Enrico Caneva “La flora preistorica III.I giardini del Cretaceo”, Töpffer/Oltre edizioni

Esce per Töpffer edizioni il terzo capitolo della monumentale trilogia dedicata alla flora preistorica. Un viaggio scientifico e divulgativo nel momento più cruciale dell’evoluzione vegetale, tra l’enigma botanico delle prime piante a fiore e i grandi sconvolgimenti geologici della Terra.

Copertina del saggio di Enrico Caneva "La flora preistorica III. I giardini del Cretaceo", Töpffer/Oltre edizioni

 Come ha fatto il nostro pianeta a trasformarsi da una distesa verde scuro di conifere e felci nel paradiso di colori e profumi che conosciamo oggi? La risposta si nasconde tra le pagine di “I giardini del Cretaceo” (Töpffer edizioni) il nuovo saggio dello studioso Enrico Caneva.

Töpffer/Oltre edizioni

Dal 22 giugno

Il volume rappresenta il terzo tassello di un’opera organica e ambiziosa dedicata alla flora preistorica, che ha già esplorato i segreti botanici del Giurassico e del Carbonifero. Sebbene ogni libro sia del tutto autonomo, quest’ultimo capitolo chiude il cerchio conducendo il lettore nel cuore del Cretaceo inferiore (tra i 150 e i 140 milioni di anni fa), l’epoca d’oro in cui la frammentazione del supercontinente Pangea e i picchi di anidride carbonica hanno dato vita a un clima caldo e umido, ideale per la diffusione globale delle Angiosperme: le piante con il fiore.  Caneva affronta con rigore scientifico e un linguaggio straordinariamente accessibile quello che Charles Darwin definì un “abominevole mistero”: la nascita e la rapidissima diversificazione delle prime piante da fiore. Attraverso l’analisi dei record fossili più antichi – come la Montsechia, datata a circa 130 milioni di anni fa – e lo studio dei complessi orologi molecolari, il saggio ricostruisce le tappe di una rivoluzione genetica ed ecologica. Dalle bizzarre Medullosae (le primissime “felci con seme”) fino alle Bennettitales, piante ermafrodite estinte che anticiparono la struttura del fiore moderno, il testo svela come la fragilità di una venatura fogliare o la pressione degli insetti erbivori abbiano plasmato il destino delle foreste globali.

Il volume non si limita alla teoria, ma offre una panoramica sulle specie basali ancora oggi esistenti – il cosiddetto “clado ANITA” o l’enigmatica Amborella trichopoda – e si chiude con un’accurata sezione dedicata alla storia della classificazione botanica, dal sistema tradizionale alle più moderne frontiere del sistema APG.

«Questo terzo volume rappresenta la sintesi di un percorso durato anni», spiega l’editore. «Caneva riesce nell’impresa di trasformare la paleobotanica in un racconto vivo, un’indagine investigativa sulle nostre radici ecologiche. Un libro fondamentale non solo per gli specialisti, ma per chiunque desideri guardare la natura che ci circonda con occhi nuovi e più consapevoli».

Questo è il terzo dei tre volumi che Caneva ha dedicato alla flora preistorica

Piano dell’opera:

1° Vol.: I Giardini del Giurassico (con il link alla presentazione su tuttatoscanalibri )

2° Vol.: I Giardini del Carbonifero ( con il link alla presentazione su tuttatoscanalibri)

