Algernon Blackwood “Jimbo”, Alcatraz

Una profonda riflessione sull’infanzia e sulla natura umana. 

Copertina del romanzo di Algernon Blackwood "Jimbo", Alcatraz Edizioni

Traduzione a cura di Lucio Besana

Collana Biblioteca di Lovecraft 8

Alcatraz

Dal 20 marzo

«Troppo sottile, forse, per una precisa classificazione fra i racconti dell’orrore, tuttavia più veramente artistica in senso assoluto, è la delicata fantasia di Jimbo. Blackwood raggiunge in questo romanzo un accostamento aderente e palpitante alla più profonda sostanza del sogno e spazza via le barriere convenzionali tra realtà e immaginazione».
Così H.P. Lovecraft descrive il romanzo di debutto di Algernon Blackwood.
Jimbo si rivolge in apparenza a un pubblico molto giovane. Spetta però al lettore scoprire e giudicare se e quanto la storia del piccolo protagonista sia una semplice fantasia dal taglio favolistico, un romanzo di formazione dal sottotesto esistenzialista e non scevro di riferimenti esoterici, oppure materia pienamente ascrivibile al genere weird. Quel che è certo è che in esso ritroverà la poetica delicatezza tipica dell’autore, abile nel tratteggiare con tocco magico paesaggi naturali, che prendono vita e parte attiva nella genesi della meraviglia, dell’incredulità e dell’orrore sinistro che caratterizzano gli avvenimenti narrati. Il soprannaturale che, paradossalmente, giace e agisce “sotto” il naturale.

Algernon Blackwood (1869-1951), celebre per opere considerate oggi dei classici del weird (I saliciIl WendigoColui che ascoltava nel buio e il ciclo di John Silence. Detective dell’occulto), fu autore prolifico quanto versatile, giornalista e drammaturgo di successo.

«Sul genio di Blackwood non ci può essere discussione, poiché nessuno si è neanche lontanamente avvicinato alla maestria, alla serietà e alla realistica e minuta fedeltà con cui egli annota gli aspetti più misteriosi di cose ed esperienze quotidiane, o all’intuito quasi sovrumano con cui accumula, dettaglio su dettaglio, le sensazioni e le percezioni che dalla realtà sfociano in vite o visioni soprannaturali». Queste le parole di H.P. Lovecraft per presentare Blackwood nel suo saggio L’orrore soprannaturale nella letteratura.

Piergiorgio Pulixi “Il nido del corvo”, presentazione

Copertina del giallo di Pulixi "Il niodo del corvo", edito da Feltrinelli

“Sullo sfondo di una Sardegna sospesa tra west selvaggio e lande crepuscolari, Pulixi firma una storia ipnotica e avvolgente, che scandisce una deriva nei chiaroscuri dell’anima umana”.(da Feltrinelli)

Teatro dell’azione è la penisola del Sinis con i suoi scenari che ricordano i paesaggi del Far West, con i suoi stagni e i panorami selvaggi; è lì che l’assassino, particolare per la sua passione per le mani delle sue vittime, riesce a muoversi senza difficoltà.
Una donna è scomparsa da mesi e solo molto dopo e irrilevanti passi avanti, due segnali tangibili: un cellulare che si riaccende e una mano femminile amputata e ancora in perfetto stato di conservazione.
Sul luogo del rilevamento gli ispettori Daniel Crobu e Viola Zardi.
Al primo ritrovamento farà seguito un secondo, diverso ma altrettanto terribile in località Sale ’e Porcus, un  altro ambiente desolato.
Che si tratti di uno spietato perfezionista maniacale appare già dal Prologo dove, con sapiente orchestrazione, l’autore introduce il malfattore seriale mentre sta scegliendo la sua preda nel momento in cui solleva, al bar, la tazzina da caffè: la sua ossessione sono infatti le mani delle donne.
Dal Prologo si passa alla scena del crimine con il macabro rinvenimento dove fanno il loro ingresso i due nuovi personaggi. Sul fronte degli investigatori infatti una novità subito evidente è l’ingresso nel mondo di Pulixi di due nuovi protagonisti: l’ispettrice capo Viola Zardi e l’ispettore Daniel Crobu, per tutti Corvo, ovvero la traduzione dal sardo del cognome, opposti e complementari.
La galleria di detective costruiti da Pulix, si avvale ora di due nuovi e interessanti interpreti, insieme ai quali si muovono anche i personaggi del precedente romanzo, La donna nel pozzo.

