Giorgio Luciano Pani “Fragili, eterni amori. Raccolta di poesie d’amore 2020 – 2025”, NeP Edizioni

Copertina della raccolta di poesie di Giorgio Luciano Pani.

In queste liriche, Pani ribadisce come l’amore sia il sentimento più potente che l’uomo possa provare, capace di influenzarne ogni istante della vita, una forza capace di sospendere il tempo e restituirgli il suo significato più autentico.
L’autore indaga questa energia profonda nelle sue molteplici declinazioni, dando voce a quelle sfumature dell’animo che spesso restano inespresse e mostrando come la fragilità, comunemente percepita come debolezza, si riveli invece una sensibilità profonda, capace di metterci in contatto con la parte più intima di noi stessi e degli altri.
I versi offrono al lettore l’occasione di soffermarsi e riflettere su sentimenti ed emozioni a cui, travolti dal ritmo incessante della vita quotidiana, non sempre dedichiamo la giusta attenzione e diventano così un invito a vivere con maggiore consapevolezza un’esistenza che, attraverso l’amore, assume una dimensione senza tempo.
La lettura conduce il lettore oltre il mondo concreto, guidandolo in un percorso che abbraccia l’amore in tutte le sue espressioni: dall’attenzione per la bellezza della natura ai sentimenti della passione, dell’amicizia e della speranza. Centrale è anche il richiamo alla Sardegna, terra amata dal poeta, aspra e affascinante, sferzata dal maestrale, simbolo di radici e appartenenza.
Accanto ai riferimenti al mito e alla storia, con figure come Venere, Ulisse e Penelope, affiorano ricordi personali che emergono improvvisi dalla memoria.
In un’epoca che sembra aver smarrito il valore dell’introspezione, queste poesie
rappresentano uno stimolo prezioso a esplorare il proprio mondo interiore, nel quale perdersi per ritrovare l’essenza più autentica dell’essere umano.
Come per altre opere dell’autore, l’immagine di copertina è firmata da Roberta Repetto ed è frutto del progetto La pulce nel disegno, nato in ricordo di Roberta e di tutte le donne vittime di omicidio.
Il progetto è curato dall’associazione “La pulce nell’orecchio”, fondata nel 2022
per promuovere, attraverso una diffusione multicanale, l’attenzione verso i segnali di allarme quando si teme per l’incolumità di una persona a noi vicina.

Giorgio Luciano Pani si è laureato in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Sassari. Da sempre appassionato apprendista dell’arte della comunicazione, ha svolto attività formative e di ricerca in campo universitario, aziendale e sindacale.
Ha scritto diversi libri di saggistica e poesia, con cui ha anche partecipato a concorsi letterari, ottenendo diversi riconoscimenti.
Con NeP edizioni ha già pubblicato: “Ritratti femminili tra realtà e mito” (2022), “Sonetti tra le favole” (2023) e “Poesia, amata poesia” (2024), “Poesia specchio del profondo” (2025).

Elena Mearini “Sottozero”, Marco Saya Edizioni

Postfazione di Antonio Bux

Marco Saya Edizioni

Dal 30 gennaio in libreria

In un tempo, quello attuale, dove la poesia pare non bastare mai a sé stessa, Elena Mearini sceglie in questa sua nuova silloge il frammento come soluzione letteraria per declinare l’infanzia, l’amore e la condizione intima dell’essere umano, senza però mai scadere nel banale gioco metaforico del già visto, piuttosto monitorando ciò che  vive interiormente ed esternamente attraverso uno sguardo grandangolare che si comprime e dilata a seconda dell’esigenza del momento, proponendo squarci di notevole forza in uno snodare di distici che paiono tendere più al monito della pagina bianca che al voler dire necessariamente troppo.
La Mearini agisce dunque per sottrazione, sebbene non manchi certa enfasi, pur meditata fino all’osso della forma, quasi fosse per l’autrice milanese un’esigenza censoria, la strada da intraprendere verso lo zenit della propria lingua. (dalla postfazione di Antonio Bux)

