Davide Chiolero “Vini, spezie, pastelli volativi e confetti di zucchero. Breve storia della cucina e dell’alimentazione nel Medioevo”, Graphe.it

Uno sguardo approfondito sulla cucina medievale come specchio di civiltà e identità. Il cibo, tra riti religiosi e influenze culturali, racconta la storia nascosta dietro ogni piatto

Graphe.it

In libreria dal 26 febbraio

Questo saggio approccia con metodo scientifico l’arte culinaria medievale.


Si parla del legame fra dieta e religione (a cominciare dai giorni di magro, su cui scopriamo curiosità sorprendenti) del diverso apporto della civiltà romana rispetto a quelle identificate come barbariche. Si racconta delle convinzioni mediche del tempo, in fatto di nutrizione. Sono descritte le esigenze delle dispense delle abbazie e di quelle dei signori, considerando anche la disponibilità locale degli ingredienti. D’altro canto, se la cucina popolare rimase relativamente simile nel corso degli anni, quella nobiliare fu sorprendentemente aperta alle novità e alle contaminazioni, includendo – oltre agli elementi autoctoni – spezie di Paesi lontani acquistate a caro prezzo.

La cucina medievale era caratterizzata da una certa forma di discriminazione sociale. Le principali distinzioni che si possono cogliere tra cucina povera – la cui ricostruzione è complicata dall’assenza di fonti dirette – e cucina ricca non sono tanto nella qualità quanto nella quantità. La dieta dei meno abbienti era basata, perlopiù, sul consumo di prodotti di origine vegetale come ortaggi, cipolle, porri, aglio e cereali. Quest’ultimi erano fondamentali per la realizzazione del pane, l’alimento più diffuso e consumato da contadini, cittadini e nobili, vero simbolo della civiltà occidentale e cristiana. Si deve, tuttavia, precisare che il pane consumato dai meno abbienti e dai contadini, scuro e realizzato con cereali minori, non era lo stesso che potevano permettersi le classi più agiate, che preferivano il pane bianco.

DAVIDE CHIOLERO (1991) laureato in Scienze Storiche all’Università degli Studi di Torino, è docente in un istituto di istruzione secondaria di primo grado dell’astigiano. È membro della redazione di “Arma Virumque”, rivista universitaria torinese di storia militare, per la quale ha pubblicato Elmi con le corna e asce bipenni: l’equipaggiamento del vero guerriero vichingo (2021). I suoi interessi principali riguardano la storia culturale e materiale – in particolare alimentazione e costume – del periodo medievale. È autore de I vichinghi e la morte. La ritualità funebre scandinava fra migrazione e stanzialità (sec. VIII-XI) Il bestiario del Trésor di Brunetto Latini, editi con Il Cerchio.

Lamberto Salucco “L’arte delle fregature. Terza parte: “Datti una mossa”, presentazione

Edida

Terzo volume della quadrilogia sui bias cognitivi nel mondo del marketing, della disinformazione e della vita sentimentale.

“E iniziamo anche questo terzo volume sui bias cognitivi “L’arte delle fregature – 3: Datti una mossa!”. Ormai ho deciso che finirò la quadrilogia quindi (se Iddio mi conserva) dopo questo scriverò anche il quarto “Cosa mi dovevo ricordare?” e poi smetto: lo giuro.

Dopo un paio di mesi durante i quali ho lavorato alla preparazione dei contenuti (una sorta di pre-produzione) è arrivato il momento di iniziare a scrivere davvero. E, come da tradizione, sono in Scozia per potermi concentrare in santa pace.
Mamma mia, anche stavolta sono ben 53 bias da trattare: dovrò necessariamente ridurre il numero di pagine per singola distorsione. Inoltre, a differenza di ciò che ho fatto nei primi due libri (39 bias il primo, 57 il secondo), credo che in questo sarà opportuno accorpare qualche argomento.
Ammetto infatti che durante il lavoro di preparazione mi sono accorto che i bias di questo volume sono (se possibile) ancora più intricati e interconnessi di quelli che ho trattato in precedenza: le sfumature sono ancora più difficili da definire e la stesura degli esempi rischia di rendere i temi più ostici invece di semplificarli.
Intendiamoci bene: è ovvio che ci saranno ripetizioni, non è possibile evitarle perché lo scopo del libro è rendere questi argomenti più digeribili per l’utente medio e non è possibile scendere eccessivamente nei dettagli. Un problema ulteriore è dato dalla mole di bias di cui devo parlare: il primo libro era circa 150 pagine ma già il secondo è arrivato a oltre 210. È necessario riuscire a limitare la lunghezza di ogni sottocapitolo a tre pagine altrimenti diventa (come si dice a Firenze) l’Opera del Duomo e questo comporterà senza dubbio una serie di semplificazioni sia nell’esposizione sia negli esempi.
Comunque, la suddivisione dei bias cognitivi in categorie e sottocategorie è sempre quella ispirata al lavoro di Buster Benson e John Manoogian III. In questo terzo volume si prende in esame l’area “Need to act fast” ed ecco spiegato il sottotitolo “Datti una mossa!”, vediamo cosa riuscirò a fare”. (dalla Prefazione di Lamberto Salucco)