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La libreria dei gatti neri

Un colpo al cuore

La donna nel pozzo

Un colpo al cuore

Nedra Tyre “Casa dolce casa”, Edizioni le Assassine

Il livello di suspense è altissimo, grazie alla battaglia passivo-aggressiva tra una timida zitella e l’intrusa che un giorno si presenta a casa sua, si rifiuta di andarsene e ne usurpa il possesso, nonché la vita stessa della proprietaria, in quello che equivale a un colpo di stato incruento. (CrimeReads, Sarah Weinman)

Il romanzo ha quella qualità di incubo terribile dal quale non ci si può risvegliare e liberare. Scoprire come Miss Allison riesca a sfuggire al suo incubo solitario rende la lettura davvero avvincente. (Curtis Evans, introduzione all’edizione del romanzo pubblicata nel 2022 da Stark House)

Copertina del thriller di Nedra Tyre "Casa dolce casa", Le Assassine,

Postfazione di Carlo Zaza

Traduzione di Barbara Monteverdi

Collana: Vintage

Edizioni le Assassine

Dal 13 marzo

In una sonnolenta cittadina americana, la timida signorina Allison realizza il sogno di una vita indipendente: una casetta tutta per sé, grazie ai soldi ereditati dalla zia di cui si era presa cura a lungo. Pronta ad assaporare la tanto agognata solitudine e libertà, vede ben presto andare in frantumi il suo sogno, quando bussa alla sua porta la signorina Withers, un’intrusa ostinata e manipolatrice, che si insinua come un parassita nella sua esistenza con una dolcezza velenosa e un controllo insidioso.  
Quello che inizia come un cortese confronto domestico si trasforma in una battaglia di volontà passive-aggressive, dove ogni gesto quotidiano – dal passare il sale a tavola alle discussioni su spezie e routine – diventa arma letale.
Nedra Tyre, maestra del giallo psicologico, tesse una suspense soffocante, che rivela abissi di disperazione e rancore sotto la patina delle buone maniere e in cui l’orrore non arriva dall’esterno, ma è seduto accanto nel salotto buono.

La presenza della psychological suspense è evidente, così come lo è il radicamento della visione psicologica nel punto di vista di due donne che si muovono nella società con ruoli molto diversi da quelli tradizionalmente familiari. Ma vi è anche altro, ed è qualcosa per cui il romanzo costituisce un testo assolutamente precorritore. È quello che, con una terminologia attuale, viene definito il domestic thriller, o altrimenti domestic suspense o domestic noir; domestic, comunque, e quindi afferente all’abitazione. Un genere narrativo in cui la tensione emotiva, risultato di un’azione criminosa, si manifesta all’interno dell’abitazione e della cerchia di coloro, familiari per lo più, ma non solo, che la occupano. Nel 1953, anno in cui il romanzo fu pubblicato, si trattava di una realtà comparsa essenzialmente in ambito teatrale e cinematografico. (Dalla Postfazione di Carlo Zaza, magistrato e presidente del Festival Giallo Garda)

Nedra Tyre è nata nel 1912 in Georgia ed è morta nel 1990 in Virginia. Laureatasi alla Emory University, nella vita ha svolto diversi lavori: assistente sociale, libraia, impiegata e copywriter pubblicitaria. Le sue prime storie risalgono agli anni Quaranta del secolo scorso. Nel 1952 pubblica il suo primo romanzo giallo, seguito da altri cinque, ma poi preferisce ritornare ai racconti che pubblica su riviste come Ellery Queen’s and Alfred Hitchcock’s Mystery Magazines.