 Elena Mearini (Milano, 1978) è autrice di narrativa e poesia. Da diversi anni insegna scrittura creativa e ha lavorato sui percorsi di scrittura autobiografica nelle carceri e in istituti di riabilitazione psichiatrica. È fondatrice, direttrice e docente della “Piccola Accademia di Poesia” di Milano. Ha pubblicato le raccolte poetiche Dilemma di una bottiglia (Forme Libere, 2013), Strategia dell’addio (LiberAria, 2017), Eri neve e ti sei sciolta (Re Nudo, 2025),  e per le Marco Saya Edizioni Per silenzio e voce (2014), Separazioni (2019), Aritmia (2021) e A molti giorni da ieri (2024). Ha inoltre pubblicato i romanzi 360º gradi di rabbia (Excelsior 1881, 2010) Undicesimo comandamento (Perdisa Pop, 2011), A testa in giù (Morellini, 2015), Bianca da morire (Cairo, 2016), È stato breve il nostro lungo viaggio (Cairo, 2017), Felice all’infinito (Perrone, 2018), I passi di mia madre (Morellini, 2021) e Corpo a corpo (Arkadia, 2023). Con alcuni dei suoi romanzi ha vinto, tra gli altri, il Premio Gaia Mancini e il Premio Università di Camerino, è stata finalista al Premio Scerbanenco, candidata al Premio Campiello e per tre volte al Premio Strega.

Maria Teresa Marzullo “La vita e l’arte di Maria Luisa Spaziani: un beato nastro di Möbius”, NeP Edizioni

“La vita e l’arte di Maria Luisa Spaziani” è un saggio di Maria Teresa Marzullo che indaga le tematiche centrali, le scelte stilistiche e il percorso di maturazione artistica di un’autrice capace di imporsi con autorevolezza nel panorama della poesia italiana del Novecento.
Attraverso un’attenta analisi di testi emblematici, tratti dalle raccolte più significative di Maria Luisa Spaziani, il volume mostra come la poesia diventi specchio della sua identità e della sua visione del mondo, costantemente in equilibrio tra realtà e metafisica, amore e riflessione, memoria e desiderio.
Il sottotitolo, “Un beato nastro di Möbius”, è ripreso dal componimento “La traversata dell’oasi” e rimanda a una suggestiva immagine poetica utilizzata dalla Spaziani per raccontare il sentimento amoroso.
Il saggio ripercorre le tappe fondamentali di una vita lunga e intensa, mettendo in luce come momenti cruciali – dall’incontro con Eugenio Montale alla fondazione della rivista “Il Dado” – trovino una precisa corrispondenza e una profonda rielaborazione nei suoi versi.
La poesia di Maria Luisa Spaziani emerge così come una forma alta di esistenza, in cui l’arte si alimenta della vita e, al tempo stesso, la supera e la trasfigura.
A completamento del volume, la prefazione dello scrittore Ivano Mugnaini.
Il lavoro di Maria Teresa Marzullo si distingue per la ricchezza dei riferimenti intertestuali e per il dialogo continuo tra persone, epoche, realtà, progetti e sogni: tappe di una vicenda biografica unica, ma al contempo capace di rispecchiare un approccio coinvolgente per chiunque avverta la presenza viva della poesia nella propria esperienza.
In ogni paragrafo si avverte e si intuisce una ricerca rigorosa, accompagnata da una documentazione accurata e da un’attenta individuazione e comparazione delle fonti.
Ne risulta un volume approfondito e articolato, frutto di un’indagine critica che va ben oltre il semplice approccio stilistico, offrendo argomentazioni di indubbio valore.

Maria Teresa Marzullo nasce a Conversano il 31 luglio 1978. Laureata in Lettere moderne presso l’Università degli Studi di Bari, insegna lingua e letteratura italiana e latina al Liceo San Benedetto della sua città.
Nel 2021, in collaborazione con il gruppo culturale del territorio, ha ideato il progetto La Divina Commedia: smarrirsi e ritrovarsi. Ecco la storia di un uomo che ritrovò sé stesso nella luce di Dio, in occasione dei settecento anni dalla morte di Dante. Di particolare rilevanza è Francesca e le Altre (2025), ricerca sul tema della violenza contro le donne nella Divina Commedia. Si interessa di scrittura poetica femminile e ha condotto studi sulle autrici marchigiane di metà Trecento e sul petrarchismo femminile del Cinquecento, fino ad arrivare alla contemporaneità.

