Boileau-Narcejac “I vedovi”, presentazione

Sarà appunto la gelosia, una gelosia furibonda, autoalimentata, incontrollabile, a condurre all’omicidio il protagonista dei Vedovi – titolo che solo alla fine del romanzo svelerà il suo ambiguo significato. Ma attenzione: l’omicidio non è che l’inizio – il bello deve ancora venire(da Adelphi Libri)

I vedovi di Boileau-Narcejac  è un poliziesco  uscito in Francia nel 1970; Adelphi lo propone nella traduzione di  Giuseppe Girimonti Greco e Ezio Sinigaglia.
Orazio Labbate così lo definbisce in apertura al suo articolo comparso su la Lettura del Corriere  il 10 agosto 2025

“ Stile affilato, senza pause metaforiche, allegorie sottese, immagini corpose, a rallentare il ritmo. Sì, perché è il ritmo, sopra ogni altro elemento letterario, a trionfare e a distinguersi, pagina dopo pagina, fino a regnare indiscusso lungo tutta la struttura. Il ritmo è martellante, furioso, spedito, non vi è alcun respiro per il lettore”[…]

Un ritmo serrato e accattivante a cui il lettore può rispondere solo con il medesimo nello scorrere della lettura, trascinato com’è a seguire il raccontato della voce dell’io narrante e dentro i suoi pensieri, con le riflessioni e gli stati d’animo e le interpretazioni degli avvenimenti, e immaginate e vissute, in un’analisi psicologica acuta e stringente che percorre gli effetti generati da un’esasperata gelosia, fino alle estreme conseguenze, quando crollano i presupposti che li hanno prodotti e trovano posto anche le sottili “vendette punitive”.

Protagonista è Serge, uno scrittore agli esordi, afflitto da una gelosia perniciosa  per la moglie Mathilde, modella, per le compagnie maschili dell’ambiente artistico che frequenta e soprattutto per il capo di lei, Jean-Michel Méryl, di cui è convinto la moglie sia l’amante nonostante non vi siano prove certe: obiettivo di Serge diventa quindi eliminare il rivale.

Quando Mathilde esce, ogni mattina, quando scappa via da me, tutti gli uomini sono sospetti. Hanno tutti voglia di stringerla fra le braccia. Quanti ce ne saranno che, come me, l’hanno seguita, magari per il solo piacere degli occhi, perché è un animale che sembra nato per l’amore? Si voltano a guardarla per strada. Fanno apprezzamenti. Quando usciamo insieme, io sono sempre li li per menare le mani. Ma, fra tutti, quello che me l’ha rubata è quasi certamente uno del suo piccolo mondo. E quindi dev’essere qui. A meno che Mathilde non abbia avuto il tempo di avvertirlo. «Verrà a prendermi mio marito. Non farti vedere». Ma io, al posto suo, sarei venuto lo stesso.

Una caratteristica del narrato, su cui si sofferma, e la sinossi e Labbate,  è la capacità degli autori di costruire ogni loro storia (I diabolici, I volti dell’ombra, Le lupe, La donna che visse due volte ) non in maniera lineare, ma tentacolare, dove i protagonisti  perdono la capacità di stabilire il confine netto tra la realtà e le proprie farneticazioni, dove si crea confusione “tra la crudeltà reale degli eventi con quella sottile dell’anima”;  le loro storie “si confondono e si immergono nella dimensione dell’incomprensione psicologica, del dubbio”

Pierre Boileau (1906-1989) e di Pierre Ayraud, detto Thomas Narcejac (1908-1998), francesi e autori di romanzi polizieschi; alcune delle loro opere sono state adattate per il cinema da Hitchcock e Clouzot 

Tommaso Pagano “Ovunque giaguari”, presentazione

Con Ovunque giaguari Tommaso Pagano scrive, più che un poliziesco, un romanzo famigliare, un romanzo siciliano, mescolando lo sguardo stupefatto del giovane Tommaso a quello disincantato del nonno. Dietro questa insolita coppia di autonomi “investigatori” c’è una città, Siracusa, torva di luci spettrali, c’è una società, ci sono traffici loschi, e c’è soprattutto una malinconia diffusa che intacca il paesaggio, la calura, la giungla del male. (da Mondadori libri)

