Andrea Pennacchi “Una foresta di scimmie”, presentazione

Pennacchi ci porta con Will e la sua banda di compari, come aveva già fatto con Giulietta e Romeo in “Se la rosa non avesse il suo nome”, alle radici della letteratura, della fantasia e del thriller di William Shakespeare. Perché Pennacchi non racconta solo con la testa, ma con tutto il corpo: proprio come il Bardo, è drammaturgo e attore.(da Marsilio)

Dopo Se la rosa non avesse il suo nome, l’autore racconta in questo secondo rtomanzo la sua versione di come il Bardo possa aver scritto Il mercante di Venezia. Will, semplicemente, non ancora Shakespeare è a Venezia come giovane guantaio inglese bloccato in terra straniera e in questa terra ammaliato da quel gran bazar che è la Serenissima, non uomo d’azione ma d’immaginazione alle prese con la sua nascente arte e a riconoscere il suo talento, proprio in questa “enorme nave sulla laguna” con la sua banda di amici e per cercare di salvare la pelle. L’azione si apre nel 1588: una morte misteriosa, un mercante privo di cuore e due uomini del Ghetto che conoscono più di quanto dicono e Will, giovane guantaio forestiero, vive la genesi del Mercante di Venezia
Se nel primo romanzo accanto a Will ci sono Romeo e Giulietta, in questoi secondo fa la sua comparsa l’usuraio ebreo Shylock e la ricca Porzia la cui “foresta di scimmie” dà il titolo al romanzo e altri personaggi realmente esistiti.

Andrea Pennacchi (Padova, 1969) è attore, drammaturgo, regista teatrale e scrittore. Oltre a Se la rosa non avesse il suo nome, il suo primo giallo, ha all’attivo diversi libri, tutti pubblicati da People.(da Marsilio)

Elena Ana Boata “La strada per Erfurt”, Casa Editrice Kimerik

L’autrice conduce i lettori nella Germania del XVI secolo nel racconto del giovane Klaus: prende vita una storia interessante intorno all’evoluzione del personaggio e all’importanza dei legami autentici. Un omicidio getta un’ombra inquietante, rendendo il finale non solo inaspettato, ma anche ricco di rivelazioni. Una lettura avvincente che invita a una riflessione profonda sulla complessità delle relazioni umane


Una storia di trasformazione che invita a riflettere sul coraggio di scegliere, sull’importanza delle relazioni e sul potere della speranza. Protagonista del romanzo storico La strada per Erfurt è Klaus, un giovane proveniente da un paesino e trasferitosi nella città universitaria, con tutti i suoi sogni, tutte le sue paure e le sue ambizioni. Siamo nel cuore tumultuoso della Germania del XVI secolo, è questo il contesto in cui ci trasporta il nuovo libro di Elena Ana Boata edito dalla Casa Editrice Kimerik, in cui prende vita pagina dopo pagina una storia avvincente, dove ogni colpo di scena rivela la potenza di un amore che resiste e si evolve, in un mondo che cambia.

Klaus è un giovane appena arrivato a Efurt per studiare, alla ricerca di una nuova vita e di un futuro che sembri finalmente a portata di mano. Si confronta con le paure e le ambizioni tipiche della sua età, che ancor più emergono in un ambiente diverso dal suo abituale: lui viene dalla provincia, è un po’ impacciato, timido, ma ha tanti sogni, prima di tutto quello di realizzarsi negli studi.Fulcro del testo è l’evoluzione personale del protagonista, personaggio molto dinamico che affronta – insieme a un compagno di viaggio che diventa il suo faro nella tempesta – le sfide di un’epoca rivoluzionaria, scoprendo che la vera forza risiede nella vulnerabilità e nella pazienza necessaria per costruire un legame autentico.
In questo affascinante romanzo è l’ambientazione storica a rendere il testo molto efficace: sono i tempi della Riforma protestante, uno scossone per la Chiesa di allora, segnata dalla corruzione e bisognosa di un vero e proprio cambiamento. Tale movimento è incarnato da Martino, figura speculare a quella di Klaus che vede nell’amico rivoluzionario e appassionato un modello da imitare; la loro amicizia sarà messa alla prova proprio quando lui prenderà la coraggiosa decisione di “voler cambiare la storia”.Klaus, quando si presenta il flagello inevitabile della peste, riflette sulla sua situazione e sulle sue possibilità di salvezza, per cui l’isolamento e la mancanza di risorse lo rendono quasi impotente di fronte alla malattia; tuttavia, arrivato a uno stato di estremo affaticamento e debolezza, dimostrerà ugualmente una forte determinazione a sopravvivere, pur nel contrasto dell’ambiente disastrato che lo circonda. Ciò lo porta anche a riflettere sulla vera natura di un castigo divino come quello della pestilenza: è più da buon cristiano accettarlo e sperare nella Provvidenza o combattere?
Questi interrogativi contribuiscono al processo evolutivo del giovane studente.
Il racconto è avvolto dall’umanità e dalla sapiente cura dei sentimenti che caratterizzano da sempre la scrittrice Elena Ana Boata. Nel meraviglioso intreccio di questo libro, la profonda e appassionante storia d’amore tra Ania e Klaus si sviluppa sullo sfondo di un viaggio di crescita personale che abbraccia tutte le sfaccettature dell’esistenza, trasformando Klaus in un uomo nuovo. La sua relazione con l’amico Martino emerge come un pilastro fondamentale, un legame che offre sostegno e saggezza nei momenti di crisi. Attraverso le sfide e i colpi di scena che caratterizzano il loro percorso, il romanzo esplora temi profondi come la pazienza, il coraggio, l’umiltà e la fede, riflettendo sulla potenza incommensurabile dell’amore in tutte le sue forme. 
Nel racconto si cela un omicidio, che getta un’ombra inquietante, rendendo il finale non solo inaspettato, ma anche ricco di rivelazioni che mettono in discussione le certezze dei personaggi e dei lettori, invitando a una riflessione profonda sulla complessità delle relazioni umane.Si scoprirà come la pazienza, la speranza e il coraggio possano autenticamente trasformare il dolore in rinascita. Elena Ana Boata si conferma un’autrice poliedrica capace di sorprendere, di suscitare emozioni e riflessioni profonde e di arrivare dritto al cuore di chi legge. La strada per Erfurt è disponibile nelle librerie e negli store online anche in versione eBook.( da Ufficio StampaNewsCast Srl – Francesca Berton)

