Sergio Ferrero “Divertimento per Saturno”, presentazione

Ronzani Editore

“[…]una miniera di nomi, fatti, letture, da cui è quasi del tutto assente, come nota in modo opportuno Rognoni, ogni accenno ai fatti politici, mentre abbondano le spigolature di fatti minimi, inessenziali, quasi a ricordare che la vita, quella vera, di questi si compone, in un inesausto caleidoscopio”( da Bruno Nacci, 6 dicembre 2025, Doppiozero)

Scrittore, narratore e poeta, ma anche libraio ed Editor, e lettore senza un genere specifico  perché versatile, li accoglieva tutti, torna per Ronzani (a cura di Francesco Rognoni) in una elegante e raffinata edizione in due volumi, con la scrittura che gli era più peculiare: diarista, con i suoi taccuini inediti.
Personaggio schivo e diarista raffinato, ma dimenticato in tutte le sue opere, ritorna con i suoi scritti che riassumono momenti e imprerssioni, lasciando traccia di un mondo “di poco fa eppure remotissimo, via via gustando il piacere di ritrovarlo” scrive Bruno Quaranta nella sua incisiva presentazione (Robinson La Repubblica, domenica 11 gennaio 2026)

Raccolti in due volumi, i suoi taccuini (dal 1946 al 2008, anno della sua scomparsa) con in  copertina  un disegno di Franco Matticchio

 Nella sua presentazione così Bruno Quaranta definisce l’autore

“Saturnino, febbricitante, vagabondo in se stesso, Sergio Ferrero riconoscerà nel lago il suo paesaggio ideale, tra silenzi, crepuscoli, malombre. Da Miasino, sul lago d’Orta, dove negli anni settanta  trascorse stagioni idilliache (ascoltando Praz “sgranare rosari di pettegolezzi”), a Lezzeno, sul lago di Como, dove nel massimo riserbo si spense”.

Ci piace riportare anche uno stralcio dal significativo articolo dedicatogli da Hans Tuzzi ( La Lettura, 21 dicembre ‘25)

“Sergio Ferrero tenne un diario dove annotava fatti quotidiani, incontri, idee, impressioni. Questa testimonianza, che dal 1946 giunge al 2008, è ora raccolta — per la cura (ma cura è dir poco: tramite medianico) di Francesco Rognoni — in due sontuosi volumi messi in pagina da Giorgio Cedolin come primo titolo della Biblioteca Ronzani, collana di una casa editrice nota per l’attenzione rivolta anche all’aspetto fisico dei libri. Ma chi fu, Sergio Ferrero, il cui padre «guardava i cani negli occhi»? Antiquario, viaggiatore e scrittore con un palmarès di premi quali Bagutta, Bergamo, Campiello, Comisso e Strega, avrebbe potuto essere — scriveva l’editore in bandella a Il giuoco sul ponte — il Simenon italiano. Non volle, e oggi è uno dei tanti bravi autori da noi dimenticati”

E in conclusione Tuzzi aggiunge soffermandosi sulla pregevole edizione in due volumi in cofanetto:

“Un libro importante per una collana importante. I due volumi, bella carta e bello specchio di pagina, hanno in copertina un disegno di Franco Matticchio che — come quelli di Guido Scarabottolo per Giovanni Raboni, Gabriella Giandelli per Guido Morselli, Alberto Repetti per Joseph Conrad (recensito su queste pagine da Emanuele Trevi) o Pia Valentinis per Guido Piovene — sono a biro. Biro. BI(blioteca)RO(nzani). È  bello essere eleganti con un quantum d’ironia”.


Sergio Ferrero

«Artigiano signorile, un falegname del romanzo che si rifiuta di raccontare le sue storie: le fa intravedere, le lascia intuire di scorcio, di sbieco, in tralice» – come scriveva di lui Cesare Garboli – Sergio Ferrero (Torino 1926 – Lezzeno 2008) è autore di otto romanzi (fra cui Il giuoco sul ponteLa valigia vuotaNell’ombra) e una raccolta di racconti (Il cancello nero), usciti da Mondadori, Longanesi e Rizzoli fra il 1966 e il 2003: un’opera narrativa di grande compattezza e unità di ispirazione, fra le più compiute del secondo Novecento. (Divertimento per Saturno » Ronzani Editore)