Un  suicidio, un omicidio, due inchieste a dieci anni di distanza: un suicidio mai accolto come tale e la scoperta di una verità sconcertante.
Anna Musumeci, dirigente di polizia, fu trovata impiccata dal padre con accanto un messaggio di congedo scritto di suo pugno. Stava indagando sull’omicidio di un giovame bracciante che aveva denunciato traffici illeciti nella cooperativa Amuni presso cui lavorava e gestita da don Damiano. Sono trascorsi dieci anni dal suicidio, ma sia il padre che Vito Presta, l’attuale dirigente del Commissariato, non hanno mai accettato e condiviso la tesi allora accolta. Si aprono quindi due inchieste: quella ufficiale di Vito Prestia, da sempre convinto che la donna che allora era la sua capa sia morta proprio a causa dell’indagine che stava conducendo,   e quella del tredicenne figlio della suicida che, sebbene adolescente, sa cogliere i problemi degli adulti ed è preoccupato per i comportamenti del padre divenuto un bevitore e anche lui alla ricerca della verità. Il giovane Tommaso quindi convince il nonno a collaborare forzando la sua volontà e premendo a causa dei tempi stretti: trascorsi dieci anni i resti della madre saranno infatti riesumati ma come da prassi finiranno in un ossario comune, è quindi  l’ultima occasione di indagine, dal momento che non era mai stata fatta l’autopsia.

Tommaso Pagano è nato a Genova, ma da tredici anni si ritrova a Siracusa a fare il sostituto procuratore. Ha scritto per l’editore Solferino Il bambino che disegnava le anime. La cosa più bella che ha fatto in vita sua si chiama Giacomo.

Susan Taubes “Lamento per Julia”, presentazione

Lamento per Julia, capolavoro del grottesco elogiato da Susan Sontag e Samuel Beckett, è una brillante esplorazione della doppia coscienza di una donna. Rimasto inedito durante la vita di Susan Taubes, è stato recentemente pubblicato negli Stati Uniti dalla prestigiosa NYRB insieme alla selezione di racconti inclusa in questo volume. (dal Catalogo Fazi Editore)

“Bisogna lodare l’editore Fazi per aver ripescato, in fondo all’inesauribile cappello magico della letteratura del secondo Novecento, i due stravaganti e bellissimi libri scritti da Susan Taubes, entrambi ben tradotti da Giuseppina Oneto: Divorzi, pubblicato con scarsissimo successo nel 1969, e ora Lamento per Julia e altre storie, rimasto a lungo inedito, perché la riscoperta di questa grande, direi grandissima scrittrice è cosa di questi tempi anche in America, grazie soprattutto alla «New York Review of Books”.

Così scrive Emanuele Trevi nella sua recensione al romanzo (La lettura del Corriere 3 agosto 2025) lamentando però una mancata presentazione dell’autrice e della sua opera in una Introduzione o Postfazione che avrebbe favorito una migliore divulgazione dell’opera medesima e sperando che il suo articolo possa supplire alla mancanza. In effetti la sua presentazione incuriosisce in relazione alla composizione narrativa che, come si legge in quarta di copertina, colpì Samuel Beckett che ebbe a definirlo “un libro pieno di tocchi erotici e di linguaggio crudo, il prodotto di un autentico talento. Lo rileggerò”.

Julia Klopps  è la protagonista, nata in una famiglia dell’alta borghesia mitteleuropea: da giovane è una sognatrice, a quindici anni viene deflorata da un soldato poco attraente e a diciotto sposa un brillante ingegnere navale, a  trent’anni sparisce e tutta la sua storia viene narrata da una voce senza corpo: “il romanzo – sottolinea Trevi – mette in scena quello che a tutti gli effetti è un rapporto con un doppio, e una dissociazione. Da un lato c’è la protagonista, Julia Klopps, bambina e poi donna che tende a far prevalere l’immaginazione sulla realtà, trovando un accordo con la vita solo nelle nebbie della noncuranza e della rimozione. Ma il personaggio straordinario è l’anonima voce narrante “, definendola un “io in terza persona”,
Non resta che leggerlo

Susan Taubes Nata a Budapest in una famiglia ebrea, figlia di uno psicanalista, emigrò in America col padre nel 1939 e studiò Religione al Radcliffe College. Grande amica di Susan Sontag, è stata una delle menti più interessanti del ventesimo secolo. Insegnò alla Columbia University e pubblicò Divorzi (Fazi Editore, 2023), il suo unico romanzo, nel 1969. Si suicidò poco dopo.

