Akano Yotsuba “Chiodi battuti”, presentazione

Nel discorso tenuto durante la cerimonia di premiazione alla 34esima edizione del Premio Nuove Voci dello Haiku Moderno (現代俳句新人賞), il vincitore Akano Yotsuba (1977-) ha definito lo haiku «la forma poetica più bella dopo il silenzio», sottolineando con tali parole quanto la brevità (di fatto quasi prossima al silenzio) giochi in esso un ruolo fondamentale.( da I Quaderni del Bardo Edizioni)

A cura di Diego Martina

Cento haiku raccolti nel volume tradotto e curato da Diego Martina per le edizioni I Quaderni del Bardo, la prima opera di Akano Yotsuba tradotta e pubblicata in Italia e presentata in edizione bilingue a Tokyo.

Diego Martina ha studiato lingua e letteratura giapponese e, nell’antologia da lui curata che comprende una scelta dagli ultimi due libri del poeta giapponese, Formica notturna e Macellare, con l’aggiunta di venti testi inediti, fa presente che gli haiku del poeta Akano Yotsuba (Kochi 1977) non hanno la struttura classica del genere ma più moderna .

L’autore della raccolta “Chiodi battuti” ha iniziato a scrivere haiku dal 2011 in occasione di due funesti avvenimenti, il terremoto di Tohoku e l’incidente nucleare di Fukushima: tre versi brevissimi, quasi prossimi al silenzio, eppure in Akano Yotsuba, come chiarisce il curatore nell’Introduzione “questa brevità concisa talvolta considerata il limite intrinseco dello haiku, in quanto difficilmente ciò che è grande riesce a trovare spazio in ciò che è piccolo” è “del tutto azzerato nei componimenti di Yotsuba, dove lo haiku non è più ciò che intende esprimere, quanto ciò che intende indicare. Proprio come nel celebre insegnamento Zen del dito che indica la luna, dunque, lo haiku si fa dito, e nel leggere i singoli componimenti c’è chi scorgerà la luna di volta in volta indicata e chi, per forza di cose, si fermerà a osservare il dito”.

Andrea Ravazzini “Naufragi di paesaggi interni. Frammenti”, presentazione

Edizioni Gruppo Sigem

Descrizione

Indelebilmente posata nel corso di lunghi anni dalle forme mutevoli, la parola viva e lucente ha sorvolato densi paesaggi interiori, maree polifoniche, radure adombrate, in un farsi e disfarsi ininterrotto a cavallo della trama frastagliata in cui si dipana lento, lento, il silente cammino in cui naufraga – di attimo in attimo – il destino fugace del canto del tempo. I frammenti raccolti nel corso di quest’opera ne sono una voce singolare, insatura, che narra una semplice storia contornata da un inizio e da una fine irripetibilmente mai tali, ma adornata di sguardi velati che si librano su ali d’altrove.

Una raccolta dal 1997 al 2021: alcuni stralci

Balaustra

All’imbrunir

della vita,

mi siedo

sulla

balaustra

d’infinito.

Luna traversa

Luce traballante,

pensieri scarni,

ove soggiace un cuore stanco

che su carta

riposa e riposa

in un tiepido nulla

che fu stanotte;

pulsa e risorge

ad ogni barlume di sogno

ch’affaccia

cauto.

Salvezza

Quieto porto

a cui attraccare,

viandante d’acque agitate,

ove ormeggiar le rugginose ossa,

e calar il capo

nel faro della solitudine

che luce poesie nell’animo mio,

assorto e inondato

in tempeste elevate,

roboanti morse

d’un cuore in sussulto.

Andrea Ravazzini vive tra Modena e Corlo, una frazione del Comune di Formigine(MO). Da sempre appassionato di letteratura, avido lettore e instancabile viandante nel mondo dei libri, lavora per il Centro di Solidarietà di Reggio Emilia Onlus, sul territorio reggiano, nell’area Dipendenze Patologiche, in una struttura residenziale. Ha pubblicato nel 2022 un saggio di tipo psicologico sulle dipendenze patologiche (“Addiction. Attaccamento, disconnessioni e fattori evolutivo-relazionali”, casa editrice Kimerik, Patti) ed è in fase di lavorazione presso la stessa casa editrice in vista di una prossima pubblicazione un saggio sui disturbi alimentari maschili. A livello locale ha collaborato con contributi personali ad alcune opere autoedite dell’artista modenese Gianni Martini.

