Judith Mackrell “Le corrispondenti. La seconda guerra mondiale raccontata da sei donne al fronte”, presentazione

Traduzione di Anna Lovisolo

Una serie di appassionanti ritratti interconnessi che raccontano con vivacità un passaggio epocale della nostra storia.(da EDT Libri)

Le donne di cui parlo nel libro sono state eccellenti e coraggiose giornaliste, e si sono ritagliate un ruolo di rilievo all’interno del valoroso gruppo di corrispondenti che hanno lottato strenuamente, e talvolta con una buona dose di sofferenza personale, per guadagnarsi un posto sulla linea del fronte tra il 1939 e il 1945 (dalle Note dell’Autrice)

Nel 1939, quando scoppiò la guerra, le corrispondenti erano ancora una novità, ma è pur vero che[…] da quasi un centinaio di anni un esiguo ma combattivo contingente di donne reporter scriveva articoli dalle zone di guerra di tutto il mondo ( dall’Introduzione)

L’autrice, giornalista e scritrice, ci propone in questa ampia trattazione sei ritratti dedicati a sei donne che da reporter hanno vissuto e lasciato la cronaca di momenti salienti del secondo conflitto mondiale: coraggiose, intraprendenti, piene di risorse, hanno registrato nei loro scritti la guerra e nelle zone dei combattimentio e nelle stanze del potere. Delle sei, solo per citarne alcune,  Clare Hollingworth, era riuscita ad ottenere un contratto da freelance dal Daily Telegrapf: sicura di sé e quasi spericolata, venne inviata a Katowice nella Polonia sud-occidentale e fu la prima a dare la notizia dell’attacco alla Polonia. Un vero scoop a rischio della vita o di essere arrestata come spia; Lee Miller, da modella di Vogue a inviata al fronte.

Sei giornaliste, Virginia Cowles, Martha Gellhorn, Sigrid Schultz, Lee Miller, Clare Hollingworth, Helen Kirkpatrick, sei pioniere che avevano dato la possibilità con il loro operato ad altre giornaliste di muoversi e di documentare i teatri di guerra, sarebbe stato il loro lascito.

Judith Mackrell giornalista, critica di danza e scrittrice, negli anni, e attraverso numerose pubblicazioni, si è specializzata nella scrittura di appassionanti biografie femminili. EDT ha già tradotto il suo Il palazzo incompiuto (2018), dedicato alle tre donne celebri che hanno abitato nel palazzo Venier dei Leoni di Venezia, oggi sede della Fondazione Guggenheim.Da EDT Autori)

Il testo è arricchito e documentato con foto dell’epoca.

Per saperne di più

Judith Mackrell racconta LE CORRISPONDENTI

Massimo Baroni “Dizionario acquatico felliniano”, presentazione

UN DIZIONARIO PER OSSERVARE L’OPERA DEL GRANDE REGISTA DA UNA PROSPETTIVA INSOLITA

Oligo Editore

L’acqua è sempre protagonista nei film di Federico Fellini. Anche se questo aspetto non è mai stato studiato, l’acqua compare sin dalle prime pellicole fino alle ultime produzioni, rappresentando la vitalità o l’inconscio, la gioia o l’angoscia del futuro, il bacino fecondo dal quale scaturiscono visioni oppure una sorta di lugubre trama sottile che si posa sulle cose e sulle persone.

Nelle prime pellicole realizzate dal regista vediamo un’acqua viva, anzi vivissima, che esplode in ogni piazza dalle fontane, invade con la sua presenza incontenibile le strade di Roma, rotola giù dal cielo in acquazzoni improvvisi sotto il quale i bambini giocano a rincorrersi (la scena dei “santini” ne La dolce vita) o le prostitute urlano, danzano e scappano nel pieno di una dilagante frenesia di vita. I fiumi scorrono come nastri d’argento attraverso le borgate, le case si allagano, le fontanelle sono in ogni angolo, getti da pompiere annaffiano copiosamente i manifesti pubblicitari… il mondo tracima d’acqua ed essa è gioia pura, fiamma, rinascita. È una grande e infaticabile liquida presenza quella che invade i primi film del regista, sia i lungometraggi, da Luci del varietà fino a La dolce vita, che i mediometraggi, come Un’agenzia matrimoniale e Le tentazioni del dottor Antonio; è un grande turbine di personaggi che lambiscono e tentano di sondare l’acqua, in un moto che, se viene letto al negativo, è fin troppo vorticoso e lascia trasparire il fatto che questo elemento in realtà fatichi a trovare la via della propria espressione. L’acqua è onnipresente, viene evocata in ogni angolo, eppure in pochi sono in grado di comprendere la sua voce. Nel grande frastuono della vita che rinasce dopo la guerra è contenuta anche un’eco di morte e il placido vento che muove le acque, l’Alito che genera la vita, fatica a soffiare in tutto quel caos. (dall’introduzione dell’autore)