Amanda Cross “In ultima analisi”, presentazione

Kate Fansler può essere considerata il prototipo della detective femminista. È la protagonista di una serie molto popolare di quattordici romanzi investigativi iniziata nel 1964 e conclusa nel 2002, professoressa un po’ supponente (non risparmia allusioni contro il maschilismo di Freud), spregiudicata, apertamente indipendente, personalità prorompente, piomba casualmente in questo suo primo caso.(da Sellerio)

Sellerio ripropone In ultima analisi pubblicato per la prima volta nel 1964 e primo capitolo della serie con protagonista la professoressa newyorchese di Letteratura inglese Kate Fansler che ci trasporta nella città negli anni sessanta e dentro il mondo accademico del periodo.
Il primo episodio vede la docente impegnata a risolvere, con una sua investigazione personale, dimostrando un acume fuori dal comune,il caso della sua studentessa, Janet Harrison, che è stata assassinata nello studio dello psicoanalista Emanuel Bauer, suo caro amico nonché ex amante che proprio lei aveva suggerito alla giovane. Pur di risolvere il caso, il primo di quattrordici, usa qualsiasi sistema, non sempre ortodosso: coinvolge  il ventiduenne fidanzato della nipote, il vice procuratore distrettuale, si intrufola a feste organizzate da colleghi dei college statali, evidenziando  un  carattere decisamente anticonvenzionale e mostrando abitudini non sempre prevedibili dei suoi colleghi che si ubriacano appena ne hanno l’occasione. Un omicidio a tutta prima misterioso nel movente , ma sarà proprio  la vittima a rivelarsi circondata da misteri, come anche la coppia dei coniugi Bauer, nella cui casa-studio è avvenuto il delitto, non manca di stranezze…

 Amanda Cross (1926-2003), pseudonimo di Carolyn Gold Heilbrun, è stata la prima donna a ottenere un incarico accademico alla Columbia University. Scrittrice e attivista per i diritti delle donne, ha pubblicato saggi e romanzi tradotti in tutto il mondo. In ultima analisi (1964) è il primo dei 14 romanzi gialli con protagonista Kate Fansler.

Ferragosto, una festa antica… e buona lettura con tuttatoscanalibri!

Il mese di agosto in un mosaico romano, nome in onore dell’imperatore Augusto che in quel mese
aveva ottenuto il primo consolato.

Ferragosto conserva nell’etimo i motivi di un periodo di riposo dal lavoro istituito nel 18 a.C. dall’imperatore Augusto, meglio conosciuto come Ottaviano primo imperatore romano, dal 27 a.C. al 14 d.C.  Il termine deriva appunto da feriae Augusti che iniziavano il primo giorno di agosto e istituite in aggiunta ad altre festività dello stesso mese, come i Vinalia rustica, del 19 agosto, dedicate alla protezione dell’uva che stava maturando,  i Nemoralia dedicate a Diana che si svolgevano dal 13 al 15, tutte legate in modo da determinare un periodo sufficientemente lungo di riposo per i lavoratori dei campi che avevano lavorato durante la stagione estiva. Le dure fatiche legate alla raccolta dei cereali avevano infatti raggiunto il culmine e andavano a terminare, in attesa della vendemmia e della raccolta delle olive. Una festa pagana quindi o meglio un riconoscimento al sacrosanto riposo di chi si era affaccendato nei duri lavori dei campi. Una festa antica legata alle fatiche estive e alle sue divinità e che è rimasta nell’immaginario collettivo proprio con le sue caratteristiche di momento di riposo e di svago anche se ha perso le sue connotazioni legate alle attività agricole restando comunque ben separata dalla festa dell’Assunzione nonostante l’avvento del cristianesimo ne avesse trasportato la ricorrenza al 15 agosto assimilandola alla festa religiosa.

buon ferragosto a tutti!

e buona lettura da tuttatoscanalibri:

Harry Shaw “Parola di Ozzy”, Tsunami Edizioni

Un viaggio intimo attraverso i pensieri e le interviste del Principe delle Tenebre, Ozzy Osbourne