Odilon-Jean Périer “Carmi”, con testo originale a fronte, Lorenzo de’ Medici Press

Il poeta che ha ispirato Il Cielo sopra Berlino di Wim Wenders

Prefazione e traduzione di Ilaria Guidantoni

Périer “poeta della poesia”, è questa la definizione per presentare al pubblico italiano un poeta dimenticato, vissuto forse troppo poco e in un’epoca così di passaggio nonché sotto un uragano che non è riuscito ad incidere sulla pietra il proprio nome. Così ci appare questo poeta ragazzino, la cui vena ribelle è leggera e profonda e il suo anticonformismo non è necessariamente contro ma al di là, anche delle mode delle avanguardie e delle rivoluzioni. Nella sua poesia si sente l’eco di Mallarmé e Rimbaud, e in questo senso Périer, un poeta quasi involontario, offre una poesia che non è né lirica estetica, né costruita, né dissoluzione cercata. Una raccolta sorprendente per novità e spirito anticonformista, dove alla realtà quotidiana si contrappone un gesto poetico che svela mondi nascosti e accende di fuoco l’immaginazione.

«Qualche anno dopo la sua scomparsa viene segnalato tra i migliori scrittori degli Anni Venti, uomo dalle ricerche psicologiche penetranti. Ci appare come una sorta di meteora, dalla forza ascensionale morale che attraversa la cultura belga negli anni in cui si assiste a una polarizzazione fra il Simbolismo da una parte e le avanguardie dall’altra. Périer dal canto suo guarda al Simbolismo non come a un movimento, una scuola ma una disposizione del cuore incarnata da Rimbaud che in qualche modo va al di là della letteratura stessa. Egli è simbolista alla Mallarmé e modernista allo stesso tempo, unendo un lato ironico, senza mai concedersi alle mode del tempo. La sua poesia è la ricerca di un assoluto intimo. Interessante la corrispondenza con Jean Paulhan che si mostra esigente e non manca di ricordare al suo giovane discepolo che “cantare è anche una sorta di imbroglio” e che il soprannaturale “è terribilmente difficile”. La poesia di Périer è immensa nella sua semplicità che a tratti può sembrare banale e che forse è più da ascoltare che da decifrare. Certa poesia contemporanea rispetto a quella classica è l’esatto contrario dell’arte: la si vive non la si spiega

Odilon-Jean Périer è un poeta belga di espressione francese nato a Bruxelles il 9 marzo 1901 e scomparso prematuramente a soli 27 anni. Nel corso dei suoi studi fonda numerose riviste (che avranno tutte la vita breve di un solo numero): La Lyre du potache, Hermès e Le Cénacle. Nel 1918 scrive, sulla falsariga di Jules Renard, un Petit Éssai de psychologie végétale, oltre a una raccolta di poemi in versi liberi che intitola La Route de sable. Su ispirazione di autori come Apollinaire e Cendrars e del Cubismo nel 1920 scrive il lungo poema Le combat de la neige et du poète e una raccolta di poesie, La Vertu par le chant; l’anno seguente termina la sua collaborazione con La Patrie belge e inizia quella col Mercure de France e con Signaux de France et de Belgique. Nel corso degli anni collaborerà anche con La Reinaissance d’Occident e Le Disque vert, della quale è animatore Franz de Hellens al quale si lega, oltre che con il giovane Henri Michaux che ha passato l’infanzia nella sua stessa strada a Bruxelles.

