Milena Milani “Storia di Anna Drei”, presentazione

Postfazione di Rosella Postorino

[…]mentre la storia di Anna Drei lentamente si svela, tra un presente disordinato e un passato di verità e immaginazione custodito fra le pagine di un diario, la narratrice può entrare crudamente in contatto con il proprio mondo interiore, addentrarsi nei luoghi più sacri e oscuri di sé, dove il suo doppio la conduce.(da Cliquot)

Pubblicato nel 1947 vinse la prima edizione del premio Mondadori, è il. romanzo d’esordio della Milani, ed è considerato un modello di Esistenzialismo italiano; è ripubblicato da Cliquot e dedicato alle pagine di autrici importanti ma dimenticate.

Un pomeriggio d’inverno, a Roma, davanti al cinema Barberini, due donne si incontrano: la narratrice e la giovane Anna Drei che dopo la visione del film la invita nella stanza in cui vive. Da quel momento tra le due si creerà un rapporto che può definirsi ambiguo.  
La vicenda è raccontata  da una voce narrante anonima e non solo: il ritratto di Anna infatti prende forma attraverso due voci, quella appunto narrante e le pagine che decide di volta in volta di far leggere o trovare casualmente alla sua nuova amica. È appunto  sul doppio che il romanzo viene costruito e, come spiega nella sua interessante presentazione Marzia Fontana (La Lettura, Il Corriere 28 dicembre 2025 con l’interessante titolo “Una donna e l’ altra.  Sicuri che siano due?”)

“l’io narrante e Anna con i suoi misteri e la sua sfuggevolezza, sempre pronta a incalzarla come in un esercizio di autocoscienza, Anna e «l’Altra sé» di cui racconta a più riprese, il suo amico Antonio e Mario, per carattere a lui antitetico, la pulsione e il timore delle due di cedere al desiderio maschile, Roma e la città di provenienza di Anna, le stesse voci narranti, ambiguamente riflesse in un gioco di specchi”.

E aggiunge, sottolineando le tematiche trattate, sicuramente in anticipo sui tempi

“Sullo sfondo di una Roma sempre più plumbea, […], la vicenda si tinge di fosco, evoca la miglior tradizione del noir e anticipa aspetti di una «questione femminile» ancora lontana, come il rapporto con il corpo che cambia, l’aspirazione all’emancipazione e l’anticonformistica rivendicazione di una sessualità libera in tempi gravati dal pregiudizio. Un tema, quest’ultimo, sul quale Milani tornerà quasi vent’anni dopo nel romanzo La ragazza di nome Giulio e che le costerà, in prima istanza, una condanna a sei mesi di carcere per offesa al pudore”.

La narrazione prosegue povera di eventi salvo nel finale fino al drammatico, ma non del tutto inatteso epilogo.

Milena Milani (Savona, 1917-2013), figura poliedrica, ha attraversato il Novecento tra letteratura e arte contemporanea. Dalla frequentazione del gruppo di intellettuali che si riuniva al Caffè Aragno di Roma seguì il suo esordio, nel 1944, con una raccolta di poesie. Del 1947 è il suo primo romanzo, Storia di Anna Drei, con cui vinse la prima edizione del premio Mondadori. La sua opera più nota è invece La ragazza di nome Giulio (Longanesi, 1964), che fu oggetto di processo per oscenità. Nel campo delle arti visive, collaborò con Carlo Cardazzo alla Galleria del Naviglio, del Cavallino e Selecta e aderì allo Spazialismo di Lucio Fontana, firmandone tutti i Manifesti. Attiva promotrice culturale, ricevette nel 1988 l’onorificenza di Grande ufficiale al merito della Repubblica italiana. Oggi la sua opera è curata dalla Fondazione Museo di arte contemporanea Milena Milani in memoria di Carlo Cardazzo, con sede a Savona.( da Cliquot)

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