Giorgia Giuliano “Gioventù bruciata. ll burnout di una generazione”, Arcadia Edizioni

Un disagio sempre più diffuso provocato da un mix di precarietà e iperconnessione, stress e costante timore di non stare al passo

Copertina del saggio di Giorgia Giuliano "Gioventù bruciata. l burnout di una generazione", Arcadia Edizioni

Arcadia Edizioni

Dal 17 aprile

Il disagio sempre più diffuso, provocato da un mix di precarietà e iperconnessione, stress e costante timore di non stare al passo, è al centro di Gioventù bruciata.  È un viaggio nel mondo del lavoro, dominato da instabilità, competizione e mancanza di certezze, nel quale i giovani interpretano la ricerca di equilibrio e l’autenticità come forme di resistenza.
Il disagio riguarda anche il mondo della ricerca, delle professioni scientifiche e tecniche e persino l’ecosistema delle startup che, dietro la retorica dell’innovazione, nasconde spesso burnout e disillusione.
Dati, testimonianze e interviste offrono, in sintesi, il ritratto di una generazione sospesa.
“A differenza del passato – spiega Giorgia Giuliano – oggi i giovani hanno smesso di credere alla promessa della ricompensa dopo il sacrificio e al mito tossico del lavoro dei sogni. In questo scenario, i social media, da LinkedIn a TikTok, agiscono in due direzioni uguali e contrarie: spazi di denuncia e verità, ma anche generatori di nuovi diktat performativi che alimentano l’ansia da prestazione e il perfezionismo forzato”.
Il saggio indaga la salute mentale come questione collettiva e culturale: dal mobbing ai disturbi del comportamento alimentare, esponendo pubblicamente tutte le cicatrici che la precarietà continua a lasciare.
Il superamento degli stereotipi e l’ascolto intergenerazionale si rivelano presupposti necessari per riscrivere il contratto sociale tra giovani, lavoro, e vecchie generazioni. “In un sistema che ci vuole altamente performanti – scrive l’autrice – riappropriarsi della propria fragilità è l’unico modo per riconoscersi e ritrovarsi”. 

 Sette ragazzi su dieci della generazione Z(3) indossano capi vintage: una scelta coerente con i loro ideali(4), ma non una metafora di come intendono il lavoro. La gavetta second hand dei genitori è usurante per la loro identità, una riproduzione in serie del solo e rassicurante posto fisso. Per quanto il tessuto possa essere resistente, rimane il residuo consunto di un’era: i ragazzi sanno che non basterà a proteggerli da un’altra ora di straordinario non retribuita, da tutto ciò che le generazioni precedenti hanno sempre incassato, credendo alla ricom­pensa dopo il sacrificio. È un po’ come credere alla vita dopo la morte, ma i giovani di oggi non vogliono credere alla morte se l’assassino è il lavoro. In Italia la generazione Z rappresenta solo il 10% della popolazione lavorativa totale, subentrata con un livello di preparazione senza eguali: nel 2024 il 47% dei nuovi assunti era laureato, nel 2000 lo era solo il 20%. La per­centuale di frustrazione è direttamente proporzionale alle loro competenze: più ne hanno, più non le utilizzano. Secondo il rapporto Censis e Philip Morris Italia, Engagement e produt­tività. Più produttività attraverso la leva della motivazione e del coinvolgimento sul posto di lavoro(5), Gen Z e millennial(6) sono i più demotivati, colpa di un forte disallineamento tra quello che hanno studiato e le loro mansioni. I più entusiasti sono i fedelissimi over 50 che continuano a identificarsi nel loro lavoro.

Giorgia Giuliano, pugliese, classe 1994, vive a Milano. Laureata in Comunicazione, ha un Master in Comunicazione enogastronomica e uno in Giornalismo della Rcs Academy presso il Corriere della Sera. Collabora da freelance con alcune testate, tra cui Wired Italia. Scrive di cibo e di salute mentale. I suoi racconti sono pubblicati su alcune riviste letterarie, tra cui Nazione Indiana

Marco Muscarà “Radio Cosmo”, Arcadia Edizioni

Arcadia

Dal 27 marzo in libreria

In un’estate romana torrida e immobile, una stazione radiofonica di periferia sull’orlo della bancarotta diventa il palcoscenico involontario di un’umanità che barcolla tra ambizioni spente, sogni fuori tempo massimo e relazioni claudicanti.