Traduzione di Massimo Baroni

Pagine 128 illustrate, 8 a colori

www.tsunamiedizioni.it

Parola di Ozzy, una raccolta unica di aforismi e frasi celebri di uno dei più grandi protagonisti della storia della musica rock, Ozzy Osbourne.
Il libro, già uscito da tempo, torna oggi al centro dell’attenzione quale omaggio speciale alla sua eredità. Il volume offre uno straordinario spaccato della mente e dello spirito dietro il leggendario frontman dei Black Sabbath, celebrando la sua ineguagliabile eredità culturale e musicale.  La recente scomparsa di Ozzy Osbourne ha lasciato un vuoto profondo nel cuore di milioni di fan in tutto il mondo. 
Parola di Ozzy si pone come un omaggio celebrativo, offrendo un intimo viaggio attraverso i suoi pensieri, espressi sempre con la schiettezza e il carisma che lo hanno reso un’icona senza tempo. 
Il libro, che non si limita ad essere una biografia convenzionale, raccoglie numerosi estratti tratti da interviste rilasciate da Ozzy nel corso della sua carriera. Dall’epoca in cui era il volto degli inventori dell’Heavy Metal, i Black Sabbath, fino alla sua fruttuosa carriera solista, il volume illustra opinioni, visioni ed episodi memorabili, rimanendo fedele al suo leggendario stile “senza compromessi”.

Tsunami Edizioni, da sempre impegnata nella pubblicazione di testi che approfondiscono i protagonisti e i fenomeni della musica moderna, è orgogliosa di rendere omaggio alla figura di Ozzy Osbourne con questa pubblicazione che ne riflette il genio unico e l’impatto indelebile.

Francesco Pulejo “I vivi e i morti”, presentazione

Navarra

Francesco Pulejo torna alla narrativa con un noir a tinte fosche, il ritmo incalzante e la lingua esplosiva che lo caratterizzano. Un nuovo caso di omicidio impegna il commissario Santacroce: questa volta, però, sembra esserci uno spartiacque tra la vita e la morte, una metafora dell’esistenza che, attraverso un confine, separa ed unisce vivi e morti.

Ambientato nella città immaginaria di Santo Stefano di S. che assomiglia molto a Catania dove il magistrato e scrittore ha condotto importanti inchieste. Il nom de plume , con la j lunga di Pulejo, è nato da un refuso spiega Di Salvo Fallica  nella sua recensione su Il Corriere ( 29 luglio 2025) “nato pirandellianamente in sede editoriale durante la lavorazione del primo romanzo. Al magistrato piacque, quasi un segno del destino, e lo fece proprio”.

Un delitto eccellente, quello di Antonino Serra di San Faustino, ginecologo, docente universitario, nonché ricchissimo proprietario terriero di nobili natali e cugino di un importante vescovo, ucciso con un colpo di pistola calibro 7.65.
Al commissario Santacroce il compito di sbrogliare la matassa e di riannodare “i fili” quelli che caratterizzano i fatti che paiono in un primo momento slegati  ma che poi, sapendoli abbinare, sanno ricomporre perfettamente la trama di quel tessuto scombinato, tutto sta nel saperli vedere e riconoscere e saperli ricollegare riannodandoli insieme.
Tra le righe del raccontato emerge poi un’analisi sociale che sviscera i meccanismi dei diversi poteri tra contraddizioni e paradossi “Un romanzo che è una metafora della Sicilia, delle sue plurime bellezze e delle sue molteplici contraddizioni” come sottolinea Di Salvo Fallica in apertura al suo articolo

Francesco Pulejo è nato a Catania nel 1960. In magistratura dal 1986, prima componente e poi coordinatore della Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Catania, vi ha vissuto le più importanti indagini in materia di criminalità organizzata e non solo degli ultimi trent’anni. Attualmente è procuratore della Repubblica di Ragusa.
Con Navarra Editore ha già pubblicato La città del vento (2022).

Paolo Maggioni “Una domenica senza fine”, presentazione

Ispirandosi alla vita vera dell’anarchico Laureano Cerrada Santos, Paolo Maggioni racconta di un piano inaudito in stile La casa di carta, esplora le mille vie di un sogno chiamato rivoluzione, distilla l’odio insopprimibile che ha diviso l’Italia repubblicana fino a oggi.(da SEM Libri)

Milano, domenica 29 aprile 1945, una domenica senza fine: un fiume di gente verso piazzale Loreto, l’Italia festeggia la caduta del regime.
In quella giornata memorabile tre personaggi: Carnera, la cui mole gli ha meritato il nomignolo, falsario tra i più abili d’Europa, cresciuto nella Barcellona dei primi anni venti, anarchico catalano che guarda alla situazione italiana con la segreta speranza che possa realizzarsi anche in Spagna  l’obiettivo di rovesciare il regime del generalissimo Francisco Franco, ma senza armi, approfittando  di quanto accade in quella Milano per compiere un’azione impensabile; il giornalista Daniele Colpani, speaker di Radio Marte, emittente legata al fascio, colluso con il regime e che cerca di svangarla ancora una volta da romano furbo; Marta Ripoldi, vedova, tranviera, staffetta partigiana, madre di due bambini, Anita e Zeno, e moglie di quell’italiano che Carnera va ricercando, tornato a casa dalla Spagna dove ha combattuto durante la Guerra Civile, con un documento falso fornito dal formidabile Carnera, ma che non è tornato dalla campagna di Russia: destini di singoli che si incontrano e si intrecciano dentro una Storia più grande, in un momento di esultanza per la libertà che pare riconquistata e costata tanto dolore.