Chiara Moscardelli “Comprensorio Rossolago”, presentazione

Copertina del romanzo di chiara Moscardelli "Comprensorio Rossolago", Einaudi

Comprensorio Rossolago di Chiara Moscardelli è la seconda uscita di una serie avviata con “La ragazza che cancellava i ricordi”

“Tra intrigo e ironia, Chiara Moscardelli torna con un’avventura gialla in cui, seguendo gli indizi pagina dopo pagina, il lettore riesce a godersi un enigma che alterna il thriller a elementi del romanzo storico. Concedendosi anche qualche risata”
Così Gessica Chia inquadra nella sua recensione (Il Corriere 1 febbraio 2026) il romanzo della Moscardelli.

La nuova avventura per la tatuatrice, Olga Bellomo, personaggio protagonista già del primo romanzo, inizia con una telefonata da parte di Gabriele Pasca, il giornalista di cronaca nera già incontrato nel romanzo precedente: è in pericolo,  qualcuno lo ha drogato, rapito e sequestrato.
Eccola allora entrare in azione, lei che si è rifugiata a  Cheglio, un piccolo paese sul lago Maggiore per sfuggire ai fantasmi della sua vita e dalla Sicilia da cui proviene,  dove tutti la conoscono come la “tatuatrice che cancella i brutti ricordi”.
Ma quella di Pasca non è l’unica storia: il corpo di una donna è stato scoperto in un bidone della raccolta differenziata, ma qualcuno ha assistito all’omicidio e il killer l’ha visto e ora gli dà la caccia…
Sarà così che la protagonista dovrà muoversi tra due storie entrambe  difficili e sinistre, ma  sarà l’incontro con Cettina Salerno, la donna di servizio che ha assistito non volendo al delitto della donna avvenuto nella casa di fronte,  a  destare il suo innato sesto senso .

Chiara Moscardelli ha lavorato nell’editoria e ha esordito con Volevo essere una gatta morta (Einaudi Stile libero, 2011; Giunti, 2016). Tra i suoi titoli: Volevo solo andare a letto presto (Giunti, 2016); Volevo essere una vedova (Einaudi Stile libero, 2019), Extravergine (Solferino, 2019) e la serie di Teresa Papavero, edita da Giunti tra il 2018 e il 2023 (Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli; Teresa Papavero e lo scheletro nell’intercapedine; Teresa Papavero e i fantasmi del passato)

Celia Fremlin “La lunga ombra”, presentazione

Negli ultimi anni si è assistito in Gran Bretagna alla riscoperta dell’opera di Celia Fremlin, autrice di perturbanti noir «domestici», narratrice di inquietudini interiori che mettono in crisi la normalità, la vita quotidiana, in particolare delle donne, con una fortissima tensione psicologica e una perfida ironia.
In questo romanzo la scrittrice intreccia con maestria l’umorismo nero e una toccante esplorazione del lutto, creando un inarrestabile vortice narrativo che richiama Shirley Jackson e Patricia Highsmith. La lunga ombra è un mystery travolgente e maligno, con un finale che ha il sapore amaro di un dolce natalizio andato a male.(dal Catalogo Sellerio)

Il romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1975, ritorna in libreria per Sellerio  con la traduzione di Chiara Rizzuto

