Simonetta Agnello Hornby “Era un bravo ragazzo”, presentazione

Santino diventa un principe del calcestruzzo, che accetta commesse sempre più ricche e sempre più manovrate. Giovanni, avvocato, raccomandato da personaggi ambigui e potenti, mette la sua abilità di uomo di legge al servizio di chi la legge la usa per nascondere il vantaggio di pochi contro il bisogno di molti. Fanno entrambi ottimi matrimoni e trionfano nei cupi anni Ottanta, gli anni terribili delle guerre di mafia.(da Mondadori Libri)

Due i protagonisti del nuovo romanzo della Agnello Hornby, Giovanni e Santino, nella Sicilia occidentale, culla della mafia, fra Sciacca e Pertuso Piccione negli anni tra il  ’50  e il ’90 e nella storia italiana di quel periodo.

Il lettore li conosce bambini con sogni, desideri, ambizioni e voglia di riscatto. Dopo gli studi Santino lavorerà nell’edilizia, Giovanni come avvocato, entrambi sono cresciuti e sono stati orientati dalla guida e dalle mire di madri ambiziose.

Finiti nel meccanismo nuovo con cui Cosa nostra si muoveva a quel tempo, quasi senza rendersene conto da “bravi ragazzi” come desideravano si trovano ad esserlo all’imperfetto, nel passato della loro vita, nelle aspirazioni tradite: erano. Il titolo sintetizza, quasi un monito perché, precisa l’Autrice nell’intervista di Elena Masuelli, (Tuttolibri del 14 ottobre ) “Come spesso accade, l’arruolamento non avviene in maniera diretta: Cosa Nostra ha sempre agito con paradossale cautela e ha creato dipendenza attraverso il lavoro, o meglio ancora pescando nelle ambizioni, nel desiderio di emergere e di fare fortuna dei più giovani” .

Le madri dei bravi ragazzi avranno un ruolo importante nella vicenda proprio perché “le donne hanno una potenza enorme in Sicilia”, come esplicita l’Autrice nell’intervista citata, soprattutto le madri dei figli maschi. Sullo sfondo della vicenda protagonisti e antagonisti, veri e di fantasia, chi si batte ancora e crede possibile restare bravi ragazzi: Anna, l’idealista compagna di Università di Giovanni, e il nonno e il parroco di paese, padre Cangemi.

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

La cuntintizza con Costanza Gravina

Punto pieno

Piano nobile

La cucina del buon gusto con Maria Rosario Luzzati

Susanna Tamaro “Il vento soffia dove vuole”, presentazione

Trent’anni dopo Va’ dove ti porta il cuore, Susanna Tamaro ci riporta all’interno di complesse dinamiche generazionali, regalandoci pagine preziose che sovrastano il vociare confuso di questi tempi. Il vento soffia dove vuole ci cattura, ci consola e ci guarisce. Un romanzo profondo, appassionante e ricco di umorismo che è un inno alla forza dei legami familiari e all’importanza di dare un senso alla nostra vita.(da Solferino Libri)

Tre lettere a tre componenti la famiglia: Chiara ormai sessantenne le indirizza alla figlia adottiva Alisha, alla figlia naturale Ginevra e al marito Davide, medico pediatra.

Un romanzo in tre parti dalla struttura epistolare che richiama il primo romanzo della Tamaro: nel 1994 la lettera di una nonna alla nipote, qui una madre e moglie alle figlie e al marito.

Ed è nella solitudine e nel silenzio della casa in collina che Chiara decide di aprire questo percorso epistolare personale, ricostruendo le tappe della propria esistenza: dopo aver festeggiato il Natale assieme infatti ciascun membro della famiglia ha deciso come trascorrere il restante periodo di vacanza; Alisha, che andrà in viaggio con il fidanzato,  Ginevra a Cortina con le amiche, il piccolo Elia sarà ospite di un amichetto e Davide impegnato in un’escursione in alta montagna mentre Chiara, sceglierà di rimanere a casa.

