Robert Capa fotografo di guerra: a 110 anni dalla nascita (1913 – 2023)

(Foto originale da Wikipedia)

La fotografia è un’arte che coglie attimi, espressioni, situazioni e, con ampiezza e precisione, trasmette come parola scritta emozioni e sensazioni, come un’opera d’arte è senza tempo anche quando racconta un momento ben preciso.

Il Museo della Fotografia di Robert Capa a Troina, in provincia di Enna, espone 62 scatti, preziosi e inediti, del grande fotografo di guerra.

Proprio a Troina infatti si scontrarono tra il 30 luglio e il 6 agosto 1943 le forze militari italotedesche e la Settima armata USA: con lo sbarco in Sicilia, a Gela, il 10 luglio aveva avuto inizio insieme alle truppe alleate dell’Ottava Armata sbarcate a Pachino e Siracusa, l’Operazione Husky. Capa al seguito delle forze USA come reporter documentò gli eventi di quei giorni fotografando non solo i combattimenti ma quanto si legava direttamente al conflitto con le sue terribili conseguenze per la popolazione e per le cose

Era nato a Budapest nel ’13 ed era stato naturalizzato americano; il suo vero nome era Endre Ernö Friedmann.

Nel 2021 una selezione di quegli scatti, acquisita da negativi originali dal Comune di Troina, fu esposta nel Museo dedicato al fotografo. Nella presentazione del Sito del Museo si viene a conoscenza del lungo periodo intercorso tra l’ideazione e la sua realizzazione, cinque anni per selezionare e acquisire il materiale fotografico dall’International Center of Fotography di New York da cui 62 scatti della Collezione “Fragments of War in Sicily”; l’esposizione nelle stanze del Palazzo Pretura è nata dalla collaborazione tra la Fondazione della Famiglia Pintaura e il Comune medesimo.

In occasione dei 110 anni dalla nascita altre mostre documentano in Italia l’opera di Capa: a Milano con l’iniziativa del Mudec di Milano la mostra dal titolo Robert Capa. Nella Storia aperta dall’ 11 novembre 2022 al 19 marzo 2023 con 80 stampe fotografiche è realizzata in collaborazione con l’agenzia Magnum.

A Rovigo la mostra Robert Capa. L’opera 1932-1954 è allestita a Palazzo Roverella,  dall’8 ottobre 2022 al 29 gennaio 2023

Qui alcune delle foto più conosciute

Qui alcuni volumi per conoscere l’opera di Capa

Il Museo Robert Capa a Troina

Brevi note biografiche

Robert Capa pseudonimo del fotografo statunitense d’origine ungherese (Budapest 1913 – Thai Binh, Vietnam, 1954). Dal 1936 (guerra civile in Spagna) fu presente sui principali fronti come fotoreporter, realizzando drammatiche immagini di scene di combattimento e fotografie di massa altamente significative. Collaboratore della rivista Life, fu tra i fondatori (1947) dell’agenzia Magnum-Photo. Morì in una missione sul fronte indocinese per lo scoppio di una mina antiuomo. (da Treccani)

Walter Guadagnini “Fotografia. Due secoli di storia e immagini”, presentazione

Per gli appassionati oltre che per gli estimatori, un grande racconto della fotografia dalle origini ai giorni nostri ad opera di Walter Guadagnini, docente di Storia della fotografia all’Accademia di Belle Arti di Bologna e curatore di mostre in musei e istituzioni internazionali.

Un vero viaggio, guidato, nel mondo delle immagini nei tre album, posti in apertura, in itinere e a conclusione del percorso storico, non cronologici ma nei quali libere associazioni guidano la scelta delle diverse icone che li costituiscono. Il libro si correda di sedici approfondimenti tematici e di una ricca bibliografia.

“Questo volume mostra gli infiniti volti della fotografia ed è allo stesso tempo un affascinante racconto: tre atlanti visivi di grande impatto ne scandiscono il ritmo “a ritroso” – dalle più recenti sperimentazioni con l’Intelligenza Artificiale di Trevor Paglen alla prima immagine fissata da Joseph Nicéphore Niépce ormai due secoli fa –, intervallando i sedici capitoli illustrati che, con stile narrativo tanto accessibile quanto preciso, espongono la storia di questa disciplina, rivolgendosi agli esperti del settore ma soprattutto ad amatori e appassionati dello strumento fotografico”. (Skira Edizioni)

e anche

Brevi note biografiche

Walter Guadagnini, direttore di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino, insegna, Storia della fotografia all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha diretto per dieci anni la Galleria Civica di Modena, è direttore artistico del Festival Fotografia Europea di Reggio Emilia e ha curato mostre in musei e istituzioni internazionali. Responsabile dal 2006 della sezione fotografia de “Il Giornale dell’Arte”, è stato ideatore e curatore dei quattro volumi di Storia della fotografia (Skira) con il contributo dei maggiori storici e critici fotografici internazionali e, sempre per Skira ha curato l’antologia Racconti dalla camera oscura.