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Storie di ragazzi alla scoperta del nostro paese

Andrea Frediani “Delitto al Palatino. La prima indagine di Quinto Aurelio Simmaco”, presentazione

357 d.C. Roma nasconde un cuore oscuro, e il giovane Simmaco sa che spetta a lui addentrarvisi e far luce. Riuscirà a risolvere un caso da cui dipende il destino di Roma? (Da Newton Compton)

Un giallo ambientato nella Roma del 357 d.C.: non è più la caput mundi, la capitale è stata trasferita a Costantinopoli dal 330 d.C e mostra i primi segni di decadimento e non solo, all’interno è travagliata dalle lotte tra pagani e cristiani e tra questi ultimi con le varie fazioni.

Nell’aprile di quell’anno il sovrano cristiano, Costanzo II, figlio di Costantino il Grande, giunge in visita nella città per celebrare i suoi vent’anni di regno e, proprio durante la sfilata dell’imperatore, un delitto a sfondo religioso turba la parata. Appena due giorni sono concessi dall’Imperatore al Prefetto per risolvere il caso: il giovanissimo Quinto Aurelio Simmaco, rappresentante di una delle famiglie aristocratiche pagane più in vista della città, decide di essere il protagonista delle indagini. Era lì alla sfilata e vuole approfittare per mettersi in luce con il padre con l’aiuto dell’enorme goto Wolfram e della nobile Livia, sua promessa sposa convertita da poco al cristianesimo: proprio seguendo le indagini private del giovane, il lettore viene accompagnato per le strade e i quartieri della città; conoscerà botteghe e fulloniche, camminerà e vivrà in mezzo alla popolazione, soldati, plebei, matrone, dentro uno spaccato di vita quotidiana in un salto nel tempo fino alla soluzione finale.

Andrea Frediani È nato a Roma nel 1963. Divulgatore storico tra i più noti d’Italia, ha collaborato con numerose riviste specializzate. Con la Newton Compton ha pubblicato diversi saggi e romanzi storici, tra i quali: JerusalemUn eroe per l’impero romano; la trilogia Dictator (L’ombra di CesareIl nemico di Cesare e Il trionfo di Cesare, quest’ultimo vincitore del Premio Selezione Bancarella 2011); MarathonLa dinastia300 guerrieri300. Nascita di un imperoI 300 di Roma; Missione impossibile; L’enigma del gesuita. Ha firmato le serie Gli invincibili Roma Caput Mundi; i thriller storici Il custode dei 99 manoscritti La spia dei BorgiaLo chiamavano Gladiatore, con Massimo Lugli; Il cospiratoreLa guerra infinita; Il bibliotecario di Auschwitz; la Invasion Saga (I tre cavalieri di RomaAttacco all’impero e I traditori dell’impero); I Lupi di RomaL’ultimo soldato di Mussolini; Le Williams, con Matteo Renzoni, L’eroe di Atene, Il nazista che visse due volte, Il dio della guerra, Napoleone, Delitto al Palatino e Le origini di Roma. Le sue opere sono state tradotte in tutto il mondo. Il suo sito è www.andreafrediani.it (Da Autore Nevton Compton)

Simone Valmori “Il figlio di Leonardo.Il segreto di Caterina Sforza torna a macchiarsi di sangue”, Mursia Editore

Mursia

Un thriller storico diviso in due filoni temporali distinti, presente e Rinascimento, che crescono in simbiosi alimentandosi entrambi di un mistero celato in un dipinto conservato a Forlì, la Dama dei Gelsomini. 

