Donatella Schisa “A Napoli con Massimo Troisi”, presentazione

A trent’anni dalla scomparsa di Massimo Troisi, Donatella Schisa ne ripercorre i luoghi partendo dall’infanzia a San Giorgio a Cremano, passando per Napoli, le prime esperienze teatrali, il cinema, il borgo marinari, l’isola di Procida e tutti i paesaggi che hanno fatto dell’attore uno degli interpreti più conosciuti e amati in Italia e nel mondo della cultura partenopea. Il ritratto di Massimo Troisi raccoglie l’eredità di quanti hanno avuto l’occasione di conoscerlo e raccontare la sua comicità, la sua arte e il suo pensiero, nel tentativo unanime di evitare di farne un personaggio idealizzato, appartenente a un altrove lontano, distante, a tratti irraggiungibile.[…](da Perrone Editore)

L’autrice è stata intervistata da Brunella Schisa (Il Venerdì La Repubblica, 26 luglio 2024), anch’essa napoletana, che ha deciso di incontrarla nel nome di un mito pertanto difficile da raccontare senza rischiare il già detto; ha invece dichiarato che la scrittrice c’è riuscita in pieno: attraverso l’intervista di amici e collegfhi ha costruito, con gli strumenti di una storica, un libro autentico sapendo penetrare nell’anima del personaggio e nel suo rapporto con Napoli, sebbene non fosse la sua città natale.

Alla domanda “Lei lo descrive come un arci napoletano allergico agli steriotipi”, la scrittrice risponde che effettivamente detestava i luoghi comuni e che era “l’esatto contrario” del furbo che vive d’espedienti, anzi lo definisce “malinconico, umbratile” che partendo da se stesso era riuscito ad eliminare i cliché sulla figura del classico napoletano; richiamando il rifiuto dell’attore al trapianto del cuore e alla sua morte all’indomani delle riprese del Postino di Neruda ci fornisce una caratteristica peculiare del suo carattere: “tutto anima”, al punto di non voler sostituire il suo cuore con quello di un altro che avrebbe potuto provare sentimenti diversi, un modo diverso di guardare le cose.

Donatella Schisa è avvocato e si occupa di libri. Lettrice appassionata, conduce da anni il circolo letterario “Scritti di questi tempi”. È stata conduttrice radiofonica di rubriche letterarie e autrice di due romanzi: Il posto giusto (L’Erudita, 2017) e La nebbia quando saleLettere a mia madre e non solo (L’Erudita, 2019), e curatrice di antologie per Giulio Perrone Editore. L’ultimo suo lavoro è Lunario minimo (Affiori, 2023).

Grazia Deledda “La regina delle tenebre”, con Presentazione e note

Nuova Edizione con il discorso pronunciato dalla Deledda al conferimento del Premio Nobel il 10 dicembre 1927.

“La regina delle tenebre”, che dà anche il titolo alla raccolta di sei novelle alcune già pubblicate su riviste e composte negli ultimi anni dell’Ottocento, fu poi stampata a Milano nel 1901.

La protagonista di “La regina delle tenebre” è una giovane donna, Magda, che decide di esiliarsi da tutto, in conflitto con il mondo che la circonda per poi assurgere ad una vera e propria metamorfosi superando ogni dubbio e accogliendo la forza della propria creatività come un dono da non sprecare; conflitto a cui non fu estranea la stessa autrice che propone in queste pagine il proprio travaglio interiore trasposto.

Così come ne “Il bambino smarrito” un uomo sfiduciato trova la propria ragion d’essere o ne “Le due giustizie” dove il protagonista, condannato ingiustamente da quella umana, la ritroverà nell’amicizia di un altro condannato.

Storie di lotta per affermare la propria creatività sulla miseria morale umana, come quella di Giame ne “La giumenta nera” o la vendetta di “Sarra” costretta dalla mentalità ristretta a rinunciare alla propria felicità.

La raccolta si chiude con “Primi baci” che ha per protagonisti due giovani innamorati sullo sfondo di una Sardegna protagonista.
Nella presente edizione è stato inserito il discorso dell’autrice dopo il conferimento del Premio Nobel il 10 dicembre 1927.

Perché ripoporre questi sei racconti?

Non tanto pereché la Deledda è stata l’unica donna italiana a ricevere il Nobel ma soprattutto per le tematiche sempre attuali che l’autrice propone con spirito positivo fidando nella capacità umana di risollevarsi dalla mancanza di fiducia in se stessi e quindi riemergere.