Tre lettere per soffermarsi ad accogliere la libertà di ciascuno a compiere il proprio percorso e l’afflato che coinvolge e lega chi ha condiviso con noi il cammino, tra le prove che anche la vita familiare propone.

SUSANNA TAMARO ha esordito con il romanzo La testa fra le nuvole (1989) e ottenuto un successo internazionale con Va’ dove ti porta il cuore (1994), che, a trent’anni dalla prima uscita, riproponiamo in questa nuova edizione. È anche autrice di libri per ragazzi come Cuore di ciccia (1992), Il Cerchio Magico (1995), Tobia e l’angelo (1998). I suoi libri hanno venduto milioni di copie in Italia e sono stati tradotti in tutto il mondo. Con Solferino ha pubblicato Il tuo sguardo illumina il mondo (2018), Alzare lo sguardo (2019), Una grande storia d’amore (2020), Invisibile meraviglia (2021), Tornare umani (2022) e le riedizioni di La tigre e l’acrobata (2022) e di Un cuore pensante (2023).( da Solferino Autori)

Luigi Fabi “Bagliori di buio”, presentazione

Montag Edizioni

La sinossi

Johnny è un ragazzo riservato, introverso. Da bambino ha perso i genitori in una tragedia che lo segnerà per sempre. Un giorno farà ritorno nel bosco, luogo a lui caro e magico, dove ritrovare la quiete e se stesso. È qui che si troverà catapultato nel peggiore degli incubi: il Tartaro. Un inferno sotterraneo, dimensione estrema che lo condurrà a fare scoperte impensabili e costringendolo a districarsi tra forme di vita poco umane e ad affrontare il proprio passato. Il sentiero sarà impervio e gremito di ostacoli, un percorso tutto in salita che minerà la via a più riprese per mezzo di trappole e imprevisti a non finire. Dai nemici più letali fino agli amici, passando per Senzanome, una figura controversa quanto enigmatica. E alla fine Johnny non potrà che prendere atto di una rivelazione, di un vecchio legame di sangue che rappresenta molto più di una semplice coincidenza.

e anche

Brevi note biografiche

Luigi Fabi, romano, da diversi anni vive con un forte legame col Sud America, l’Ecuador in particolare, terra dai mille volti nonché paese natale della sua compagna. Appassionato di cinema e di misteri irrisolti. Ama i gatti e andare in moto. “Bagliori di buio” è il suo esordio editoriale.

Assunta Orlando “Un posto per me”, NeP Editore

“Un posto per me”, un romanzo breve ispirato a una storia vera.
Un amore interrotto da un beffardo destino stravolge la vita della giovane Mariangela, svelando un filo doppio che non si è mai spezzato.
La protagonista si trova così al centro di una storia fatta di abbandoni, di rivelazioni, di dolori e, per quanto tenti di sopprimere e inibire i propri desideri, dovrà scegliere di agire.
Dovrà fare i conti con un passato drammatico, un presente costruito sull’inganno e un futuro sorprendente capace di rivelarle finalmente la strada indicata dal suo cuore.
Quello di Mariangela è un viaggio alla scoperta della sua identità e all’autodeterminazione del proprio destino.
Il luogo di pace e autenticità che la protagonista ricerca al di fuori di sé la condurrà nella parte più profonda della propria coscienza, luogo segreto dove dovrà affrontare i ricordi, i rimpianti, le paure e i sensi di colpa.
La speranza si trasformerà spesso in illusione, lasciando posto all’esplorazione della purezza di un amore, contro cui la vita sembra cospirare.
Nella storia, ispirata alla tradizione del romanzo psicologico, il lettore scopre i tratti distintivi, semplici ed essenziali, che identificano i personaggi e si abbandona facilmente all’intreccio delle loro esistenze.
La scrittura di Assunta Orlando perlustra, con rara perizia molecolare, il paesaggio dell’anima e ci consegna i fili dell’esistenza, in modo che ciascuno possa rintracciarvi traiettorie condivise