Giorgio Ghiotti “Due paradisi”, Vallecchi

Collana: Vallecchi Poesia diretta da Isabella Leardini

Vallecchi

Dal 19 dicembre 2025

Come un ventaglio di bellissima fattura, pagi­na dopo pagina Giorgio Ghiotti apre piccoli universi di fronte agli occhi del lettore. Due paradisi è un bestiario della mente popolato di creature reali e simboliche, vive o appuntate a una teca, «inchiodate per sempre al loro volo»; presenze animali e umane, tutte segnate dalla medesima mortale perfezione colta in un atti­mo di intravista eternità.

I due regni attraversati in questo libro sono spazi liminari: terrazzi, cantine, vialetti, e sono regni del tempo che tornano a coincidere, la giovinezza e le sue città, l’infanzia e i luoghi in lei trasfigurati, le vite altrui come eredità rima­ste nelle stanze, età riflesse in un presente che a se stesso non fa sconti. Questa voce, che in appena trent’anni ha già un’opera solida e varia tra poesia e narrativa, nei versi risplende di una dimensione sempre dupli­ce, fanciullesca e dura, limpida e intransigente, classica ma quotidiana.
Giorgio Ghiotti è forse l’ultimo custode di un mondo novecentesco a cui appartiene ancora interamente, per cantabi­lità e forma mentis. Innato, ma coltivato nella fe­deltà alla letteratura, possiede il dono raro della sprezzatura, in cui la naturalezza è anche distan­za. Io per metà già fossile – si definisce – provvi­soriamente nel mezzo di una scena, di straforo. È da questa vicinanza incrinata di nostalgia che la vita potenziale può essere guardata, esige di esse­re detta con esattezza e passione, a patto di non essere del tutto toccata, come un’ala di farfalla o di falena. Nella sua partitura gioiosa ed esatta, è davvero come il volo o il canto degli uccelli questa poesia, una forma inevitabile di armonia. «Sono creature fatte di solo canto / se preferiscono mo­strarsi al loro meglio / cioè senza mostrarsi – farsi nuda voce».

Giorgio Ghiotti (Roma, 1994) è poeta e scrittore. In poesia ha esordito con Estinzio­ne dell’uomo bambino, cui sono seguiti, tra gli altri, La via semplice (Premio Prestigia­como), Ipotesi del vero (Premio Notari) e I perduti amori. Tra i suoi romanzi più recenti, Casa che eri L’avvenire

Elena Mearini “Eri neve e ti sei sciolta”, Re Nudo Milano

 Al mio cane Maya,
lei che era l’altra parte di me.
Quella migliore

Questo libro non è solo l’epitaffio sgomento di una perdita; esso ci rivela una stupefacente, incomunicabile e terribile uguaglianza tra noi e le bestie, tra chi apparentemente comanda e chi obbedisce. Cambiando il punto di vista, l’autrice smaschera la fragilità di ogni progresso, di ogni civiltà, di ogni cultura e della natura stessa così come la concepiamo: la fragilità di ognuno di noi, di ogni cosa al mondo.

Prefazione di Lello Voce

Illustrazione di copertina di Laura Carabba

Collana RHYME/Poesia

Re Nudo Milano

Il volume sarà disponibile sul sito dell’editore RE NUDO www.renudo.org a partire dal 25 novembre, con arrivo nelle librerie previsto per il marzo 2026. Questo scarto temporale è dovuto al desiderio dell’autrice di pubblicare l’opera entro l’anno della scomparsa della sua cagnolina Maya, una richiesta che l’editore ha accolto con grande sensibilità e disponibilità.