Ilaria Guidantoni giornalista fiorentina, scrittrice e traduttrice, vive tra Firenze e la Toscana, Milano e Tunisi. Si racconta come una mediterranea del nord che guarda al sud come l’altrove e nella vita racconta storia: le ascolta, le interpreta e le inventa. Viaggiare non è una passione ma uno stile di vita che inizia quando il dirimpettaio apre la porta e spalanca un mondo sullo stesso pianerottolo. Si occupa di temi legati alla cultura del Mediterraneo soprattutto della sponda sud e del mondo arabo: dialogo tra le religioni, movimenti femminili e femministi, tradizioni e cibo; rilettura della storia e dei linguaggi mediterraneiDopo gli studi classici, una laurea in Filosofia teoretica alla Cattolica di Milano e un Corso di Perfezionamento in Bioetica al Policlinico Gemelli di Roma (una tesi sul mito della Bellezza) si occupa per lungo tempo di relazioni istituzionali e progetti culturali. Tra gli ultimi lavori la traduzione, per la prima volta in italiano, e cura del Pasolini d’Algeria, Jean SénacRitratto incompiuto del padre (Oltre Edizioni, 2017) e della raccolta di poesie, lettere e scritti Jean Sénac Pour une terre possible(Oltre Edizioni, 2019); e la traduzione di Jean-Jacques Rousseau, Le fantasticherie di un viandante solitario (Ldm Press, 2022) Il 2 giugno del 2020 è uscito I giorni della peste 2.0 –riflessioni emozionali dal confinamento (Oltre Edizioni, 2020, solo in ebook, epub).

Giovanni Granatelli “Resoconto” , Scalpendi Editore

Scalpendi Editore

Vent’anni di scrittura in versi, edita e inedita, selezionati e raccolti in questa antologia, vero e proprio resoconto letterario ed esistenziale, esaustivo repertorio di un autore appartato quanto intenso, di una poesia asciutta che ha il timbro del testimone e riesce negli anni a mantenersi felicemente lontana, nella sua musicale sobrietà, da facili esche, ammiccamenti e colpi a effetto.

Ogni parola è scelta con cura. Ogni verso adagiato sulla carta con eleganza (Fabio Simonelli, Poesia)

Sono parole che rendono seria la questione del perché si scrive e del perché si vive (Pierangela Rossi, Avvenire)

Il passo del respiro come scomposta e inevitabile preghiera per ristabilire a ogni gesto quotidiano la sacralità (Franco Manzoni, La Lettura)

Giovanni Granatelli è nato a Catania nel 1965 ma vive sin da bambino a Milano dove lavora da sempre nel mondo dell’editoria. Tra i suoi libri Musica questuante (Nino Aragno, 2014, Premio Tra Secchia e Panaro, Premio Città di Arcore, Premio il Meteo di Guido Gozzano) e il più recente Un tentativo di gioia (Nardini, 2021, selezione Premio Camaiore)

La collana Assemblaggi e sdoppiamenti è diretta da Monica Romano.
Assemblaggi e sdoppiamenti sono solitamente termini poco associati alla parola, indicano gesti concreti che lavorano con la materia, che si offre con la sua inerzia e potenza come fa il mondo. L’assemblaggio non è indistinta mescolanza e lo sdoppiamento non è semplice scissione. Quello che si traccia confini di uno spazio aperto nel quale trovano luogo le forme di ciò che sta accadendo al linguaggio poetico, non solo all’interno di ogni singola proposta ma nel paesaggio complessivo che i diversi testi compongono. Movimenti simili e dissimili, sovrascritture in controluce che lasciano spazi bianchi in attesa di ulteriori impressioni.

Marco Nardovino – Lorenzo Foddai “Blu terso. Poesia e fotografia”, Fefè Editore

Poesie di Marco Nardovino  • fotografie di Lorenzo Foddai

Saggio introduttivo di Francesco Carchedi

Pagine 186, prezzo euro 15

Fefè Editore

Due arti stimolano nello stesso libro l’emisfero destro del cervello, quello emotivo (le foto di Foddai) e il sinistro, razionale (la poesia di Nardovino). L’incontro tra due forme espressive tanto differenti dà risultati imprevedibili, ma il rischio seduce e avvince. Esplorando Tempo, Poesia, Amore e Gioia, l’esito è un’ondata di sensazioni sull’altra che si mescolano pagina dopo pagina