Assunta Orlando è nata a Porto Alegre (Brasile). Psicologa, vive con la sua famiglia a Villammare, in provincia di Salerno. Si definisce una scrittrice per caso. Il suo esordio avviene con NeP edizioni nel 2013 con il romanzo “Batti un colpo”.
La fortunata collaborazione con la casa editrice ha portato negli anni ad altre opere di successo, come “Ci penserò domani” (2014). “Sarà per te” (2015) e “Il viaggio” (2016) sono stati finalisti del “Premio Letterario Nazionale Bukowski”.
Seguono inoltre “Che Dio ti benedica” (2021) e “ALESSAndrina” (2022).

I libri di Assunta Orlando

Emanuele Trevi “La casa del mago”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Ponte alle Grazie Edizioni

Un romanzo in cui si racconta del rapporto genitori figli e più in particolare di padre e figlio; in questo di Trevi il padre, noto psicoanalista, viene presentato come un enigma, inconoscibile e sconosciuto ma accettato come tale: in una recente intervista infatti l’autore sottolinea come egli accolga “che ci sia una parte inconoscibile di lui” non solo perché spesso chiuso in quello che viene definito il “retrobottega” ovvero quel suo rifugiarsi interiore che segna un’evasione dal mondo esterno e dagli altri:

“aveva l’abitudine di andarsene nel bel mezzo di qualsiasi cosa e chi si è visto si è visto (“rimane l’involucro ma lui chissà dov’è”): difficile prevedere per quanto sarebbe stato via. […]Lui sembrava viverci in pianta abbastanza stabile nell’arrière boutique. Nel senso che poteva essere adorabile, ma la sua condizione naturale o meglio l’istinto primario, era quello del rintanato, del disertore dal consorzio umano”.

E altrove precisa

“Ma io lo amavo, e per me amare significa accettare l’enigma di una persona in quanto tale, non sono venuto al mondo per sciogliere nodi o scovare tesori”.

E poi c’è il rapporto con la casa, quella che era stata l’abitazione studio del padre, invendibile alla sua morte:

“Vendere casa di mio padre, la casa che aveva lasciato in eredità a me e a mia sorella, con tanto di breve lettera da aprirsi in caso di morte, così si leggeva sulla busta lasciata in bella vista su una mensola della libreria (come se la morte, tutto considerato, fosse un «caso» che poteva benissimo non verificarsi), vendere casa di mio padre si rivelò più difficile di quello che avevamo previsto” al punto che decide di andare ad abitarci e farne la propria casa.

E il racconto si apre alle scoperte ai ritrovamenti, il museo del padre, a quegli oggetti che potrebbero svelare l’uomo. E il raccontato si estende ai nuovi rapporti che vi si aprono: la visitatrice, una presenza notturna che si aggira tra le stanze lasciando segni del suo passaggio, la  Degenerata come aveva ribattezzato Rocio, “una donnetta peruviana, alta meno di un metro e sessanta,[…] incontrata per caso che lavorava a ore, facendo le pulizie nelle case dei dintorni”, la Gatta Morta amica e cugina della Degenerata, ma anche oggetti come i sassi che il padre lucidava con perizia fino a sviscerarne il colore e la sostanza, e il volume di Jung completamente pieno ai margini di annotazioni, e la scrivania e la sedia su cui sedeva il padre durante le analisi,  quasi simulacri; eppure “prevaleva la sensazione di non essere mai veramente solo: come se in quella casa il presente convivesse con il passato, o magari con il futuro, generando delle continue sovrapposizioni”

Un mondo nella casa del mago, e non poteva essere altrimenti e una conclusione, che nel testo non è tale ma chiarifica:

“Rimane da dire che quando sfoglio la copia ingiallita e squinternata del venerabile Libro dei mutamenti (lo tengo sempre dove l’ho trovato, sul ripiano della scrivania, accanto al telefono), cerco lo stesso esagramma, il sessantunesimo della serie: Ciung Fu, La veracità intrinseca.[…] Più di ogni foto e di ogni ricordo mio o di chi l’ha conosciuto, questa combinazione di linee mi appare il più fedele ritratto di quell’uomo meraviglioso e misterioso che è stato mio padre”.