Su Amazon in ebook e in cartaceo

Umberto Segato “Il sangue non mente”, LFA Publisher

“Cari amici di un tempo, di adesso e, si spera, futuri, è uscito il mio romanzo dal titolo Il sangue non mente (titolo ambiguo come i personaggi che lo illustrano) per la Casa Editrice LFA Publisher, che ha ritenuto l’opera degna di frequentare i banchi delle librerie IBS, Mondadori, Feltrinelli, Amazon.
Questo non è (solo) un invito ad acquistare il romanzo, ma l’orgoglioso annuncio di una performance portata a termine con successo da un quasi novantaduenne (il 31 agosto), riguardante un testo di più di 200 pagine, ben scritto, ricco di personaggi “a tutto tondo”, di precise descrizioni, con una trama che
invoglia a proseguire la lettura anche se si è a letto pieni di sonno. Leggete e fatelo leggere (soprattutto in famiglia): vi svela verità che, di solito, si tengono nascoste”.
Umberto Segato

Sinossi
C’è un’eredità e, ovviamente, ci sono aspettative. Ma c’è anche la volontà del ‘Vecchio’, per il quale tutto ciò che ha accumulato (dal nulla) è frutto del suo ‘sangue’.
Gli eredi sono due cugini: un maschio, il suo braccio destro nelle poco nobili imprese, e una giovane femmina di nobili natali e vita turbolenta.
Il Vecchio, però, non vuole lasciare tutto a nessuno dei due. Non al maschio, che considera di ‘sangue’ debole, né alla femmina, che definisce (per le sue tendenze omosessuali) ‘merce avariata’.
Così propone al nipote di sposare la figlia di una sua vecchia amante; figlia che, malgrado le insistenze della madre, non ha mai voluto riconoscere come sua.


Umberto Segato biografia
Umberto Segato (Mira, 1932) è un giornalista, scrittore e poeta italiano.
Giornalista per “Il Giorno” e successivamente, in televisione inviato per il TG2 Rai, curatore di Medicina Trentatré (rubrica medica a carattere scientifico del TG2) e firma varie inchieste per il settimanale Tg2 Dossier. Ha pubblicato varie raccolte di poesia, tra cui: Non arriva nessuno (1962), Viaggio a vista (1992, Premio “Cesare Pavese”), Specchio in uno specchio riflesso (1999, nella rosa dei Premi Alfonso Gatto, Città di Marineo, Metauro e Viareggio) Versi scabri (2011).
Inoltre, ha pubblicato i romanzi: I luoghi e il tempo (1988, Premio “Città di Benevento”), Candida (2015), Eredità o la colpa di Serena” (2017), Racconti dal passato (2018), Come un’oliva infilzata (2022).
Il romanzo Il sangue non mente è disponibile nelle migliori librerie e store online.

Luigia Veccia “Troppo è l’amore per essere compreso”, NeP Edizioni

Reduce dal successo del romanzo “Il gazebo dei pini” e della raccolta di racconti “Le vite di Sara”, Luigia Veccia torna in libreria con “Troppo è l’amore per essere compreso”, una raccolta di poesie e prose poetiche edita da NeP edizioni.

All’interno della raccolta, differenti sono le fonti di ispirazione. Diversi sono gli stimoli sensoriali e intellettuali, così come mutevoli sono gli stati d’animo espressi dalla voce narrante. L’amore appare sicuramente come il tema predominante nella poetica dell’autrice: un amore variegato e caleidoscopico, immanente e a tratti ossessivo che, attraverso schegge sentimentali e tenui sollecitazioni emotive, permette di addentrarsi nei recessi remoti della sua interiorità. Ulteriore tematica ricorrente è il perenne conflitto fra luce e buio. L’autrice gioca molto sui contrasti cromatici e concettuali e alimenta un mosaico variegato di sensazioni e misteriose alchimie.

