Carmel Cassar “Jehan de Vallete.L’eroe dell’assedio di Malta e il fondatore de La Valletta”, Graphe.it

Jehan de Vallete: il condottiero che, con coraggio e lungimiranza, ha difeso Malta dall’invasione ottomana e ha dato vita a una nuova città, simbolo di forza e resistenza.

Graphe.it

Dal 26 aprile in libreria

Nel 1565, Malta fu teatro di uno scontro epico: l’assedio da parte dei turchi ottomani. Al centro di questa battaglia decisiva per la cristianità occidentale, il Gran Maestro Jehan de Vallete si distinse per il suo coraggio e la sua straordinaria leadership. Fu lui a guidare i cavalieri di San Giovanni verso la vittoria e a concepire La Valletta, la città-fortezza destinata a diventare un simbolo di resistenza e fede. Carmel Cassar racconta la storia di un condottiero leggendario, le sue scelte ardue e la sua visione che ha segnato il destino del Mediterraneo.

CARMEL CASSAR è ordinario di storia culturale e direttore dell’Istituto di Studi Maltesi. Ha contribuito allo sviluppo di una sezione etnografica presso il Dipartimento dei Musei pubblici maltesi, più tardi ribattezzato Heritage Malta. Già responsabile del Palazzo dell’Inquisizione a Vittoriosa, ha favorito la nascita dell’interesse nella ricerca storica del cibo mediterraneo e maltese, di cui dà contezza in questo saggio. È Fellow della Royal Historical Society di Londra e della Cambridge Commonwealth Society, socio della Renaissance Society of America e membro a vita della Società Storica di Malta. Diverse le sue pubblicazioni, tra cui, in italiano, Il senso dell’onore ( Jaca Book 2002, tradotto in cinque lingue). Con Graphe.it edizioni ha pubblicato Cibo mediterraneo (2024).

Giuseppe Arcadio Losa “L’anima dei Greci” LdM press

Introduzione di Marco Vannini

In libreria il 23 aprile

LdM press

Questo libro raccoglie la sfida di parlare dell’anima nel tempo in cui lo sviluppo imperioso delle conoscenze scientifiche, degli interessi tecnologici ed economici ne hanno reso obsoleto il concetto stesso. Dimenticata e trascurata, la realtà dell’anima non cessa però di interrogare le nostre coscienze.

L’autore si impegna allora in un ampio e articolato lavoro di ricostruzione della complessa trama di riflessioni che scrittori e filosofi greci hanno intessuto intorno ad uno dei temi più affascinanti del pensiero. Si propone così ai lettori di compiere un viaggio nell’anima per scoprire tanti spunti di pensiero suggestivi quanto arricchenti, e così accrescere la consapevolezza di ciò che siamo e di ciò che siamo chiamati ad essere. In fondo, la sfida più ardua, e al contempo affascinante, è progredire verso la completezza della nostra umanità. Proprio in questo, ancora oggi, gli antichi greci hanno molto da insegnarci.

Dalla introduzione di Marco Vannini: 

«Una battuta ormai scontata, ma sempre valida, è che l’anima, una volta distesa sul lettino di Freud, non si è più rialzata. In effetti sembra che il mondo contemporaneo abbia espunto il concetto di anima – anzi, la parola stessa, sostituita da psiche, che, pur essendone l’espressione greca, non significa affatto lo stesso. La parola anima è infatti storicamente carica di un significato religioso, in quanto rimanda implicitamente al divino, o comunque a qualcosa che non si esaurisce nella fisicità, nel funzionamento delle cellule neuronali o simili. Ecco perché lo scientismo contemporaneo guarda spesso con aria di sufficienza, quasi di compatimento, a chi parla di anima. (…) Il risultato di tutto ciò è sotto gli occhi di tutti: la generalizzata sofferenza che nella versione edulcorata corrente è chiamata “disagio psicologico”, ma che, già a metà del secolo scorso v’era chi, come Jung, definiva nel modo più chiaro, più netto: una spaventosa afflictio animarum. Il cambiamento della terminologia non è infatti una questione semplicemente linguistica, ma indica in realtà il mutamento del modo di pensare e della cultura in generale. Il fatto che l’anima sia stata sostituita dalla psiche e, di conseguenza, la cura animarum dalla psichiatria, non ha significato semplicemente passare da una terminologia di origine latina ad una di origine greca (peraltro falsa, dal momento che in greco c’è psiche, ma non psichiatria, e neppure psicologia) per darsi un’aria “scientifica”, ma ben di più: ha significato la negazione della natura spirituale dell’essere umano