Una precisazione sull’immagine di copertina, nell’intervista di Francesca Pellas su la Lettura del 9 settembre 2023, Trevi la rivela: un argento di Giosetta Fioroni le cui creazioni sono molto apprezzate e che il padre, dotato di un particolare genio per l’arte oltre ad essere un disegnatore, aveva intuito sin da quando l’artista lo dipingeva.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

I cani del nulla. Una storia vera

Due vite

Alice Winn “In Memoriam”, presentazione

Traduzione di Federica Merati, Roberta Scarabelli

Una storia che racconta ombre e luci dell’inizio del Novecento, attraverso gli occhi di due giovani uomini che trovano l’uno nell’altro la forza di superare l’insensatezza del conflitto e consolazione nell’immortale lezione dei classici, appresa tra i banchi di scuola.(da Garzanti Libri)

Editato pochi mesi fa e ora pubblicato in Italia da Garzanti per la traduzione di Federica Merati e Roberta Scarabelli è il romanzo di esordio di Alice Winn appassionata studiosa dei poeti inglesi tra i quali Tennyson. Sullo sfondo del primo conflitto mondiale, con tutte le sue efferatezze e insensatezze, un amore giovanile da tenere nascosto. L’idea del romanzo era scaturita dalla casuale scoperta e dalla lettura da parte dell’autrice delle pagine scritte dagli studenti sul giornale scolastico durante gli anni del conflitto dedicate agli ex alunni caduti o feriti, i cui estratti, fittizi come il nome del giornale della scuola, The Preshutian, rispetto a quello reale del Marlborough College nel Wiltshire dove l’autrice ha studiato, ma ispirati da quelli effettivi,  compaiono nel corso del romanzo, necrologi che riportavano i nomi degli uccisi: fratelli, ex-compagni, studenti, insegnanti, personale della Scuola. Molti furono  infatti i giovanissimi ad arruolarsi sebbene non maggiorenni. Così accade al diciottenne  Henry Gaunt, seguito da molti altri, che accetta volentieri di fuggire dalla guerra personale che lo travaglia: un’infatuazione incontenibile per l’amico Sidney Ellwood

Dalla sinossi da Garzanti Libri

Quando ha ascoltato per la prima volta i versi di In Memoriam di Tennyson, Gaunt era all’ultimo anno di scuola. Ricorda perfettamente la voce baritonale del suo migliore amico Sidney mentre li recitava nel cortile del collegio, in un pomeriggio plumbeo. È stata una bella giornata, quella, pensa, sdraiato su una brandina cigolante, con la testa bendata e la mascella rigida. Rigida come la bocca spalancata del soldato che ha calpestato fuggendo per trovare riparo in trincea Non riesce a toglierselo dalla testa e le uniche cose che lo tengono ancorato alla realtà sono Tennyson e le lettere che Sidney gli ha inviato dall’Inghilterra, dandogli notizie sui compagni, sulle lezioni, sugli studi.[…]

Alice Winn vive a Brooklyn, dove scrive sceneggiature. È cresciuta a Parigi e ha studiato in diversi college britannici laureandosi in Letteratura inglese all’Università di Oxford. In Memoriam è il suo romanzo d’esordio.(da Garzanti Autori)

Carmelo Sardo “Dove non batte il sole”, recensione di Adriana Sardo

Bibliotheka Edizioni

Adriana Sardo è solo omonima dell’autore

Ennesimo capolavoro letterario dell’illustre giornalista Carmelo Sardo

Per Platone il sole rappresenta “l’idea del bene”; per tutti noi è simbolo di luce, speranza e giustizia.