Francesco Rognoni (Pavia, 1960) insegna Letteratura inglese e angloamericana all’Università Cattolica di Milano e Brescia. Ha curato edizioni di autori inglesi (Keats, Shelley, Browning), americani (Lowell, O’Hara, Broyard) e italiani (Graf, Almansi, Luoni, Ferrero, Ortese, Coppini, Gerbi, Cattafi). Alcuni suoi scritti occasionali sono raccolti in Di libro in libro (Milano, 2006). Collabora con le pagine culturali del «Manifesto» ed è redattore di «Paragone-Letteratura». (da Divertimento per Saturno » Ronzani Editore)

Leo Giorda “Giorni di piombo”, presentazione

In un riuscitissimo equilibrio fra thriller, giallo e commedia, Leo Giorda allestisce una trama irta di sorprese e inganni (da Ponte alle Grazie Editore)

Terzo caso per Adriano Scala, investigatore privato, detto “Woodstock” e l’ex vicequestore  Giacomo Chiesa che hanno fondato, per uscire dai loro personali intoppi di carriera, la Baskerville, agenzia investigativa: il primo, è dotato di straordinarie doti deduttive  ma si attivano col consumo di stupefacenti, l’altro ‘incorruttibile sbirro sembrava destinato a una brillante carriera
Due i nuovi casi che si intrecceranno: il rapimento di Veronica Attanasio, una nota escort dal nome d’arte Missy Litezia, e quello legato al recapito di una lettera minatoria firmata Nuove Brigate Rosse.
Sarà seguendo le tracce di Veronica che i due scopriranno il legame che unisce i due casi che riveleranno le connessioni tra criminalità e servizi segreti deviati le cui radici risalgono ad un passato della Repubblica. I colpi di scena non mancano anche fuori dallo stretto campo d’indagine

Leo Giorda (1994) è nato e cresciuto a Roma. A venticinque anni, dopo la laurea in Beni culturali e la specializzazione in Storia dell’arte, comincia a viaggiare per l’Italia e l’Europa mantenendosi con lavori vari e sempre coltivando il sogno della scrittura. L’angelo custode è il suo primo romanzo.

Asia Centrale. La riscoperta dell’Heartland. Le opportunità per l’Italia e l’Unione Europea, Armando Editore

Armando Editore

AA.VV. – A cura di Andrea Coppola 

Prefazione Edmondo Cirielli

Introduzione Riccardo Sessa

Dal 15 gennaio

Il nuovo volume della collana SIOI intende offrire una panoramica geopolitica e diplomatica dell’Asia centrale, tra il Kazakistan, il Kirghizistan, il Tagikistan, il Turkmenistan e l’Uzbekistan, regione contesa dal punto di vista economico ed energetico. Il volume individua gli attori esterni con interessi sensibili nell’area, come Russia, Cina, Turchia ed Iran, e identificando nuovi e potenziali settori di collaborazione tra l’Italia, l’Unione Europea, e i Paesi dell’Asia centrale.

L’Asia Centrale, la regione nel cuore dell’Eurasia, caratterizzata da significative trasformazioni, ha tutto il potenziale per stravolgere le dinamiche regionali e globali. È alla luce di questa consapevolezza che la SIOI ha orientato una scrupolosa attività di analisi e ricerca verso l’Asia Centrale, individuando in quest’area un crocevia di straordinario interesse. (Riccardo Sessa)

Andrea Coppola è ricercatore e analista presso la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI), con cui collabora dal 2023. Dal 2024, è Vice Direttore Editoriale della Collana SIOI.

Matteo Speroni “Il grande buio”, presentazione

Bastano pochi giorni di interruzione di energia elettrica ad ampio raggio per fare precipitare la società nel caos: niente luce, niente acqua nelle case, niente telefoni cellulari, niente benzina, niente illuminazione pubblica e semafori, ospedali al collasso. Il caos diviene occasione per regolamenti di conti, mentre sullo sfondo si muovono il protagonista, il fotografo Luc Pontano, la sua amica e poi compagna Lucia (una giovane non vedente che parla al baracchino Cb, quello dei radioamatori), il pianista Ulrico (un artista ipersensibile che smarrisce la ragione perché sente vicina la fine del mondo), il vagabondo Adelmo (che si è stabilito in un magazzino del casone) e tante altre figure di diversa provenienza.( da Milieu Edizioni)