Giuseppe Arcadio Losa è nato a Milano, dove si è laureato in Filosofia all’Università Cattolica ed ha iniziato l’attività di insegnamento al Liceo classico “Berchet”. A partire dalla tesi di laurea su L. Pareyson, ha sviluppato interessi in campo antropologico e, per diversi anni, ha tenuto presso la Facoltà Teologica del PIME un corso di Antropologia filosofica. Ha continuato l’attività di docente di Filosofia e Storia in vari licei, e poi stabilmente al Liceo Scientifico “G. P. Vieusseux” di Imperia, nel contempo impegnandosi nella divulgazione filosofica con diversi corsi monografici tenuti all’Unitre della stessa città. Presso il Centro Editoriale Imperiese ha pubblicato il volume Le basi della logica. Percorso nelle strutture del pensiero e del linguaggio (2015) e le due edizioni del saggio Anima persona io. Un percorso filosofico nei luoghi della soggettività fra età antica e moderna.

Hans Tuzzi “La letteratura come una delle arti equestri”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Dal 4 aprile in libreria, Italo Svevo Edizioni

La copertina e la sinossi nel Risvolto

Leggere Tuzzi ha su di me un merito raro: che sia saggio, romanzo, racconto, biografia, sa aprire quelle che io chiamo le finestre della mente che non sono le stesse per ciascun lettore, ognuno ha le proprie, socchiuse o da aprire per la prima volta…
Come lettrice di lunga data, ho iniziato a leggere grazie alla mia zietta a cinque anni e da allora è un vizio che non mi sono mai tolto, posso affermare che poche letture, davvero poche mi hanno lasciato dentro un’atmosfera, non so bene come definirla, è un’emozione non facile da chiudere dentro le parole, nella quale mi sento avvolta come in una nuvola di benessere mentale, appagata nel ricordare o rileggere, stuzzicata e vivificata da riflessioni traslate nate inseguendo immagini e ripensando ad alcune frasi, brani o semplici accostamenti di parole: beh, questo è l’effetto Tuzzi!
E, relativamente a questa serie di brevi saggi, che avevo già seguito nella loro veste originale e ora trovo tutti splendidamente raccolti insieme, non etichettabili in modo stringente ma sulla scrittura, sulla lettura, sulla letteratura e, alla fin fine, sulla visione della vita, alcune spigolature …:

Il cavallo è animale nobile nevrile e vigoroso e ogni cavaliere, anche il più esperto, fatica a contenerne l’energia. Che tu sia campione d’alta scuola o bùttero, fantino amazzone o maestro di redini lunghe, la forza del cavallo, come ogni vera forza, per essere controllata ed esaltata al suo meglio richiede grande eleganza e compostezza (da La letteratura come una delle arti equestri, il saggio che dà il titolo alla raccolta e la conclude)

La bellezza si ottiene per sottrazione? Sovente, sì. Ma non è una regola, perché non esistono regole in letteratura. Ogni semplificazione normativa sull’arte della scrittura è menzogna. Infatti esistono grandi scrittori lussureggianti. La bellezza si ottiene per sottrazione, ma anche in una profusione conseguita con studiato artificio. […] In un caso e nell’altro, nella semplicità come nella ridondanza, la bellezza sta nel pensiero che la regge e dà forma al testo. Idea nuova, forma nuova. La sottrazione vale per la lunghezza del testo, o per struttura e armonia della frase, della pagina, nell’insieme dell’opera; tende all’apparente semplicità di cui Picasso rivela la complessa ricerca quando dice: “bambino, già disegnavo come Raffaello, ma ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino. La semplicità non è mai immediata, si raggiunge per gradi.

