compagnia teatrale “Confine incerto”, che si occupa di di teatro ludico-sensoriale, teatro antropologico e teatro interattivo in spazi non convenzionali.

Carmel Cassar “Cibo mediterraneo.Modi alimentari mediterranei: tendenze e sviluppi storici”, Graphe.it Edizioni

Un viaggio millenario attraverso le culture alimentari del Mediterraneo, dalle zuppe sumeriche all’haute cuisine francese, per scoprire la storia e i segreti della dieta che fa bene al corpo e all’anima. Un libro dedicato agli storici dell’alimentazione,  agli studiosi di storia del cibo e del Mediterraneo, agli appassionati di ricette e cucina. 

Traduzione di Carla Del Zotto

Graphe.it Edizioni

In questo libro, edito per la prima volta in lingua italiana, la cultura alimentare del Mare Nostrum viene ripercorsa dalla preistoria a oggi, con una straordinaria cura filologica e storica, consegnandoci una miniera di informazioni interessanti e ricette “replicabili”: dalle istruzioni per una zuppa sumera di oltre 4000 anni fa, alle frittelle greche dell’epoca bizantina, passando per dolcetti ottomani e opulenti stufati dell’Italia rinascimentale, fino alla haute cuisine francese.

Agricoltura, cibo e ambiente: tre parole diventate praticamente inseparabili in un mondo di crescenti interdipendenze, dove tutto è interconnesso, accelera e cambia. Il cibo sarà sempre una questione fondamentale perché è al centro dell’attività umana. In una regione mediterranea in cui le risorse naturali sono sotto stress climatico e demografico, la produzione agricola deve sempre più fare i conti con l’esigenza di qualità, che le società in cerca di responsabilità richiedono attraverso il cambiamento dei modelli di consumo e nuove aspettative riguardo al cibo che mangiano. Se si vuole salvaguardare la salute dell’uomo e del pianeta, la produzione alimentare deve essere sempre più orientata a soddisfare il duplice requisito della sicurezza alimentare e della sostenibilità ambientale. La regione mediterranea, la cui storia è sempre stata permeata dalla sfida alimentare e dal commercio di generi alimentari, non fa eccezione a questa tendenza generale.

CARMEL CASSAR è ordinario di storia culturale e direttore dell’Istituto di Studi Maltesi. Ha contribuito allo sviluppo di una sezione etnografica presso il Dipartimento dei Musei pubblici maltesi, più tardi ribattezzato Heritage Malta. Già responsabile del Palazzo dell’Inquisizione a Vittoriosa, ha favorito la nascita dell’interesse nella ricerca storica del cibo mediterraneo e maltese, di cui dà contezza in questo saggio. È Fellow della Royal Historical Society di Londra e della Cambridge Commonwealth Society, socio della Renaissance Society of America e membro a vita della Società Storica di Malta. Diverse le sue pubblicazioni, tra cui, in italiano, Il senso dell’onore (Jaca Book 2002, tradotto in cinque lingue).

Vania Colasanti “Inseguendo Caravaggio. Nei suoi luoghi e nei suoi quadri”, presentazione

[…]   Una caccia al tesoro, in forma di racconto, in grado di svelare i retroscena dei suoi celebri dipinti e della sua esistenza in fuga attraverso le sue Madonne scalze, i suoi santi, le ali dei suoi angeli. Michelangelo Merisi continua a far parlare di sé tra pieghe di documenti antichi che si affacciano dai vari archivi, smentendo, rinnovando, ribadendo notizie e nuove ipotesi che imbastiscono ogni volta una storia diversa e sempre uguale. Rumore Caravaggio che non si placa mai. Oltre che dalle immagini di alcune opere dell’artista, il testo è arricchito dagli scatti della fotografa Gina De Bellis.(Da Libri Baldini e Costoli)

