Remo Pavone “L’impronta del Leader”, NEP Edizioni

Copertina del testo di Remo Pavone “L’impronta del Leader”, NEP Edizioni

Remo Pavone torna in libreria con “L’impronta del Leader”, il suo nuovo libro pubblicato da NeP edizioni.

La leadership sta cambiando. Il cuore di questa trasformazione è legato all’intelligenza emotiva, un concetto reso celebre da Daniel Goleman. La vera leadership nasce dalla comprensione profonda del proprio mondo emotivo e di quello delle persone che ci circondano, per creare connessioni profonde, fiducia e risultati duraturi. La “leadership emotiva” rappresenta la capacità di guidare se stessi e gli altri mediante la consapevolezza, la gestione e l’utilizzo intelligente delle emozioni.
Saper riconoscere queste ultime, mantenerle in equilibrio e usarle come guida è ciò che distingue un leader ordinario da un leader autentico.
La leadership emotiva, dunque, non si misura solo con ciò che facciamo, ma con come ci relazioniamo, come reagiamo alle sfide e come influenziamo positivamente chi ci circonda.
Nel libro viene esplorato il percorso che porta dalla consapevolezza di sé alla capacità di ispirare gli altri. Empatia, autenticità e presenza rappresentano strumenti concreti per guidare senza imporre, per motivare senza manipolare, per influenzare senza controllare.
Attraverso riflessioni, esempi pratici e strumenti applicabili nella vita personale e professionale, il testo guida il lettore nello sviluppo di una leadership più autentica, empatica e sostenibile. L’obiettivo è trasformare le emozioni da ostacolo a risorsa strategica, migliorando la qualità delle relazioni, delle decisioni e della performance.

Dopo Resilienza – Il coraggio di rinascere, prosegue il percorso editoriale di Remo Pavone con un’opera che unisce psicologia, neuroscienze ed esperienza quotidiana, con uno stile chiaro, coinvolgente e accessibile a tutti.
La convinzione dell’autore è che ognuno possieda già dentro di sé le risorse necessarie per affrontare le sfide della vita: ciò che spesso manca non è la forza, ma la consapevolezza di averla. “L’impronta del leader” è un invito a risvegliare il leader che già esiste in noi, a sviluppare la nostra intelligenza emotiva e a vivere una leadership che lascia un’impronta positiva, duratura e umana. Un percorso rivolto a chi desidera non solo guidare, ma ispirare

Remo Pavone è dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche, specializzato in Psicologia del Traffico. Da anni si dedica alla crescita personale e allo sviluppo del potenziale umano. Le sue parole nascono dall’esperienza diretta,dall’osservazione della vita quotidiana e da un profondo desiderio di condividere strumenti che possano davvero fare la differenza. Accompagna le persone a diventare la migliore versione di sé, con semplicità, chiarezza e un approccio umano, lontano da teorie complesse e vicino alla realtà di tutti i giorni.
Per NeP edizioni ha pubblicato “Resilienza” (2025).
La sua convinzione è che ognuno possieda già dentro di sé le risorse necessarie per affrontare le sfide della vita: ciò che spesso manca non è la forza, ma la consapevolezza di averla. Per questo i suoi libri invitano il lettore a osservare se stesso con uno sguardo nuovo, offrendo ri flessioni e strumenti capaci di trasformare piccoli cambiamenti in grandi risultati. Perché il cambiamento più importante non è diventare qualcuno di diverso, ma avere il coraggio di riscoprire ciò che siamo sempre stati.

Dello steso autore su tuttatoscanalibri

“Resilienza”

Gaetano Savatteri dialoga con Andrea Camilleri

“Il gatto che prendeva il treno. Conversazione sulla magia delle stazioni”

IN VIAGGIO CON CAMILLERI SUI TRENI DI UN TEMPO E LE VECCHIE STAZIONI

Illustrazioni di Paolo Niutta

Bibliotheka

Nei viaggi in treno e nelle stazioni ferroviarie possono accadere storie straordinarie. Soprattutto se a raccontarle è Andrea Camilleri, siciliano di Porto Empedocle, scrittore, sceneggiatore, regista di teatro, televisione e radio, di cui si celebra il 6 settembre il centenario della nascita.
Autore di oltre cento opere, tradotte in almeno trenta lingue, creatore del personaggio del commissario di Polizia Salvo Montalbano, interpretato da Luca Zingaretti, Camilleri è morto a Roma nel 2019. 