Le poesie e le fotografie tendono a rappresentare la realtà circostante privata o pubblica, sono strumenti di esplorazione e di analisi individuale e sociale, e anche politica che mirano al cambiamento. E questo per gli autori non è neutrale, bensì è specificamente orientato all’inclusione sociale, quindi alla lotta politica non escludente o discriminante (come interpretabile dalla lettura). Questa realtà sociale è dinamica, dunque, e i protagonisti che l’agiscono – singolarmente o collettivamente – disegnano luoghi e itinerari che gli autori nel descriverli rendono animatisia quando i protagonisti sono persone e corpi desideranti che s’incontrano nel discorso amoroso; sia quando sono pensanti e manifestano sensazioni, aspettative e bisogni reciprocamente riconoscibili e affrontabili socialmente foss’anche all’interno di uno scenario utopico tratteggiato da orizzonti sempre mobili e destinati nel tempo a non essere mai raggiunti; sia quando sono gli animali che vivono in casa o attraversano curiosamente le strade o sostano rilassati nei giardini prossimali con i loro pensieri istintuali. (dall’introduzione di F. Carchedi)

INDICE

 [INTRODUZIONE] di Francesco Carchedi Sociologia della quotidianità in una polarità dirimpettaia

[TAGLIO OBLIQUO] di M. Nardovino e L. Foddai con Leo Osslan L’uomo è naturale espressione del gusto

[BLU TERSO]

44 Tempo

79 Poesia

119 Amore

155 Gioia            

Marco Nardovino è poeta e scrittore, al quarto libro di poesie dopo le raccolte Per certi versi, Namid (elaborato in musiche originali di Stefano Alviani) e Blu! (in versione teatrale con musiche originali). Lorenzo Foddai è ingegnere e fotografo presente in molte collettive. Nardovino e Foddai sono alla prima collaborazione, entrambi convinti dell’ineluttabilità e della proficuità dell’incontro tra Poesia, Teatro, Musica e Fotografia

Francesco Carchedi, Sociologo, esperto di processi di politiche migratorie, Docente di “Fondamenti e principi del Servizio sociale” a La Sapienza Università di Roma. Saggista per Franco Angeli, Rubbettino, Maggioli. Collabora con l’Osservatorio dell’Ires nazionale (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali) sull’immigrazione. È responsabile dell’area ricerche di Parsec Consortium per il sostegno alle politiche del lavoro e alle imprese sociale.

Florbela Espanca “Poesie scelte”

con testo portoghese a fronte

Traduzione e cura di Danila Boggiano

Pagine 114, prezzo 16 euro, in libreria dal 16 maggio

Oltre edizioni

Ciò che sorprende in Florbela Espanca è non tanto la problematica fragilità che riguarda il rapporto con sé stessa e con il mondo, cosa poco sorprendente, trattandosi di poesia, quanto la potenza delle immagini in cui questa fragilità va a confluire, come un abito sontuoso di colore rosso indossato in occasione di un lutto. Non per negarlo e rovesciarlo convenientemente in festa, ma per mostrarne in contrasto i dolorosi risvolti, contrappunto alla lucida consapevolezza spinta sino al punto dell’esasperazione che è il segno di Florbela donna e poeta. Guarda in sé, Florbela, e lo fa incessantemente e immediatamente, musicalmente, senza nulla concedere alla parte riflessiva e mediatrice della parola che potrebbe appunto flettere nella direzione del pacato aggiustamento il suo sguardo. Fa insomma quello che nessun poeta dovrebbe fare…

Florbela Espanca, pseudonimo di Flor Bela de Alma da Conceição, nacque a Vila Vicosa nel 1894, 8 dicembre, e nello stesso giorno morirà suicida, trentasei anni dopo. La sua vita porta fin dalla nascita il segno dell’inquietudine e della stravaganza. Nacque infatti da una relazione extraconiugale del padre, relazione che la moglie accettò, essendo sterile. Florbela fu cresciuta, insieme con il fratello Apeles, nato tre anni dopo dal rapporto con la stessa donna, dal padre e dalla moglie, nonostante fossero stati registrati come figli di padre sconosciuto. Florbela fu una delle prime donne in Portogallo a portare a compimento il ciclo di studi secondario e ad iscriversi successivamente alla facoltà di Diritto, senza tuttavia conseguire la laurea. Si sposò tre volte, ebbe molti amori, non ebbe figli. Contemporanea di Pessoa, la sua storia letteraria oscilla tra apprezzamento e mancato riconoscimento e spazia dalla poesia alla prosa. In vita furono pubblicate soltanto due antologie di testi poetici, il Libro dei dolori e il Libro di sorella saudade. Tutta l’opera poetica di Florbela fu raccolta in Sonetti completi e pubblicata nel 1934 da Guido Battelli, un professore italiano innamorato della sua poesia, e forse anche di lei, con cui fu a lungo in corrispondenza e da lei ritenuto uno degli amici più cari.
Oggi, nonostante l’ostracismo di cui fu vittima a lungo da parte del regime salazarista e della Chiesa, è a buon diritto annoverata tra i grandi della letteratura portoghese.