Il prossimo e ultimo volume sarà “Cosa mi dovevo ricordare?” (“What should we remember?”)

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Carlos García Gual “Breve apologia del romanzo storico”, Graphe.it

Un’appassionata difesa del romanzo storico, che esplora il delicato equilibrio tra verità e finzione, offrendo una guida per comprendere e apprezzare questo genere letterario

Prefazione di Patrizia Debicke Van der Noot

Traduzione di Roberto Russo

Graphe.it

dal 26 gennaio in libreria

Quello del romanzo storico è un genere amato da molti, e che incuriosisce altri, spesso in cerca di consigli per un buontitolo. Come non è facile scriverne, infatti,altrettanto difficile può essere trovarne uno davvero buono: coinvolgente, accurato, che ci faccia viaggiare nel tempo con il giusto equilibrio fra verità e finzione.
Curiosamente, la critica si è dimostrata talvolta impietosa verso questo filone letterario, tanto da fargli meritare una apologia: in questo volume l’autore, con la “scusa” di dimostrare i punti di forza e d’interesse del romanzo storico, ce ne offre un’ampia prospettiva ripercorrendone le caratteristiche, i fondamenti strutturali e la strada percorsa sin dai suoi albori. In questa appassionata arringa in difesa si riflette sulla differenza fra il romanziere e il cronista, fra il realismo e la ricostruzione:una distanza più o meno sottile che ha ilpotere di avvicinarci in modi diversi allaStoria.

Un genere, questo, che negli ultimi anni in Europa sembra godere di una rinascita e un’accelerazione, anche grazie a un rinnovato impegno degli scrittori, e il cui punto di forza sta nel poter allargare quasi all’infinito il numero di storie possibili: faccio ponte con il passato e scelgo quello che mi pare e quando mi pare. Possiamo quasi paragonare il romanzo storico a una macchina del tempo che ci consente di guardare indietro. La sua unica vera criticità sta nella implicita contraddizione che lo identifica: “romanzo” (componimento letterario che narra una vicenda in tutto o in parte immaginaria) e “storico” (della storia, ovverosia reinterpretazione di parte della storia e ricostruzione di un fatto realmente esistito). Categorie che dovrebbero fare a pugni tra loro? In un romanzo storico, invece, vengono tranquillamente mischiate. (dalla Prefazione di Patrizia Debicke Van der Noot).

CARLOS GARCÍA GUAL (Palma di Maiorca, 1943) è professore emerito di Filologia greca dell’Università Complutense di Madrid e specialista di antichità classica, mitologia, filosofia e letteratura. Insignito due volte del Premio nazionale di traduzione, ha pubblicato numerosi libri e collabora con diversi media. È membro della Real Academia Española.

Alcune novità Armando Editore: dal 21 gennaio 2025 in libreria

Armando Editore

FRANCO FERRAROTTI – Elogio della vecchiaia
La vita ripensata e ricomposta

Nel testo Franco Ferrarotti esplora la vecchiaia non come una malattia, ma come un periodo di salvezza e riflessione profonda. L’Autore rifiuta l’idea tradizionale che la vecchiaia sia sinonimo di declino, sostenendo che è invece un’opportunità per ripensare e ricomporre la vita con serenità e saggezza. Attraverso ricordi personali, riflessioni filosofiche e culturali, Ferrarotti celebra la solitudine scelta come momento di contemplazione, il ritorno alla natura e il ritrovamento di un senso di continuità tra infanzia e vecchiaia, tra inizio e fine.