Un testo diverso per raccontare  Caravaggio e le sue opere, artista e protagonista: lo si scopre nelle tracce ancora presenti nella realtà raffrontata ai dipinti. È la cronaca di un viaggio alla ricerca, su base documentaria, delle tracce lasciate dall’artista nel suo peregrinare: Michelangelo Merisi da Caravaggio, giunto alla fine del Cinquecento da Milano a Roma, dove soggiornerà a lungo, seguito fino a a Porto Ercole dove morirà nel 1610 a soli trentanove anni, nelle case e nelle strade e nelle città frequentate dall’artista che andò sempre fuggendo per sfuggire alla forca e ai sicari delle sue vittime.  A Napoli, Malta, Siracusa, Messina; un dettagliato e documentato racconto, storicamente accurato, sulla base delle biografie coeve e i numerosi atti processuali, cui fanno riscontro foto delle opere e  i raffronti visivi con i luoghi che le ispirarono.

Gli scorci di Campo Marzio, del vicolo del Divino Amore, le stradine circostanti la Roma seicentesca che fu teatro di vita quotidiana, il tutto raffrontato nelle fotografie di Gina De Bellis. Un esempio:  al civico 19 di vicolo del Divino Amore, ai tempi vicolo di San Biagio,  l’edificio dove Caravaggio, nel 1604, abitò e, al numero 22 del medesimo vicolo, la cornice marmorea del portone, quasi identica a quella dipinta da Michelangelo Merisi nella Madonna dei Pellegrini che compare nella bella copertinIna. In una recente intervista (Il venerdì La repubblica 12 Luglio 2024 di Brunella Schisa) alla domanda “Lei ha fatto scendere i personaggi dai quadri e li ha rimessi nei luoghi rappresentati, la scrittrice risponde  che voleva guardare i luoghi attraverso lo sguardo del pittore “Le città conservano e assorbono come spugne le vite degli artisti, volevo confrontare la sua col nostro tempo”.

Vania Colasanti, giornalista, autrice televisiva e scrittrice. Ha pubblicato Ciao, sono tua figlia (2011), Scatto matto La stravagante vita di Adolfo Porry-Pastorel, il padre dei fotoreporter italiani (2013), e con il neurologo Rosario Sorrentino Grazie al cielo. Vincere la paura di volare (e non solo) (2018). In televisione ha lavorato per Renzo Arbore e per Franca Leosini a Storie maledette. Per RaiPlay ha scritto e ideato la serie di docu-crime sulla stagione dei sequestri: Ti ho visto negli occhi, sul rapimento Bulgari-Calissoni; 343 giorni all’inferno, sulla prigionia di Barbara Piattelli, e L’incredibile sequestro Casana. Scrive per il quotidiano «la Repubblica», per le cui pagine romane cura la rubrica di interviste a casa di personaggi celebri.

Michele Raja “L’immagine della donna nei dipinti di Gustav Klimt”, NeP Edizioni

Prefazione di Luciana La Stella

Gustav Klimt è tra i pittori più iconici e celebrati di tutti i tempi. I suoi quadri sono tra i più ammirati e ricercati, ma da cosa deriva il successo sempre attuale di questo artista?

Per comprendere in profondità la sua opera, così densa di significato e mistero, dobbiamo tornare alla Vienna di fine Ottocento e alla crisi dei valori che si stava consumando.
Nella sua vita, Klimt dipinse due soli soggetti: i paesaggi e le donne. È proprio questo secondo tema al centro dell’attenzione di questo libro.
L’icona immortale della donna fatale, assoluta protagonista di numerosi dipinti, assume di volta in volta significati e sembianze diversi. Incontriamo giovani ragazze, mogli, madri, amanti, nobildonne. Donne maestose e seducenti, dagli sguardi spenti e inquieti ma anche sfrontati. Donne che contrastano l’ipocrisia borghese e sembrano riempire il vuoto creato dal declino della spiritualità.
Donne la cui bellezza viene volutamente sfregiata in maniera dissacrante, nella convinzione che il compito dell’artista moderno non fosse più, come in passato, quello di rappresentare e celebrare la bellezza come espressione del divino, ma piuttosto le “nuove verità”.
Michele Raja ci accompagna in modo progressivo e con delicatezza nelle sfumature delle pennellate di Klimt, descrivendo minuziosamente ogni opera e soffermandosi sui particolari: l’espressione del volto, la leggiadria dell’abito, l’eleganza dell’acconciatura, fino al trionfo dell’oro, che ha finito per connotare la cifra stilistica dell’artista.
Fu proprio attraverso l’immagine di queste donne che Klimt riuscì a esprimere in modo più compiuto il suo messaggio spirituale.
Il volume fa parte della sezione Arte, Cinema, Musica e Teatro della collana scientifica di NeP edizioni “Nuovi Orizzonti di Inconscio e Società”, diretta dalla dott.ssa Luciana La Stella, psicoanalista, psicoterapeuta e presidente di OPIFER (Organizzazione Psicoanalisti Italiani Federazione e Registro).