MASSIMO BARONI (Reggiolo, 1976) è laureato in Ingegneria Elettrica e lavora in una multinazionale di macchine agricole. Ha scritto svariati racconti pubblicati in riviste e premiati in concorsi. Questo suo primo saggio si è aggiudicato una menzione speciale al concorso ‘Inedito – colline di Torino’ 2022.

Fiorenzo De Vita “Oltre la strada. Filosofia di viaggio”, Mursia

Mursia Editore

«Così si va, annusando un profumo d’aria nuova, come seguendo un presagio, un istinto. Si va sentendosi perduti nel mondo e allo stesso tempo, segretamente, salvi. Così comincia un viaggio trasformativo, accorgendosi di essere già in viaggio.»

In un’epoca caratterizzata da una crisi profonda di certezze e riferimenti, la ricerca del proprio posto nel mondo da parte dell’uomo contemporaneo diventa sempre di più ricerca di senso; una ricerca soggettiva che impone un percorso di trasformazione e cambio radicale di prospettive, un nuovo modo di «sentirsi» nel mondo. Il tema del viaggio è quello che descrive meglio questa condizione esistenziale, affrontata in Oltre la strada (il nuovo Tracce pag. 238, euro 18,00 Mursia) a partire da un viaggio a piedi realmente compiuto dall’autore.

Oltre la strada non è un saggio filosofico «classico» ma una testimonianza e, insieme, l’invito a una «pratica filosofica». Non intende affermare verità assolute ma incoraggiare a intraprendere un viaggio che, più che il mero spostamento da un luogo a un altro, è un vero e proprio percorso trasformativo: un andare oltre i luoghi conosciuti, oltre la strada già tracciata o immaginata. Esorta a riscoprire la propria vita come un cammino.

«Le considerazioni racchiuse in questo scritto nascono da un viaggio a piedi che ho fatto davvero, le cui tracce raccolsi in un diario che scrivevo quotidianamente alla fine di ogni giorno di cammino. Quel che leggerete in questo libro, dunque, è un distillato di quelle pagine che in fondo erano null’altro che l’impronta fisica, carnale, incarnata del mio essere in movimento, in vita, in cammino; ne segue il tragitto, le esperienze, gli incontri, i mutamenti. Le tappe attraverso cui procedo nell’esposizione – essere polvere, diventare corpo, diventare mondo, diventare casa, essere nessuno – ricalcano esattamente il percorso di quel che ho vissuto attraverso il viaggio, perciò l’intenzione di queste pagine non è quella di un mero esercizio retorico o stilistico, ma di consegnare a chi le leggerà una testimonianza. […] Fu un viaggio che iniziò con una condizione di crisi interiore, e da tale ventre nasce questo scritto. Perciò mi auguro che sappia invitarvi alla coscienza vera, quella che si fa – e non che si legge – tra le pieghe di un’esistenza vissuta. In tal senso, mi auguro che questo sia un racconto autenticamente filosofico. Troppo, ancora, io credo, siamo vittime di un’idea di sapere legato all’accumulazione quantitativa di nozioni che si risolve in ultima analisi a una sterile celebrazione del già dato, già noto, già digerito; un’idea di sapere che si risolve tutto nella mente e in cui, purtroppo, la stessa idea di filosofia ha smarrito il senso. […] La filosofia è una cosa che si fa, non che si dice. Fare filosofia è diventare consapevoli dell’esistenza, e questo è qualcosa che non può che cominciare da se stessi, dalla propria esistenza, che certamente non è fatta solo di mente (la quale ne è, anzi, una parte piuttosto marginale). La filosofia è la saggezza di vita che si radica nella nostra vita e che, per questo, ci aiuta a meglio viverla.»(Dalla premessa dell’autore)

