
A cura di Madeleine Rietra e Rainer Joachim Siegel
Postfazione di Heinz Lunzer
Prefazione e traduzione di Ada Vigliani
Dalla Prefazione di Ada Vigliani:
“La ragione ha traslocato dalle nostre menti, senza nemmeno una disdetta preventiva. Siamo folli e viviamo nell’Ade. Siamo ombre folli, morte e ancor sempre idiote. È l’anticamera dell’inferno questo mondo!” (Roth a Zweig 1 febbraio 1936).
È il settembre del 1927 quando Zweig riceve da Roth una copia di Ebrei erranti, lo legge e si complimenta con l’autore: da quel momento iniziano a scriversi, prima di rado poi in modo sempre più puntuale soprattutto dopo Giobbe, uno dei capolavori di Roth.
Nasce così il carteggio che si protrarrà fino al 1938 quando ad una lettera di Zweig Roth non risponderà, è il dicembre del ’38. Solo dopo, il 27 maggio del 1939, Zweig sarà informato della morte dell’amico.
Due letterati, due ebrei dal temperamento e dalla storia personale diversa, tra i quali nasce invece un’amicizia sincera e profonda. Nonostante la differenza di età e l’indole differente: se Roth è giornalista e scrive solo romanzi per “sopravvivere”, Zweig è saggista e narratore già famoso e con una buona situazione economica; il primo è inquieto, dissennato e alcolizzato, guarda con pessimismo alla situazione politica, il secondo è europeista, ottimista, pacato, generoso.
Eppure né i tratti del carattere né la visione politica diversa scalfirono minimamente l’affettuosa amicizia che li legherà fino alla fine.
“[…]Nemmeno nei momenti di massima frustrazione (e anche in ciò si manifesta la sua magnanimità) Zweig perse di vista la grandezza di Roth, cui dichiarerà di essere affezionato come a un fratello. Roth giudica allo stesso modo la loro amicizia. E mai che fra i due, che pure sono in fondo uomini soli, che in questa amicizia trovano un vero conforto, si giunga a darsi del tu”
Joseph Roth (1894 -1939) scrittore e giornalista austriaco, nacque a Brody, allora nell’Impero austro-ungarico, e lavorò come giornalista per il Frankfurter Zeitung. Tra le sue opere La marcia di Radetzky (1932), racconta il declino dell’impero austro-ungarico. Di origine ebraica, lasciò la Germania dopo l’ascesa di Adolf Hitler e morì in esilio a Parigi nel 1939.
Stefan Zweig (1881 -1942) scrittore e biografo austriaco, nacque a Vienna da famiglia ebrea benestante e divenne uno degli autori europei più letti tra le due guerre mondiali. Tra le sue opere Lettera di una sconosciuta, Novella degli scacchi e l’autobiografia Il mondo di ieri.Con l’ascesa del nazismo fu costretto all’esilio; nel 1942 è morto suicida in Brasile.