A 160 anni dalla nascita di Konstantinos Kavafis (29 aprile 1863)

KONSTANTINOS KAVAFIS “Non sono morti gli dei” . Antologia poetica con testo greco a fronte

Traduzione, introduzione e note di Aldo Setaioli

Pagine 224, prezzo 15 euro

Graphe.it edizioni

Un modo assolutamente rispettoso di leggere Kavafis, ma anche nuovo, profondamente illuminante, rivelatore di significati che forse finora erano sfuggiti a molti.

Kavafis aveva l’abitudine di selezionare con estrema cura i componimenti che considerava validi; li conservava in ordine cronologico e vi ritornava continuamente. Trasportate in culture vicine ma di idioma differente, come è la nostra, le poesie di questo straordinario autore possono essere osservate un po’ più da lontano, e suscitare (come i panorami mediterranei) nuove prospettive di interpretazione. È ciò che è accaduto ad Aldo Setaioli, curatore della raccolta: ha estratto dalla (tutto sommato esigua) produzione superstite di Kavafis le liriche che hanno un legame esplicito con la letteratura e la mitologia dell’antica Grecia, e con la storia e la cultura della terra d’origine e – soprattutto – dei nuovi paesi ai quali l’ellenismo si era esteso con la conquista di Alessandro Magno; quindi, le ha ridisposte in un ordine logico, ben più che cronologico, in base al periodo storico cui riservano qualche riferimento.

[…]Come chiaro dal titolo, Non sono morti gli dèi, che si ispira a un verso dell’ultima poesia di questo volume, essa si propone di mettere in luce il quadro complessivo del suo rapporto con l’eredità storica e culturale della grecità antica che emerge dalla sua poesia. A questo scopo sono state scelte sessantanove poesie tra le centocinquantaquattro del “canone”, vale a dire quasi tutte quelle che hanno rapporto diretto con la letteratura o la storia greca, dal mito e dai poemi omerici fino alla fine dell’antichità (con esclusione quindi dell’epoca bizantina). Sono stati omessi solo alcuni epigrammi funebri modellati su quelli raccolti nell’Anthologia Palatina (tranne uno, per il motivo che verrà spiegato tra poco) e pochi altri componimenti che, pur richiamandosi all’antichità, non presentano particolari rapporti con determinate situazioni storiche. Queste sessantanove poesie sono state disposte in ordine cronologico sulla base non dell’epoca di composizione, ma del momento storico cui fanno riferimento. È possibile, in questo modo, comprendere immediatamente a quali aspetti e a quali periodi è maggiormente rivolto l’interesse del poeta e in quale maniera egli si rapporti con essi. (Dall’introduzione di Aldo Setaioli)

Nei settant’anni della sua vita, fra il 1863 e il 1933, KONSTATINOS KAVAFIS ha viaggiato nello spirito più largamente che sulle mappe: partito da Alessandria d’Egitto, dove era nato da genitori greci, vi fece ritorno a poco più di vent’anni dopo aver vissuto brevemente a Liverpool, Londra e Costantinopoli, spinto dagli accadimenti personali e internazionali. Vi resterà fino alla morte, lavorando come impiegato statale, giornalista, interprete e, per alcuni anni, agente di borsa, e soprattutto scrivendo poesie.

