Antonella Boralevi “Chiedi alla notte” recensione di Cristina Nadotti da La Repubblica Cultura 5giugno

Quanta polvere sotto i tappeti della mondanità veneziana

Il noir di Antonella Boralevi racconta il dietro le quinte della Mostra del cinema

di Cristina Nadotti 

Un invito a percorrere uno dei tappeti rossi più affascinanti al mondo, accompagnato però da mistero, angoscia, dolore e l’inesauribile varietà di sorprese che soltanto l’animo umano sa regalare. Antonella Boralevi, scrittrice, giornalista e soprattutto curiosa investigatrice di emozioni, segue ancora le vicende del commissario Alfio e dell’inglese Emma, le cui vite si intrecciano, si avvinghiano e si ritraggono.

Chiedi alla notte segue La bambina nel buio e ne è la continuazione per l’ambientazione, ancora Venezia, e per il nuovo incontro di Alfio ed Emma. Come il romanzo precedente, anche quest’ultimo porta in superficie le ombre e la putredine nascoste dal lucore di vite agiate, annoiate e fluttuanti tra eventi mondani e spensieratezza esibita, ma non è necessario conoscere quanto già accaduto tra il commissario e l’inglese per comprendere i loro turbamenti.

Il pasticciaccio si consuma durante la Mostra del cinema di Venezia, quando la protagonista del film di apertura, l’americana Vivi Wilson, acclamata e ammirata, dopo la proiezione viene ritrovata cadavere sulla spiaggia. Alfio indaga, Emma si trova coinvolta perché ora lavora per la produzione del film e perché, ancora una volta, si lascia avviluppare dal gran gioco di apparenze della nobiltà veneziana accettando l’invito a Villa “La Furibonda”.

Boralevi conduce il lettore nelle segrete stanze, in un continuo rimando tra l’apparenza sfavillante del red carpet e la brutalità della vita reale. L’eterea Vivi Wilson, che davanti al pubblico volteggia leggera a raccogliere il suo successo emanando bonomia, è una manipolatrice priva di scrupoli che esercita le sue arti da incantatrice indifferentemente su uomini e donne. Attori, regista e produttori del film, che si scambiano convenevoli in conferenza stampa, sembrano burattini che si afflosciano estenuati dalle loro stesse miserie una volta spenti i riflettori. Quando i tre indiziati sono messi alle strette, le loro confessioni sono ammissioni di fallimenti, la loro tristezza è superiore alla loro bassezza. Lo sguardo di Boralevi sa essere impietoso e indulgente allo stesso tempo.

Se si cerca un noir alla nordica non è questo il libro giusto, ma se si ha la curiosità di conoscere ambienti e mondanità da rotocalco il divertimento è assicurato, perché sembra di assistere alla prima di un film da ospiti d’onore e di essere invitati insieme alle star del momento alla cena di gala. Il dipanarsi degli eventi regala cultura pop nella migliore delle forme, sostenuta dalla scrittura di un’autrice mai banale e accuratissima nelle scelte, che obbliga a uno sguardo al dizionario per i preziosismi con cui descrive arredi e mondanità. E per chi si appassiona all’amore contrastato tra Alfio ed Emma c’è anche la speranza di una terza puntata.

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