3° Vol.: I Giardini del Cretaceo


Enrico Caneva
 è nato e cresciuto in Veneto, dove ha compiuto i suoi studi tecnici. Appena maggiorenne è partito a lavorare all’estero ed in particolare in California, Hong Kong, Germania e Inghilterra. Si è poi trasferito stabilmente a Parigi dal 1998 dove, dopo aver conseguito nel 2010 un diploma in strategie di comunicazione internazionale alla Henley Business school, nel 2011 ha fondato la sua prima azienda dedicata alla formazione e alla sicurezza delle persone sui luoghi di lavoro e dove ha preso dimestichezza nelle formazioni presso le sue sedi internazionali a Shanghai, Singapore, Jakarta, Virginia (USA) e Sao Paolo in Brasile. Durante i suoi viaggi è nata l’opportunità di visitare innumerevoli parchi botanici e la sua passione per le piante è sfociata agli inizi del 2000 in un’attività di paesaggismo e progettazione del verde a Parigi. Dal 2018 si è trasferito in Liguria, a Sarzana (SP), e ha fondato un nuovo giardino botanico dedicato alle piante di tutto il mondo e alla formazione botanica. Attualmente sono state piantumate 15.000 piante, 2.200 specie da tutto il mondo. Un’attenzione particolare è rivolta alla didattica.

Beppe Mecconi “Cinquantadue”, Töpffer (Oltre edizioni)

Racconti

Prefazione Vanessa Isoppo

con 52 dipinti  disegni dell’autore virati in B/N 

Töpffer (Oltre edizioni)

dal 17 ottobre in libreria

Cinquantadue sono le settimane in un anno. Cinquantadue sono i rapidi racconti selezionati abbinati ad altrettanti dipinti e disegni, virati in bianco e nero per non distrarre. In questo mondo verboso all’eccesso, ridondante in tutti i campi, nella scrittura, nella pittura, nel teatro, nella vita… ecco finalmente un poco di sintesi planare con leggerezza su temi del nostro tempo, sul sociale, sull’amore, sull’introspezione. Con leggerezza, che non è superficialità, perché il racconto è questo: essenzialità, insegna a togliere. Il racconto è zen.

Dalla Prefazione: 

Il racconto e l’evoluzione dell’antica “novella”, per esempio quelle de Le mille e una notte o del Decameron del Boccaccio.  Differisce però da questa soprattutto perché il racconto rappresenta una narrazione più riflessiva, in cui spesso è centrale l’analisi di ambienti, personaggi, situazioni, analisi breve, talvolta di una sola pagina. Il linguaggio è preciso e curato in descrizioni e riflessioni, sebbene essenziale, e l’assenza di una cornice narrativa specifica permette, sicuramente nel caso dei testi presenti in questo volume, un’ampia fantasia nell’accoppiamento con un’opera pittorica. Infatti Mecconi non si e limitato a scrivere “nuove novelle”, portando quindi una ventata di novità nel panorama letterario; ha fatto di più, ha associato a ognuna di esse alcune delle sue opere pittoriche in abbinamenti talvolta intuitivi, a volte più introspettivi. Forse è proprio questa la sfida rivolta al lettore: leggere il racconto e “sentire” il disegno abbinato. Apprezzare i motivi per cui risuona in una sorta di comunione con l’artista ma, meglio ancora, indagare dentro di noi quando il disegno ci sembra inappropriato, sebbene non sia mai respingente. O forse sì, per qualcuno un’immagine potrebbe risultare tale, perché l’Arte (perché di Arte si tratta) non arriva a tutti nello stesso modo. Ecco allora che una maschera che si apre su un volto può affascinare al limite della seduzione ma può anche spaventare e disturbare.

Beppe Mecconi è nato e vive nel Golfo dei Poeti. Pittore, scrittore, illustratore di libri per l’infanzia, sceneggiatore, autore e direttore di film-documentari, regista di teatro e recital musicali. Per 12 anni Presidente e Responsabile culturale del Museo paleontologico nel Castello di Lerici. Collabora con Projeto Libertade, ONG che si occupa dei disagi dell’infanzia nella favela di Vila Vintèm a Rio de Janeiro. Ha ricevuto dall’UNICEF il diploma ufficiale del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia. Recentemente è stato insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica italiana per meriti culturali e artistici. Per i marchi “Oltre” ha pubblicato: per Gammarò edizioni: Trabastìa – Cent’anni di gente comune, 2017; Il manoscritto di Laneghè, 2020. Per Töpffer edizioni: Il polpo campanaro, (2018); La notte che mio nonno pescò Babbo Natale, (2018).