
“Ottobre” di Zietta Liù (Lea Maggiulli Bartorelli)
Zietta Liù, pseudonimo di Lea Maggiulli Bartorelli (Pisa 1900, Napoli 16 marzo 1987), scrittrice e giornalista
Il cielo mette la veste bigia,
la rondinella parte e va via;
nell’aria fredda una nebbia grigia
mette nel cuore la nostalgia.
Ma nei tini ribolle il mosto,
lungo le strade cantano i carri;
l’autunno allegro prende il suo posto
tra canti, risa, uva e tintinni.
“L’autunno” di Giuseppe Fanciulli
Giuseppe Fanciulli noto anche con lo pseudonimo di Mastro Sapone (Firenze, 8 marzo 1881 – Castelveccana, 18 agosto 1951), è stato pedagogista e scrittore Insieme a Vamba (Luigi Bertelli), Fanciulli è stato una colonna portante della letteratura per ragazzi e i sussidiari del dopoguerra erano pieni dei suoi racconti.

L’autunno
L’autunno aveva il vestito di foglie variopinte e intorno al capo una corona di pampini.
Era grande come un gigante…
Camminava lento, barcollando un poco.
Si fermò in un gran prato e si volse a guardare intorno per ammirare lo spettacolo della natura completamente cambiato dalla sua opera paziente.
Gli piacquero i boschi camuffati di rosso e d’oro; si specchiò nel ruscello ancora limpido, rise, e corse allegro come un ragazzo verso le montagne lontane sulle quali biancheggiavano le prime nevi.
Lungo la strada, se v’erano ancora rondini intorno ai campanili, le cacciava verso il cielo, e le rondini prendevano la via del Sud, a stormi neri picchiettati di bianco.
Giunto sulla cima più alta dei monti, si diede a spingere nubi nel cielo, e presto tutto fu grigio e discese la pioggia.
Le belle foglie d’oro dei boschi inaridirono, marcirono e caddero.
Idilio dell’Era (Martiano Pellegrino Roncari) (Chiusi, 1904 – Siena, 1988)
Sacerdote e poeta don Martino Ceccuzzi, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Idilio Dell’Era. Nella poesia
“Che io possa camminare” o “Preghiera d’autunno”, alla descrizione della natura e delle stagioni si unisce un profondo senso religioso e spirituale; fu inserita molti anni dopo nella raccolta “il Cielo di sera”

Che io possa camminare
Che io possa camminare
Autunno, fragile sui rami
accendi la mia sera e mi fai chiaro
come il ciottolo avaro in fondo al greto:
dirado: i giorni, l’ore,
i desideri, un grumo di memorie:
sento la quiete antica dell’ulivo
crescermi accanto.
E non sarò che uno smarrito nome
e se odiosi mi appariranno i giorni
e se me stessoi n un rugoso viso scorgerò,
i bei mattini e il volo delle allodole
rammentami, Signore,
l’estate dei colori,
la sera addormentata
sulle colline e il mare,
le mani che non seppi ringraziare,
il sorriso di un fiore:
ch’io possa camminare,
anche se inferno, sino a Te, Signore.

Giosuè Carducci, Nato in Versilia, ha regalato ai sussidiari la descrizione autunnale per eccellenza con “San Martino” titolo originale “Autunno”
San Martino
La nebbia agli irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;
ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar.
Gira su’ ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l’uscio a rimirar
tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri,
com’ esuli pensieri,
nel vespero migrar.

Renato Fucini (Monterotondo Marittimo, 8 aprile 1843 – Empoli, 25 febbraio 1921) è stato poeta e scrittore, noto anche con lo pseudonimo anagrammatico di Neri Tanfucio
Renato Fucini “Sereno e nuvolo” da Le veglie di Neri
Sereno e nuvolo
Il primo sole del novembre si affaccia malinconico alle ultime cime della montagna, già biancheggianti per la neve caduta di fresco e, mandando i suoi languidi raggi attraverso ai rami brulli dei castagneti, tinge di rosa la croce di ferro del campanile e l’asta della bandiera fitta sulla vecchia torre del castello.
Qualche nuvola bianca sta fissa sui monti più lontani, uno strato bigio di nebbia allaga la pianura, e il villaggio dorme ancora sotto un freddo e splendido sereno d’autunno.
I cacciatori sono già tutti partiti, dopo che Doro ha sonato la campana dell’alba; vi è stato allora un breve segno di vita, qualche latrato, qualche fischio, qualche colpo alle porte per destare i compagni addormentati, eppoi deserto e silenzio turbato soltanto ad intervalli dal fruscìo delle foglie secche dei platani della piazzetta, che bisbigliano lievi lievi, menate in giro sul lastrico da radi sbuffi di tramontana.
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Nb Le immagini dell’autunno in vecchi sussidiari sono riprese da Pinterest