Anche la natura permea questi componimenti, con il suo respiro invisibile e la sua fusione perfetta di elementi e scenari paesaggistici, tra l’alternarsi delle stagioni e il ricordo attuale di odori e sapori. Viene dato inoltre spazio alla dimensione della memoria. I versi percorrono l’inesorabile logorio del tempo che scorre, in una malinconica e struggente sospensione spaziale e temporale, mentre sfumature quasi oniriche scandiscono frammenti di vita vissuta. L’autrice opta per la scelta di un doppio registro stilistico, costituito sia dai versi sciolti che da quelli liberi della prosa poetica, la cui alternanza si presta ad una lettura piacevole e ad una interpretazione lineare, in una ricerca costante dell’ineffabile significato del vivere.

L’Anteprima

Luigia Veccia è nata il 2 dicembre 1952 a Caserta, dove ha sempre vissuto insieme ai suoi cari. La sua è un’esistenza come tante. Da sempre appassionata di letteratura, ha letto numerosi libri ma solo recentemente ha deciso di girarsi dall’altra parte del tavolo e di incominciare a scrivere. Sempre con NeP edizioni, ha pubblicato nel dicembre 2023 il romanzo “Il gazebo dei pini” e nel gennaio 2024 la raccolta di racconti “Le vite di Sara”. 

Emanuela Bianchi “L’ultima strega. Una storia vera dalla Calabria del XVIII secolo”, Oligo Editore

IN UN INTRECCIO DI INGANNI, SUPERSTIZIONE E PREGIUDIZI, LA STORIA VERA DELL’ULTIMA DONNA PROCESSATA PER STREGONERIA NELL’ITALIA DEL SUD

Prefazione di Roberto Alessandrini

Oligo editore

Calabria, seconda metà del Settecento. Cecilia Faragò è accusata di essere una strega e di aver provocato la morte del parroco. A vessarla due preti che vogliono impossessarsi dei suoi beni. Vedova e analfabeta, si affida a un giovane avvocato che porterà il suo caso fino alla corte di Napoli e riuscirà a smascherare gli impostori, dando l’occasione a re Ferdinando di abolire per sempre il reato di stregoneria. Emanuela Bianchi ha il merito di aver fatto uscire dall’oblio una storia dimenticata, oggi al centro di una rievocazione annuale a Soveria Simeri, raccontata nella sua opera teatrale LaMagara (Premio della critica Gaiaitalia 2014) e oggi in questo nuovo libro.

Dalla prefazione di R. Alessandrini:

«Questo breve racconto ha una lunga storia, che merita di essere riassunta, almeno per sommi capi. Una madre regala alla figlia il libro di uno studioso di storia locale. Il testo ricostruisce una vicenda realmente avvenuta in Calabria nella seconda metà del Settecento, quella di una donna – Cecilia Faragò – che rimane vedova, non intende risposarsi e che, pur essendo analfabeta, ritiene di far valere i propri diritti fino al grado supremo di giudizio, la Gran Corte della Vicaria di Napoli.  Accusata ingiustamente di essere una strega e di avere provocato con una fattucchieria la morte di un parroco, vessata da due avidi preti che reclamano con l’inganno i suoi averi, affida la propria difesa a un giovanissimo avvocato ventenne, che con una formidabile arringa, degna della migliore retorica del secolo dei Lumi, smaschera gli impostori e restituisce alla donna il suo diritto.  Re Ferdinando IV, nel 1770, coglie l’occasione per abolire il reato penale di magia dai suoi territori. Cecilia Faragò sarà così l’ultima donna nel Sud d’Italia a essere accusata, e assolta, da calunnie costruite sulla superstizione e sul pregiudizio. Confinata per oltre due secoli in un ambito prevalentemente locale, la storia dell’“ultima strega”, sempre in virtù di quel libro regalato da una madre a una figlia, diventa un testo teatrale. Perché la figlia è antropologa e attrice e, nella vicenda narrata, intravvede qualcosa che va riportato alla luce e arricchito di nuovi significati. Inizia così una ricerca sul campo, un’indagine serrata nel piccolo paese calabrese che ha fatto da scenario alla storia»

EMANUELA BIANCHI, antropologa e attrice catanzarese, ha studiato all’Università di Roma La Sapienza. Allieva di Paolo Vignolo (Ecole des hautes études en sciences sociales di Parigi) e della coreografa Marta Ruìz (Adra Danza, Colombia), nel 2004 ha costituito la compagnia teatrale “Confine incerto”, che si occupa di di teatro ludico-sensoriale, teatro antropologico e teatro interattivo in spazi non convenzionali.