Fiorenzo De Vita, nato a Monza nel 1977, si trasferisce a 13 anni nel Cilento, terra di origine. Laureatosi in Filosofia, viaggia e risiede in diversi luoghi del Nord Italia dove incontra il mondo educativo, le pratiche filosofiche e le cure orientali. Attualmente risiede in provincia di Como, dove si occupa di crescita personale, educazione e scrittura.

Patrik Svensson “L’uomo con lo scandaglio. Storie di mare, abissi, meraviglie”, presentazione

Traduzione di Monica Corbetta

[…]Patrik Svensson ha raccolto in questo libro multiforme – romanzo d’avventura, memoir, indagine scientifica – storie di personaggi celebri e individui dimenticati che si sono consacrati al mito del mare, dai naviganti polinesiani che attraversarono in canoa l’Oceano Pacifico a Piccard e Walsh, che per primi osservarono il paesaggio alieno della fossa delle Marianne.[…] (da Iperborea)

Un saggio racconto, uno zibaldone dove si possono trovare vicende e personaggi, animali marini, esplorazioni, curiosità, il tutto con soggetto il mare e la curiosità dell’uomo di scoprire i suoi segreti penetrando i suoi abissi. Seconda opera dello scrittore il cui titolo riporta quello di un capitolo.

Un testo che si apre con l’amore e la passione dell’autore per questo elemento così presente e così sconosciuto. Un viaggio epico nella storia delle esplorazioni e dei fondali e degli abitanti di quest’ambiente vasto e soprattutto navigato alla ricerca avventurosa  di conoscenze:  la storia delle prime esplorazioni spagnole e portoghesi, soprattutto dedicando un capitolo al viaggio di Magellano, storie  ricche di particolari e di curiosità storiche spesso sconosciute, ma anche capitoli dedicati agli squali, alle balene e ai capodogli dove non mancano riferimenti a Moby Dick il romanzo di Melville che ha affascinato generazioni di giovani lettori e cineasti, ma anche descrizioni di dispositivi nati dalla necessità di percorrere questa vastità e poterla governare con la creazione della  bussola, l’astrolabio, il sestante e delle carte nautiche per incominciare a segnarne i confini.

Patrik Svensson è uno scrittore e giornalista svedese. Si occupa di arte e cultura per il quotidiano Sydsvenskan. Ha esordito nel 2019 con il bestseller internazionale Nel segno dell’anguilla (Guanda); L’uomo con lo scandaglio è il suo secondo libro. Vive con la famiglia a Malmö.( da Iperborea Autore)

André Van Lysebeth “ENCICLOPEDIA DELLO YOGA” 

Tutte le âsana passo passo. Hata Yoga

MURSIA

Le traduzioni italiane sono di Alberto Guidi, Barbara Mirò e Umberto Nuzzo

Illustrazioni: © Lise Herzog

André Van Lysebeth, primo maestro occidentale dell’Hatha Yoga a essersi dedicato all’insegnamento di questa disciplina per molti anni, ci apre le porte di una vera e propria arte di vivere:

• Posizioni illustrate passo passo

• Errori da evitare e modi per correggerli

• Effetti benefici e controindicazioni per ogni postura

• Esercizi per imparare a respirare correttamente: il prânayama

• Consigli quotidiani su come scegliere l’alimentazione e digerire meglio, addormentarsi più facilmente, combattere l’invecchiamento…

• Principi di meditazione e rilassamento

Tecniche yogiche dettagliate per comprendere meglio il corpo e raggiungere il benessere fisico e mentale.