FABRIZIO CALISSE “Storie di fotografia. Quando il cinema racconta la nostra storia”Armando Editore

Armando Editore

Pagine 208 – Prezzo 17,00

Il libro svolge la storia della partecipazione dell’autore alla nota agenzia fotogiornalistica “Team Editorial Services” di Lefevre – Scalfari negli anni che vanno dal 1968 al 1980, data della sua chiusura, e delle successive avventure fotografiche negli Stati Uniti fino all’anno 2000.

Il racconto tocca i temi della liberazione da un lavoro forzato e da un matrimonio fallito; dei moti del 1968; del mistero della fortuna e della sua ipotetica spiegazione con la teoria Fisica dei quanti; dei sacrifici per realizzare se stessi.

Il tema dello sviluppo di una fotografia più aderente alla scrittura segna tutto il libro, insieme ai rapporti con Lefevre, col partito Radicale, con Pannella, con personaggi famosi, con modelle disponibili, infine con la donna giusta. La tensione per trasformare una carriera giornalistica in una artistica, gli incontri con i critici, le mostre, i libri, fanno da sfondo. La narrazione prosegue con il trasferimento negli USA per nove anni di riprese e di avventure, per finire con una proposta di spiegazione scientifica della preghiera.

Fabrizio Calisse ha collaborato per diversi anni con l’agenzia fotografica “Team Editorial Service” di Franco Lefevre sviluppando una narrazione fotografica simile alla scrittura. Ha pubblicato La Macchina Oscura (Il Fotogramma,1980), Alto Lazio Antico (Studio, 1998), Viandante per Roma (Fabrica, 2002), Deserts of future (north- America) (Fabrica, 2004), Houston Modern Tales (Fabrica, 2007), Polinesia 2011 (Fabrica, 2011), Poesie visive fotografiche (Fabrica, 2014). Tra le altre opere dell’autore, si ricordano Diari di viaggio e Wandering.

“L’Antonia. Poesie, lettere e fotografie di Antonia Pozzi scelte e raccontate da Paolo Cognetti” presentazione

Antonia Pozzi è stata una poetessa, una fotografa e un’alpinista. La sua raccolta di poesie venne pubblicata postuma con il titolo Parole, era il 1939, Antonia si era tolta la vita con una dose di barbiturici l’anno precedente, aveva ventisei anni, ma nonostante la fresca età ha lasciato una ricca produzione di liriche, molte presenti in poesiedautore, e di foto, un’altra delle sue passioni insieme a quella per la montagna: la presenta e la racconta Paolo Cognetti che ha in comune con lei la scrittura e l’amore per la montagna, in questo bel volume che, come dice la presentazione “scorre sotto i nostri occhi come un docufilm” dove i versi si alternano alle immagini fotografiche e al racconto del curatore.

Nella sua breve vita la giovane Antonia ebbe un amore osteggiato, cui si ispirarono molte delle poesie, per il suo insegnante di latino Antonio Maria Cervi ma la montagna e i soggiorni a Pasturo, piccolo paese della Valsassina, presenti nella sua poesia, diventano luoghi d’ispirazione e rifugi per ritrovarsi. È nel 1929 che nasce in lei la nuova passione per la fotografia che l’accompagnerà per tutto il breve percorso della sua esistenza. La natura compare come tema delle sue composizioni, quella dei paesaggi montani e anche la morte è un tema presente ed è sentita come raggiungimento di pace.

Da Ponte alle Grazie Editore

[…]La montagna è sempre statala sua maestra e il suo rifugio. Si chiama Antonia Pozzi ed è morta suicida nel 1938, ma qui rivive per noi attraverso foto, diari, lettere e poesie, frammenti di un’esistenza che palpita ancora grazie al racconto di Cognetti che, mescolando le proprie parole alle sue, ce la restituisce in un ritratto nitido e delicato: un omaggio a un’artista che, senza saperlo e senza volerlo, ha scritto un capitolo della storia del secolo scorso.

Paolo Cognetti ha esordito a ventisei anni con la prima raccolta di racconti, con “Le otto montagne”(2016) ha vinto il Premio Strega; il suo ultimo libro è “Senza mai arrivare in cima” del 2018.

Il paesaggio. Dialogo tra fotografia e parola. Un tributo a Pietro Greco. A cura di Roberto Besana. Töpffer (Oltre edizioni)

Oggi abbiamo più che mai bisogno di ripensare a questo territorio che chiamiamo paesaggio, perché dietro quell’apparire c’è tutta la nostra voglia di starci e di esserci in questo “paesaggio”, su questa Terra.  