FRANCO FERRAROTTI (1926-2024) è stato professore emerito di sociologia all’Università di Roma «Sapienza», vincitore del primo concorso bandito in Italia per questa materia. Fra i fondatori del «Consiglio dei Comuni d’Europa» nel 1949 a Ginevra; già responsabile dei «Facteurs Sociaux» all’OECE, ora OCSE, a Parigi; deputato indipendente per la III Legislatura; fondatore, con Nicola Abbagnano, dei Quaderni di sociologia nel 1951; cofondatore dell’Istituto di Scienze sociali di Trento nel 1962; dal 1967 dirige La critica sociologica; nel 1978 nominato «directeur d’études» alla Maison des Sciences de l’Homme a Parigi; insignito del premio per la carriera dall’Accademia nazionale dei Lincei il 20 giugno 2001; nominato Cavaliere di Gran Croce l’11 novembre 2005 dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Armando Editore

GIORGIO DI BERNARDO /Sui fiumi di Babilonia
Il “backstage” della Bibbia

Prefazione Mons. Giovanni Ricchiuti

Perché intitolare Sui fiumi di Babilonia un libro che parla di Bibbia?
Perché è lì che, 2.600 anni fa, tutto ebbe inizio: gli ebrei, deportati, sedevano lungo l’Eufrate, piangendo al pensiero di Sion (Salmo 137) ed entrando al contempo in contatto con la cultura, le riflessioni e i miti del mondo sumerico e assiro-babilonese.
Lungo le rive di quel fiume nacquero così alcune delle pagine più belle della letteratura di tutti i tempi, quelle della Bibbia, pagine che parlano di un Dio unico, Yahweh, e del suo amore per l’uomo. Ma questo avvenne attraverso la mediazione linguistica e culturale del luogo: miti e riflessioni si trasformarono in racconti e messaggi, significanti e significati, che dobbiamo imparare a decriptare, se vogliamo attribuire loro il giusto valore e comprenderli.

Questo testo ripercorre le lezioni tenute in ambito universitario facendone una sintesi il più possibile intrigante e scorrevole, indirizzata a tutti gli appassionati e a chi vuole aprirsi a nuove interpretazioni della Bibbia nel mondo cattolico, ebraico e musulmano, con la speranza di offrire spunti di riflessione coerenti e stimolanti.

GIORGIO DI BERNARDO Giornalista aerospaziale, scrittore e divulgatore scientifico per Rai e altre testate radiotelevisive e della carta stampata, è laureato in Orientalistica e ha un Magistero in Scienze della Religione. In lui si fondono la passione per la scienza e quella per la Bibbia, coltivate con rigore, seppure in periodi differenti della vita. Ha insegnato “Comunicazione scientifica”, “Storia dell’astronautica” e “Analisi di incidenti spaziali” presso la Facoltà di Ingegneria Aerospaziale dell’Università di Roma “La Sapienza”, e “Storia delle religioni della Bibbia” presso la Pontificia Università Lateranense – Istituto Ecclesia Mater.In ambito scientifico e aerospaziale è autore di migliaia di articoli, di cinque libri e di un Report sulle spese militari nel mondo per il Parlamento Europeo. In ambito orientalistico ha prodotto articoli pubblicati su riviste di settore, quali Bibbia e Oriente e Aquinas, utilizzando in particolare gli strumenti messi a disposizione dalla linguistica per l’analisi dei testi biblici e di quelli medio-orientali.

Silvio Maresca “La civiltà delle cattive maniere. Il diritto all’odio e la fine del rispetto umano”, Armando Editore

Introduzione di Antonio Lo Iacono

Con contributi di Virginia Ciaravolo, Stefano D’Errico,Fabio Gabrielli,Enrico Garlaschelli, Antonio Lo Iacono

Le buone maniere non sono solo galateo, sono parte inscindibile di una cultura e di uno stile di vita, sono regolatrici di emozioni e istinti. Nelle società contemporanee, segnate dalla dissoluzione di una Legge condivisa, del Super-Io, delle grandi narrazioni, cambia la struttura psichica e sociale, si moltiplicano le spinte narcisistiche, l’edonismo compulsivo, le ossessioni identitarie individuali e collettive. L’Altro diventa Amico, Nemico, Straniero, oppure scompare e diventa irrilevante. E l’estraneità produce perturbamento, regressione, paranoia, ritorno del pensiero magico. Il Web aggrava lo scenario: le piattaforme digitali sono potentissimi acceleratori di individualismo, narcisismo, tribalismo, e demolitrici di ogni forma di buone maniere.