Il fenomeno del grande buio, come  titola l’autore il suo romanzo, paventato e a piccole dosi sperimentato nel mondo, atterrisce tutti noi così dipendenti dall’elettricità. Qui , in una situazione distopica, Speroni vaglia le conseguenze in una comunità ristretta che vive in una casa di ringhiera, un caseggiato tipico della Milano di periferia e nella quale restano ancora molti esemplari.
La casa di ringhiera altro non è che un caseggiato popolare la cui caratteristica sono i ballatoi interni muniti di ringhiera; il tipico abitato che contraddistingue i ceti meno abbienti che sfuggono nelle periferie ai costi elevati. Le case di ringhiera hanno il loro fascino per ambientarvi situazioni che sfociano poi nella violenza e nel giallo come ci ricordano i romanzi di Francesco Recami che in case di ringhiera ha ambientato una serie dei suoi.
Anche in quello di Speroni il grande buio  diventa l’occasione ideale per commettere un omicidio durante il freddo inverno metropolitano, una metropoli non meglio identificata ma che assomiglia molto a Milano, nell’immaginario quartiere di Acqua Antica. Ed è proprio il caseggiato il protagonista che, con i suoi quattro piani e i due cortili interni, ogni giorno mette in scena la quotidianità, come dentro un teatro elisabettiano.
Protagonista, insieme a molte figure di interpreti,  è Luc Pontano, 41 anni, fotografo freelance che mette a fuoco un  mondo, con curiosità e attenzione, attraverso  il  mirino della sua  vecchia reflex: è un’umanità variegata che va in scena con il carico di problemi con cui ciascuno deve fare i conti, le conseguenti preoccupazioni o le gioie che ne possono derivare, diventando protagonista nel saper reagire e intergire all’interno di una situazione eccezionale.

Matteo Speroni (Milano, 1965) giornalista del “Corriere della Sera” e scrittore.Per Milieu ha pubblicato I diavoli di via Padova e Brigate Nonni. Con Arnaldo Gesmundo ha scritto Il ragazzo di via Padova. Vita avventurosa di Jess il bandito (2014). È autore di spettacoli teatrali in forma di reading, realizzati con il cantautore, musicista e compositore Folco Orselli.

Marta Cristofanini “Selenide”, presentazione

Luna è coraggiosa, comprensiva, curiosa. Ma Luna è anche fuggevole, volatile, impalpabile. La sua identità è come la luce di un elettrone: più la guardiamo e meno sapremmo dire dove si trovi o dove sia diretta. Nondimeno Luna esiste, è esistita, modificando la vita delle persone che le sono state vicine o di chi semplicemente le è passato accanto.(da Racconti Edizioni)

Un esordio definito interessante quello di Marta Cristofanini su Racconti Edizioni
Si apre dalla fine e prosegue per “fasi lunari” verso l’inizio attraverso nove racconti che di fatto sono fasi di un percorso “lunare”.
Un’impostazione narrativa d’effetto, un gioco di composizione narrativa che spezza la routine del narrato  e struttura il raccontato all’interno di nove percorsi che evidenziano, senza che il lettore d’acchito ne colga la chiave, il comparire e scomparire di una Luna che esiste ma è anche impalpabile, come il ricordo, dove c’è, c’è stata, anche se è scomparsa e dove ha lasciato traccia di sé nel vissuto di chi le è trascorso accanto anche se per poco.

A chiarimento di una presentazione che aiuti il lettore ad avvicinarsi al contenuto, può essere utile quanto scritto nella sua presentazione al volume da Alessandro Beretta (da la Lettura Il Corriere 4 gennaio 2026)

“In primo o secondo piano ma sempre con una certa suspense, la linea narrativa principale dei racconti urta con una domanda: chi è Luna per chi narra? Quasi fossero premesse all’invenzione del personaggio, aiutano a rispondere le due frasi d’esergo da Nadja (1928) di André Breton — «Chi sono io? Chi frequento, chi infesto» — e da una lettera di Vita Sackville-West all’amata Virginia Woolf: «C’è un gioco che faccio tutta sola. Consiste nel trovare e mettere assieme i frammenti sparsi del mondo di Virginia». Un gioco che l’autrice ha fatto con la sua protagonista, usando il procedere delle fasi lunari per creare corrispondenze nella disposizione dei racconti secondo note tematiche più e meno esplicite”.

