Fabio Fabbiani “Non bestemmiare il tempo – L’ultimo insegnamento di Don Lorenzo Milani”, recensione di Luisa Gianassi

a cura di Sandra Passerotti

con contributi di Francesco Gesualdi, Andrea Bigalli e Gianluca Ferrara

Dissensi Edizioni

“NON BESTEMMIARE IL TEMPO – l’ultimo insegnamento di Don Lorenzo Milani” di Fabio Fabbiani è testimonianza di amore. Amore vero. L’Amore che unisce Fabio e Sandra, l’amore di don Lorenzo per i suoi ragazzi. Tutto ciò che si fa con amore diventa bello, buono ed eterno, mentre è caduco tutto ciò che si fa per solo interesse oppure di malavoglia, per dovere. Don Lorenzo diceva: voi mi chiedete come fare scuola, io vi posso dire solo come bisogna essere! Don Lorenzo conosceva bene l’importanza del tempo, perché i figli dei contadini e dei montanari ne avevano poco per studiare, a 14 anni dovevano lavorare. Insegnava ai suoi ragazzi a non sprecare neppure un attimo e tutto si trasformava in insegnamento. In una lettera alla mamma don Lorenzo scrive “da quando sono a Barbiana, non ho mai letto un libro se non con i miei ragazzi” . Anche la malattia e la morte don Lorenzo la trasforma in lezione. Emblematiche le ultime parole che don Lorenzo dice a Nevio: “Nevio, ti ho insegnato tutto quello che avevo da insegnarti, mi è rimasto solo da insegnarti come si fa a morire!” Ha ragione don Bigalli, ci sono storie che vanno raccontate più volte e da più voci. In passato ho letto molto di don Milani e su don Milani, ma la testimonianza di Fabio fa veramente riemergere in modo vivo l’esperienza di Barbiana e mi riporta a tempi lontani, quando per me salire le pendici del Monte Giovi, incontrare l’Eda e ascoltare i racconti dei “ragazzi di Don Lorenzo” era gioia e speranza per la costruzione di una società più giusta. In una lettera a Papa Francesco la figlia di Fabio e di Sandra scrive: “Ho sempre visto mio padre parlare in pubblico senza il minimo imbarazzo, a prescindere da chi fosse il suo interlocutore. Questo è stato ciò che gli ho sempre invidiato di più e che non sono riuscita ad imparare” Questo neppure io sono riuscita ad imparare, solo i ragazzi che hanno vissuto la scuola di Don Lorenzo sapevano e sanno farlo con pacata sicurezza, perché solo un maestro che fa scuola con l’amore di un padre e con la tenerezza di una madre, può fare miracoli. Spesso sento parlare tanto della durezza di don Lorenzo, che sciocchezza! Solo con la tenerezza di una madre ci si può accorgere che Vilma si è tagliata le treccine!

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Lanfranco Caminiti “Senza”, presentazione

Raccontare il dolore, raccontare l’assenza della persona amata. Non è facile senza cadere nell’ enfasi, ma raccontando con verità e delicatezza, quella derivata dal pudore che nasce dal sentimento. I ricordi si alternano alle terribili fasi del presente, i ricordi per rivivere momenti di quotidianità e solo dentro i quali chi non c’è più ritorna con tutta la vividezza del reale. Chi non c’è più fisicamente c’è sempre nella forza della memoria che come una prigione dorata sa mantenere in vita chi abbiamo amato.

Paura di perdere i ricordi? Cosa può spingere chi affronta il dolore a scriverne?

Non è facile raccontarlo ma dà sicuramente senso all’esistenza di chi è sopravvissuto. Un diario, quello di Caminiti, una pagina dedicata per accettare l’assenza, per colmare quel vuoto incolmabile?

“Si può scrivere del dolore in molti modi ma solo uno richiede, oltre al talento, anche coraggio: quello che non mira a descrivere per esorcizzare o a condividere per superare, ma piuttosto a scavare nella sofferenza fino a raggiungerne il nucleo incandescente per poi attraversarlo. Col rischio di bruciare e la certezza di uscirne comunque ustionati. (da Andrea Colombo, nella pagina Cultura del Manifesto on line.)

Da Minimum Fax

«L’avrebbero vestita le sue nipoti. Io diedi loro l’abito che aveva comprato da poco e una camicia di percalle. L’abito era rosa antico e smanicato. E Paola non girava mai a braccia nude, le sembrava poco elegante».
Comincia così questo romanzo, con poche misurate parole che segnano l’ingresso di un uomo nel tempo che segue alla scomparsa della persona amata. E il tempo che segue è un elenco di luoghi, oggetti, libri, episodi. […]
Una lettera postuma, ma anche un’agenda del vuoto, lo stupore dei posti che sopravvivono, l’insofferenza per l’egoismo che si annida persino nel dolore. E, infine, un apprendistato della solitudine, in un mondo improvvisamente desertificato, dove tuttavia, attraverso la scrittura, l’amore sopravvive anche nell’assenza.