«Nelle esplosioni di violenza e aggressività online spesso si esplicita un’aperta rivendicazione del diritto alla cattiveria e all’odio, un rifiuto del buonismo identificato con ipocrisia e falsità. La radicalizzazione dello spirito critico ha portato ad una cultura del sospetto generalizzato. Il sospetto può portare a paranoia e alla volontà di smascheramento. Se tutto è sospetto e cela interessi e speculazioni, nulla può
legittimamente arginare il mio proprio interesse, ed io ho diritto di esercitare odio e cattiveria per sventare gli altrui odi e cattiverie»

SILVIO MARESCA (1961), scrittore e imprenditore, fino al 2021 CEO di Bluserena S.p.A. e amministratore delegato della Carlo Maresca S.p.A., ora amministratore delegato di società operanti nel settore turistico. È fondatore di Etipublica, che conduce attività no profit a favore dell’inserimento sociale e lavorativo di migranti e soggetti “vulnerabili” (AEL), per la valorizzazione di giovani artisti (YAG, Young Art Gallery), e partecipa alla fondazione Openpolis. Con Armando editore ha pubblicato Socialtotalitarismo (2021); Doppiezze dell’Occidente (2022), La tragedia dei beni privati (2023), Essere, Coscienza, Vertigine (2024).
VIRGINIA CIARAVOLO, psicoterapeuta-criminologa, Presidente dell’Associazione Mai più violenza infinita Onlus, si occupa prevalentemente di donne e minori. Esperta in reati di violenza di genere, abusi, bullismo e cyberbullismo. Autrice di numerose pubblicazioni nelle nostre edizioni, tra cui Truffe amorose. Da relazione virtuale a morte reale. La storia di Daniele Visconti (2023).
STEFANO D’ERRICO, dall’86 nel sindacalismo di base della scuola, da segretario dell’Unicobas è decisivo nello sciopero che fa cadere il ministro Luigi Berlinguer (2000), come in quello contro la Gelmini (2008) e la “Buona scuola” renziana (2015).
FABIO GABRIELLI, filosofo, già preside della Facoltà di Scienze Umane e professore di Antropologia Filosofica presso la Ludes University di Lugano, attualmente insegna Filosofia della Relazione presso la School of Management dell’Università LUM ed è Visiting Professor presso l’Università di Jaroslaw, in Polonia.
ENRICO GARLASCHELLI, docente di Pedagogia all’Istituto di Scienze Religiose di Milano e di Storia della Filosofia, Antropologia Filosofica e di Teoria dell’Interpretazione presso l’Istituto di Scienze Religiose di Mantova. Tra le sue ultime pubblicazioni: La domanda educativa. Percorsi pedagogici e proposte didattiche (2021); Ritrovare l’umano. Nell’arte, nella letteratura, nella filosofia (2023).
ANTONIO LO IACONO, psicoterapeuta, psicologo del lavoro, psicologo dell’emergenza. Ha insegnato in varie università (Yale University, Università di Caracas, Università Europea di Roma, Università La Sapienza, ecc.). Dal 1978 è docente di Psicologia Clinica alla Scuola Medica Ospedaliera di Roma. È Presidente della Società Italiana di Psicologia (fondata nel 1910) e dell’Istituto di Psicoterapia Psicoumanitas, riconosciuto dal MIUR.