Una conversazione su treni e stazioni tra Gaetano Savatteri, giornalista e scrittore, nato a Milano da genitori di Racalmuto, ma a dodici anni tornato con la famiglia in Sicilia, e Andrea Camilleri esce  con il titolo Il gatto che prendeva il treno (72 pagine, 14 euro).

Incipit

«C’è un treno nella vita di ogni siciliano. Un treno perduto. Un treno che porta lontano o fa ritornare. E c’è un treno – l’immagine e il ritmo lento di un treno – perfino nell’epoca delle auto, degli autobus e degli aerei. Leonardo Sciascia ha scritto che l’avventura della scrittura in Sicilia è legata all’avventura economica e sociale dello zolfo. Da Giovanni Verga a Luigi Pirandello, passando per Sciascia stesso, la letteratura siciliana è impregnata di fumi di zolfo e di vite di zolfatari: Rosso Malpelo di Verga, Ciaula scopre la luna di Pirandello, solo per citare alcune pagine celebri. Racconti sulfurei, come sulfurea è la scrittura di Sciascia, figlio di capomastro di zolfara, fratello di un giovane che si uccise durante uno sciopero in miniera. Proprio allo zolfo, in Sicilia, è legata l’avventura del treno, epica e tragica tanto quanto l’avanzare delle ferrovie americane verso la frontiera del West. Il treno che trasportava il giallo dello zolfo dalle miniere dell’interno verso la costa, lungo la linea ferrata che veniva disegnata dietro pressioni politiche, scontri e polemiche per indirizzare il tragitto – e quindi gli affari – verso una città o un’altra. La scrittura siciliana nasce dunque nel segno dello zolfo e nell’ansare della ferrovia.»

«Ricordo una volta che arrivai a Palermo con il vagone-letto da Roma», racconta nel libro Andrea Camilleri. «Dovevo aspettare la coincidenza per Agrigento. Notai un gatto bianco e nero che si affrettava verso il treno. Io pensavo continuasse il suo cammino lungo la banchina, ma all’improvviso salì. Si avvicinava il momento della partenza, c’era già il capostazione con la paletta, presi coraggio e mi avvicinai: “Senta su questo treno è salito un gatto”. Non batté ciglio. Mi disse: “Com’era?”. “Bianco e nero”. “Non si preoccupi, disse, scende a Termini Imerese. Durante la mezz’ora di viaggio tra Palermo e Termini cercai il gatto, ma non ve n’era traccia. Affacciato al finestrino, alla stazione di Termini Imerese, lo vidi scendere. Allora chiesi al controllore: “Ma c’era un gatto su questo treno, l’ha visto?”. “Non si preoccupi”, mi disse il controllore, “riprende stasera il treno delle otto per Palermo”».

Gaetano Savatteri, giornalista e scrittore, è nato a Milano nel 1964 da genitori di Racalmuto, e a dodici anni è tornato con la famiglia in Sicilia. Ha lavorato al Giornale di Sicilia, al quotidiano L’Indipendente, dove è stato inviato speciale, in seguito al Tg3, al Tg5 e a Rete 4. Dai romanzi e racconti che hanno per protagonista il giornalista e investigatore Saverio Lamanna, è stata tratta la serie televisiva Màkari con protagonista Claudio Gioè. Nel 2003 ha ricevuto con Camilleri il Premio Racalmare-Leonardo Sciascia.