-Dalla prefazione di Willy Van Lysebeth, formatore di insegnanti Scuola Van Lysebeth (Parigi) Federazione Mediterranea Yoga (Catania):

«Accogliendo un centinaio di futuri insegnanti, André Van Lysebeth sorrideva a ciascun viso, a ogni sguardo. Vedeva in ognuno di loro gli allievi a venire. Allo stesso modo incontrava le innumerevoli persone che si dedicavano alla propria realizzazione attraverso lo yoga. Papà puntava anzitutto alla salute. Con tutto sé stesso, incitava alla realizzazione dell’intelligenza del corpo, alla bellezza, alla forza della vita. Diceva che la salute è una ricerca aperta, permanente e anche un dovere. La vita si realizza, si afferma nel minimo dettaglio attraverso una varietà di esercizi, di precetti e talvolta di «piccoli trucchi». La rivista di papà («Yoga») raccoglie numerosi consigli, alcune volte prosaici consigli d’igiene dentale o oculare, come anche pratiche fondamentali che assicurino benessere e protezione contro svariati mali. La salute vissuta nella pratica quotidiana è in risonanza con la vita sentita e concepita come una proprietà dell’Universo. Ascoltiamolo: «Per quanto diverse siano le forme che la vita adotta, già incredibilmente sulla nostra Terra, come nel resto dell’universo, noi non ne siamo separati, noi ne facciamo parte. E il senso della vita cambierà, diventerà più vasto, più cosmico, più entusiasmante. Che questo possa divenire una realtà per tutti, ecco quello che vi auguro di cuore!» Nell’ottica di André Van Lysebeth, la presente opera invita, attraverso il suo contenuto e grazie a un tocco di ludica creatività, alla piena realizzazione del potenziale dell’essere

André Van Lysebeth (Bruxelles, 11 ottobre 1919 – Perpignano, 28 gennaio 2004) è stato uno dei pionieri dello yoga in Occidente. Ha scritto diverse opere sullo yoga e una sul tantra. I suoi libri sono stati tradotti in decine di lingue e hanno raggiunto, in alcuni casi, tirature di milioni di copie. Il suo insegnamento ha influenzato un’intera generazione di insegnanti di yoga. André Van Lysebeth iniziò a praticare yoga all’età di 26 anni. Dal 1949 fu allievo di Swami Sivananda, dal quale riceveva istruzioni per via epistolare. Solo nel 1963 incontrò il suo maestro di persona a Rishikesh nell’India del Nord, poco prima della morte di quegli. Sivananda gli conferì il diploma dell’Accademia ‘’Yoga Vedanta Forest”” di Rishikesh. Successivamente, con la rivista specialistica Yoga, pubblicata in lingua francese dal 1963 al 2008, si fece conoscere in Occidente. Dal 1964 studiò con SriKrishna Pattabhi Jois . Nel 1965 fondò la Società Yoga del Belgio e nel 1972, insieme a Gérard Blitz (il fondatore del Club Méditerranée), l’Unione Europea di Yoga , ramo europeo della Federazione Internazionale di Yoga. Nel 1967 percorse l’India del Sud per conoscere le tradizioni locali di yoga. Il suo primo libro J’apprends le yoga fu pubblicato nel 1968 ed è pensato per lo stile di vita occidentale. Descrive tecniche per la respirazione di base e il rilassamento. Contiene le āsana della “Serie Rishikesh” di Swami Sivananda (12 posizioni yoga di base tra cui “il saluto al sole” e le tecniche di pulizia interna. La descrizione delle āsana e delle loro varianti è meticolosa. Inoltre sono evidenziati i tanti errori in cui si può incorrere con l’auto apprendimento.  I suoi libri sono tradotti e pubblicati in italiano per Mursia.

Riccardo Renzi “Cinque saggi per l’Alighieri. La modernità di Dante a 700 anni dalla morte”, presentazione

Primiceri Editore

[…]la presente fatica letteraria di Riccardo Renzi ci offre la ghiotta ed irrinunciabile opportunità di fare luce su diversi aspetti della cultura e della personalità di Dante, che ha percorso i secoli, spaziando dall’antica cultura romana, a cui egli attinse, fino alla profonda influenza che egli ebbe su Pasolini( dalla Premessa “La vitalità di Dante”di Mirko Rizzotto)