Più che spiegare a un ipotetico aspirante scrittore come si scrive un libro, lo condurrei per mano nella selva ombrosa della scrittura, mostrandogli che non c’è strada maestra ma intrecci di sentieri, e nessuno di essi conduce alla meta sicura del romanzo. […] La lettura dei classici offre di per sé un mosaico istruttivo, e all’ipotetico aspirante scrittore poco direi su “come fare”, soffermandomi su “cosa non fare”. […]
Perché la letteratura è anche un’esigenza del cuore, una forma del pensare il mondo, una natura del vivere che è in noi o non è, e se lo è ci permea per tutta l’esistenza, si pubblichi anhe un solo libro.

Iniziare a raccontare una storia mettendola sulla pagina, comporta non soltanto il piacere del rac conto, bensì anche quello di dare vita a una voce, di stimolare la curiosità, di provocare la pigrizia del lettore, che del resto proprio questo si aspetta: essere tratto dal comodo calduccio del letto o del la poltrona per essere immerso, senza rischi reali, nel gorgo della vita. Il lettore però non sa quello che desidera, diventa necessario irretirlo, bisogna sedurlo.

Miglior lettore è colui che rilegge perché le grandi opere si offrono a molteplici punti di vista, si prestano a sempre nuove scoperte, suggeriscono inedite interpretazioni. Vale, per esse, quel che Schlegel diceva di Amleto: “Un’opera enigmatica che somiglia a quelle equazioni irrazionali nelle quali rimane sempre una frazione di grandezza sconosciuta che non ammette soluzione alcuna”. È l’ambiguità d’ogni opera viva, così viva che, proprio come Amleto, di secolo in secolo viene letta con occhi nuovi sino a diventare, per ogni generazione, qualcosa di diverso dall’originale, e tuttavia sempre fedele alla natura profonda dell’originale.

dalla Quarta di copertina

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La Piccola Biblioteca di Letteratura Inutile nasce nel 2016 ed è la prima collana a far parte della la nuova società ITALO SVEVO, creata a Trieste nel 2018. Si avvale dell’impianto grafico di Maurizio Ceccato e fin da subito riprende l’idea delle pagine intonse. Propone aristocraticamente lampoon, libelli, scartafacci, pandette, glossari, digesti e tutto quanto non è classificabile nei generi tradizionali di narrativa e saggistica. Dopo il primo lustro di attività nel 2021 diviene semplicemente Biblioteca di Letteratura Inutile. (da Italo Svevo Edizioni)

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Dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

Tutto Tuzzi: i gialli, i saggi, i romanzi, le interviste

Theodor W. Adorno “Stelle su misura. L’astrologia nella società contemporanea”, Bibliotheka Edizioni

Introduzione di FRANCO FERRAROTTI

Dal 4 aprile in libreria

Bibliotheka

Residuo di pratiche magiche con le quali gli antichi cercavano di influenzare o di controllare il corso degli eventi, la credenza nei poteri delle stelle, mediata da giornali e riviste, è un fenomeno sociale ancora molto diffuso nel mondo contemporaneo.
Attraverso la penetrante analisi della rubrica astrologica di un quotidiano conservatore americano, il Los Angeles Times, effettuata durante un viaggio negli Stati Uniti avvenuto nei primi anni Cinquanta, Theodor Adorno scandaglia, facendo ampio ricorso alle categorie della psicologia sociale e della psicoanalisi, le ragioni profonde della superstizione, dell’irrazionalismo e dell’autoritarismo nella società di massa. 
Il risultato è il libro Stelle su misura. L’astrologia nella società contemporanea, a lungo introvabile e ora riproposto con una prefazione che Franco Ferrarotti scrisse pochi giorni prima della morte. 