Cui aggiunge una valutazione e compositiva a livello simbolico e della scrittura

“Se l’articolata struttura generale e simbolica è tenuta con poche forzature, colpisce sia il lavoro sulle singole storie, tra inizi spiazzanti, belle costruzioni temporali, narratori in terza e prima persona, che la felicità della scrittura con uno stile dal periodare ampio, preciso nelle descrizioni e con metafore riuscite”. 

Marta Cristofanini nasce a Genova, metà ligure e metà sarda. Laureata in Filosofia e Scienze Cognitive, oggi si occupa di comunicazione e design conversazionale. Scrivendo su L’Oca e partecipando a un laboratorio autogestito di teatrodanza continua a coltivare la sua passione per il teatro e le arti performative. Suoi racconti sono comparsi su diverse riviste, tra cui Rivista BlamAltri AnimaliRismeTurchese e LunarioSelenide è il suo primo libro.

Constanze Reuscher “Maledetti Tedeschi. Ritorno in un Paese diviso”, presentazione

Constanze Reuscher, tra le firme più prestigiose del giornalismo tedesco in Italia, si è trovata negli ultimi anni a osservare i mutamenti repentini e profondi nel suo Paese d’origine, le ferite sociali ed economiche, la crisi identitaria e politica che ha travolto i suoi connazionali. Una nuova divisione interna che ricorda, per intensità e tratti geografici, quella segnata dal Muro. Le pagine che seguono sono un diario di viaggio, la cronaca sentimentale del ritorno dell’autrice in una Germania così diversa e mutata.(da Rizzoli)

Dall’Introduzione

“Sto per chiudere la valigia, ma all’ultimo momento mi ricordo del talismano che mi ero proposta di portare in viaggio. È un piccolo volume, lo poso tra i vestiti e chiudo la zip.
Vado in Germania. Ci torno dopo trentacinque anni, ma naturalmente non per la prima volta. Questo non è uno degli innumerevoli viaggi per incontrare parenti e amici, per vacanze o anche per lavoro. Parto per il mio Paese per scrivere un diario di viaggio un po’ particolare. Voglio scoprire come è cambiata la Germania dal 1989, anno in cui sono arrivata a Roma, con una domanda cruciale: oggi, quella nazione versa davvero in una crisi profonda, così come vuole la narrazione corrente? Voglio trovare delle risposte a questa domanda, ma altri due elementi muovono queste pagine”

È  la cronaca di un ritorno, un diario di viaggio in prima persona: era  arrivata a Roma nel 1989, aveva trovato nuovi amici, si era sposata e avuto dei figli che vivavano a Roma, una vita lontana dal paese in cui era nata e dalla sua famiglia, tanto che aggiunge “Mio padre, credo, non ha mai veramente accettato la mia vita italiana, il marito siciliano che non parlava tedesco, la famiglia acquisita”. E nel 2024 un viaggio di ritorno, e un soggiorno di scoperta e di incontri con vecchi e nuovi amici, tra interviste a colleghi, a personalità , ma anche chiacchiere con gente comune, immigrati, lavoratori.
È da questa nuova realtà che trarrà un ritratto emotivo di quei tedeschi che fa fatica a riconoscere che sono cambiati tanto, usanze mentalità abitudini e, maledetti, non glielo hanno detto.

“Non è un saggio sulla Germania, mancano mille dati e fatti. È la mia visione, soggettiva e spesso accompagnata da forti emozioni”. 

Bianca Pitzorno “La sonnambula”, presentazione

Ispirandosi a un ritaglio di giornale di fine Ottocento, Bianca Pitzorno gioca con gli archetipi del romanzo d’avventura e d’amore, intinge la penna nel gotico e nel picaresco per scrivere un romanzo brulicante di vita, onirico, ironico e politico insieme. Abitata da visioni misteriose, la sonnambula è al tempo stesso aliena da ogni superstizione, capace di affrontare con dignità e coraggio il suo destino di donna sola in un mondo ostile. Attraverso la sua straordinaria avventura Bianca Pitzorno celebra il potere della mente umana e ci ricorda che grazie alla nostra forza d’animo, razionalità e fantasia siamo noi a scrivere le nostre vite.(da Bompiani)