Ben Wilson “Giungla urbana”, presentazione

Traduzione di Fabio Galimberti e Paola Marangoni

Giungla urbana ci mette davanti a questo bizzarro equilibrio all’interno dei consessi cittadini, in cui, proprio laddove la mano umana latita, piante e animali sono abili a inserirsi, proliferando e generando aumento della biodiversità, riduzione dell’inquinamento atmosferico e miglioramento della salute mentale. Una nuova via di fronte ai mutamenti climatici, che sembra suggerirci come proprio nell’inselvatichimento di strade e quartieri, nella deformazione delle perfette silhouette costruite dall’uomo, possa trovarsi la chiave per la sopravvivenza della civiltà.( da Il Saggiatore)

“È la natura, questa grande madre – terribile e feconda, vitale e inesorabile – che incontra l’artefatto dell’uomo: la sua casa, le nostre città” scelgo questa breve indicazione, calzante felice e chiara, utilizzata da Marco Filoni (Il Venerdì La Repubblica 1 novembre 2024) per presentare il testo di Ben Wilson.
Quello che spesso viene considerato “degrado”, in effetti è un dialogo proficuo, simbolo di un intreccio tra uomo e natura che dura da millenni: i confini tra natura e città sono da sempre sfumati proprio perché gli agglomerati urbani sono habitat prosperi per flora e fauna che dai campi coltivati penetra da sempre, proprio per i bisogni che gli stessi abitanti hanno per il verde, nei parchi cittadini o sulle macerie con i fiori di campo che crescono o con i vegetali che fanno capolino dalle finestre di case abbandonate.
Un segno proficuo di connubio possibile e necessario per migliorare il nostro rapporto con la natura, come simbolicamente compare illustrato nella copertina di Alice Beniero.

Ben Wilson (Londra, 1980), storico e ricercatore dell’Università di Cambridge, è stato consulente per svariati programmi televisivi e radiofonici e scrive per testate come The Spectator, The Independent e The Guardian. Il Saggiatore ha pubblicato Metropolis (2021

Michel Pastoureau “Rosa. Storia di un colore”, presentazione

Nella copertina l’Angelo dell’Annunciazione dello splendido affresco del Pontormo (Cappella Capponi in Santa Felicita a Firenze), pittore famoso (Jacopo Carucci, o  Carrucci, più conosciuto come Jacopo da Pontormo, o semplicemente come il Pontormo, 1494 – 1557) per la sua opera innovativa e per l’uso del rosso nelle varie sfumature.  

Ponte alle Grazie Edizioni

L’ultimo lavoro del saggista francese Pastoureau, studioso tra le altre discipline del simbolismo dei colori,  è dedicato alla storia del colore rosa che, contrariamente a quanto si possa pensare, non aveva incontrato molta fortuna in Europa se non nel tardo Medioevo e precisamente nel Quattordicesimo secolo per merito di una tintura importata dall’oriente, dall’India, inizialmente e poi dal Nuovo Mondo: il legno di brasile o brasilina.
Un ricco apparato iconografico accompagna e supporta l’interessante impostazione del testo in cui l’autore segue nel tempo i diversi cambiamenti del colore che modifica sfumature e significato: da colore dell’ambiguità, segno di omosessualità, fino ad una valenza sempre più femminile per diventare, agli inizi del Novecento e ancora oggi, il colore per annunciare la nascita di una figlia femmina. E non solo: se raggiunge il suo apice di piacevolezza attorno alla metà del XVIII secolo, affiancando la cultura romantica e la femminilità, diviene traslato di dolcezza, piacere e felicità; ma è nel suo cammino odierno, che si afferma come colore di successo nella pink culture espandendosi in nuovi ambiti: dalla Pantera rosa alla bambola del secolo, il rosa Barbie.

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Blu. Storia di un colore

La stoffa del diavolo

Stephen Buetow – Domenico Bove – Rocco Mario Bove “La cura della solitudine” , Armando Editore

Novità di Armando di novembre 2024

Armando

Questo libro innovativo fornisce una nuova analisi concettuale della solitudine, una condizione associata a gravi conseguenze per la salute, tra cui l’aumento della morbilità e la morte precoce. Sostenendo che la connessione sociale non è l’unica risposta, esplora i percorsi per trasformare la solitudine in una sana capacità di star soli. La prima parte del libro attinge alle discipline umanistiche e artistiche, tra cui la psicologia, la filosofia e la letteratura, per analizzare il problema comune e potenzialmente grave della solitudine.
La seconda parte del libro analizza come l’assistenza sanitaria centrata sulla persona possa aiutare le persone a trasformare la solitudine in una condizione sana. Questo libro stimolante offre a studenti, medici e operatori di diversi settori dell’assistenza sanitaria e sociale un nuovo modo di pensare, ricercare e praticare con le persone sole.