In assenza di luce solare, tutto diviene tetro ed esanime, come nell’angusta cella di Stefano.

Questo romanzo, scritto magistralmente, contribuisce, in modo incisivo, al dibattito sull’“ergastolo ostativo”, perpetuo, punitivo ed espiativo, non rieducativo e non rispettoso della dignità umana dei detenuti.

Espone, chiaramente ed egregiamente, il senso di disperazione di chi vive in carcere, anche ingiustamente, di chi vorrebbe redimersi ma che vede negata qualsiasi sua possibilità di riscatto. 

Le atroci sofferenze e vicissitudini di Stefano, la profonda umanità dell’appuntato Cocilovo, l’atteggiamento paternalistico di Don Tano, la determinazione e l’amorevolezza di Costanza, travolgono empaticamente il lettore, lasciando un messaggio indelebile, nel suo cuore e nel suo animo, cioè il dovere di garantire ad ogni, spesso “invisibile”, ergastolano il  “diritto alla speranza” e ad una “finestra” sul mondo.

Adriana Sardo 

La sinossi da Bibliotheka Edizioni

Carmelo Sardo, uno degli autori più acuti del fenomeno mafioso, torna con un romanzo di forte impatto emotivo in cui emergono le storture di una giustizia con le sue lacune e le sue incongruenze.

Rammusa, una cittadina della Sicilia barocca dove la mafia non spara e non ammazza più da anni, vengono assassinati marito e moglie nella loro gioielleria. Si pensa a una rapina finita male, ma il magistrato che indaga sospetta del figlio della coppia, Stefano Macrì, studente universitario di 27 anni.
Per il giovane comincia un atroce calvario. Confidava nello Stato per avere giustizia per i suoi genitori, invece è costretto a liberarsi di un’accusa infamante. Per farlo, Stefano è tentato di cedere a logiche e dinamiche che ha sempre eticamente respinto. Sa che anche nella Sicilia dei giorni nostri, ci sono uomini potenti che contano ancora, che non fanno più la guerra allo Stato ma vogliono che niente e nessuno possa insidiare la tranquillità raggiunta. Don Tano Culella è uno di questi. Al boss quello che è accaduto non è piaciuto e anche lui vuole capire chi abbia osato fare una cosa simile nel suo paese. Quando viene a sapere che il principale sospettato è Stefano, capisce che qualcosa non quadra. Conosce quel ragazzo da quando era un bambino, abitano nello stesso palazzo. Fatalmente, i destini di don Tano e di Stefano si incroceranno, perché hanno lo stesso obiettivo: la ricerca della verità.

Un romanzo civile e di impegno sociale che affronta ed elabora temi di scottante attualità del sistema penale italiano che contempla il fine pena mai: una pena di morte in vita. 

e un filmato con la presentazione dell’autore

Brevi note biografiche

Giornalista, vice capo redattore cronache TG5, corrispondente de “L’ora” di Palermo e del “Giornale di Sicilia”. Ha lavorato a Teleacras Agrigento come cronista a direttore responsabile del telegiornale. Ha pubblicato il primo romanzo nel 2010 con Mondadori intitolato “Vento di tramontana”,

Francesco Savio “Felice chi è diverso”, Fernandel Edizioni

La storia di un libraio, di un “diverso”, un alieno. Perché diverso dalla massa dei pendolari che ogni mattina lo accompagnano al lavoro con il treno delle 6,00. Diverso dalla gente che abita il mondo e le città senza percepire la bellezza che lui invece riesce ancora a trovare in alcuni dettagli. Il protagonista del romanzo è un idealista che ama la natura, la scrittura e la poesia, un uomo con una visione del mondo aperta alla meraviglia e all’ironia che diventano strumenti indispensabili per sopravvivere al quotidiano.