Imogen, la protagonista, è una signora ultracinquantenne che da  pochi mesi ha perso il suo sposo, Ivor Barnicott,  docente universitario e saggista, intellettuale di successo, ma anche manipolatore, opportunista e donnaiolo.
La vedova con l’approssimarsi del Natale vede la propria casa, grande e piena di stanze nella periferia residenziale appena fuori Londra,  riempirsi di consolatori: ex mogli, figliastri, nipoti,  ciascuno con il proprio fardello di segreti e veri scopi dietro quella che in apparenza vuole essere volontà di accudimento e compagnia per la vedova inconsolabile, ma che determinerà per Imogen un periodo da dimenticare; la sua bella  e capace dimora, piena di stanze, verrà  occupata dai vari e all’apparenza servizievoli parenti: il viziatissimo figlio di Ivor con un’amica davvero bizzarra, la figlia con il marito e i due bambini,  la ex moglie  rientrata in Inghilterra dalle Bermuda per non rischiare di perdere la sua parte dell’eredità?
E come la neve silenziosa scende sulla campagna inglese, così iniziano a fioccare fatti inquietanti

Celia Fremlin (1914-2009) è stata una scrittrice britannica di romanzi e racconti noir. Dopo aver studiato Lettere classiche a Oxford, ha pubblicato sedici romanzi acclamati da pubblico e critica, vincendo nel 1960 l’Edgar Award.

Umberto Brindani “Senza lasciare traccia”, presentazione

Senza lasciare traccia è una continua corsa contro il tempo in cui si intrecciano suspense e satira, verità e menzogna, amore e ossessione.(da Piemme Editore)

“Sembra di trovarsi in un episodio di un film di Quentin Tarantino. Sembra. Siamo alle prime due pagine del romanzo di Brindani”, così scrive Giancristiano Desiderio presentando il romanzo sul Corriere (22 ottobre 2025)

Protagonista è Pierfrancesco Balzani, giornalista prossimo alla pensione, in tempi anadati cronista di nera, al momento  utilizzato come articolista giusto per tirare avanti quanto basta, ma c’è l’amore nella sua vita, c’è Rossana pubblico ministero, anche se amante clandestina.
Tutto si sconvolge quando nel palazzo di Giustizia viene trovato il cadavere di un magistrato, ritrovamento che coinciderà con la scomparsa di Rossana.
Convinto della sua innocenza, Pierfrancesco Balzani, da bravo cronista di nera, si mette alla ricerca delle prove e della scomparsa che sa bene essere, contrariamente a quanto i colleghi magistrati credono, innocente e pertanto nascosta.

[…]Il romanzo di Brindani è un insieme di racconti brevi — brevi come i capitoli di cui è composto – che hanno al centro una sensazione, un gio-co, un’abitudine, una stupidaggine, una fisima della contemporaneità e i personaggi e la storia, nella loro ironica tragicità, mettono in scena una satira del nostro tempo e ci servono una critica sentimentale di noi stes-si[…] conclude Desiderio la sua recensione

Umberto Brindani Nato nel 1958 a Busseto (Parma), è un giornalista italiano. Laureato in Filosofia all’Università di Bologna, ha iniziato la carriera collaborando con Il Mulino e La Gazzetta di Parma. Dopo l’Istituto di Giornalismo di Milano, ha lavorato per Espansione, Italia – Oggi e Panorama, dove è stato condirettore. Ha diretto Gente, Chi, TV Sorrisi e Canzoni e, dal 2010 al 2022, il settimanale Oggi. Nel 2023 è tornato alla guida di Gente, edito da Hearst. Ha pubblicato il libro Elogio dell’uomo perbene nel 2012 e Suicidio imperfetto nel 2024.( da Autori Piemme Editore)

Fabio Lombardi “L’esercito delle carriole”, Mursia

Una storia che intreccia una fantasiosa maledizione, la caduta di un giornalista e la misteriosa sparizione di un pescatore. 

Tra superstizione, manipolazioni e un amore non corrisposto, il racconto si sviluppa sullo sfondo della coltivazione illegale di marijuana fino alla guerra etnica nei Balcani, affrontando temi come l’odio, la violenza di genere e le speculazioni di case farmaceutiche senza scrupoli, fino a rendere la maledizione una crudele realtà.