STEPHEN BUETOW è professore associato di medicina generale e assistenza sanitaria primaria presso l’Università di Auckland, Nuova Zelanda. È redattore associato del Journal of Evaluation in Clinical Practice e della European Journal of Person Centered Healthcare.

DOMENICO BOVE. Neuropsichiatra Infantile, Psicoterapeuta, Esperto in Analisi del Comportamento, Psicopedagogista dell’Educazione e della Formazione, Direttore Scientifico del Centro Studi FUSIS: Associazione per la Ricerca Scientifica in Neurologia e Psichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza con sede in Caserta.

ROCCO MARIO BOVE. Specialista in Neurologia, Neuropsichiatria Infantile e Farmacologia, Psicoterapeuta, già docente di Igiene Mentale e Psichiatria Infantile nella Facoltà Medica del Secondo Ateneo di Napoli.

Valeria Parrella e Massimo Osanna “Classici sovversivi. Mito e tragedia per la vita quotidiana”, presentazione

[…]Per permettere all’antico di parlare con il nostro quotidiano, Massimo Osanna, direttore generale dei Musei italiani, per ognuno dei soggetti trattati illustra la storia e la fortuna (o sfortuna) iconografica, inquadra le fonti storiche, i ritrovamenti archeologici, tra ceramiche decorate e bassorilievi, statue e pitture, ricostruzioni topografiche e riferimenti all’arte classica. In queste pagine troverete Antigone, Eros, Narciso, Euridice e Orfeo, Tiresia, Apollo e Re Mida, le Troiane: Valeria Parrella ricostruisce così i nostri rapporti con l’amore e con la morte, con il femminile e con la guerra, con il lutto e la violenza. Miti classici per eccellenza, resi sovversivi da una rilettura brillante e avvincente, a cura di una voce tra le più amate della nostra narrativa, capace di far interagire queste figure con autori di oggi, con canzoni, con tutto ciò che arricchisce e abita le nostre vite.(da Rizzoli Libri)

Dall’Introduzione

Scrive Valeria Parrella:

[…] la loro sovversione è essere ancora così presenti e ci costringono a una chiamata che è fisica, reale, attiva. I classici, se sono tali, non tramontano mai. Semplicemente, stanno da qualche parte, e noi dobbiamo cercarli.
Questo libro è un libro che li cerca e, a volte, li trova. Offre un metodo per stanarli, e per affidarsi. È un esercizio molto fruttuoso, vitale: cosa significa rileggere qualcosa scritto duemila anni fa? Credo che abbia un senso profondo e cioè : non sentirsi poerduti di fronte alla vita”

Scrive Massimo Osanna:

“I classici, più di ogni altra cosa, richiamano in noi la possibilità di tendere un filo di arianna attraverso il labirinto del tempo. Continuiamo a leggerli e a occuparci del passato che non è passato”

Un’interessante carrellata tra scritti e iconografia, miti classici per eccellenza che diventano “sovversivi” interagendo con il mondo attuale, con le nostre attualità.

Gli autori

Valeria Parrella vive a Napoli. È laureata in Lettere Classiche. Ha scritto per l’editore minimum fax Mosca più balena (2003) e Per grazia ricevuta (2005); per Einaudi Lo spazio bianco (2008), Lettera di dimissioni (2011) e Tempo di imparare. Almarina è stato finalista al Premio Strega del 2019. Scrive su Il manifesto

Massimo Osanna è professore ordinario di Archeologia classica all’Università di Napoli Federico II. Ha insegnato nell’Università della Basilicata, a Matera, dove ha diretto la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici; è stato visiting professor in prestigiosi atenei europei e ha promosso scavi e ricerche in Italia meridionale, Grecia, Francia. Dal 2014 al 2015 ha diretto la Soprintendenza Speciale di Pompei; dal 2016 è direttore generale del Parco Archeologico, riconfermato per un altro mandato nel 2019.