In Eri neve e ti sei sciolta, Elena Mearini ci conduce in un viaggio poetico e intimo attraverso il dolore della perdita e la ricerca di un senso nell’assenza. Al centro di questa narrazione struggente c’è Maya, la cagnolina amata, compagna di vita e specchio dell’anima dell’autrice. La perdita di Maya diventa il punto di partenza per una riflessione universale sull’amore incondizionato, sulla memoria e sulla fragilità dell’esistenza. Con una scrittura delicata e ricca di immagini evocative, l’autrice esplora il confine tra l’umano e l’animale, tra chi resta e chi se ne va, tra il visibile e l’invisibile. Ogni pagina è un dialogo con il vuoto, un tentativo di tradurre il silenzio in parole e di dare forma a ciò che è sfuggente e impalpabile. Eri neve e ti sei sciolta è un’opera che invita a riflettere sulla condizione umana, sulla capacità di trasformare il dolore in poesia e sull’amore che sopravvive al tempo, rendendo eterno il ricordo di chi abbiamo amato.

-Di cani è piena la storia della poesia. Al punto che si potrebbe dire che il cane non è solo il miglior amico dell’uomo, ma che lo è soprattutto del poeta […] Nulla di strano, dunque che anche oggi si scrivano poesie sui cani, per i cani.  Ciò che colpisce in quest’ultima fatica di Elena Mearini è altro.  Direi qui, per iniziare a delimitare il campo, la sua capacità di fare del ricordo della sua cagnolina, Maya, il centro motore di una riflessione ben più ampia, al centro della quale sta il linguaggio e in cui la relazione con l’animale è la cartina al tornasole che porta alla luce la fragilità e l’impotenza della cultura umana di fronte all’infinita potenza e imperscrutabilità della natura (dalla prefazione di Lello Voce)

Elena Mearini (Milano, 1978) è autrice di narrativa e poesia. Da diversi anni insegna scrittura creativa e ha lavorato sui percorsi di scrittura autobiografica nelle carceri e in istituti di riabilitazione psichiatrica. È fondatrice, direttrice e docente della “Piccola Accademia di Poesia” di Milano. Ha pubblicato le raccolte poetiche Dilemma di una bottiglia (Forme Libere, 2013), Strategia dell’addio (LiberAria, 2017), Eri neve e ti sei sciolta (Re Nudo, 2025), e per le Marco Saya Edizioni Per Silenzio e voce (2014), Separazioni (2019), Aritmia (2021) e A molti giorni da ieri (2024). Ha inoltre pubblicato i romanzi 360º gradi di rabbia (Excelsior 1881, 2010) Undicesimo comandamento (Perdisa Pop, 2011), A testa in giù (Morellini, 2015), Bianca da morire (Cairo, 2016), È stato breve il nostro lungo viaggio (Cairo, 2017), Felice all’infinito (Perrone, 2018), I passi di mia madre (Morellini, 2021) e Corpo a corpo (Arkadia, 2023). Con alcuni dei suoi romanzi ha vinto, tra gli altri, il Premio Gaia Mancini, il Premio Università di Camerino ed è stata finalista al Premio Scerbanenco e candidata al Premio Campiello e per tre volte al Premio Strega. 

Maria Benedetta Cerro “Corrispondenze. Proposte di interazione e scrittura poetica”, Macabor Editore

Confronto e dialogo tra 21 autori.

Macabor

Stralci dalla Premessa e dalle sezioni Metodo e Appilicazione

“La presente proposta di interazione poetica ha avuto un inizio casuale, privo di una finalità divulgativa, che invece si è configurata in itinere. L’occasione è nata da alcune poesie ricevute da uno dei gio vani poeti frequentati negli ultimi anni, con i quali ho condiviso esperienze culturali, eventi, scambi poetici”. […]
“Un’ipotesi di lavoro è stata la riscrittura del testo dal proprio punto di vista, facendo appello a quel sentire ultra-profondo, remoto, inesplorato, richiamato alla luce dai versi analizzati. Ne sono derivate alcune esperienze esemplificative: due ‘a specchio’ (proposta-risposta), l’altra ad ‘incastro’, (ovvero a voci dialoganti)”.[…]
“Un ‘gioco di specchi’ che ha trovato applicazione nei testi di altri autori, che man mano si sono aggiunti (attraverso esplicita richiesta o autonoma proposta) con esiti diversi, in termini di invenzione poetica, a seconda delle affinità, delle difficoltà, della scintilla euristica. Gli autori che hanno accolto il confronto sono qui rappresentati in ordine casuale, come di volta in volta si sono succeduti”(di Maria Benedetta Cerro, Corrispondenze, dalla Premessa e dalle sezioni Metodo e Appilicazione )