Mursia

dal 10 novembre

Leonida Lucomagno, ex giornalista fuggito sull’isola croata di Susak dopo una condanna per aggressione, si ritrova a indagare sulla misteriosa scomparsa di Thomas, un pescatore locale dal passato controverso come coltivatore illegale di marijuana e leader del movimento per la legalizzazione della cannabis.
Le indagini di Leonida lo trascinano in un vortice di pericoli: tra ex militari alla ricerca di vendetta, spregiudicati rappresentanti di case farmaceutiche e narcotrafficanti, le sue azioni attirano anche le attenzioni di Pentesilea, la carismatica leader di un’organizzazione europea che offre supporto alle vittime di violenza maschile.
La chiave di tutto risiede in un passato lontano: l’assedio di Vukovar, le vicende legate all’enigmatico “esercito delle carriole” e le conseguenze delle decisioni di Pentesilea nel dopoguerra.
Tra complotti e rivelazioni scioccanti, Leonida dovrà confrontarsi non solo con i suoi demoni personali, ma anche con una verità scomoda che rischia di travolgere tutti.

Un “noir esistenziale”, in cui hanno prevalenza tematiche storiche (guerra dei Balcani e crimini etnici), diritti civili e violenza contro le donne, legalizzazione della Cannabis e narcotraffico, lobby farmaceutiche. Centrale il racconto dell’infanzia dei personaggi, il passato ha lasciato ferite non rimarginate che ne influenzano le azioni e per alcuni di loro costituisce una crescita spezzata dalla violenza.

Fabio Lombardi (Milano, 1965) è un giornalista. Negli ultimi quattordici anni ha lavorato a Quarto Grado, trasmissione specializzata in casi di cronaca nera; precedentemente è stato cronista al TG4 e al TG5, dove ha seguito come inviato grandi casi di cronaca, dalla banda della Uno Bianca, al delitto di Cogne, al delitto di Garlasco e alla strage di Erba. Per tre anni ha scritto il blog «Nera e Dintorni» e nel 2019 il suo primo romanzo, L’istinto dei calamari.

David Pinner “Ritual”, Alcatraz Edizioni

Per la prima volta tradotto in italiano, arriva nelle librerie il bizzarro romanzo di culto del 1967 che ha ispirato il capolavoro del cinema folk-horror inglese The Wicker Man.

Traduzione di Stefania Renzetti

Collana Bizarre Off 3

Alcatraz

Dal 10 ottobre in libreria

David Hanlin, ispettore di polizia di Scotland Yard, viene inviato in uno sperduto villaggio in Cornovaglia per investigare sulla morte di una ragazzina. Sulle prime, le circostanze parrebbero quelle di un tragico incidente, ma vicino al cadavere viene ritrovata una testa di scimmia inchiodata a un albero in maniera bizzarra, come a suggerire uno strano rituale. Durante la sua breve permanenza nel villaggio, Hanlin si trova sempre più invischiato nelle strane vite e nelle altrettanto singolari abitudini dei suoi abitanti, finendo per rimanere quasi ipnotizzato dall’assurda e decadente atmosfera che vi si respira. Ma quando un altro ragazzino viene trovato senza vita, capisce che deve fare di tutto per dissipare le ombre che sembrano oscurargli la mente, e trovare l’assassino.
Con la sua prosa decisamente sopra le righe, Ritual è un vero e proprio viaggio allucinato in un entroterra rurale pagano dove le regole dell’esistenza si piegano ad antichi riti religiosi celati da una coltre di inganno e omertà. E dove nulla è come sembra, sino alla sconcertante rivelazione finale…

INCIPIT

La quercia era molto antica. Uno dei suoi rami più bassi era stato spezzato di recente e, circa un metro e mezzo più giù, una testa di scimmia e tre fiori d’aglio erano stati fissati al tronco con uno spillone da cappello. Eppure la bambina, ad­dormentata alla sua ombra, sembrava ignara dell’albero e delle sue strane decorazioni. Non si accorse nemmeno del corvo che stava volando verso di lei. Non si accorse di nulla, mentre il sangue le sussurrava tra i denti e le scivolava lungo la gola. Presto le rigò i capelli color grano, ma lei continuò a non ac­corgersi di niente. Non stava dormendo. Dian Spark aveva otto anni ed era decisamente morta.