Le pagine di tuttatoscanalibri più lette nel mese di luglio 2024

I primi due titoli di Azùcar la nuova collana ideata e diretta da Davide Barilli

Massimo Carlotto “Trudy” recensione di Antonia del Sambro

Marco Luguori “Caterina Costa. La nave dei misteri. Napoli 28 marzo 1943. Cronaca di una tragedia”

Samuele De Marchi “Il grande gelo”

A.Ferrini, S. Pizzuoli “Operazione Oberzazberg” Edida

A. Moravia “La noia” recensione di Federica Zani

Michele Raja “L’immagine della donna nei dipinti di Gustav Klimt” NeP Edizioni

Paul Sterling “Adele e Oliver. Il vento dei sogni”, AEDE Books Edizioni

Cristina Cassar Scalia “Il castagno dei cento cavalli” presentazione di Salvina Pizzuoli

Alessia Gazzola la nuova trilogia con Costanza Macallè

Giancarla Lazzari “Sangue e Macerie”, NeP Edizioni

Dopo il successo d’esordio con “Due vestiti per morire”, un nuovo misterioso caso darisolvere si prospetta per l’abile commissario Livio Zarri, personaggio frutto del talento letterario dell’autrice.
È l’inverno del 1948 e, in una Roma reduce dai grandi disordini successivi all’attentato a Togliatti, il commissario si trova ad affrontare una nuova indagine.
Una rapina in banca e l’uccisione di una donna creano scompiglio, destando oscuri interrogativi e rivelando scenari nascosti.
Come nel libro precedente, lo scenario storico è quello di una città ancora lacerata dal conflitto bellico, desiderosa tuttavia di ricominciare a vivere.
Lasciarsi alle spalle la guerra e la sua lunga scia di sangue e macerie è il desiderio di molti ma non di tutti. C’è chi, sognando la rivoluzione, ancora non si rassegna a deporre le armi e chi cerca di ricavare il massimo profitto nel tessuto sociale dilaniato da una profonda crisi morale.
Zarri dovrà attraversare il variegato mondo di queste creature violente e destinate alla sconfitta, fino ad arrivare alla soluzione finale del caso.
La scrittura coinvolgente e incisiva di Giancarla Lazzari cattura l’attenzione sin dalle prime pagine del romanzo, con imprevedibili colpi di scena e una suspense graduale che cresce assieme all’evolversi dell’intricata vicenda.
La prosa scorrevole, il ritmo narrativo sapientemente dosato e la ricchezza espressiva conferiscono al testo una notevole originalità e offrono un’esperienza totalmente immersiva.
Viene lasciato spazio anche al vissuto privato di Livio e alla sua distintiva cifra caratteriale, tratteggiandone un chiaroscuro di profonda umanità.
In una bilanciata fusione di mistero, solidi riferimenti storici e spessore dei personaggi, “Sangue e macerie” ci catapulta un mondo oscuro e affascinante allo stesso tempo, che incanta l’immaginazione del lettore e lascia un’impronta indelebile.

Giancarla Lazzari è nata a Roma nel 1958. Dopo aver conseguito il diploma presso il Liceo Classico “E. Q. Visconti”, si è laureata in Lettere e filosofia all’Università “La Sapienza” di Roma. Ha insegnato presso la facoltà di italianistica dell’Università “Babeș-Bolyai” di Cluj- Napoca (Romania).
Studiosa appassionata di storia contemporanea, ha pubblicato un racconto sulla Seconda Guerra Mondiale e scritto un pezzo teatrale ambientato nell’immediato secondo dopoguerra. Per NeP edizioni ha già pubblicato “Due vestiti per morire” (2023).

Francesca Giannone “Domani, domani”, presentazione

Questa è la storia della passione che prima unisce e poi divide un fratello e una sorella. Una storia che parla di decisioni prese ascoltando la mente o il cuore oppure tutti e due. Di quell’istante che può cambiare una vita intera. Ma anche di un’Italia che, incredula, sta scoprendo un improvviso benessere, che lavora alla catena di montaggio e poi canta con Mina e balla al ritmo del twist, giovane, creativa, impaziente…(da Libro Editrice Nord)

In questo secondo romanzo l’autrice racconta ancora una storia familiare ambientata in un paese del sud, Araglie nel romanzo ma Gallipoli nella realtà, tra il 1958 e 1962,  nell’Italia del boom economico, del passaggio da un’economia a base agricola a produzione industriale. I protagonisti sono due fratelli, Agnese e Lorenzo, ventenni ed eredi di un saponificio creato dal nulla dal nonno, Renato Rizzo, che prepara il futuro dell’azienda facendo da maestro ai due nipoti che sapevano apprezzare. Una realtà storica legata alla lavorazione delle olive e della sansa come utilizzo per la saponeria nell’industria saponiera pugliese del tempo.