Paolo Maggioni (1982) è milanese e interista. Giornalista alla Rai, è inviato di Rai News 24 e Forrest (Rai – Radio 1). Ha lavorato come conduttore e autore di Caterpillar (Rai – Radio 2) e Radio Popolare. Ha un mito, Beppe Viola, ed insegna al Master di Giornalismo dell’Università Cattolica di Milano.

“O.D.E.S.S.A Operazione Obersalzberg” ora anche nella versione inglese

L’ultimo dei cinque della serie ODESSA anche nella versione inglese. La fortunata serie in Italia approda in lingua inglese sui mercati internazionali

La Quarta di copertina

La Nota di apertura

L’incipit

I volumi della serie in italiano

Gianni Caria “Il Presidente addormentato”, Bibliotheka Edizioni

Bibliotheka

Dall’8 agosto in libreria

“Il Presidente dorme da una settimana. È questo il problema: il Presidente si è addormentato e non sappiamo quando si sveglierà”. 
Per la prima volta nella storia d’Italia, a ricoprire la più alta carica dello Stato è una donna, Anita Bertoli, intellettuale e attivista, figlia di un politico di lungo corso ed ex partigiano. La Presidente viene colta da un malore, si accascia sull’ampia scrivania della sua stanza al Quirinale e da lì, pur ancora vigile, non riesce più a muoversi. 
È questo lo spunto iniziale del romanzo. La Presidente non riesce più a muoversi. Può solo pensare: al rapporto con il padre fatto di una distanza fisica, emotiva e politica mai colmata nel tempo; alla madre, una statunitense venuta in Europa a combattere per la libertà, prima in Spagna e poi in Italia; alla relazione con Aldo, già collaboratore del padre. Infine, ai veri motivi della sua candidatura e dell’elezione alla Presidenza della Repubblica. Il Paese si scopre – come lei – del tutto paralizzato: senza la sua approvazione, il Governo non può operare, e le altre cariche dello Stato non si mobilitano per risolvere la situazione di stallo. 
Al suo destino di immobilità è legato quello di un giovane corazziere, incaricato di vegliarla e di vigilare sui visitatori che a poco a poco diradano. In un reparto d’ospedale vuoto e desolato, appena animato dalla presenza di due infermiere, il soldato riflette sulla sua vita – piena di rimandi a quella della Presidente – e al senso ultimo del suo ruolo e della sua stessa esistenza: rispettare gli ordini e adempiere al proprio dovere.

Il silenzio è d’oro. Non ho mai capito bene questa frase che mia nonna mi ripeteva spesso quando ero un bambino che appena stava in piedi, ma dotato di una chiacchiera infinita, in una casa in cui tutti parlavano poco. All’inizio la prendevo alla lettera, perché la parola di mia nonna era legge, e così anche io parlavo il meno possibile. Ma non capivo come potesse arrivare l’oro stando zitto. Il mio silenzio non si è mai trasformato in oro o in altre ricchezze, ma ora so a che serve. Sono venticinque anni che parlo poco e ho trovato il lavoro che fa per me. Ore e ore di silenzio, a volte nel frastuono più assoluto, io zitto in piedi nella mia bella uniforme. Lo so che tutti mi guardano e si impressionano per la mia statura e la mia immobilità. Quando sono in servizio all’aperto, c’è sempre qualche ragazza che si accosta e pretende di farsi una foto vicino a me, magari con l’autoscatto, come fossi la fontana di Trevi.

Gianni Caria (Sassari 1960),magistrato, è stato Procuratore della Repubblica di Sassari. Il suo primo romanzo, La badante di Bucarest (Robin, 2012), ha vinto nel 2013 a Perugia il Premio Giovani Lettori-Memorial Gaia Di Manici Proietti e si è classificato al secondo posto come opera menzionata al Premio Primo Romanzo Città di Cuneo 2013.