La sonnambula, editato il 5 gennaio 2026 per Bompiani, come rivela l’autrice in una recente intervista di Cristina Taglietti (La Lettura 4 gennaio 2026), racconta  l’esistenza avventurosa di Ofelia Rossi, la protagonista, che da una città del Nord Italia raggiunge  Donora, una cittadina immaginaria della Sardegna che di fatto sottende la Sassari ottocentesca.
È fuggita da un matrimonio sbagliato e da un marito violento, per reinventarsi medium. A quel tempo, sottolinea l’autrice  il termine “sonnambula” infatti non indicava chi si muove nel sonno ma chi si dedica a pratiche particolari, sa prevedere il futuro, connettere i due mondi, in precise condizioni di trance: a cosa imputare la scelta di Ofelia? Sicuramente ad una infanzia in cui ha manifestato fin da bambina svenimenti improvvisi dai quali si risvegliava con il presagio di un evento. E così, per 5 lire, una cifra decisamente alta per i tempi, accoglie le  sue clienti, soprattutto donne, le ascolta, le sa ascoltare, studiandone le inquietudini, i desideri, le speranze. Simula quindi la trance, e scrive il responso.
Niente di inventato ma, come spiega l’autrice durante la sua intervista

.”Su una vecchia copia del giornale “L’Isola” del maggio 1894 ho trovato l’inserzione di una certa Elisa Morello, “rinomata sonnambula”. Mi sono chiesta: chi era questa signora? Chi andava a consultarla? Non è un nome sardo: quindi o era un nome d’arte, oppure veniva da fuori”

Nel romanzo quindi le storie che le clienti raccontavano ad Ofelia sono anch’esse tratte dalle cronache del tempo e comparse sui quotidiani di allora, ciò non toglie ovviamente, come sottolinea la scrittrice, che molte cose sono frutto di immaginazione  “ma ogni dettaglio è verificato: Ho cercato di essere storicamente credibile, anche con l’aiuto dell’archivista di Stato di Sassari a cui sottoponevo i miei quesiti. Ho sempre amato e utilizzato molto gli archivi: sono una devotissima della scuola francese di Les Annales che pone l’attenzione sulla vita quotidiana delle persone”.[…] “l’unica cosa che ho inventato di sana pianta è l’amore della sonnambula con l’ingegnere. È quello che mi diverte di più: infilare i personaggi nei pertugi della storia vera”.

Bianca Pitzorno (Sassari, 1942) vive e lavora a Milano. Ha pubblicato dal 1970 a oggi più di settanta opere tra saggi e romanzi, per bambini e adulti, che in Italia hanno superato i due milioni di copie vendute e sono stati tradotti in moltissimi Paesi. Ha tradotto a sua volta Tolkien, Sylvia Plath, David Grossman, Enrique Pérez Díaz, Tove Jansson, Soledad Cruz Guerra e Mariela Castro Espín. I suoi ultimi libri sono La vita sessuale dei nostri antenati (spiegata a mia cugina Lauretta che vuol credersi nata per partenogenesi) (Mondadori 2015), Il sogno della macchina da cucire (Bompiani 2018), Sortilegi (Bompiani 2021), Donna con libro (Salani 2022) oltre a due racconti in plaquette – Piante di via Romolo Gessi e Nata sotto un cavolo – con l’editore Henry Beyle (2021 e 2022).(da Bompiani)

Lamberto Salucco “Guida Semiseria di Power BI, Livello Base”, presentazione

Quinto volume della collana sui software di Office Automation “Office Semiserio”

EDIDA

DALL’INTRODUZIONE

E iniziamo anche questo manuale, anzi: questa guida. Dopo Excel, Word, Powerpoint giusto per citare i libri sull’Office Automation mi è venuto voglia di buttare giù due righe su questo interessante strumento Microsoft che ho stupidamente evitato per anni come la peste e che invece ha caratteristiche davvero utili e particolari.
Siamo onesti: non è molto simpatico a prima vista e riesce a produrre errori che mettono realmente alla prova la pazienza di un utente. Inoltre, è uno dei pochi software in cui una persona con una buona preparazione può continuare a commettere sbagli da vero principiante.
Questo, in realtà, succede con tanti programmi ma la particolarità di Power BI è che succede di non riuscire a capire dove hai sbagliato, perché hai sbagliato e come sia possibile che l’oggetto precedente funzioni perfettamente e quello attuale (che ne è l’esatta copia) invece non mostri alcun datoÈ abbastanza frustrante, anche perché (come sempre) alla fine capisci che aveva ragione lui. Però quando invece le cose funzionano è divertente, utile, persino gradevole. Vi consiglio di dargli un’occhiata, non ve ne pentirete.
Come al solito ho fatto un gran casino coi termini, in particolare qui uso la parola “misura” e la parola “measure” davvero come mi viene spontaneo in quel momento: spiacente.