La Quarta di copertina

Maria Benedetta Cerro è nata a Pontecorvo (1951) e risiede a Castrocielo (Frosinone).Ha pubblicato: Licenza di viaggio (Premio pubblicazione, Edizioni dei Dioscuri 1984); Ipotesi di vita (Premio pubblicazione “Carducci – Pietrasanta”, Lacaita 1987), nella terna dei finalisti al Premio Città di Penne; Nel sigillo della parola (Piovan 1991); Lettera a una pietra (Premio pubblicazione “Libero de Libero”, Confronto 1992); Il segno del gelo (Perosini 1997); Allegorie d’inverno (Manni 2003, nella terna dei finalisti al Premio Frascati “Antonio Seccareccia”); Regalità della luce (Sciascia 2009); La congiura degli opposti (LietoColle 2012), premio “Città di Arce”; Lo sguardo inverso (LietoColle 2018); La soglia e l’incontro (Edizioni Eva 2018).

“La passion predominante. Antologia della poesia erotica italiana”, Bibliotheka

TORNA IN LIBRERIA L’ANTOLOGIA DELLA POESIA EROTICA ITALIANA PUBBLICATA 40 ANNI FA DA
GUIDO ALMANSI E ROBERTO BARBOLINI

 Un percorso insolito e vastissimo che ci restituisce la ricchezza e il valore della produzione erotica nella letteratura italiana

A cura di Guido Almansi e Roberto Barbolini

Prefazione di Roberto Barbolini

Introduzione di Guido Almansi

Bibliotheka

Dal 14 novembre

«Il sesso è stata la cosa più divertente che ho fatto senza ridere», recita una vecchia battuta di Woody Allen. Ma forse un equipaggio di alieni piovuti sul nostro pianeta da qualche remota galassia per studiare i costumi sessuali degli umani una bella risata se la farebbe, davanti alle comiche posizioni, agli improbabili accrocchi, alle intricate piramidi umane suggerite dai manuali amatori e dalle fantasie che diventano liriche. Lo testimonia La passion predominante. Antologia della poesia erotica italiana che l’anglista Guido Almansi (1931-2001) e lo scrittore Roberto Barbolini pubblicarono da Longanesi nel 1986 e che torna in libreria, in parte rivista e con una nuova introduzione. 
Da Cielo d’Alcamo a Cesare Zavattini il libro suggerisce un percorso sulle tracce della lirica erotica italiana: le pastorelle di Marino e le favolose isole incantate di Tasso; i versi sconvenienti di un solitamente impettito Alfieri e le più note rime di Porta; i saporiti e irrispettosi canti di Belli.
 “Il sesso rimane una faccenda abbastanza misteriosa”, spiega Barbolini. “È il chiodo fisso che alimenta tanto la ‘passion predominante’ del Don Giovanni di Da Ponte-Mozart quanto il “pensiero dominante” del Poeta di Recanati, ma ridotto all’osso trova la sua sintesi forse più precisa nel cartesiano “coito ergo sum” di un freddurista implacabile come Marcello Marchesi, che da autentico umorista sapeva guardare gli umani (incluso sé stesso) come farebbero i marziani, e non poteva evitare di trovarli un po’ ridicoli”.

Guido Almansi (1931-2001), anglista, scrittore e traduttore, è stato docente di Letteratura inglese a Glasgow, Canterbury, Dublino e Norwich. Critico letterario del quotidiano la Repubblica e recensore teatrale di Panorama, si è occupato di temi poco frequentati come l’osceno, la parodia, l’erotismo, l’ironia e il sogno.

Roberto Barbolini ha lavorato con Giovanni Arpino al Giornale di Montanelli, è stato critico teatrale di Panorama e ha collaborato a QN-Quotidiano nazionaleTuttolibri e al Domenicale del Sole 24 ore. Con Bibliotheka ha pubblicato Il detective difettosoRitorno al futuro per il romanzo poliziesco (2024) e La strada fantasma (2025).