Un ingegnere dall’animo avventuroso e una guida museale con un passato nascosto si trovano ad affrontare una pericolosa organizzazione. Nel mentre, in pieno Rinascimento italiano, Leonardo Da Vinci e Caterina Sforza nascondono un segreto che potrebbe cambiare il mondo. Una storia che attraversa i secoli, rivelando un legame indissolubile tra passato e presente.

Dichiara l’autore: «Il romanzo contiene informazioni e rivelazioni riguardanti la paternità di Giovanni dalle Bande Nere. Una delle mie scoperte più significative si concentra sulla Pala dei Tre Arcangeli di Marco D’Oggiono, pittore di scuola vinciana, dove Valmori ha identificato il nome “Lionardo” nascosto nel collo dell’Arcangelo Gabriele come fosse un indovinello irrisolto da 500 anni. Perché questa interpretazione mette in luce una possibile analogia biografica tra il pittore e l’angelo che annunciò non solo la nascita di Gesù, ma anche quella di Giovanni Battista? Il motivo è semplice, il nome che Leonardo deve aver dato a suo figlio è proprio Giovanni. Lo attesterebbe il famoso dito alzato che Leonardo ritrae nelle sue opere e che non sarebbe più un ammonimento, ma l’affermazione di sé stesso e del figlio. In questo modo si spiegherebbe il motivo per cui il dipinto del San Giovanni Battista di Leonardo, che rappresenta un adolescente ritratto all’età di 14 anni, è uno dei pochi che il pittore vorrà con sé fino alla morte ad Amboise, in Francia. Tutta l’arte svelata nel romanzo supporta questa teoria.  Attraverso un’analisi approfondita del Cenacolo di Santa Maria delle Grazie, ad esempio, arrivo a determinare una data di nascita come nella soluzione di un rebus, il 6 aprile 1498, che coincide proprio con il giorno della nascita di Giovanni dalle Bande Nere, figlio di Caterina Sforza e tradizionalmente riconosciuto al Popolano. Tuttavia, secondo il romanzo, ci potrebbero essere stati incontri segreti tra Caterina e Leonardo, che hanno portato al concepimento di un figlio illegittimo. Altri artisti della cerchia di Leonardo lo confermerebbero in decine di opere, come nella Natività Mistica di Sandro Botticelli, dove un padre è l’unico a celarsi il volto in maniera enigmatica e dove un misterioso cartiglio farebbe riferimento non al periodo in cui nacque Gesù, ma ancora una volta all’aprile del 1498. Teorie innovative che accompagnano il lettore in un dibattito stimolante sulla figura di Leonardo da Vinci e la possibilità che abbia davvero avuto un figlio da una donna che come lui amava l’arte, la scienza e gli esperimenti che, come descritti nei disegni di Leonardo, potrebbero aver generato una vita all’insaputa di tutti.»

Simone Valmori (Forlì, 1977) vive a Forlì. Laureato in economia di internet opera in ambito educativo come professionista del fundraising e della comunicazione. Impegnato nella valorizzazione della cultura del suo territorio, attualmente ricopre il ruolo di Presidente del Museo Interreligioso di Bertinoro. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni tra cui un gioco di società sulla Romagna dal titolo Forum Livii: un’avventura alla conquista del Paradiso (2022) il romanzo La Macchina dei Prodigi (2018) e L’Eredità di Leonardo(2011).


Francesco Abate “Il complotto dei Calafati” presentazione

Dopo “I delitti della salina”, Francesco Abate ritorna con il suo giallo storico a seguire le azioni della giornalista investigativa Clara Simon, nipote di Ottavio Simon ricco proprietario della Compagnia di Navigazione omonima, con una particolarità, ha gli occhi a mandorla perché è figlia di un capitano di marina, disperso da molti anni dopo la rivolta dei Boxer, e di una cinese del porto, morta di parto; una giovane donna bella e ricca, coraggiosa, ribelle e determinata, con un sogno ardente: diventare giornalista dell’Unione Sarda con tanto di firma riconosciuta sui suoi articoli. I suoi pezzi vengono firmati infatti da Ugo Fassberger, redattore al giornale e suo amico d’infanzia, non solo perché al tempo in cui si svolgono i fatti, Cagliari 1905, una donna non poteva aspirare a tanto ma anche perché la sua incessante ricerca della verità l’ha già messa nei guai.