Filosofo e sociologo tedesco, Theodor W. Adorno (1903-1969) fu tra i maggiori esponenti della Scuola di Francoforte e si distinse per una critica radicale all’illuminismo, alla scienza moderna e al capitalismo avanzato. Costretto all’esilio dal nazismo, prima a Oxford e poi negli Stati Uniti, rientrò in Germania nei primi anni Cinquanta e insegnò all’Università di Francoforte. La rubrica astrologica – annota in Stelle su misura – deve essere credibile e personalizzata, non troppo precisa, ma nemmeno del tutto improbabile. Eliminando la distinzione tra realtà e finzione, elargisce consigli di buon senso e risposte utili e sensate su piccoli problemi quotidiani di natura pratica, investendo sulla straordinaria autorità di sedicenti esperti. Con l’effetto di svolgere una discutibile, ma rassicurante funzione di integrazione sociale, che propone soluzioni e mitiga il senso di impotenza degli esseri umani di fronte all’ignoto.

Hans Tuzzi “La letteratura come una delle arti equestri”

Dal 4 aprile in libreria, Italo Svevo Edizioni

La copertina e la sinossi nel Risvolto

Dalla Quarta di copertina

La presentazione di Salvina Pizzuoli

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Tutto Tuzzi: i gialli, i saggi, i romanzi, le interviste

In occasione della Giornata dei Disturbi Alimentari (15 marzo), Mursia presenta tre libri:

due testimonianze e una guida per aiutare a capire e gestire il rapporto con il cibo.

Laura Cavalluzzi IO, LE DIETE E L’EFFETTO YO YO

Comprendersi ed amarsi attraverso i disturbi alimentari

In libreria il 17 febbraio

In questo intenso racconto autobiografico l’autrice, atleta nazionale di pallavolo (Beach Volley) condivide il suo percorso di liberazione dall’effetto YO-YO e dalla relazione tossica con il cibo. Attraverso vent’anni di battaglie tra digiuni, abbuffate e diete infrante, si confronta con una domanda ricorrente: “Perché, dopo un inizio promettente, finisco sempre per sgarrare la dieta?” La sua storia, è un mosaico di gioie e traumi, in cui cerca di saziare la propria anima senza rinunciare ai piaceri della vita e confrontandosi con la sua forte passione sportiva. Con uno stile intimo e sincero, Laura esplora il conflitto tra desideri e aspettative, rivelando che la vera libertà va oltre il semplice numero sulla bilancia. Un racconto spudoratamente vero, che offre spunti di riflessione sull’amore verso se stessi e sulla ricerca di un equilibrio duraturo.

Laura Cavalluzzi (Roma, 1981) è conduttrice radiofonica e telecronista sportiva per la seria A1 di Roma volley. Fin da bambina molto emotiva, curiosa, vivace ed amante della vita. L’adolescenza è costellata da un lato da forti traumi e dall’altro da grandi successi. Questo binomio difficile da gestire la porta a soffrire fin da giovanissima di disturbi alimentari, malattia aggravata dal suo status di atleta. Dopo un percorso difficile ma anche emozionante di riscatto della sua vita riesce a guarire ed a vincere la medaglia d’argento ai campionati italiani e due medaglie d’oro agli universitari.

Marina Cecchetti – Anna Maria Falcone ADOLESCENTI E CIBO

Alimentiamo le menti

L’importanza di una alimentazione sana per programmare un futuro di benessere

In libreria il 17 febbraio

Una guida per adolescenti, e non solo, su come affrontare le sfide della vita, con un focus su corpo, mente e relazioni sociali. Promuove un’alimentazione sana e uno stile di vita equilibrato, incoraggiando l’amore per l’ambiente. Guida i giovani a fare scelte alimentari consapevoli, sottolineando l’impatto di ogni gesto su sé stessi e sull’ambiente. Insegna l’importanza del cibo nel contesto sociale e offre suggerimenti pratici per organizzare i pasti. Tocca temi come multiculturalità, sostenibilità e contrasto allo spreco alimentare.