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“Quel tipo di donna”

Almarina

“Miracolo a Milano. Parole, immagini e immaginari”, Oligo Editore

A 50 anni dalla scomparsa di Vittorio De Sica esce ‘Miracolo a Milano. Parole, immagini e immaginari’ A cura di Valentina Fortichiari e Sergio Seghetti

Presentazione di Paolo Baldini, Prefazione di Andrea De Sica

Testi di

Simona Ballatore, Giorgio Battistelli, Patrizia Carrano, Maria Carla Cassarini,Paolo Crespi, Luca Crovi, Gualtiero De Santi, Valentina Fortichiari, Paolo Mereghetti, Giuliana Nuvoli, Marco Palazzini, Stefania Parigi, Cochi Ponzoni, Mauro Raimondi,Loris Rambelli, Giovanna Rosa, Salvatore Sclafani, Studio Azzurro, Edoardo Veronesi Carbone

Con fotografie inedite di Mario De Biasi

OLIGO

Nel cinquantesimo della scomparsa di Vittorio De Sica, un omaggio a due capolavori: Miracolo a Milano, celebre film del grande regista, e al libro che lo ha ispirato, Totò il buono, dello scrittore e intellettuale Cesare Zavattini. E proprio da saggi su questi due grandi protagonisti del dopoguerra prende le mosse questo libro, che include un importante apparato iconografico, con disegni e fotografie (anche di scena e in parte inedite) e che affronta anche il tema dell’eredità culturale del film e del romanzo, a testimoniare che i veri capolavori non smettono mai di emozionare. Incontreremo la Milano della ricostruzione e della voglia di riscatto, ma anche una città afflitta da crisi economica e povertà, ma dove però possiamo già leggere le radici culturali della metropoli meneghina contemporanea. Pochi film hanno creato un legame così profondo con la città in cui sono stati girati come Miracolo a Milano.

«Pochi film sono riusciti a toccare – attraverso la dimensione fiabesca, surreale, magico-naturalistica – temi tanto universali da diventare simboli internazionali. Prospettiva glocal, sognante, lungimirante, con evidenti riferimenti al cinema delle origini, al circo, al fumetto, al disegno animato». Paolo Baldini

«Il mio Miracolo a Milano nasce dai ricordi di mio nonno Vittorio, nel senso che i miei ricordi sono i suoi film, dai capolavori neorealisti alle commedie che hanno reso splendente il cammino del cinema italiano dal dopoguerra in poi. Nasce dalle parole dette e scritte da mia nonna, Maria Mercader, che partecipò alle riprese, confortando e animando nonno Vittorio. È un film, come si può immaginare, che sta nel mio DNA, anche se io sono nato nel 1981, trent’anni dopo la sua uscita. Tutto quel tempo ha, se possibile, aumentato dentro di me i valori della leggenda di un film irripetibile, frutto della collaborazione creativa, e vorrei dire emotiva, tra Cesare Zavattini e nonno Vittorio. Per me, in questo momento, è anche un’occasione per rendere omaggio a mio padre, Manuel De Sica, che seguì il primo restauro del film e molto si è occupato della memoria di mio nonno: io provo a portare avanti il suo lavoro, ora che lui non c’è più.» Andrea De Sica 

I curatori:

Sergio Seghetti è nato a Milano nel 1956, laurea in Lettere Moderne all’Università Statale di Milano ha lavorato nel Sistema Bibliotecario di Milano dal 1984 al 2021 e, in particolare, dal 1999 come responsabile dei servizi informatici. In pensione dal 2022 mantiene un rapporto di collaborazione con la Direzione Biblioteche del Comune di Milano. Nel 2014 avvia la collana di editoria civica “Gli ebook della Biblioteca Sormani” (finora circa 40 titoli per oltre 120 mila download complessivi).

Valentina Fortichiari è nata a Milano e oggi vive a Vigevano. Ha sempre lavorato in editoria, dirigendo le relazioni esterne e l’ufficio stampa di Longanesi. Dalla passione per l’acqua e il nuoto è nato il suo romanzo d’esordio, Lezione di nuoto, Colette e Bertrand, estate 1920 (Guanda 2009, Solferino 2023; premi Rapallo, Grazia Deledda, Rhegium Julii) e la raccolta di racconti La cerimonia del nuoto (Bompiani 2018). Ha pubblicato per Oligo il romanzo Il mare non aspetta. Un viaggio emotivo in Norvegia (2024). Ha curato e cura opere di Cesare Zavattini per la Nave di Teseo e di Guido Morselli per Adelphi. Giornalista, saggista, collabora con varie testate periodiche.