Gaetano Savatteri “Il gatto che prendeva il treno. Conversazione sulla magia delle stazioni”, Bibliotheka

IN VIAGGIO CON CAMILLERI SUI TRENI DI UN TEMPO E LE VECCHIE STAZIONI

Illustrazioni di Paolo Niutta

In libreria il 29 agosto

Bibliotheka

Nei viaggi in treno e nelle stazioni ferroviarie possono accadere storie straordinarie. Soprattutto se a raccontarle è Andrea Camilleri, siciliano di Porto Empedocle, scrittore, sceneggiatore, regista di teatro, televisione e radio, di cui si celebra il 6 settembre il centenario della nascita. Autore di oltre cento opere, tradotte in almeno trenta lingue, creatore del personaggio del commissario di Polizia Salvo Montalbano, interpretato da Luca Zingaretti, Camilleri è morto a Roma nel 2019. Una conversazione su treni e stazioni tra Gaetano Savatteri, giornalista e scrittore, nato a Milano da genitori di Racalmuto, ma a dodici anni tornato con la famiglia in Sicilia, e Andrea Camilleri esce  con il titolo Il gatto che prendeva il treno (72 pagine, 14 euro).

Incipit

«C’è un treno nella vita di ogni siciliano. Un treno perduto. Un treno che porta lontano o fa ritornare. E c’è un treno – l’immagine e il ritmo lento di un treno – perfino nell’epoca delle auto, degli autobus e degli aerei. Leonardo Sciascia ha scritto che l’avventura della scrittura in Sicilia è legata all’avventura economica e sociale dello zolfo. Da Giovanni Verga a Luigi Pirandello, passando per Sciascia stesso, la letteratura siciliana è impregnata di fumi di zolfo e di vite di zolfatari: Rosso Malpelo di Verga, Ciaula scopre la luna di Pirandello, solo per citare alcune pagine celebri. Racconti sulfurei, come sulfurea è la scrittura di Sciascia, figlio di capomastro di zolfara, fratello di un giovane che si uccise durante uno sciopero in miniera. Proprio allo zolfo, in Sicilia, è legata l’avventura del treno, epica e tragica tanto quanto l’avanzare delle ferrovie americane verso la frontiera del West. Il treno che trasportava il giallo dello zolfo dalle miniere dell’interno verso la costa, lungo la linea ferrata che veniva disegnata dietro pressioni politiche, scontri e polemiche per indirizzare il tragitto – e quindi gli affari – verso una città o un’altra. La scrittura siciliana nasce dunque nel segno dello zolfo e nell’ansare della ferrovia.»

«Ricordo una volta che arrivai a Palermo con il vagone-letto da Roma», racconta nel libro Andrea Camilleri. «Dovevo aspettare la coincidenza per Agrigento. Notai un gatto bianco e nero che si affrettava verso il treno. Io pensavo continuasse il suo cammino lungo la banchina, ma all’improvviso salì. Si avvicinava il momento della partenza, c’era già il capostazione con la paletta, presi coraggio e mi avvicinai: “Senta su questo treno è salito un gatto”. Non batté ciglio. Mi disse: “Com’era?”. “Bianco e nero”. “Non si preoccupi, disse, scende a Termini Imerese. Durante la mezz’ora di viaggio tra Palermo e Termini cercai il gatto, ma non ve n’era traccia. Affacciato al finestrino, alla stazione di Termini Imerese, lo vidi scendere. Allora chiesi al controllore: “Ma c’era un gatto su questo treno, l’ha visto?”. “Non si preoccupi”, mi disse il controllore, “riprende stasera il treno delle otto per Palermo”».

Gaetano Savatteri, giornalista e scrittore, è nato a Milano nel 1964 da genitori di Racalmuto, e a dodici anni è tornato con la famiglia in Sicilia. Ha lavorato al Giornale di Sicilia, al quotidiano L’Indipendente, dove è stato inviato speciale, in seguito al Tg3, al Tg5 e a Rete 4. Dai romanzi e racconti che hanno per protagonista il giornalista e investigatore Saverio Lamanna, è stata tratta la serie televisiva Màkari con protagonista Claudio Gioè. Nel 2003 ha ricevuto con Camilleri il Premio Racalmare-Leonardo Sciascia.