Cinque saggi che, come chiarisce l’Autore nell’Introduzione, sono indipendenti e possono essere letti senza vincoli gli uni dagli altri. In merito al contenuto sempre nell’Introduzione, precisa che sono il risultato di singoli studi o di lezioni tenute presso la Scuola Superiore Cfp Artigianelli di Fermo, e aggiunge “Ogni saggio si presenta nella sua totale indipendenza dagli altri, esaltando l’autonomia tematica della singola composizione […] dal Dante poeta al teologo, dal Dante politico allo storico, dal Dante filosofo al linguista, sino all’esperienza dell’esilio come fonte ispiratrice di quest’ultima. All’interno dei cinque saggi, tre li potremmo definire “convenzionali”, mentre due sono quasi “azzardati” e mi riferisco ai due dedicati al parallelismo tra Dante e Kant e tra Dante e Pasolini. Nel libro si trovano rispettivamente all’inizio e alla fine dell’opera, e servono proprio a sottolineare la grande modernità nelle istanze teologiche e sociologiche di Dante. Il Sommo Poeta oggi, più che allora, è moderno e rivoluzionario, pur essendo passati più di 700 anni dalla sua morte”.

INDICE

Introduzione

La vitalità di Dante (di Mirko Rizzotto)

Per una comune legge morale di Dante e Kant

Dante e gli storici latini: tra storiografia e leggenda

Dante in esilio: la nascita del mito

Appunti delle lezioni su Dante tenute presso

il Cfp Artigianelli di Fermo

Pasolini, Dante, il dialetto friulano e la neolingua

APPENDICE

La presenza di Dante presso l’Archivio di Stato di Fermo

La modernità di Dante (di Salvatore Primiceri)

Bibliografia

Chiara Ricci “Anna Magnani. Racconto d’attrice”, Graphe.it

Graphe.it

In libreria dal 26 agosto

Più che una biografia, questo libro è un’analisi intuitiva, critica e psico-emotiva di Anna Magnani. L’autrice mette il proprio rigoroso approccio di ricerca al servizio di un racconto non convenzionale. Superfluo e improduttivo, infatti, sarebbe stato ripercorrere meccanicamente nomi, date, luoghi, titoli (che pure ci sono): si guarda qui alla storia dell’attrice attraverso una prospettiva inedita che permette uno sguardo diretto e nuovo. Il legame fra la Magnani e il teatro – la «migliore scuola» che le fece «spuntare le ali» – è intimo, più viscerale forse di quello con il cinema: è lì che la magnifica attrice riceve il suo primo vero applauso, il primo “brava”, l’inizio di un nutrimento tanto atteso per uno spirito così difficile da “sfamare”. 

Questa sarà la chiave di lettura dalla quale guardare a tutta la carriera dell’attrice romana. Uno sguardo diretto, nuovo e per certi versi inedito su Nannarella, come era affettuosamente chiamata: il legame tra Anna Magnani e il teatro è, infatti, la principale chiave di lettura dalla quale guardare tutta la sua brillante carriera.

«Quello che mi atterrisce è di sparire da un momento all’altro, improvvisamente, senza sapere chi era veramente la Magnani o, meglio, chi era la piccola Anna. Ma lo so chi era. Una piccola bugiarda che viveva nel sogno per non dover affrontare la realtà. Senza madre, senza padre, mi sono trasformata in formica. Ho recitato la parte dell’aggressiva, ma non lo ero. Di qui le mie collere. Ho recitato la parte della pavida quando invece ero un leone. Di qui le mie collere. Ho recitato la parte della coraggiosa quando invece ero un agnello. Di qui, ancora, le mie collere. Povera pazza! Se oggi dovessi morire, sappiate che muoio ricca perché ho capito tutto questo. Sappiate che le mie collere erano solo rivolte contro di me. Ho anche capito che non ero nata attrice. Avevo solo deciso di diventarlo nella culla, tra una lacrima di troppo e una carezza in meno. Per tutta la vita ho urlato con tutta me stessa per quella lacrima, ho implorato quella carezza… Ma io non so nemmeno se lo sono, un’attrice…

Cosa vuol dire essere un’attrice? Io una sera sono in un modo, una sera sono in un altro. Un’attrice dovrebbe essere tutte le sere uguale. Ma io non so giudicarmi. Confesso francamente che se mi chiedessero di dare un’opinione su me stessa, non la saprei dare. La lascerei dare agli altri.