Ma un domani diverso si apre alla morte del nonno in un incidente d’auto: il padre dei due ragazzi vende, per diverse ambizioni personali, il saponificio.

Il romanzo alberga al suo interno non solo una storia familiare ma anche la storia dell’Italia anni sessanta, dei conflitti generazionali, dei legami sentimentali nel contrasto fra tradizionale e la nuove sensibilità, l’Italia della TV che con i suoi programmi televisivi porterà cambiamento nei gusti e nell’emancipazione anche al femminile sebbene più lenta, evidente nei numerosi ritratti che l’autrice pennella dei suoi personaggi femminili, comprese le  figure materne e le  figure a contrasto tra vecchia, nuova mentalità e prospettive. Una bella pagina tra passato e futuro forse ancora da continuare a raccontare.

Francesca Giannone, salentina, si è laureata in Scienze della Comunicazione e ha studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia. A Bologna ha curato la catalogazione dei trentamila volumi della Associazione Luigi Bernardi e ha frequentato il corso biennale di scrittura della Bottega di Narrazione «Finzioni». Il suo romanzo d’esordio, La portalettere, ha avuto un incredibile successo: in corso di traduzione in 37 Paesi, è stato il romanzo italiano più venduto del 2023, ha vinto il Premio Bancarella e il Premio Amo Questo Libro.(da Autore Editrice Nord)

Carlotta Fruttero “Alice ancora non lo sa”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Carlotta Fruttero in questo suo primo romanzo torna a Roccamare, inevitabilmente aggiungo: luogo simbolo di un periodo felice della letteratura e della cultura di casa nostra che qui ebbe contatti con artisti e scrittori e pittori e registi e musicisti, sia italiani che stranieri, come racconta egregiamente Alberto Riva nel suo splendido romanzo-saggio L’ultima estate a Roccamare, un testo che ho avuto il piacere di leggere e che ho apprezzto molto, non solo per nostalgia, ma perché sicuramente il miglior libro che ho letto ultimamente. E Maria Carla, la Carlotta figlia di Fruttero, che proprio qui insieme a Lucentini aveva scritto uno dei gialli più significativi, così fuori genere, così piacevole e interessante: Enigma in luogo di mare, non poteva sfuggire al fascino essendoci cresciuta e vivendoci ancora stabilmente: i periodi magici ci formano e ci lasciano quell’atmosfera dentro, pertanto Roccamare è luogo ma anche personaggio.

Il titolo inoltre scelto dall’autrice richiama un tema preciso: Alice ancora non lo sa, ricorda Alice non lo sa, il titolo della bella canzone di de Gregori, datata 1973, in cui il mondo di Alice è realtà e anche fantasia.

Ma vediamo più da vicino il romanzo di Carla Fruttero che vive stabilmente in questa villa a Roccomare. Il raccontato si sviluppa attraverso due voci narranti, entrambe in prima persona. Così che Caterina Soffici (La Stampa 16 luglio 2024) scrive: “Questo romanzo mischia in maniera molto contemporanea fiction e non fiction […] una parla in corsivo ed è la voce più reale, quella più vicina alla vera Carlotta […] poi c’è la voce di Alice […]dove finisce la realtà e inizia la finzione è sempre una questione delicata” […]

Ma veniamo alla trama.

Alice sta per perdere la casa di famiglia per una serie di scelte che hanno contraddistinto gli ultimi dieci anni della sua vita quando si è lasciata andare ai sentimenti e si è innamorata di Lui, un senza nome nel romanzo. Lei cederà alle sue lusinghe, ha quaranta anni e lui la fa sentire ancora desiderata. Ma è alto il prezzo da pagare: è un ingannatore che dopo pochi anni si manifesterà portandola a perdere ciò a cui tiene di più