Annuario della Poesia in Italia nel 2022

I LIMONI

A cura di Francesco De Nicola

Gammarò edizioni

Articoli di:

Danila Boggiano – Carla Boroni – Maria Teresa Caprile – Valentina Colonna – Fabio Contu – Francesco De Nicola – Giuseppe Grattacaso – Francesco Napoli

Recensioni di:

Domenico Adriano – Danila Boggiano – Paolo Bonini – Barbara Carle – Elvio Ceci – Mariella Cioffi – Valentina Colonna – Fabio Contu – Francesco Dalessandro – Francesco De Nicola – Gianluca Della Corte – Alessandro Franci – Giuseppe Grattacaso – Antonio Pane – Egidio Rocchetta – Arcangelo Tieri –

Dopo il primo numero di “I limoni” uscito nella primavera del 2022 e riferito all’anno precedente, ecco ora, sempre a cura di Francesco De Nicola ed edito da Gammarò, esce il secondo numero di questo originale – e probabilmente unico – annuario della poesia pubblicata in Italia nel 2022. Vi sono presentate circa 50 recensioni sulle raccolte liriche più importanti uscite negli ultimi dodici mesi, precedute da alcuni saggi relativi al mondo della poesia: dalla sua importanza per i bambini alle sue presenze nelle antologie scolastiche, dalle valutazioni sulla fortuna editoriale dei libri di poesia alla riflessione sulla sua funzione nella nostra società. Sono inoltre presentati due giovani poeti, a loro volta preceduti dal ritratto di un “grande” del passato, Dino Campana, e di un altro poeta non più tra noi, poco noto in quanto tale ma famoso e apprezzato come cantautore: Bruno Lauzi. Il volume è completato dal ricordo di due importanti poetesse scomparse nel 2022 – Patrizia Cavalli e Biancamaria Frabotta – e da un ampio notiziario su premi, convegni, traduzioni e saggi su importanti poeti.

Seguendo l’aureo principio secondo il quale “squadra che vince non si tocca”, ci siamo rimessi all’opera tutti e quattro, ricalcando l’impostazione di fondo del volumetto uscito nel 2022, ma pure introducendo alcune novità. Nella prima parte rimangono gli articoli su alcuni problemi legati al mondo della poesia: dei bambini e la poesia ha scritto Carla Boroni, la poesia nelle antologie liceali è stata esaminata da Fabio Contu, Francesco Napoli ha avanzato ben informate considerazioni sulla poesia oggi in relazione all’editoria italiana e Giuseppe Grattacaso ha ricordato Patrizia Cavalli e Biancamaria Frabotta; gli spazi per il recupero di poeti importanti non più tra noi sono stati dedicati al grande Dino Campana e al semisconosciuto a Bruno Lauzi ad opera rispettivamente di Maria Teresa Caprile e Francesco De Nicola, mentre Valentina Colonna ha presentato con i rispettivi testi in versi due giovani e promettenti poeti, Federica Imperato e Lorenzo Pataro. Rimane immutata la struttura delle recensioni di libri di poesia usciti nell’anno appena concluso e iniziata col recupero di un testo di primo Novecento di Mario Morasso; inoltre abbiamo aggiunto una sezione di Notizie – inevitabilmente incompleta – che presenta informazioni sia su volumi riguardanti la poesia o studi su autori ben noti, sia su traduzioni in italiano o dall’italiano di testi poetici, sia infine su premi letterari con i relativi vincitori. Andiamo avanti dunque nel nostro proposito, sperando con questo nostro lavoro di aumentare il numero di coloro nella cui vita esiste la parola “poesia” come occasione irripetibile di crescita interiore e di emozioni (La Redazione)

Giampiero Grasso “A un passo dalla vita”, presentazione

Casa editrice GDS, pagine 56, disponibile in versione cartacea e digitale.

Ad un passo dalla vita è la splendida raccolta di poesie dell’autore e Direttore editoriale Gianpiero Grasso.
Un inno alla vita, o meglio ancora un ringraziamento alla vita, alla famiglia e all’amore.
Gianpiero Grasso è un ciclone in piena evoluzione, ha sempre mille progetti in mente e travolge, in positivo,
tutti quelli che incontra
Con questo libro è tra i candidati al Premio Strega Poesie 2023.