La collana, che ha attualmente all’attivo oltre 60 titoli, raccolti anche nella altre due sezioni Studi e Poietica, raccoglie testimonianze legate alla formazione e alla ricerca clinica in campo psicoanalitico, in particolare nell’orientamento dato da Jacques Lacan alla psicoanalisi freudiana. Uno solo il filo comune: promuovere il reale della soggettività applicato alla vita contemporanea, non solo tramite studi prettamente scientifici ma anche attraverso saggi, romanzi, scritti poetici ed espressioni creative.

Michele Raja è nato a Napoli, a Capodimonte, nel 1950. Medico, neurologo e psichiatra, svolge la sua attività a Roma.
Ha lavorato in vari ospedali italiani e diretto il reparto di Psichiatria dell’Ospedale Santo Spirito in Sassia di Roma dal 1996 al 2008. È docente di Psicofarmacologia e di Semeiotica psichiatrica nella Scuola Medica Ospedaliera di Roma.
È autore di oltre 200 pubblicazioni di argomento neurologico o psichiatrico, di cui 70 citate nella U.S. National Library of Medicine, National Institute of Health (PUBMED). Tra i suoi libri: “Farmacoterapia della schizofrenia” (1995), “Don Giovanni di Mozart” (2011), “Semeiotica psichiatrica e casi clinici” (2016), “L’Annunciazione” (2021), “Psicofarmacoterapia clinica” (2021). Per NeP ha pubblicato “Materia, Coscienza, Anima” (2021).

Roberto Barbolini “Il detective difettoso. Ritorno al futuro per il romanzo poliziesco”, Bibliotheka Edizioni

Da Sherlock Holmes a Philip Marlowe, da Wilkie Collins a Chandler, tendenze e miti dalle origini a oggi nel nuovo libro di Roberto Barbolini

Bibliotheka Edizioni

Fin dalle sue origini il romanzo giallo ha potuto contare, oltre che su fedelissimi lettori, su ammiratori d’eccezione, critici e scrittori – da Eliot a Gadda, da Yates a Brecht – che ne hanno svelato la logica simulatoria dei legami con la letteratura alta o ne hanno utilizzato la formula. Campo privilegiato di analisi critica per semiologi e formalisti, il romanzo poliziesco sembrerebbe oggi non poter riservare più sorprese. Non ne è così sicuro il giornalista e scrittore Roberto Barbolini che nel libro “Il detective difettoso”, in uscita il 19 luglio per le edizioni Bibliotheka (200 pagine, 16 euro) ripercorre tendenze e miti del giallo, dalle origini in Poe fino alle commistioni del thriller con la grande letteratura, proponendo alcuni quesiti intriganti.  Dopo l’era dei detectives olimpici alla Sherlock Holmes e di quelli “avvelenati”, gli eroi metropolitani alla Sam Spade, è forse giunta l’ora del detective difettoso? Recuperando – contro gli incanti e i trucchi logici del giallo classico – le trappole di una “linea gotica” del poliziesco (da Chesterton a Dickson Carr), e mescolandole con la magistrale lezione di Hammett, si può individuare una possibile nuova strada per un genere letterario da molti ancora molto amato e da troppi dato prematuramente per morto.