Non mi curo mai di quello che sembro, di come gli altri mi vedono. Sono così come la mia vita, le mie esperienze, le mie delusioni, le mie gioie e le mie infelicità mi hanno fatta. Lo sono senza riserve e senza ipocrisie. Donna io, credo di avere dei pregi. Adesso mi faccio un po’ di complimenti. Sono profondamente umana e, anche se non si vede, sento di avere molta poesia dentro, sono molto leale, molto. Basta, no? Pare che basti

Scrive l’Autrice «“Anna Magnani. Racconto d’attrice” nasce dal mio desiderio di rendere omaggio al talento e alla forza di una donna che ha saputo fare della sua essenza e delle sue fragilità una pura energia vitale. Questo libro, forse più egoisticamente, vuole essere anche il coronamento di un sogno che mi accompagna sin da bambina: quello di «dedicare qualcosa di mio» a questa meravigliosa creatura divenuta attrice che, strano a dirsi, affianca la mia vita sin da quando ho memoria. Credo di poter definire il mio rapporto con Anna Magnani assai insolito».

CHIARA RICCI è laureata in DAMS. Ha conseguito con lode la Laurea Magistrale in “Cinema, televisione e produzione multimediale” presso l’Università degli Studi “Roma Tre” che le conferisce la nomina di “Cultore della materia Storia del cinema e di filmologia”. Autrice di saggi di inchiesta e monografici dedicati a figure chiave del cinema e del teatro italiano. È Presidente dell’Associazione Culturale “Piazza Navona”, creatrice della Rubrica online “Piazza Navona”(www.riccichiara.com), ideatrice e organizzatrice del Premio Letterario Nazionale EquiLibri. Tiene lezioni e conferenze dedicate alla Storia del cinema e del teatro.

Lauretta Colonnelli “La vita segreta dei colori. Storie di passione, arte, desiderio e altre”, presentazione

Ci sono mille modi di vedere i colori. E persino di ascoltarli,
accarezzarli, annusarli, assaporarli. Di amarli e di odiarli. Questo
libro è anche un viaggio nelle sensazioni e nelle emozioni che i colori
suscitano da sempre, una catena di piccole storie collegate l’una
all’altra per assonanze e corrispondenze. Si può leggere saltando
disordinatamente dall’una all’altra. O, meglio, come un unico lungo
racconto
(Dall’Introduzione)

“In un viaggio a più dimensioni attraverso epoche e luoghi, un avvincente «diario cromatico» che svela segreti, superstizioni e curiosità intorno alla presenza dei colori nella storia dell’uomo, da Omero a Tolstoj, da Kandinskij a Marina Abramović, da Debussy e Sibelius a Schönberg”.(da Marsilio Editori)

Ci guida e ci accompagna in questa interessante quanto originale escursione nei colori Lauretta Colonnelli, toscana, giornalista, studiosa già docente di Storia del teatro alla Sapienza di Roma e autrice di varie opere di saggistica. In questo viaggio saranno i colori i protagonisti di piccole storie o di documentazioni brevi: il rosso apre ad esempio il primo racconto che da Boccioni ci porterà alle rosse giovenche di Gerione, a Balla e ad Antonioni e ancora e ancora, in un percorso senza tempo ma dove il colore è dominante: influenzano i nostri stati d’animo, tingono un periodo storico, orientano una corrente estetica, un film, una partitura, un testo letterario con il loro linguaggio carico di significati ormai stratificati nel tempo. Un testo vario e variopinto, di osservazione e intuizione, che nasce dal lavoro di giornalista dell’autrice e di studiosa dell’arte che ha visionato restauri e scritto di artisti, come si legge nell’Introduzione.