Marina Cecchetti (Venezia, 1949) vive a Padova. Laureata in Scienze Biologiche, Specializzata in Scienza dell’Alimentazione indirizzo nutrizionistico presso l’Università degli Studi di Padova. Già professore a contratto di Biochimica Clinica, Scienze, Tecnologie e Biotecnologie Alimentari, Fisiologia della Nutrizione, facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Padova

Anna Maria Falcone (Strongoli (KR), 1949) vive a Firenze. Biologa e specialista in Scienza dell’Alimentazione, ha svolto attività di ricerca nell’ambito delle Biotecnologie vegetali. Perfezionata in nutrigenetica, nutrigenomica, nutraceutica ed epigenetica, svolge attività libero professionale da oltre vent’ anni. Docente di Scienze Naturali, Chimiche, Biologiche è curatrice di progetti di educazione alimentare rivolti all’adolescenza.

RISTAMPA

Agnese Buonomo LA FAMIGLIA DIVORATA

Vivere accanto al disturbo alimentare

Prefazione di Stefano Tavilla

In libreria il 17 febbraio

«Relazionarsi con un malato di disturbi alimentari è come camminare su un campo minato. Se non conosci a perfezione l’esatta posizione delle mine che cambia ogni giorno, imprevedibile, irregolare, salti per aria.»

Quando una figlia o un figlio si ammalano di un disturbo del comportamento alimentare, è come se l’intera famiglia fosse investita da uno tsunami. Non esiste più nulla, tutto ruota attorno alla malattia. Anoressia, bulimia, binge-eating sono patologie subdole che trasformano la mente e il corpo di chi ne soffre in modo drastico. Di disturbi alimentari si muore, ma si può anche guarire. Questo libro vuole essere un viaggio attraverso gli occhi dei padri e delle madri, ma anche delle sorelle e dei fratelli che combattono, soffrono, vivono la malattia dei loro cari. Genitori che hanno accompagnato i figli in percorsi sbagliati prima di trovare quello giusto, genitori che hanno dovuto affrontare viaggi della speranza per poter accedere alle cure dei figli, famiglie che hanno visto il figlio ammalarsi o peggiorare a causa del lockdown, che stanno rivedendo la luce o che hanno visto i figli morire.  Dodici storie diverse che raccontano la malattia dal punto di vista di chi sta accanto a chi soffre.

Agnese Buonomo (Varese, 1968) vive a Milano dove è vicecaporedattore a Studio Aperto. Negli anni Novanta ha lavorato in Rai a Il rosso e il nero e Tempo Reale di Michele Santoro. Ha collaborato con diversi quotidiani e settimanali. Dal 1997 appartiene alla famiglia Mediaset: è stata inviata sui principali fatti di attualità per Verissimo e per il Tg5 e dal 2010 lavora a NewsMediaset.

Davide Chiolero “Vini, spezie, pastelli volativi e confetti di zucchero. Breve storia della cucina e dell’alimentazione nel Medioevo”, Graphe.it

Uno sguardo approfondito sulla cucina medievale come specchio di civiltà e identità. Il cibo, tra riti religiosi e influenze culturali, racconta la storia nascosta dietro ogni piatto

Graphe.it

In libreria dal 26 febbraio

Questo saggio approccia con metodo scientifico l’arte culinaria medievale.