Modenese, classe 1951, Roberto Barbolini è narratore che predilige il comico, il visionario e il fantastico. Ha lavorato con Giovanni Arpino al Giornale di Indro Montanelli, è stato redattore e critico teatrale di Panorama, si è occupato di gialli e di poesia erotica. Attualmente collabora al QN-Quotidiano nazionale e a Tuttolibri. Ha pubblicato numerosi romanzi, saggi e raccolte di racconti, tra cui La strada fantasma (1991, vincitore del premio Dessì), Il punteggio di Vienna (1995), Piccola città bastardo posto (1998), Stephen King contro il Gruppo 63 (1999), Ricette di famiglia (2011), L’uovo di colombo (2014), Vampiri conosciuti di persona (2017) Il maiale e lo sciamano (2020).

Salvatore Calvaruso “Il pungente scorpione tedesco.Porsche 356 B 1600/2000 GS Carrera GTL Abarth”, NeP Edizioni

La storia della Gran Turismo più vittoriosa dei mitici anni ‘60 delle gare automobilistiche

Il mito di un’intramontabile auto da corsa rivive oggi attraverso una nuova pubblicazione di NeP edizioni.
“Il pungente scorpione tedesco” di Salvatore Calvaruso è dedicato ad uno dei modelli di Porsche più particolari e rappresentativi di tutti i tempi, la “Porsche 356B GS Carrera GTL Abarth”, detta “Gran Turismo Leggera”, costruita per la stagione agonistica del 1960.
In quegli anni, infatti, due grandi personaggi dell’automobilismo sportivo mondiale, Ferdinand Porsche e Carlo Abarth, decisero di accordarsi per creare un’auto da corsa derivata dalla “Porsche 356”, capace di partecipare e vincere nel Campionato Mondiale delle Gran
Turismo, in modo da consentire alla casa tedesca di scalare le vette del mercato mondiale.
Si decise di rivolgersi ai costruttori di auto da corsa e carrozzieri italiani per ottenere una vettura dal peso contenuto e dalle ottime qualità aerodinamiche.

L’autore, spinto da una enorme passione per le auto da corsa, ha voluto tener vivo il ricordo della nota corsa automobilistica siciliana Targa Florio.
La scelta di narrare in un libro la carriera agonistica di un modello di auto da competizione si
deve proprio all’enorme successo da essa riscosso nelle edizioni storiche della gara.
Attraverso approfondimenti inediti, splendide immagini e schede tecniche, il volume consente
di tracciare e comprendere l’intera filosofica motoristica espressa, in settantacinque anni di
storia, dall’iconica cavallina di Stoccarda.

Salvatore Calvaruso è nato a Palermo l’8 novembre del 1957. Nonostante nella sua vita abbia svolto tutt’altra attività, da sempre è stato attratto dal Motorsport, con particolare riferimento al mondo delle competizioni, sia automobilistiche che
motociclistiche, passione ereditata dal padre, che negli anni ’50 e ‘60 partecipò a molte gare organizzate in Sicilia, come il famoso Giro di Sicilia.
Proprio insieme al padre, nel 1962 assisteva per la prima volta alla Targa Florio.
La scelta di narrare in un libro la carriera agonistica di un modello di auto da competizione si deve proprio all’enorme successo riscosso nelle edizioni storiche della nota corsa automobilistica.

I Libelli di Armando Editore, i primi due in uscita dal 14 giugno

Armando Editore porta in libreria la nuova collana I LIBELLI. Informare, riflettere, dibattere.  Con interventi di autori impegnati nei più diversi campi disciplinari la collana propone testi argomentati che in poche pagine cercano di offrire alcune risposte a questioni importanti e ineludibili dell’attualità. Libelli è uno spazio di informazione e di approfondimento per chi crede che la prevalenza dell’argomentazione razionale sull’opinione urlata sia il fondamento del vivere civile e delle nostre libertà democratiche.

Anna Oliverio Ferraris: LA COMUNICAZIONE MANIPOLATA.Rischi e inganni

In un mondo dove la comunicazione è pervasiva, non soltanto dobbiamo imparare a comunicare in modo efficace, ma anche saper evitare trabocchetti e inganni. Materia multiforme, la comunicazione si presta a molti usi, alcuni onesti, altri ingannevoli. Poiché i manipolatori di professione si avvalgono di strategie psicologiche raffinate per indirizzare le nostre scelte, sta a noi riconoscere e smontare i loro trucchi. Con l’aumentare delle persone non manipolabili si contrae anche il numero dei manipolatori, un passaggio indispensabile per ogni democrazia degna di tale nome.