Le poesie in questo volume sono intime ma per tutti.
Perché così come dice “i sentimenti sono di tutti e per tutti. L’amore non è mio, è degli altri”.
Sono rimasto affascinato dalla dedica, solitamente una dedica è verso qualcuno, lui scrive alla sua vita. “Un giorno c’incontreremo e ci metteremo a ridere, a piangere, e a capire di nuovo che saremo per sempre inseparabili”.
Non serve essere studiosi per capire che Gianpiero ringrazia la sua vita che ha reso così tanto bello tutto, anche le battaglie.
La sua dedica è per tutti coloro che lo hanno conosciuto da più vicino, dai suoi figli e sua moglie alle persone che lo amano.
Perché tutto è parte della vita stessa e saremo inseparabili. “A un passo dalla vita” è quell’incontro che ci rende uniti, come la poesia dedicata al padre, al figlio, alla moglie e al suo vivere semplice ad aspettarla senza soldi davanti alla scuola, o come la poesia “Oggi ho lavorato con te”. Tutte meritano attenzione, ad ogni riga ci dovremo soffermare e capire cosa sia la nostra vita e la sua vita.

Umberto Sala

“PIENO DI NOI
Io mi ricordo, dove cresceva il grano,
e noi ci rubavamo quello che si trovava, dentro il
tempo che cresceva in mezzo al bene, in mezzo
alle cose che abbiamo ora,
ma era lì dove non capivamo che
era tanto dentro il niente pieno

di noi,
noi così importanti”

Gianpiero Grasso nasce a Benevento nel 1976, è editore di diversi marchi, tra cui Gds, Gpm.
Appassionato di scrittura e poesia fin da adolescente, all’attivo ha diversi volumi e canzoni. Recensito da diverse testate nazionali, ha avuto negli anni molti riconoscimenti letterari, l’ultimo come candidato al Premio Strega Poesie 2023 con la raccolta di poesie “Ad un passo dalla vita”.
L’ultimo volume “Un sorriso guarisce”, della casa editrice GPM, entra a far parte della collana I DIAMANTI come i migliori libri del 2022.
Per l’anno 2023 sarà pubblicato in diverse lingue straniere per il mercato estero. In lavorazione un romanzo.


Piergiovanni Bernardon “Piccole cose”, Graphe.it

In libreria il 26 marzo

Graphe.it Edizioni

Prefazione Luisa Sparavier, illustrazioni Desideria Guicciardini

Pagine 50, prezzo 10 euro

All’interno della confusione mia

e del mondo che mi circonda

fortunatamente trovo

spazi silenziosi di contemplazione

ed è in questi spazi, in questi momenti

che nascono gli haiku

La forma poetica giapponese dell’haiku è ormai nota anche ai lettori italiani e talvolta, come in questo caso, felicemente praticata: adattata alla lingua e alla cultura occidentale, genera frutti ibridi dal gusto sempre nuovo. Il suo schema metrico preciso non costituisce una gabbia ma, come ogni struttura compositiva nell’arte o nella musica, diventa una cornice sottile all’interno della quale liberare un personale esercizio di creatività e pazienza. Nell’interpretazione che ne dà l’autore, il metodo dell’haiku conserva il carattere contemplativo delle sue origini. I brevi componimenti raccolti in questo libro restituiscono un’attitudine millenaria, eppure certo non obsoleta, verso l’osservare e registrare le Piccole cose: quasi un’espressività inversa, una direzione passiva, nella quale è l’animo del poeta a rimanere immobile e ricevere il mondo che intorno si muove.

PIERGIOVANNI BERNARDON nasce nove anni dopo la fine della seconda guerra mondiale a Udine, dove vive e dove ha lavorato come insegnante. Da adolescente ha iniziato a versificare e ha continuato. Naturalmente discontinuo e diviso, il suo simbolo sono due pesci che nuotano in senso opposto: tenta di dare continuità alle sue passioni e di far nuotare sulla stessa scia i due pesci, ovviamente rossi. Talvolta durante l’autunno e l’inverno dalla finestra cerca di cogliere un passero, una cornacchia, un merlo in cerca di cibo. A volte durante la primavera e l’estate ascolta e osserva il frenetico andirivieni dei balestrucci al nido sotto il tetto della sua camera.