Si parla del legame fra dieta e religione (a cominciare dai giorni di magro, su cui scopriamo curiosità sorprendenti) del diverso apporto della civiltà romana rispetto a quelle identificate come barbariche. Si racconta delle convinzioni mediche del tempo, in fatto di nutrizione. Sono descritte le esigenze delle dispense delle abbazie e di quelle dei signori, considerando anche la disponibilità locale degli ingredienti. D’altro canto, se la cucina popolare rimase relativamente simile nel corso degli anni, quella nobiliare fu sorprendentemente aperta alle novità e alle contaminazioni, includendo – oltre agli elementi autoctoni – spezie di Paesi lontani acquistate a caro prezzo.

La cucina medievale era caratterizzata da una certa forma di discriminazione sociale. Le principali distinzioni che si possono cogliere tra cucina povera – la cui ricostruzione è complicata dall’assenza di fonti dirette – e cucina ricca non sono tanto nella qualità quanto nella quantità. La dieta dei meno abbienti era basata, perlopiù, sul consumo di prodotti di origine vegetale come ortaggi, cipolle, porri, aglio e cereali. Quest’ultimi erano fondamentali per la realizzazione del pane, l’alimento più diffuso e consumato da contadini, cittadini e nobili, vero simbolo della civiltà occidentale e cristiana. Si deve, tuttavia, precisare che il pane consumato dai meno abbienti e dai contadini, scuro e realizzato con cereali minori, non era lo stesso che potevano permettersi le classi più agiate, che preferivano il pane bianco.

DAVIDE CHIOLERO (1991) laureato in Scienze Storiche all’Università degli Studi di Torino, è docente in un istituto di istruzione secondaria di primo grado dell’astigiano. È membro della redazione di “Arma Virumque”, rivista universitaria torinese di storia militare, per la quale ha pubblicato Elmi con le corna e asce bipenni: l’equipaggiamento del vero guerriero vichingo (2021). I suoi interessi principali riguardano la storia culturale e materiale – in particolare alimentazione e costume – del periodo medievale. È autore de I vichinghi e la morte. La ritualità funebre scandinava fra migrazione e stanzialità (sec. VIII-XI) Il bestiario del Trésor di Brunetto Latini, editi con Il Cerchio.

Lamberto Salucco “L’arte delle fregature. Terza parte: “Datti una mossa”, presentazione

Edida

Terzo volume della quadrilogia sui bias cognitivi nel mondo del marketing, della disinformazione e della vita sentimentale.

“E iniziamo anche questo terzo volume sui bias cognitivi “L’arte delle fregature – 3: Datti una mossa!”. Ormai ho deciso che finirò la quadrilogia quindi (se Iddio mi conserva) dopo questo scriverò anche il quarto “Cosa mi dovevo ricordare?” e poi smetto: lo giuro.

Dopo un paio di mesi durante i quali ho lavorato alla preparazione dei contenuti (una sorta di pre-produzione) è arrivato il momento di iniziare a scrivere davvero. E, come da tradizione, sono in Scozia per potermi concentrare in santa pace.
Mamma mia, anche stavolta sono ben 53 bias da trattare: dovrò necessariamente ridurre il numero di pagine per singola distorsione. Inoltre, a differenza di ciò che ho fatto nei primi due libri (39 bias il primo, 57 il secondo), credo che in questo sarà opportuno accorpare qualche argomento.
Ammetto infatti che durante il lavoro di preparazione mi sono accorto che i bias di questo volume sono (se possibile) ancora più intricati e interconnessi di quelli che ho trattato in precedenza: le sfumature sono ancora più difficili da definire e la stesura degli esempi rischia di rendere i temi più ostici invece di semplificarli.
Intendiamoci bene: è ovvio che ci saranno ripetizioni, non è possibile evitarle perché lo scopo del libro è rendere questi argomenti più digeribili per l’utente medio e non è possibile scendere eccessivamente nei dettagli. Un problema ulteriore è dato dalla mole di bias di cui devo parlare: il primo libro era circa 150 pagine ma già il secondo è arrivato a oltre 210. È necessario riuscire a limitare la lunghezza di ogni sottocapitolo a tre pagine altrimenti diventa (come si dice a Firenze) l’Opera del Duomo e questo comporterà senza dubbio una serie di semplificazioni sia nell’esposizione sia negli esempi.
Comunque, la suddivisione dei bias cognitivi in categorie e sottocategorie è sempre quella ispirata al lavoro di Buster Benson e John Manoogian III. In questo terzo volume si prende in esame l’area “Need to act fast” ed ecco spiegato il sottotitolo “Datti una mossa!”, vediamo cosa riuscirò a fare”. (dalla Prefazione di Lamberto Salucco)