Fernandel Edizioni

In libreria il 15 settembre 2023

Questa è la storia di un libraio che si alza alle 4,55 per andare a lavorare in un’altra città e che legge la realtà che gli si presenta come fossero le pagine di un libro. Ciò lo rende diverso dalla maggioranza delle persone: felice di essere straniero, a tratti preoccupato per la fatica che questa diversità comporta. Camminando osserva gli alberi e riflette sul metodo migliore per riuscire a sopravvivere, economicamente e poeticamente, incapace com’è di accettare ingiustizie sociali e diseguaglianze che sempre più spesso vengono ritenute normali e inevitabili. Il suo desiderio è quello di non tradire la “visione”, quando tutto invece sembra orchestrato per renderci ciechi. Visioni sperimentate per la prima volta da ragazzo, e che le difficoltà della vita quotidiana sembrano rendere meno frequenti. Che si trovi su un treno, in un bar oppure nella libreria in cui lavora, che vaghi solitario o insieme ad altre persone, le sue associazioni d’idee ci accompagnano in un viaggio che coinvolge chi, come lui, è ancora sensibile alla bellezza. Felice chi è diverso è un romanzo che racconta una vita sospesa fra candore e fervore, un libro che abolisce la fretta per ricordarci che il difficile non è vivere, ma farlo in modo autentico.

«Mi alzavo alle 4,55 per andare a lavorare. Ero abbastanza contento, anche se sul treno dei pendolari raramente incontravo intellettuali […]. Mi sarei potuto alzare anche alle cinque del mattino, cinque minuti a certe latitudini orarie possono fare la differenza, ma avrei dovuto fare tutto di corsa. Anzi, avrei dovuto proprio correre. A volte immaginavo di farlo davvero. Di chiudere senza rumore il cancelletto grigio del giardino della casa in cui abitavamo, osservando con dispiacere i due abeti potati male che mi facevano venire in mente le donne di Egon Schiele, per poi iniziare a correre fino alla fermata della metropolitana, dosando la forza degli allunghi, perché fermarsi, in questo gioco immaginario per non perdere la metropolitana e di conseguenza il treno, non valeva. Passavo comunque venti secondi a guardare con attenzione i due abeti potati male il giorno di santa Lucia dai barbari armati di camioncino, motosega e scala elevatrice. Il dispiacere si trasformava in sgomento quando i miei occhi planavano sul ceppo del terzo abete del giardino, quello che con i suoi rami verdi e profumati era il più vicino al nostro balcone, facendo naturalmente ombra durante la stagione estiva, abbattuto nell’ipotesi che l’intero albero, o parte di esso, potesse cadere e danneggiare la casa in cui vivevamo. Il ventomoto che nell’ottobre 2018 si era scatenato sull’Italia del nord sradicando, secondo le stime, circa dodici milioni di alberi, aveva lasciato tracce nella testa delle persone. Molte piante erano cadute, e qualcuno aveva consigliato ai proprietari di abitazioni con alberi in giardino di sfoltirle o sopprimerle, per evitare a tronchi e rami di atterrare rovinosamente su tetti o individui, spinti dalle feroci raffiche di vento, prive di dolcezza. Il risultato era che, nel quartiere più verde della piccola città, troppi alberi vicino alle case erano stati abbattuti o potati senza pietà, a causa di una paura insensata e di una serie di dozzinali interventi privi di senso estetico».

Francesco Savio è nato a Brescia nel 1974. Ha pubblicato Mio padre era bellissimo (Italic, 2009), tradotto in Francia col titolo Mon père était très beau (Le dilettante, 2012), Il silenzio della felicità (Fernandel, 2013), Il fuorigioco sta antipatico ai bambini (Ediciclo, 2014), La sottovita (Mondadori, 2019), Il Balotelli letterario (peQuod, 2021).

Le novità di Voland, in libreria dal 1 settembre 2023

Durante una premiazione letteraria l’affabile Guy Courtois, venditore di incipit che, a suo dire, ha fatto le fortune di Thomas Mann, Franz Kafka, Albert Camus e molti altri, lascia il biglietto da visita a uno scrittore in crisi. Fra i due s’instaura allora una fitta corrispondenza e prendono il via varie storie che procedono parallele o si intersecano. Bizzarri personaggi, apparentemente scollegati tra loro, si rincorrono in questo romanzo vertiginoso dal singolare fascino.

