Amedeo Lanucara “Quando la Cia rapì Moro”

Noir fantapolitico ma non troppo, con un reportage introduttivo sull’Affaire

Noir fantapolitico ma non troppo in cui si narra di un’operazione di professionisti internazionali in cui le BR furon comparse a caccia di soldi e il Governo fece da palo con ricerche-farsa

Fefè Edizioni

A via Fani operarono forze speciali formate in scuole militari d’eccellenza, solo due erano a quel livello, l’ebraico Mossad e il sovietico Spetsnaz. A via Fani, soprattutto, Aldo Moro non c’era! Prima della strage l’avevano rapito in eliambulanza. L’unica cosa certa è che poi venne ucciso. Ma non da chi siamo abituati a credere. Questo noir di fantapolitica, appassionante e iperrealistico, risponde a molti interrogativi ancora senza risposta. E ne propone altri inquietanti anche dopo mezzo secolo.

«A qualcuno parrà forse esagerato o provocatorio il titolo di questo libro: QUANDO LA CIA RAPÌ MORO, un concetto che ne implica un secondo: che la Cia prelevò Moro prima della strage. Eppure ciò si evince dalle sue lettere dalla prigionia, oltre che da un’analisi logica dei fatti e dalla storia “furfantella” del nostro Paese, ricca di menzogne e depistaggi. Amici e Nemici han sempre riconosciuto in Moro un maestro nel dissimulare il proprio pensiero. […] Non capirò mai perché gli “Ermeneuti”, sempre a sgomitarsi su chi l’interpretasse meglio, solo nei 55 giorni si siano imposti la museruola, lasciando disco verde a una falange di “Psicologi” fuor di senno (o fuor di scrupoli) che han dichiarato pazzo lui, proprio mentre usava al meglio le sue meningi, impostando contro tutti una “trattativa fantasma”, che per poco non lo salvò. Ordini di scuderia? Il “consigliere” americano Steve Pieczenik si vanterà d’aver imposto lui al nostro Governo la “linea della pazzia”. Conseguenze. Dal 16 marzo in poi ci mancherà il lavoro degli Ermeneuti, nel decrittarci le prose e i silenzi morotei. Eppure nei “55 giorni” il loro lavoro sarebbe stato ancora più prezioso, per le restrizioni e le inevitabili censure della cattività. Bisognava trovare le rare “perle” in una marea di scritti dalla prigionia (saran raccolte da Eugenio Tassini, per un libro di 215 pagine, edito da Piemme). Cominciamo dalla iniziale lettera a Cossiga, la più importante e genuina, prima che i giochi s’ingarbugliassero. Che dice (o non dice), a chi voglia interpretarla correttamente? Esaminiamola. Singolare, ad esempio, che egli non nomini mai le Br, neanche di sfuggita. Come se non esistessero. Le nominerà solo negli ultimi giorni e nel Memoriale, come se soltanto allora esse avessero assunto un peso nella terribile vicenda. Non meno singolare è che egli taccia sempre sulla tragica sorte della sua Scorta, come se non ne sapesse nulla. Eppure è quel che egli afferma con esemplare chiarezza nella iniziale lettera, con una frase buttata là per caso, secondo il suo stile: “Benché non sappia nulla, né del modo, né di quanto accaduto, dopo il mio prelevamento”. Che significa? Significa che egli fu prima prelevato, e poi. Accadde quel che non sa. Attenzione ai vocaboli, nel cui uso (lo ribadiamo) fu maestro. Egli non scrive che fu “rapito” o “sequestrato”, lemmi in cui c’è il concetto di non consensualità e di uso della forza. No. Egli scrive che ci fu il suo “prelevamento”, che si fa consensualmente, magari di malavoglia; e comunque senza uso della forza. V’è di più. Egli non scrive il più semplice: “Sono nelle mani”. No. Egli scrive il più complesso: “Sono sotto un dominio pieno e incontrollato”, una frase inusuale, le cui implicazioni un Professore di Giurisprudenza come lui conosce fin troppo bene. Ricordo le sue lezioni di “Filosofia del Diritto”, ateneo di Bari, aula magna, anno accademico 1954-55, cui io assistevo da matricola universitaria. “Neanche lo Stato”, egli sentenziava, “ha un potere assoluto, perché limitato dalle leggi”. L’unico caso, aggiungeva, “di dominio pieno e incontrollato, riguarda l’esercito d’occupazione d’un Paese vincitore sul Paese vinto”. Egli inoltre non si dichiara “in balia”, o “sequestrato”, o “rapito”, ma “prigioniero politico”, una dizione cara ai Br, ben sapendo però che in diritto internazionale “lo scambio di prigionieri” è solo quello tra due Stati. E tra Stati sono gli esempi che lui apporta: ”scambi Breznev-Pinochet”, “scambi di spie”, “espulsione di dissenzienti dal territorio sovietico”