“Ho avuto la fortuna, nel mio lavoro di giornalista, di salire sulle impalcature della Cappella Sistina mentre Gianluigi Colalucci e la sua squadra disseppellivano i cangianti di Michelangelo nascosti per secoli sotto una crosta di grasso, fumo e polvere. Ho visto, all’Opificio delle pietre dure di Firenze, Umberto Baldini e i suoi collaboratori far rivivere, nella Primavera di Botticelli, la figura di Zefiro, ritrovando il corpo azzurro del vento sotto la patina di verde marcio”

Lauretta Colonnelli è nata a Pitigliano (Grosseto). Vive e lavora tra Roma e la Toscana. Laureata in Filosofia alla Sapienza di Roma, ha insegnato, nella stessa università, Storia del Teatro. Ha lavorato a Rai Radio 2 come programmista-regista. Giornalista dal 1979, prima alle pagine culturali dell’«Europeo», poi al «Corriere della Sera». Collabora con «Art e Dossier». Tra i suoi volumi più recenti, Le muse nascoste. Protagoniste dimenticate di grandi opere d’arte (2020), Storie meridiane. Miti leggende e favole per raccontare l’arte (2021), La vita segreta dei colori. Storie di passione, arte, desiderio e altre sfumature (2023).(da Marsilio Editori)

Francesca Ghedini “Maledette. Le donne nel mito”, presentazione

Una veste sontuosa, un gomitolo, una corona, una lettera esibita e abbandonata, l’assenza totale di un episodio dal repertorio iconografico o l’abbondante varietà di un altro… Sono queste le tracce che Francesca Ghedini segue per ricostruire, nel continuo confronto con i testi greci e latini, le vicende di cinque grandi figure della tradizione occidentale.
Fronteggiando le mille contraddizioni che una civiltà pervasa e invasa dalle immagini conserva e riproduce nei secoli, l’autrice rilegge momenti poco noti o celeberrimi tramandati dal canone letterario e scava nell’iconografia che gareggia con le parole.
( da Marsilio Libri)

Cinque figure femminili, Fedra, Arianna, Medea, Circe, Pasifae “Nel grande mare della letteratura classica ho scelto cinque donne diverse per carattere ed esperienze, ma unite non solo da uno stretto legame di sangue, in quanto appartenenti a quell’articolata famiglia mitica che ha come capostipite il Sole, ma anche dall’amaro destino di essere condannate ad amori infelici, nefasti o contro natura”.

Fedra incestuosa, Arianna sedotta e abbandonata, Medea matricida, Circe la maga, Pasifae moglie di Minosse che si innamora di un toro.

Tutte vittime di una maledizione, quella di Afrodite: fu il Sole a denunciare ad Efesto,  consorte della dea, la  relazione focosa che la univa al bellicoso Ares; è da quest’episodio che inizia il racconto

Un racconto che, come scrive Maria Grazia Ciani nella prefazione, “è un originale confronto tra le fonti letterarie e le fonti iconografiche greche, magnogreche e romane”,  ricostruisce le vicende della stirpe del Sole, segnata dalla maledizione di Afrodite, in un “rispecchiarsi della poesia nell’immagine e dell’immagine nella poesia, in un intreccio tra parola e arte grafica o pittorica dove la prima descrive e la seconda ne coglie il significato più profondo, “oppure ignora il particolare più importante per dare rilievo a fatti secondari. Logos contro imago e imago contro logos. E, secondo l’autrice, il logos è spesso meno eloquente dell’imago

“Le immagini sono state il filo rosso che ha accompagnato tutta la mia vita di studiosa. Le ho analizzate dal punto di vista della formazione e trasmissione, del significato, della gestualità e della prossemica, e ho cercato di capire il senso che le raffigurazioni create da artisti e artigiani classici potevano avere non solo per noi, che in esse cerchiamo echi di mondi perduti, ma per i contemporanei, che ne erano circondati. Evocative e sfuggenti a un tempo le immagini sono infatti un tassello importante per avvicinarci alla cultura classica. Popolavano il quotidiano degli antichi, si dispiegavano su oggetti d’uso e su doni votivi, sulle pareti e i pavimenti delle case, sulle stoffe da arredamento o da abbigliamento, sui gioielli e sulla suppellettile di lusso, sulle monete e sui grandi monumenti pubblici che esaltavano le glorie della città”(dal capitolo primo La stirpe dannata).