La storia prende le mosse dal ricevimento, a scopo benefico per le popolazioni della Calabria devastata dal terribile terremoto, a cui furono invitati i personaggi in vista della città, al termine del quale una coppia nobile, i baroni Cabras, viene assassinata assieme al loro autista. Si presuppone un omicidio politico per il trattamento che il barone riservava ai suoi lavoratori. Ma la tesi non convince.

“Sempre pronta a occuparsi dei più deboli, e in pena anche per la sorte del giovane nipote dei baroni, verso cui prova un’immediata empatia (o forse qualcosa di più), Clara non può evitare di indagare sul caso. Nell’atmosfera esotica della Cagliari del 1905, tra la necropoli punica e il porto, tra la comunità cinese della Marina e la malavita locale, scoprirà una verità sconcertante”.(dal Catalogo Einaudi)

Brevi note biografiche

Francesco Abate (Cagliari, 1964). Ha esordito con Mister Dabolina (Castelvecchi, 1998). Sono seguiti Il cattivo cronista (Il Maestrale, 2003), Ultima di campionato, da un soggetto vincitore del premio Solinas (Il Maestrale, 2004/ Frassinelli 2006), Getsemani (Frassinelli, 2006) e I ragazzi di città (Il Maestrale, 2007). Con Einaudi ha pubblicato Mi fido di te (Stile libero 2007 e Super ET 2015), scritto a quattro mani con Massimo Carlotto, Cosí si dice (2008), Chiedo scusa (con Saverio Mastrofranco, Stile libero 2010 e Super ET 2012 e 2017), Un posto anche per me (2013), Mia madre e altre catastrofi (2016), Torpedone trapiantati (2018). Con I delitti della salina (2020) ha debuttato una nuova protagonista femminile nel giallo italiano, la giornalista investigativa Clara Simon, le cui avventure proseguono nel secondo titolo della serie Il complotto dei Calafati (2022). È fra gli autori dell’antologia benefica Sei per la Sardegna (Einaudi 2014, con Alessandro De Roma, Marcello Fois, Salvatore Mannuzzu, Michela Murgia e Paola Soriga). (da Einaudi Autori)

Ottavia Niccoli “Morte al filatoio”, recensione di Salvina Pizzuoli

Protagonista della vicenda, che si dipana tra il lunedì 9 novembre 1592 e il giovedì 19 novembre dello stesso anno a Bologna, è don Tomasso che dirige l’ospizio di San Biagio, un antico ospedale ridotto a ricovero. Lo anima amor di giustizia, anche se terrena e quindi imperfetta e non uguale per tutti, tanto da voler trovare, lui prete, gli autori di tre terribili omicidi.

Una figura di religioso che, a detta della stessa autrice nella Nota conclusiva, è assai improbabile a quei tempi per quel che sappiamo, i preti della piena Controriforma erano piuttosto differenti, anche per questo cattura: per essere uomo di fede e di carità, per la sua strenua e caparbia lotta contro i soprusi e le angherie che i deboli subivano nel contesto sociale di quel preciso periodo storico. Il lettore è così trasportato nella Bologna del tempo che si anima e rivive colorandosi tra le pagine ora seguendo i tragitti a piedi di don Tomasso lungo le strade della città, nel traffico di carretti, cavalli, lettighe, ora entrando con lui nelle case dei ricchi e degli indigenti, nei luoghi di lavoro e di produzione come il filatoio o le botteghe artigiane o dentro le stanze del Torrone dove si amministra la giustizia degli uomini e dove si recava di frequente sostituendo il ministrale del quartiere, pigro e inattivo, che avrebbe dovuto assolvere al compito di denunciare ogni reato.

Un anno difficile quello dell’ultimo scorcio di secolo, in cui si alternano cattive stagioni e magri raccolti, dove alla carestia si aggiungono le intemperie. Un mondo di miseria, di sfruttamento, di abiti logori, di putti e tose strappati alla loro infanzia, di morti ammazzati, di torture, di pratiche magiche come “la calamita battezzata, la brocca piena d’acqua, il setaccio con le forbici” pratiche vietate ma restie ad essere abbandonate dentro un presente e un futuro incerti, dove don Tomasso continua le sue indagini e non si arrende e cerca risposte, sentendo montare dentro di sé un’ansia forte di averla vinta sull’ingiustizia e sulla violenza, che non avvertiva contraria al suo stato di prete.

A fargli compagnia un tosetto malandrino, vivace, intraprendente, curioso che collaborerà con lui rivelandosi spesso un prezioso aiutante per ascoltare e riferire, alla ricerca di fondamentali indizi rivelatori, spesso da interpretare e talvolta anche fallaci.

Brevi note biografiche

Ottavia Niccoli, già docente alle Università di Bologna e Trento, è autrice di saggi su Rinascimento e Riforma editi da Einaudi e Laterza, noti e tradotti a livello internazionale. Questo è il suo esordio come romanziera (da Vallecchi Autore)

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