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Milena Milani “Storia di Anna Drei”, presentazione

Postfazione di Rosella Postorino

[…]mentre la storia di Anna Drei lentamente si svela, tra un presente disordinato e un passato di verità e immaginazione custodito fra le pagine di un diario, la narratrice può entrare crudamente in contatto con il proprio mondo interiore, addentrarsi nei luoghi più sacri e oscuri di sé, dove il suo doppio la conduce.(da Cliquot)

Pubblicato nel 1947 vinse la prima edizione del premio Mondadori, è il. romanzo d’esordio della Milani, ed è considerato un modello di Esistenzialismo italiano; è ripubblicato da Cliquot e dedicato alle pagine di autrici importanti ma dimenticate.

Un pomeriggio d’inverno, a Roma, davanti al cinema Barberini, due donne si incontrano: la narratrice e la giovane Anna Drei che dopo la visione del film la invita nella stanza in cui vive. Da quel momento tra le due si creerà un rapporto che può definirsi ambiguo.  
La vicenda è raccontata  da una voce narrante anonima e non solo: il ritratto di Anna infatti prende forma attraverso due voci, quella appunto narrante e le pagine che decide di volta in volta di far leggere o trovare casualmente alla sua nuova amica. È appunto  sul doppio che il romanzo viene costruito e, come spiega nella sua interessante presentazione Marzia Fontana (La Lettura, Il Corriere 28 dicembre 2025 con l’interessante titolo “Una donna e l’ altra.  Sicuri che siano due?”)

“l’io narrante e Anna con i suoi misteri e la sua sfuggevolezza, sempre pronta a incalzarla come in un esercizio di autocoscienza, Anna e «l’Altra sé» di cui racconta a più riprese, il suo amico Antonio e Mario, per carattere a lui antitetico, la pulsione e il timore delle due di cedere al desiderio maschile, Roma e la città di provenienza di Anna, le stesse voci narranti, ambiguamente riflesse in un gioco di specchi”.

E aggiunge, sottolineando le tematiche trattate, sicuramente in anticipo sui tempi

“Sullo sfondo di una Roma sempre più plumbea, […], la vicenda si tinge di fosco, evoca la miglior tradizione del noir e anticipa aspetti di una «questione femminile» ancora lontana, come il rapporto con il corpo che cambia, l’aspirazione all’emancipazione e l’anticonformistica rivendicazione di una sessualità libera in tempi gravati dal pregiudizio. Un tema, quest’ultimo, sul quale Milani tornerà quasi vent’anni dopo nel romanzo La ragazza di nome Giulio e che le costerà, in prima istanza, una condanna a sei mesi di carcere per offesa al pudore”.

La narrazione prosegue povera di eventi salvo nel finale fino al drammatico, ma non del tutto inatteso epilogo.

Milena Milani (Savona, 1917-2013), figura poliedrica, ha attraversato il Novecento tra letteratura e arte contemporanea. Dalla frequentazione del gruppo di intellettuali che si riuniva al Caffè Aragno di Roma seguì il suo esordio, nel 1944, con una raccolta di poesie. Del 1947 è il suo primo romanzo, Storia di Anna Drei, con cui vinse la prima edizione del premio Mondadori. La sua opera più nota è invece La ragazza di nome Giulio (Longanesi, 1964), che fu oggetto di processo per oscenità. Nel campo delle arti visive, collaborò con Carlo Cardazzo alla Galleria del Naviglio, del Cavallino e Selecta e aderì allo Spazialismo di Lucio Fontana, firmandone tutti i Manifesti. Attiva promotrice culturale, ricevette nel 1988 l’onorificenza di Grande ufficiale al merito della Repubblica italiana. Oggi la sua opera è curata dalla Fondazione Museo di arte contemporanea Milena Milani in memoria di Carlo Cardazzo, con sede a Savona.( da Cliquot)