Il prossimo e ultimo volume sarà “Cosa mi dovevo ricordare?” (“What should we remember?”)

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L’arte delle fregature Parte Seconda

L’arte delle fregature Parte Prima

Manuale semiserio di Power Point

Prontuario semiserio di Digital Marketing

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Manabile semiserio di Excell Prima Parte per Principianti

Carlos García Gual “Breve apologia del romanzo storico”, Graphe.it

Un’appassionata difesa del romanzo storico, che esplora il delicato equilibrio tra verità e finzione, offrendo una guida per comprendere e apprezzare questo genere letterario

Prefazione di Patrizia Debicke Van der Noot

Traduzione di Roberto Russo

Graphe.it

dal 26 gennaio in libreria

Quello del romanzo storico è un genere amato da molti, e che incuriosisce altri, spesso in cerca di consigli per un buontitolo. Come non è facile scriverne, infatti,altrettanto difficile può essere trovarne uno davvero buono: coinvolgente, accurato, che ci faccia viaggiare nel tempo con il giusto equilibrio fra verità e finzione.
Curiosamente, la critica si è dimostrata talvolta impietosa verso questo filone letterario, tanto da fargli meritare una apologia: in questo volume l’autore, con la “scusa” di dimostrare i punti di forza e d’interesse del romanzo storico, ce ne offre un’ampia prospettiva ripercorrendone le caratteristiche, i fondamenti strutturali e la strada percorsa sin dai suoi albori. In questa appassionata arringa in difesa si riflette sulla differenza fra il romanziere e il cronista, fra il realismo e la ricostruzione:una distanza più o meno sottile che ha ilpotere di avvicinarci in modi diversi allaStoria.

Un genere, questo, che negli ultimi anni in Europa sembra godere di una rinascita e un’accelerazione, anche grazie a un rinnovato impegno degli scrittori, e il cui punto di forza sta nel poter allargare quasi all’infinito il numero di storie possibili: faccio ponte con il passato e scelgo quello che mi pare e quando mi pare. Possiamo quasi paragonare il romanzo storico a una macchina del tempo che ci consente di guardare indietro. La sua unica vera criticità sta nella implicita contraddizione che lo identifica: “romanzo” (componimento letterario che narra una vicenda in tutto o in parte immaginaria) e “storico” (della storia, ovverosia reinterpretazione di parte della storia e ricostruzione di un fatto realmente esistito). Categorie che dovrebbero fare a pugni tra loro? In un romanzo storico, invece, vengono tranquillamente mischiate. (dalla Prefazione di Patrizia Debicke Van der Noot).

CARLOS GARCÍA GUAL (Palma di Maiorca, 1943) è professore emerito di Filologia greca dell’Università Complutense di Madrid e specialista di antichità classica, mitologia, filosofia e letteratura. Insignito due volte del Premio nazionale di traduzione, ha pubblicato numerosi libri e collabora con diversi media. È membro della Real Academia Española.