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Roberto Barbolini “la strada fantasma”

Roberto Barbolini “il detective difettoso. Ritorno alfuturo per il romanzo poliziesco”

Alda Merini “Il mio labirinto di assurdo silenzio”, presentazione

Merini inedita: tre piccole e preziose raccolte emerse dagli archivi della casa editrice Manni

Introduzione di Giacomo Poretti e Daniela Cristofori

In questo libro compaiono tre piccole e preziose raccolte inedite di Alda Merini emerse dagli archivi della casa editrice, tutte risalenti al biennio 1988-1989, anni molto intensi sul piano personale e creativo per la poetessa: La piccola Spoon River, con ritratti di personaggi dei Navigli milanesi; Breviario sconsacrato, che ruota attorno al Centro psico-sociale frequentato dopo il manicomio, ai medici, ai pazienti, alla percezione che dal “di fuori” si ha della malattia mentale; I filibustieri della follia, con versi dedicati ad amici e amori; e altre poesie, anch’esse inedite, in cui protagonista indiscussa è la passione, declinata in varie sfumature ma sempre colore dominante dell’esistenza.(da Manni Editori)

Il ritrovamento nell’archivio della Casa Editrice lo svela nel suo articolo, apparso sul Corriere (25 ottobre 2025), Ida Bozzi che così scrive illustrando le nuove proposte editoriali della Manni ( Casa Editrice fondata a San Cesario di Lecce nel 1984 da Piero Manni (1944-2020) e dalla moglie Anna Grazia D’oria) che, rinnovando il progetto grafico, porta in libreria varie novità e riedizioni arricchite e aggiornate, come ha esplicitato a Ida Bozzi Agnese Manni, figlia di Piero, che insieme alla madre e alla famiglia continua l’opera del padre nella Casa editrice:

[…]Tra le prime uscite da ieri in libreria, due titoli di Alda Merini: innanzitutto, un’autobiografia in poesia e in prosa ormai classica, curata da Piero Manni nel 2005, Sono nata il ventuno a primavera. E poi una novità, un volumetto di inediti assoluti della poetessa, della quale Piero Manni era amico di lunga data, Il mio labirinto di assurdo silenzio, questo nuovo titolo (che mercoledì 29 ottobre sarà presentato a Milano, alla Libreria Pontremoli, ore 18) ha una storia particolare, spiega Agnese Manni: «Dopo che l’archivio e la Biblioteca di Anna Grazia D’oria e Piero Manni e della casa editrice Manni hanno ricevuto dal ministero della Cultura nel 2022 il riconoscimento di interesse storico, è iniziato un progetto (a cura di Università del Salento, Roma Tre e Lum di Bari) per creare un archivio fisico e digitale di tutto questo materiale: migliaia di carte, manifesti politici, locandine, testi, manoscritti…». E prosegue: «Così, tra le migliaia di carte, sono state ritrovate tre piccole ma organiche raccolte di versi di Alda Merini, del tutto inedite. Spesso Alda Merini scriveva a mio padre inviandogli poesie, pensieri, note: ricordo che sulle buste a volte Merini scriveva solo “Manni Lecce”, eppure le lettere, miracolosamente, arrivavano». Ora le tre raccolte inedite sono riunite nel libro, con un’introduzione di Giacomo Poretti e della moglie, la psicoanalista Daniela Cristofori”.

La Quarta di copertina

Lorenzo Foltran “Khalvat”, Graphe.it


Un viaggio poetico tra amore, spiritualità e memoria, alla ricerca di un intimo rifugio interiore