IL PAESAGGIO. DIALOGO TRA FOTOGRAFIA E PAROLA

Un tributo a Pietro Greco

A cura di Roberto Besana Introduzione Melina Scalise

Contributi di: Francesco Aiello, Ezio Amistadi, Piero Angela, Nicola Armaroli, Marco Armiero, Vasco Ascolini, Silvia Baglioni, Barone Enzo, Silvia Bencivelli, Roberto Besana, Lucio Bianco, Piero Bianucci, Gian Italo Bischi, Francesca Boccaletto, Gianfranco Bologna, Francesca Buoninconti, Marco Buticchi, Lilly Cacace, Valerio Calzolaio, Luca Carra, Marco Ciardi, Lorenzo Ciccarese, Liliana Curcio Liliana, Luigi Dei, Alessandro De Rossi, Antonio Ereditato, Michele Fina, Valentina Fortichiari, Marco Fratoddi, Margherita Fronte, Roberta Fulci, Silvano Fuso, Marco Enrico Giacomelli, Angelo Guerraggio, Umberto Guidoni, Sandro Iovine, Francesco Lenci, Ugo Leone, Giuseppe Longo, Roberto Lucchetti, Simona Maggiorelli, Stefano Mancuso, Beppe Mecconi, Luca Monti, Marta Morazzoni, Marco Motta, Vincenzo Mulè, Gianfranco Nappi, Piergiorgio Odifreddi, Daniela Palma, Rossella Panarese, Marco Pantaloni, Giovanni Paoloni, Telmo Pievani, Gaspare Polizzi, Cristina Pulcinelli  Nello Rossi, Mario Salomone, Roberto Rosso, Silvestro Serra, Raffaella Simili, Melina Scalise, Settimo Termini, Tiziano Fratus, Leonardo Tunesi, Chiara Valerio, Stefano Zuffi.

Töpffer (Oltre edizioni)

Pagine 164, prezzo 24,50

In libreria il 14 maggio

Questo libro è uno sguardo sul Mondo come lo avrebbe pensato e voluto Pietro Greco, scrittore, giornalista, comunicatore di scienze. Questo libro, a cura di Roberto Besana, è un invito a entrare nel paesaggio attraverso le fotografie e i testi che le accompagnano per emozionarci e viverli come spazi d’interazione, senza temere di sporgersi dalla “finestra” di una fotografia. Su iniziativa di Roberto Besana, autore delle fotografie, la penna di Pietro Greco con cui stava sviluppando questa opera, è stata presa come passaggio di testimone, da tante donne e uomini della cultura e della scienza, amici e colleghi di Pietro che lo hanno stimato per la sua umanità e cultura.

Scrive Roberto Besana:

«18 dicembre 2020, sul Mattino di Napoli leggo questo titolo: “Ischia in lutto, è morto Pietro Greco, giornalista di fama internazionale”. Sono stupefatto, costernato, incredulo. Considerato lo spirito che lo contraddistingueva non ci si poteva far sopraffare dal dolore, si doveva continuare a contribuire alla diffusione della conoscenza come lui avrebbe voluto, ed ecco che ho pensato di utilizzare la sua penna come testimone e passarla a 65 amici, colleghi, scienziati, studiosi, letterati, giornalisti che ne prendessero l’eredità, che si sostituissero a lui per completare questa opera di scritti e fotografia (…). Probabilmente non troverete una perfetta successione e coerenza negli argomenti dei testi, così come le fotografie volutamente non hanno omogeneità estetica e rappresentativa perché sono “momenti” del variabilissimo paesaggio della nostra mente, ma certamente sono 65 stimoli come gli anni della sua intensa vita per conoscere, sviluppare pensieri o riflessioni, in linea con l’ecletticità del suo ingegno. Grazie Pietro, grazie amico vero!»

Dall’introduzione e curatela di Melina Scalise:

«Oggi abbiamo più che mai bisogno di ripensare a questo territorio che chiamiamo paesaggio, perché dietro quell’apparire c’è tutta la nostra voglia di starci e di esserci in questo “paesaggio”, su questa Terra. È il luogo del nostro abitare, ciò che chiamiamo habitat, per cui sentiamo la necessità di adottare una nuova etica del territorio e, con essa, anche della tecnologia perché la Natura non ci uccida, perché noi non si perda tutto quanto abbiamo costruito. La parola “paesaggio” deriva dal termine francese “paysage” a cui si attribuisce una derivazione dal latino “pagus” che significa villaggio, borgo, composto da pays (cioè paese per cui si intende un luogo abitato dall’uomo, coltivato e o edificato, misurato e con un significato giuridico ed economico) e dal suffisso “-age” che significa “insieme”, “vista d’insieme”, “totalità”. In pratica è insita, nel significato stesso della parola paesaggio, il guardare e il fare dell’uomo sull’ambiente circostante.  Potremmo semplificare che il paesaggio è l’altro, l’insieme di cose e persone che ci circonda».