Alcune novità Armando Editore: dal 21 gennaio 2025 in libreria

Armando Editore

FRANCO FERRAROTTI – Elogio della vecchiaia
La vita ripensata e ricomposta

Nel testo Franco Ferrarotti esplora la vecchiaia non come una malattia, ma come un periodo di salvezza e riflessione profonda. L’Autore rifiuta l’idea tradizionale che la vecchiaia sia sinonimo di declino, sostenendo che è invece un’opportunità per ripensare e ricomporre la vita con serenità e saggezza. Attraverso ricordi personali, riflessioni filosofiche e culturali, Ferrarotti celebra la solitudine scelta come momento di contemplazione, il ritorno alla natura e il ritrovamento di un senso di continuità tra infanzia e vecchiaia, tra inizio e fine.

FRANCO FERRAROTTI (1926-2024) è stato professore emerito di sociologia all’Università di Roma «Sapienza», vincitore del primo concorso bandito in Italia per questa materia. Fra i fondatori del «Consiglio dei Comuni d’Europa» nel 1949 a Ginevra; già responsabile dei «Facteurs Sociaux» all’OECE, ora OCSE, a Parigi; deputato indipendente per la III Legislatura; fondatore, con Nicola Abbagnano, dei Quaderni di sociologia nel 1951; cofondatore dell’Istituto di Scienze sociali di Trento nel 1962; dal 1967 dirige La critica sociologica; nel 1978 nominato «directeur d’études» alla Maison des Sciences de l’Homme a Parigi; insignito del premio per la carriera dall’Accademia nazionale dei Lincei il 20 giugno 2001; nominato Cavaliere di Gran Croce l’11 novembre 2005 dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Armando Editore

GIORGIO DI BERNARDO /Sui fiumi di Babilonia
Il “backstage” della Bibbia

Prefazione Mons. Giovanni Ricchiuti

Perché intitolare Sui fiumi di Babilonia un libro che parla di Bibbia?
Perché è lì che, 2.600 anni fa, tutto ebbe inizio: gli ebrei, deportati, sedevano lungo l’Eufrate, piangendo al pensiero di Sion (Salmo 137) ed entrando al contempo in contatto con la cultura, le riflessioni e i miti del mondo sumerico e assiro-babilonese.
Lungo le rive di quel fiume nacquero così alcune delle pagine più belle della letteratura di tutti i tempi, quelle della Bibbia, pagine che parlano di un Dio unico, Yahweh, e del suo amore per l’uomo. Ma questo avvenne attraverso la mediazione linguistica e culturale del luogo: miti e riflessioni si trasformarono in racconti e messaggi, significanti e significati, che dobbiamo imparare a decriptare, se vogliamo attribuire loro il giusto valore e comprenderli.

Questo testo ripercorre le lezioni tenute in ambito universitario facendone una sintesi il più possibile intrigante e scorrevole, indirizzata a tutti gli appassionati e a chi vuole aprirsi a nuove interpretazioni della Bibbia nel mondo cattolico, ebraico e musulmano, con la speranza di offrire spunti di riflessione coerenti e stimolanti.

GIORGIO DI BERNARDO Giornalista aerospaziale, scrittore e divulgatore scientifico per Rai e altre testate radiotelevisive e della carta stampata, è laureato in Orientalistica e ha un Magistero in Scienze della Religione. In lui si fondono la passione per la scienza e quella per la Bibbia, coltivate con rigore, seppure in periodi differenti della vita. Ha insegnato “Comunicazione scientifica”, “Storia dell’astronautica” e “Analisi di incidenti spaziali” presso la Facoltà di Ingegneria Aerospaziale dell’Università di Roma “La Sapienza”, e “Storia delle religioni della Bibbia” presso la Pontificia Università Lateranense – Istituto Ecclesia Mater.In ambito scientifico e aerospaziale è autore di migliaia di articoli, di cinque libri e di un Report sulle spese militari nel mondo per il Parlamento Europeo. In ambito orientalistico ha prodotto articoli pubblicati su riviste di settore, quali Bibbia e Oriente e Aquinas, utilizzando in particolare gli strumenti messi a disposizione dalla linguistica per l’analisi dei testi biblici e di quelli medio-orientali.