David Pinner è nato nel 1940 ed è uno scrittore e attore britannico. Dopo essersi formato alla Royal Academy of Dramatic Art, dal 1966 al 2019 ha interpretato diversi ruoli sia per il teatro che per la televisione, nel Regno Unito e oltreoceano. È autore di tredici opere teatrali e di quattro romanzi. Ritual (1967), il suo libro di maggiore successo, ha ispirato il capolavoro del cinema folk-horror The Wicker Man del 1973.

Michela Bellini “Quarta finestra da sinistra”, presentazione

Una strana finestra, una luce sempre accesa e movimenti inquietanti intravisti dietro le tende attirano l’attenzione di Rita, appassionata di storie, che abita nel palazzo di fronte.
Un grido di donna, l’ombra minacciosa di un uomo.
Che mistero si cela dietro al vetro?
La sensazione di pericolo e di tragedia imminente incombe e condiziona la vita di Rita che non riesce a stare a guardare e indaga, con l’aiuto delle amiche e il supporto discontinuo di Bruno, il suo fidanzato di sempre. L’ignoto sovrasta le vite di tutti mentre man mano il mistero si svela fino all’epilogo decisamente noir. 

Un giallo psicologico, che si snoda a ritmo incalzante tra Milano e Lione, attraverso una rapida alternanza dei personaggi. Qui suspense, amore, ironia e violenza s’intrecciano in un crescendo appassionante.
(da PAB Editore)

L’incipit

La macchina le piombò addosso a tutta velocità mentre attraversava viale Romagna. Se ne accorse
solo all’ultimo ma, non si sa come, riuscì a evitarla e si ritrovò ansimante a guardarla mentre
sbandava e usciva di strada finendo dritta contro il muro di una casa. Un attimo dopo un tizio si
buttava fuori dall’abitacolo e si dileguava di corsa. Rita era sbalordita, ma si riprese in fretta e si
allontanò velocemente. Al momento sembrava che nessuno avesse fatto caso a lei. Di lì a poco, la
strada si sarebbe riempita di gente, qualcuno stava già accorrendo. La Municipale, una volta sul
posto, avrebbe cercato dei testimoni e lei non aveva nessuna intenzione di complicarsi la vita.
Svoltò rapidamente l’angolo di via Mangiagalli, ma subito dovette fermarsi perché le cedevano le
gambe. Si appoggiò alla parete di un palazzo e fece alcuni respiri profondi. Contò fino a dieci, poi
provò a muovere con cautela un passo, poi due, tre, sì, le gambe erano a posto e la testa non le
girava più: poteva riavviarsi.

 

Michela Bellini è una scrittrice e poetessa milanese. Da sempre appassionata lettrice, negli anni Novanta si dedica alla scrittura di favole che crea insieme alle sue figlie. Passa poi ai racconti e alla poesia, pubblicando varie raccolte, l’ultima delle quali, Senza Centro, in ottobre 2022, per Porto Seguro Editore. La passione per le storie la porta a scrivere un giallo psicologico, nasce così Il passato dietro l’angolo, pubblicato da Fratelli Frilli Editori a fine 2021.  
Partecipa a varie antologie, Sogni Noir (2024 – F.lli Frilli Editori), Note noir (2023 – F.lli Frilli Editori), Respect (2024 – Edizioni Effigi), Scriviamo nell’era del CAMBIAMENTO (2023PAV Edizioni), Quei sorrisi noir (2022-F.lli Frilli Editori), Odio e amore in noir (2021-F.lli Frilli Editori), La Poesia nei giorni della Paura (2021-Rayuela Edizioni), con racconti o poesie. Ama scattare foto e per questo apre un suo blog sul quale, quando arriva la pandemia, pubblica un diario ironico del primo lockdown,
corredato di foto e nel 2021 pubblica il libro: Diario ai tempi del Corona – cronaca semiseria di un incubo.   

