Alessia Gazzola “Lena e la tempesta” recensione di Salvina Pizzuoli

Sono su un taxi incolonnato nel traffico quando sento alla radio che, stando a un recente studio americano di psicologia, ciascun individuo, nella propria vita, accumula in media tredici segreti.

Di questi, solo cinque sono inconfessabili.

Mi sembra un numero enorme, se penso che io ne ho soltanto uno.

Così si apre il romanzo Lena e la tempesta, l’ultimo in ordine di tempo di Alessia Gazzola. Un segreto, un ricordo vivo e palpabile di quella drammatica esperienza da quindici anni accompagnano la vita di Lena, la protagonista, segnandone profondamente il percorso. È così che il lettore viene introdotto pagina dopo pagina nelle lotte interiori, nella manifestazioni istintive e conflittuali di una giovane donna di trent’anni.

Ma c’è anche un ritorno, dopo tanti anni, in un’isola, in una villa, in una stanza dove si è consumata la violenza, e incontri che sembrano ricacciare prepotentemente nel passato. E la lotta di Lena continua, interiore, ma anche nella fuga e nel rifiuto a rivedere, a incontrare i personaggi di un’altra estate, nella medesima isola, nella medesima villa, a quindici anni di distanza.

E poi la rivelazione, a poche pagine dalla fine.

Il segreto resterà custodito, inconfessabile ma non più così devastante: il ritorno sull’isola porterà anche nuovi incontri, nuove possibilità. La solitudine e il forzato isolamento, l’arrendevolezza che avevano caratterizzato i quindici anni di vita successivi troveranno nuove prospettive.

S.P.