AMEDEO LANUCARA Giornalista pugliese di lungo corso, con un piede professionale a Roma ed uno a Milano, vive a Roma. Grande viaggiatore, esperto di Vicino Oriente. Già inviato e/o capo-servizio al Globo di Antonio Ghirelli e Mario Pirani, a Il Sole-24 Ore, ad Avvenire e ai settimanali ex-Rusconi con Pietro Zullino. Free-lance alla Rai tv. Già direttore di periodici istituzionali e de La Voce del Cittadino. Suo il libro Berlinguer segreto. Autore di Belzebù Pezzént/un senatore corrotto, una bimba scomparsa l’assedio musùlml’Europa egoista (Fefè Editore, 2017).

Ramón Gómez de la Serna “Elogio delle tette”

Reali, immaginate, sognate, ricercate, temute

Prefazione di Leo Osslan

Pagine 168, prezzo 13 euro Fefè Editore, 2022

 “QUESTO LIBRO È UNICO AL MONDO. GLI DÈI LO HANNO ASSISTITO. HA LA DELICATEZZA CHE È MAESTRA DEI GRANDI AMORI”

Contaminato dal Futurismo e precorrendo il Surrealismo, in questo ELOGIO DELLE TETTE nel 1917 Ramón Gómez ribalta le convenzioni letterarie e sociali dando vita a più di cento capitoli brevi originali incisivi, sulle due “cose” che (in parte) governano il mondo. Le protagoniste del libro sono allora: i seni fioriti, i seni di sirena, i seni delle monache, i seni della domenica, i seni alla veneziana, i seni senza punta… in un caleidoscopio di grande efficacia ed eleganza.

“Questo non è un libro pornografico” – scrive Ramón Gómez de la Serna nel prologo alla prima edizione del suo libro, nel 1918. Un secolo dopo queste parole sono del tutto condivisibili, e un’eventuale accusa di pornografia fa sorridere. Mentre invece, sempre ad un secolo di distanza, questo libro potrebbe essere accusato di “scorrettezza politica” rispetto all’attuale mainstream culturale. Ma i possibili dubbi vengono spazzati via o quanto meno passano in secondo piano, quando ci rendiamo conto della consistenza letteraria, della piacevolezza di lettura, della provocatorietà propulsiva, della visionarietà poetica, della creatività fantasmatica di cui questa centuria di racconti è impregnata.

RAMÓN GÓMEZ DE LA SERNA Scrittore, giornalista, aforista, saggista, drammaturgo e biografo spagnolo, estremamente prolifico, della generazione del Novecentismo futurista e sulla strada del surrealismo, inventore del genere della greguería: contrapposizione di idee, caratteri, affermazioni, con cui illuminò il panorama.

I prossimi “Elogi” in uscita in autunno:

• ELOGIO DELL’EBRAISMO di Raffaele Mantegazza

• ELOGIO DELLA LAICITÀ di Maria Mantello