Radio Cosmo trascina il lettore nella quotidianità di un’emittente immaginaria ma estremamente verosimile, dove i personaggi si agitano in un balletto disordinato: un direttore schiacciato dalla figura materna, un fonico tossicodipendente nei guai con la malavita, una star iconica ormai sbiadita, una vecchia voce notturna sull’orlo della depressione e una giovane stagista alle prese con questo caos.
Attraverso un montaggio serrato di scene e dialoghi che fanno propria la lezione (dis)umana della serie cult Boris, Marco Muscarà tratteggia un affresco dettagliato e divertentissimo della vita “on air” e “off air”. Ogni dettaglio della storia è insieme comico e tragico; ogni voce un inciampo, una confessione involontaria di figure marginali e vanitose che cercano di resistere alla quotidiana fatica di essere umani. 
È un libro che parla di noi, soprattutto quando nessuno ci guarda.

Marco Muscarà, ingegnere e giornalista radiofonico da quasi vent’anni, è una delle voci più note dell’etere romano. Su Radio Rock conduce Gagarin, il popolare programma del mattino seguito da oltre 20.000 ascoltatori l’ora. Attingendo a piene mani dalla sua esperienza vissuta nei contesti radiofonici della Capitale, Muscarà — già autore di tre raccolte di racconti e sceneggiatore — debutta ora nel romanzo con una storia che unisce il ritmo della diretta alla profondità della narrativa sociale.

Paolo Buchignani “La spilla d’oro. Memorie di un secolo sterminato”, Arcadia Edizioni

PAOLO BUCHIGNANI, GIA’ CANDIDATO ALLO STREGA NEL 2022, TORNA AL ROMANZO NARRANDO LE MEMORIE DI UNA FAMIGLIA NEL ‘900

Arcadia Edizioni

Un uomo ripercorre con la memoria la storia della sua famiglia e compie un viaggio a ritroso nel tempo, fino alla prima guerra mondiale, in cui passato e presente si confrontano e si illuminano a vicenda.
Dopo la candidatura al Premio Strega 2022 con il romanzo L’orma dei passi perduti, lo storico Paolo Buchignani torna al romanzo con La spilla d’oro. Memorie di un secolo sterminato (pagine 424, 18 euro) in libreria dal 12 gennaio per le edizioni Arcadia, marchio dell’editore romano Bibliotheka.
Il romanzo conferma la grande capacità descrittiva di Buchignani, profondo conoscitore della storia del Novecento, delle dinamiche storico-sociali che stanno attraversando i nostri giorni e di quelle che hanno riguardato i giorni ormai trascorsi.

Trama:

Primavera 2020: Siamo in piena emergenza sanitaria a causa della diffusione del Coronavirus. Lapo, il narratore protagonista, si chiede perché – in questa pandemia che ha sconvolto il mondo – gli accade così spesso di pensare al padre. Sarà la paura del virus in agguato, possibile veicolo di morte, che gli ricorda quella del genitore? Sarà la condizione di isolamento e di forzata astinenza dalle radicate consuetudini, che lo induce a porsi quelle domande radicali che i quotidiani affanni ci inducono a rimuovere? Sarà tutto questo, potenziato dalla sua professione? Di sicuro sa che un desiderio impellente, d’improvviso, lo agita: guardare dentro la sua vita per scoprirne il senso. È l’inizio di un viaggio a ritroso, in cui passato e presente si confrontano e s’illuminano a vicenda. A guidarlo, dapprima alcune foto d’epoca scoperte in un cassetto, poi, soprattutto, la spilla d’oro dalla testa rossa di cui la nonna Esterina si serviva, alla vigilia della Grande Guerra, per difendersi dai molestatori nel loggione del Teatro del Giglio di Lucca. Il nipote osserva l’oggetto che, ai suoi occhi, diventa vivo: un’arma che fora i decenni del secolo scorso, un passe-partout per penetrarvi e sviscerarne la drammatica complessità.
Ecco allora il richiamo alle origini familiari e sociali, ecco la necessità di confrontarsi con un mondo e una vicenda, quella del Novecento, che Lapo ha indagato da studioso di storia, ma non come figlio di suo padre e sua madre.

Paolo Buchignani: storico del ’900 e docente di Storia contemporanea all’Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria, è autore di numerosi saggi, tra cui: Fascisti rossi. Da Salò al PCI, la storia sconosciuta di una migrazione politica 1943-53 (Mondadori, 1998 e Oscar Mondadori, 2007); Ribelli d’Italia. Il sogno della rivoluzione da Mazzini alle Brigate Rosse (Marsilio, 2017).