Matei Vișniec , nato nel 1956 a Rădăuţi, vive a Parigi dal 1987, è il secondo drammaturgo romeno dopo Ionescu a essersi imposto nel panorama europeo. Dopo Sindrome da panico nella città dei lumi (Voland 2021), torna in Italia con Il venditore di incipit per romanzi , vincitore del Premio per la letteratura europea Jean Monnet nel 2016. 

A partire dal 1959 giunsero clandestinamente in Occidente alcuni testi d’impianto fantastico e grottesco firmati da Abram Terc. Quando venne appurato che dietro il misterioso Terc si nascondeva l’intellettuale moscovita Andrej Sinjavskij, le autorità politiche diedero avvio, nel 1956, a un processo che ebbe enorme risonanza dentro e fuori il paese, al termine del quale lo scrittore fu condannato a sette anni di gulag per attività antisovietiche.

Andrej Sinjavskij , nato a Mosca nel 1925, si affermò come uno degli intellettuali più acuti della sua generazione, dedicandosi in segreto anche alla scrittura di testi corrosivi e aspramente critici. Tu ed io e altri racconti raccoglie sei racconti dell’autore russo di cui uno inedito in Italia.

SPLENDERE AI MARGINI. Narrazioni emergenti, Oligo Editore

A cura di ANDREA TEMPORELLI

Testi di

Isabella BIGNOZZI, Davide BREGOLA, Davide BRULLO, Marta CAI, Gabriele DADATI, Valentina DI CESARE,

Riccardo IELMINI, Danilo Laccetti, Enrico MACIOCI, Matteo MARCHESINI, Michele ORTI MANARA,

Andreea SIMIONEL, Andrea ZANDOMENEGHI

dall’8 settembre in libreria

OLIGO EDITORE

Un’antologia per suscitare un dibattito più ampio intorno all’attualità letteraria, chiamando in causa in particolare le nuove generazioni di scrittori, ma anche gli studiosi più attivi ed esperti o scrittori di chiara fama.

La narrativa italiana è moribonda. La narrativa italiana è vivissima.  Camminando sul crinale della contemporaneità, non mancherebbero ragioni per sostenere una visione o l’altra e magari optare, con passo da turista, per il godimento di entrambi i versanti, in attesa che il volgere dell’epoca contestualizzi meglio, su scala globale, ogni valutazione. Ma si potrebbe, all’opposto, tentare l’azzardo e sostenere (con gesto militante, si sarebbe detto un tempo) le forze che delineano il panorama in un senso o nell’altro o quantomeno non perdere l’occasione di cogliere un dettaglio, un’istantanea, un’epifania che dimostri le reali potenzialità del presente. Cartografare un paesaggio di cui si è parte sembrerà un paradosso, ma la rinuncia alla testimonianza di ciò che a un certo punto risulta quantomeno possibile, o anche soltanto desiderato, foss’anche un miraggio, significa concedere carta bianca alla mistificazione. La storia è scritta sempre, in un secondo tempo, dai vincitori, che ne ricavano una narrazione semplicistica e stereotipata, buona per i manuali scolastici. Funzionale più che finzionale, e quindi ancor più finta. Eppure, non parrebbe difficile cogliere quali scenari ci offre l’orizzonte. Viviamo in un’epoca che ha relegato la letteratura ai margini, deprivandola di regia (dall’introduzione di Andrea Temporelli)

ANDREA TEMPORELLI (Novara, 1973) ha fondato la nota rivista di letteratura “Atelier”. Tra i suoi libri segnaliamo Il cielo di Marte (Einaudi, 2005). Scrive sul blog Pangea e sul suo sito andreatemporelli.com