Gaetano Savatteri dialoga con Andrea Camilleri

“Il gatto che prendeva il treno. Conversazione sulla magia delle stazioni”

IN VIAGGIO CON CAMILLERI SUI TRENI DI UN TEMPO E LE VECCHIE STAZIONI

Illustrazioni di Paolo Niutta

Bibliotheka

Nei viaggi in treno e nelle stazioni ferroviarie possono accadere storie straordinarie. Soprattutto se a raccontarle è Andrea Camilleri, siciliano di Porto Empedocle, scrittore, sceneggiatore, regista di teatro, televisione e radio, di cui si celebra il 6 settembre il centenario della nascita.
Autore di oltre cento opere, tradotte in almeno trenta lingue, creatore del personaggio del commissario di Polizia Salvo Montalbano, interpretato da Luca Zingaretti, Camilleri è morto a Roma nel 2019. 

Una conversazione su treni e stazioni tra Gaetano Savatteri, giornalista e scrittore, nato a Milano da genitori di Racalmuto, ma a dodici anni tornato con la famiglia in Sicilia, e Andrea Camilleri esce  con il titolo Il gatto che prendeva il treno (72 pagine, 14 euro).

Incipit

«C’è un treno nella vita di ogni siciliano. Un treno perduto. Un treno che porta lontano o fa ritornare. E c’è un treno – l’immagine e il ritmo lento di un treno – perfino nell’epoca delle auto, degli autobus e degli aerei. Leonardo Sciascia ha scritto che l’avventura della scrittura in Sicilia è legata all’avventura economica e sociale dello zolfo. Da Giovanni Verga a Luigi Pirandello, passando per Sciascia stesso, la letteratura siciliana è impregnata di fumi di zolfo e di vite di zolfatari: Rosso Malpelo di Verga, Ciaula scopre la luna di Pirandello, solo per citare alcune pagine celebri. Racconti sulfurei, come sulfurea è la scrittura di Sciascia, figlio di capomastro di zolfara, fratello di un giovane che si uccise durante uno sciopero in miniera. Proprio allo zolfo, in Sicilia, è legata l’avventura del treno, epica e tragica tanto quanto l’avanzare delle ferrovie americane verso la frontiera del West. Il treno che trasportava il giallo dello zolfo dalle miniere dell’interno verso la costa, lungo la linea ferrata che veniva disegnata dietro pressioni politiche, scontri e polemiche per indirizzare il tragitto – e quindi gli affari – verso una città o un’altra. La scrittura siciliana nasce dunque nel segno dello zolfo e nell’ansare della ferrovia.»

«Ricordo una volta che arrivai a Palermo con il vagone-letto da Roma», racconta nel libro Andrea Camilleri. «Dovevo aspettare la coincidenza per Agrigento. Notai un gatto bianco e nero che si affrettava verso il treno. Io pensavo continuasse il suo cammino lungo la banchina, ma all’improvviso salì. Si avvicinava il momento della partenza, c’era già il capostazione con la paletta, presi coraggio e mi avvicinai: “Senta su questo treno è salito un gatto”. Non batté ciglio. Mi disse: “Com’era?”. “Bianco e nero”. “Non si preoccupi, disse, scende a Termini Imerese. Durante la mezz’ora di viaggio tra Palermo e Termini cercai il gatto, ma non ve n’era traccia. Affacciato al finestrino, alla stazione di Termini Imerese, lo vidi scendere. Allora chiesi al controllore: “Ma c’era un gatto su questo treno, l’ha visto?”. “Non si preoccupi”, mi disse il controllore, “riprende stasera il treno delle otto per Palermo”».

Gaetano Savatteri, giornalista e scrittore, è nato a Milano nel 1964 da genitori di Racalmuto, e a dodici anni è tornato con la famiglia in Sicilia. Ha lavorato al Giornale di Sicilia, al quotidiano L’Indipendente, dove è stato inviato speciale, in seguito al Tg3, al Tg5 e a Rete 4. Dai romanzi e racconti che hanno per protagonista il giornalista e investigatore Saverio Lamanna, è stata tratta la serie televisiva Màkari con protagonista Claudio Gioè. Nel 2003 ha ricevuto con Camilleri il Premio Racalmare-Leonardo Sciascia.