Anna Oliverio Ferraris si è formata a Torino, dove ha iniziato il suo percorso universitario ed è stata professore ordinario alla facoltà di Psicologia della Sapienza di Roma, dove ha insegnato Psicologia dello sviluppo e Psicologia sociale. Uno dei suoi temi di interesse è la comunicazione nelle sue diverse sfaccettature, in particolare nei media. Al suo attivo in quest’ambito: Insegnare la tv (Valore Scuola; 1994), Tv per un figlio (Laterza; 1995, 1998, 2004), Grammatica televisiva (R. Cortina; 1997), La macchina della celebrità (Giunti; 1999), Chi manipola la tua mente. Vecchi e nuovi persuasori (Giunti; 2010, 2016).

Philippe Meirieu : CHI VUOLE ANCORA GLI INSEGNANTI?

Traduzione e Prefazione di Enrico Bottero

Oggi non ci sono abbastanza insegnanti. Tra riforme sbagliate e promesse non mantenute, nel corso degli anni la professione docente è stata ridotta a compiti sempre più esecutivi, dunque, di fatto, screditata. Dopo decisioni politiche e discorsi pubblici che hanno contribuito a creare un problema che ora è diventato strutturale, è urgente ricordare a tutti il significato e il valore di questa professione. È in gioco la capacità dei nostri figli di scoprire ciò che libera e ciò che unisce, e quindi il futuro della nostra democrazia.

Philippe Meirieu è professore emerito di Scienze dell’Educazione presso l’Università Lumière Lyon 2. È autore di libri tradotti in tutto il mondo. Ha insegnato in Francia in quasi tutti gli ordini di scuola, ha guidato molte ricerche e ha partecipato all’elaborazione di importanti riforme scolastiche nel suo Paese. Ha anche operato assiduamente nella formazione iniziale e in servizio degli insegnanti. È stato vicepresidente della Regione Rhône-Alpes con delega per la formazione permanente e l’avviamento al lavoro. Oggi è vicepresidente dei CEMEA francesi, uno dei principali movimenti di educazione popolare. Presso l’editore Armando ha pubblicato Quale educazione per salvare la democrazia? (2023) e Una scuola per l’emancipazione (2019).

Paolo Bertinetti “Agenti segreti. I maestri della spy story inglese”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Questa storia di Paolo Bertinetti (che ripubblichiamo da un’edizione del 2015) concentrata sul romanzo inglese, si può estendere tranquillamente a una storia generale, dal momento che almeno gran parte dei più noti romanzi di spionaggio è anglosassone.  Il metodo seguito è analitico, descrivendo tipi caratteri e atmosfere, gli ingredienti comuni connotanti il genere; ma è anche storico, in quanto i titoli e gli scrittori e la loro evoluzione nel tempo sono passati in rassegna. E, grazie alla grande quantità di autori e opere ordinatamente esaminati, una guida per chi vuole orientarsi criticamente dentro i romanzi di spionaggio.(dal Catalogo Sellerio)

Una storia che si apre da subito nel capitolo “Il Grande Gioco” con interessanti notazioni e curiosità: ad esempio il primo romanzo di spionaggio scritto in inglese, ma non da un autore inglese, fu dell’americano, James Fenimore Cooper; pubblicato nel 1821 con l’esplicito titolo “The Spy”, occorrerà attendere gli ultimissimi anni dell’Ottocento e del primo Novecento per quelli inglesi. E Bertinetti ne fornisce anche la probabile motivazione “Forse perché era difficile, in un ordine di idee moralistico (atteggiamento trionfante in età vittoriana), immaginare come protagonista positivo di una qualche narrazione nientemeno che una spia – cioè un uomo che si nasconde, che finge, che mente”.