Hannelore Cayre “Le dita mozzate”, Edizioni Le Assassine

Hannelore Cayre inaugura la nuova collana SISTERS delle Edizioni le Assassine con il noir preistorico “Le dita mozzate” in cui il paleolitico è lo sfondo per indagare la sottomissione femminile.

Edizioni le Assassine pubblica e continuerà a pubblicare letteratura gialla nei suoi molteplici sottogeneri, proponendo e riscoprendo autrici del presente e del passato. L’obiettivo è quello di mettere in luce la capacità dello sguardo femminile di descrivere, decifrare e interpretare vari contesti sociali, senza mai sacrificare la suspense che è tipica di questo genere. Con la stessa passione e gli stessi obiettivi, nasce ora la nuova collana Sisters, che apre a voci inedite in grado di creare storie appassionanti e memorabili, portando il lettore su sentieri narrativi inaspettati. Al centro c’è la curiosità di esplorare e tracciare nuove mappe letterarie che siano coinvolgenti e ad alta tensione narrativa. Per le Assassine la destinazione è immutata: scoprire storie che ci parlino, ci appassionino e ci facciano riflettere.
Il primo titolo di Sisters è Le dita mozzate è un noir atipico, in cui il nostro passato remoto diventa lo sfondo perfetto per indagare la nascita della sottomissione femminile e le sue origini.

Traduzione di Simonetta Badioli

Collana Sisters

Edizioni le Assassine

In libreria dal 12 settembre

Con la sua penna tagliente come una selce, Hannelore Cayre ha cesellato questo noir ambientato nella preistoria ispirandosi alla scoperta, avvenuta in Francia esattamente quarant’anni fa, della famosa Grotta Chauvet, con le sue pareti ricoperte di misteriose impronte di mani femminili mutilate. Elaborando le teorie dell’antropologa femminista Paola Tabet, l’autrice dà vita a un indimenticabile, potente e straordinariamente moderno personaggio femminile in cui ogni donna vorrebbe riconoscersi.

Sinossi.
La brillante e ambiziosa paleontologa Adrienne Célarier scopre in Dordogna una grotta le cui pareti sono ricoperte di mani femminili mutilate e all’interno della quale vengono trovati due scheletri risalenti a 35000 anni fa. L’analisi dei resti rivela che si tratta della scena di un crimine. La storia si sposta allora indietro nel tempo e ci fa fare la conoscenza di Oli, la protagonista, una ragazza ribelle e coraggiosa appartenente a una tribù di Homo Sapiens. Stanca di subire continui soprusi per il solo fatto di essere nata femmina, Oli infrange tutte le convenzioni sociali a rischio della sua stessa incolumità. La sua ribellione getterà nel caos la comunità e sfocerà in una serie inaudita di violenze. 
Le dita mozzate è un noir atipico, in cui il nostro passato remoto diventa lo sfondo perfetto per indagare la nascita della sottomissione femminile e le sue origini. 
Le avventure di Oli, i suoi numerosi incontri con altre tribù e la sua lotta per essere rispettata al pari degli uomini, gettano una luce feroce sulle spietate dinamiche che regolano la sopravvivenza dell’umanità e su verità che molti preferirebbero negare.

Hannelore Cayre vive a Parigi ed è avvocato penalista, oltre a essere sceneggiatrice e realizzatrice di cortometraggi. Ha al suo attivo quattro romanzi oltre al best seller La Daronne, da noi pubblicato con il titolo La bugiarda. Il romanzo, pluripremiato, ha visto anche una trasposizione cinematografica nel 2020, con Isabelle Huppert come protagonista.