E la voce non in corsivo racconta

“Questa non è una casa qualsiasi, un patrimonio immobiliare da sfruttare in caso di bisogno, ma un capitale umano di inestimabile valore che racchiude l’intera esistenza dei miei genitori, il loro lavoro, i loro sacrifici, le loro speranze, i loro successi, i loro sogni.
Ogni angolo, ogni oggetto, è un ricordo prezioso. La tazzina da caffè preferita da mio padre, la siepe di pitosfori dietro cui mi nascondevo per sfuggire alle sgridate della mamma, lo sgabello della cucina su cui mi inchiodava per farmi ripetere le tabelline, e poi ancora le corse intorno a casa inseguita da papà trasformato in un terrificante “mostro”, le uova di Pasqua nascoste tra i cespugli, il prato disseminato da gavettoni e palloncini colorati durante le feste dei miei figli e dei loro innumerevoli amici”.

È pronta quindi a lottare

“Poteva agire diversamente? È stata tutta colpa sua? Eppure amore c’è stato, non è accaduto tutto invano se ora Alice ha il coraggio di ripercorrere il cammino che l’ha portata fino a qui; un cammino segnato da ricordi dolorosi ma che le consentirà di diventare più consapevole e forte. Una scrittura nitida e sincera, un romanzo avvincente che racconta come una donna possa emergere da qualsiasi dirupo se ha buone ragioni per farlo”.(da Libri Mondadori)

“Il racconto diventa vorticoso, la voce in corsivo sparisce […] e Carlotta Fruttero fa un’operazione di scavo e redenzione di cui Alice non sarebbe stata capace” (da Caterina Soffici “Un amore sbagliato in casa Fruttero, la storia vera di un’Alice inventata” da La Stampa, cit.)

Carmel Cassar “Cibo mediterraneo.Modi alimentari mediterranei: tendenze e sviluppi storici”, Graphe.it Edizioni

Un viaggio millenario attraverso le culture alimentari del Mediterraneo, dalle zuppe sumeriche all’haute cuisine francese, per scoprire la storia e i segreti della dieta che fa bene al corpo e all’anima. Un libro dedicato agli storici dell’alimentazione,  agli studiosi di storia del cibo e del Mediterraneo, agli appassionati di ricette e cucina. 

Traduzione di Carla Del Zotto

Graphe.it Edizioni

In questo libro, edito per la prima volta in lingua italiana, la cultura alimentare del Mare Nostrum viene ripercorsa dalla preistoria a oggi, con una straordinaria cura filologica e storica, consegnandoci una miniera di informazioni interessanti e ricette “replicabili”: dalle istruzioni per una zuppa sumera di oltre 4000 anni fa, alle frittelle greche dell’epoca bizantina, passando per dolcetti ottomani e opulenti stufati dell’Italia rinascimentale, fino alla haute cuisine francese.

Agricoltura, cibo e ambiente: tre parole diventate praticamente inseparabili in un mondo di crescenti interdipendenze, dove tutto è interconnesso, accelera e cambia. Il cibo sarà sempre una questione fondamentale perché è al centro dell’attività umana. In una regione mediterranea in cui le risorse naturali sono sotto stress climatico e demografico, la produzione agricola deve sempre più fare i conti con l’esigenza di qualità, che le società in cerca di responsabilità richiedono attraverso il cambiamento dei modelli di consumo e nuove aspettative riguardo al cibo che mangiano. Se si vuole salvaguardare la salute dell’uomo e del pianeta, la produzione alimentare deve essere sempre più orientata a soddisfare il duplice requisito della sicurezza alimentare e della sostenibilità ambientale. La regione mediterranea, la cui storia è sempre stata permeata dalla sfida alimentare e dal commercio di generi alimentari, non fa eccezione a questa tendenza generale.

CARMEL CASSAR è ordinario di storia culturale e direttore dell’Istituto di Studi Maltesi. Ha contribuito allo sviluppo di una sezione etnografica presso il Dipartimento dei Musei pubblici maltesi, più tardi ribattezzato Heritage Malta. Già responsabile del Palazzo dell’Inquisizione a Vittoriosa, ha favorito la nascita dell’interesse nella ricerca storica del cibo mediterraneo e maltese, di cui dà contezza in questo saggio. È Fellow della Royal Historical Society di Londra e della Cambridge Commonwealth Society, socio della Renaissance Society of America e membro a vita della Società Storica di Malta. Diverse le sue pubblicazioni, tra cui, in italiano, Il senso dell’onore (Jaca Book 2002, tradotto in cinque lingue).