Collana Calligraphia

Graphe.it

Dal 26 ottobre in libreria

Khalvat è una parola in antico persiano che può voler dire “isolamento”, “rifugio”, ma anche “intimità”. Nella tradizione sufi indica il raccoglimento necessario alla contemplazione. Un termine evocativo e stratificato, perfetto per dare titolo alla nuova raccolta poetica di Lorenzo Foltran. Dopo Il tempo perso in aeroporto (Graphe.it, 2021), Lorenzo Foltran torna con un’opera intensa e strutturata in tre movimenti, che accompagna il lettore lungo un percorso di progressivo raccoglimento: dall’amore sacro e senza tempo, alla forza dei legami nel presente, fino al fluire incerto e personale della memoria.
Nella prima parte, la parola poetica si fa preghiera laica, evocando un amore immerso nel quotidiano ma proteso verso una dimensione spirituale, dove l’umano e il divino si toccano senza confondersi. La seconda sezione dà voce a un sentimento che resiste nel tempo, si misura con la materia, si rinnova nella fatica dell’esistere. Infine, nella terza parte, un naufrago in piscina galleggia tra ricordi e proiezioni, in un mondo liquido dove passato e futuro si sfiorano in una sospensione emotiva.
Con Khalvat, Foltran conferma la sua capacità di dare forma a un lirismo sobrio e profondo, che intreccia riferimenti culturali, tensione spirituale e sensibilità contemporanea

Lorenzo Foltran è nato a Roma e vive in Francia. Dopo gli studi in italianistica all’Università Roma Tre, ha conseguito un master in management dei beni culturali tra l’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’École Supérieure de Commerce de Paris. Ha lavorato in Italia e Francia per festival e istituzioni culturali (tra cui la Casa delle Letterature, l’Institut français e la Fête de la Gastronomie). Ha pubblicato In tasca la paura di volare (Oèdipus, 2018) e poesie su riviste letterarie e quotidiani come La Repubblica. Vincitore del Concorso Nazionale Sinestetica nel 2019, ha già pubblicato con Graphe.it Il tempo perso in aeroporto (2021).

Rossana Ombres “Bestiario d’amore”, Graphe.it

Una danza tra fiaba e profezia, dove il sacro si mescola al grottesco e il mito diventa contemporaneo

Graphe.it

Postfazione di Andrea Breda Minello

Collana Le Mancuspie diretta da Antonio Bux

In libreria dal 26 settembre

Un poema visionario e fuori da ogni scuola, in cui Rossana Ombres intreccia mitomisticismo fiaba con una lingua modernissima. Popolato di angeli, démoni, liocorni e figure femminili arcane, questo teatro della Creazione, del Diluvio e dell’Apocalisse è al tempo stesso epico e picaresco, sacro e grottesco. Un’opera cult degli anni Settanta che torna oggi per restituire visibilità a una delle voci più originali del secondo Novecento.

Il libro, con cui la poeta piemontese vince il Viareggio nel 1974, è la penultima tappa di un progetto macrostrutturale, che giunge al suo culmine col poemetto drammatico dedicato al mito orfico. […]

Il lettore, che affronterà per la prima volta questo libro, che Porta definì «tra i più singolari» e conturbanti degli Anni Settanta, si troverà di fronte a un mondo immaginifico, ante antropico, bulimico e al contempo essenziale, primigenio, un mondo che sopravanza per paradosso, che ha bisogno di un’architettura post barocca, ipertrofica per denunciare la società antropofaga novecentesca e arrivare infine al mistero di Dio, all’origine del Tutto, poiché prima della Parola vi è il suono, derivato dallo pneuma, dallo Spirito, che ricreerà il mondo a partire da uno yod. In ebraico il soffio vitale, il respiro, è la ruah. (Dalla postfazione di Andrea Breda Minello)

ROSSANA OMBRES (Torino, 1931 – Livorno, 2009) è stata una poetessa, scrittrice e giornalista italiana. Dopo l’esordio poetico con Orizzonte anche tu (1956), si è imposta con raccolte come Bestiario d’amore (1974, Premio Viareggio), caratterizzate da un equilibrio tra sperimentazione e rielaborazione di tradizioni religiose ebraiche e cabalistiche. Dagli anni Settanta ha affiancato alla poesia la narrativa, pubblicando romanzi come Principessa Giacinta (1970), Serenata (1980) e Un dio coperto di rose (1993), apprezzati per la fusione tra immaginazione e rigore stilistico. Collaboratrice de La Stampa, ha sempre mostrato un forte legame con le sue radici piemontesi e calabresi. La sua opera, tradotta in diverse lingue, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Sila, il Selezione Campiello e il Grinzane Cavour.