Francesca Ghedini, professoressa emerita di Archeologia all’Università di Padova, è autrice di qualche centinaio di pubblicazioni. Fra i vari ambiti della sua ricerca, si è dedicata principalmente allo studio dell’iconografia e all’uso delle immagini come specchio delle società che le hanno prodotte. Tra i suoi ultimi volumi, Giulia Domna. Una siriaca sul trono dei Cesari (2020) e Lo sguardo degli antichi. Il racconto nell’arte classica (2022).(da Marsilio Autori)

Roberto Cheloni “Franz Kafka: eredità e diritto. Con un diario inedito”, NeP Edizioni

In occasione del centenario della morte dello scrittore, un approccio originale alla sua opera

NeP Edizioni

Il 3 giugno 2024 ricorrerà il centenario della morte di Franz Kafka.
Da sempre la comprensione e l’interpretazione di Kafka sono state argomento di dibattiti, pur lasciando spazio a nuove prospettive e approcci originali.
Pubblicato da NeP edizioni, “Franz Kafka: eredità e diritto. Con un diario ‘inedito’” è il nuovo libro di Roberto Cheloni dedicato all’argomento. Il volume fa parte della sezione “Studi” della collana “Nuovi Orizzonti di Inconscio e Società” diretta dalla psicoanalista Luciana La Stella.
Al suo interno, vengono presi in considerazione alcuni aspetti meno esplorati della letteratura kafkiana e si combinano diverse prospettive per creare un punto di vista inedito in letteratura. Vi traspare il contesto storico e culturale in cui Kafka viveva e scriveva, ponendo particolare attenzione agli eventi politici e sociali che hanno influenzato la sua narrativa.
Uno sguardo originale, fra le migliaia di studi dedicati al grande scrittore, che offre ai cultori di Kafka una strada non ancora percorsa, frutto di un lavoro scientifico cui Roberto Cheloni ha dedicato oltre un trentennio dei propri scritti e pubblicazioni su riviste specializzate: quello della “teoria transgenerazionale”.
Al centro di questa teoria, i temi dell’eredità e della trasmissione di memorie e traumi attraverso le generazioni, con la loro influenza sulla nostra identità e il nostro comportamento.
Dal punto di vista psicologico, il libro affronta lateralmente le tematiche ricorrenti dell’opera di Kafka: l’alienazione, la colpa e l’angoscia, collegandole alla vita personale dello scrittore praghese e alla sua condizione mentale, esplorando possibili movenze delle sue opere negli interstizi più remoti del testo tedesco originale.
A compendio di questo studio, un “diario”, attraverso cui Cheloni riesce a immedesimarsi nello scrittore di Praga, offrendo ai lettori la ghiotta occasione di presentare una summa del pensiero kafkiano, facendo confluire aforismi, racconti ed enigmatici brani.
A chiusura del volume, una selezione di racconti di Luciano Caldato, definito il “Kafka italiano”, che si insinua come corollario della pubblicazione.
Un libro in grado di incuriosire, oltre gli studiosi appassionati, anche i lettori curiosi che, attraverso il Kafka di Cheloni, proveranno l’ebrezza di lasciarsi trasportare da una diversa scrittura narrativa.

L’AUTORE
Roberto Cheloni è uno psicoanalista. Dall’analisi con Elvio Fachinelli ha guadagnato un eclettismo teorico, che ne sottolinea la cifra personale. Plurilaureato, ha svolto nel tempo incarichi presso varie Università.
Le sue numerose pubblicazioni ricoprono un’area di interessi che, oltre alla psicoanalisi, vanno dalla linguistica alla filosofia, fino alla teoria generale del diritto. Fra le più recenti: “Vecchi. Antropologia transgenerazionale” (Mimesis edizioni, 2023); Antologia dagli scritti 1996-2010” (NeP edizioni, 2020), “L’apparizione di figure eminenti.
“L‘altro volto del transgenerazionale” (Armando Editore, 2020); “Lo statuto giuridico dell‘attività di psicoanalista” (con Riccardo Mazzariol, Edizioni ETS, 2020) e “Eredità. Studi sul Transgenerazionale” (Armando Editore, 2017).