Anche le caratteristiche che li accompagnavano come protagonisti erano quelle di gentiluomini “che svolgevano un lavoro in sé poco nobile (e rischioso) per difendere la patria dalla minaccia straniera, dalle cospirazioni che provavano a indebolirla, o addirittura a distruggerla”, tanto da meritare l’etichetta di “agenti segreti” e non certo di “spie”, figure queste ultime che esistevano, ma appartenevano alle potenze nemiche…

Segue quindi una rassegna storica ampia e accurata di autori, da Buchan con il personaggio di Richard Hannay e McNeile con il protagonista Drummond capitano dell’esercito, fino all’ultimo capitolo dedicato a John le Carré: scrittori e ed opere, tutti, dai meno ai più conosciuti, ampiamente trattati.

Paolo Bertinetti (Torino, 1944) è anglista, critico letterario, traduttore, professore emerito all’Università di Torino. È autore, tra gli altri, di Il teatro inglese del Novecento (1992, 2003), Storia del teatro inglese dalla Restaurazione all’Ottocento (1997, 2006). Ha curato l’edizione del teatro completo di Samuel Beckett (1995) e quella dei romanzi di Graham Greene (2000). Per Einaudi ha tradotto opere di Shakespeare e di Tennessee Williams.

“Basta! Bisogna abolire lo stato!”a cura di Gian Piero de Bellis

Antologia di documenti sullo stato italiano.
Testi & Documenti per capire lo statismo italiano + Cronologia di crimini e misfatti dello stato italiano dalle origini ai giorni nostri.
(a questo link l’Indice)

Una antologia che raccoglie fatti, ma più misfatti, operati nel corso dei secoli. Come Libertaria, un progetto antologico sul tema dell’anarchia, nata nello stesso laboratorio di documentazione, con trecento saggi su cinque volumi, così Basta! Bisogna abolire lo stato! raccoglie una serie di interventi e avvenimenti documentati su quanto operato dallo Stato italiano a partire dalla sua nascita fino ai giorni nostri.

Il volume è curato da Gian Piero de Bellis, autore di ricerche e documentazioni:

“Panarchia, Poliarchia e Personarchia sono tre categorie di pensiero complementari e intrecciate tra loro. Ne abbiamo parlato con Gian Piero de Bellis, studioso che vive in Svizzera, durante un suo recente passaggio a Milano. Gian Piero de Bellis non è propriamente un pensatore, né un idealista utopista classico: è più semplicemente un appassionato ricercatore che, attraverso una ricerca metodologica, sta riportando alla luce, dandogli nuova vita, elementi del pensiero liberale, anarchico e libertario nati a metà dell’ottocento.”

Così si legge su Vorrei sulla Panarchia in una intervista con lo studioso, ricercatore e raccoglitore di documentazione nel suo centro quindi divulgata attraverso il suo sito.

Alla domanda

Quando hai creato il sito? Nel 1999. Proseguendo il lavoro, sono giunto all’idea evolutiva della Poliarchia, considerandola un fase verso un modello in cui ogni individuo diventa un centro autonomo. Questa l’ho chiamata Panarchia.

 E’ una tua invenzione? No. E’ stata pensata dal botanico belga Paul-Emile de Puydt e inserita in un articolo pubblicato nella Revue Trimestrielle di Bruxelles nel 1860. L’ho scoperto dopo, perché non conoscevo il testo e nemmeno conoscevo la riscoperta del testo, finito nel dimenticatoio per quasi 100 anni e recuperato dall’oblio negli anni ’50, a opera del libertario tedesco John Zube che ora vive in Australia.

Su L’indisceto si legge

“Giampiero de Bellis, in un volume antologico sulla storia del paradigma panarchico, rilancia la proposta panarchica. Delinea la “convivenza” tra sistemi normativi in uno stesso territorio, e nel farlo dice che ciò si adatterebbe alla logica (la verità come coerenza tra affermazioni), alla cibernetica (la legge della varietà necessaria) e alla teoria dei sistemi, l’etica e persino la giurisprudenza. Un progetto diverso sia editoriale che di convivenza al di fuori dello Stato così come lo conosciamo”.

Per chi volesse saperne di più il link al sito e al centro di documentazione

http://www.wwwisdom.net.

https://www.wwwisdom.net/centre/documentation/documents.html