Filippo Tuena “Valzer con mia madre da ragazza” OLIGO Editore

Prefazione di Chiara Fenoglio, con disegni dell’autore

Collana Ronzinante diretta da Marino Magliani

OLIGO

Dal 6 giugno in libreria

In queste pagine intime e private, Filippo Tuena richiama ricordi e memorie, non suoi, ma della giovinezza della madre, convocata dalle nebbie del tempo a presentare un vero e proprio monologo dalla penombra della terza fila di un teatro in rovina, ultimo erede del rinascimentale teatro della memoria di Giulio Camillo, come Chiara Fenoglio mette in evidenza nella prefazione. 
Anni lontani, tra Roma e l’Istria, Trieste, Fiume e Abbazia, nel delicatissimo contesto del confine orientale italiano tra le due guerre mondiali, alla ricerca di un’identità personale da preservare e tramandare.

È proprio ai ricordi che Filippo Tuena dedica queste pagine: non tuttavia ai propri, bensì a quelli della madre. I ricordi dunque si rifrangono, divengono ricordi di ricordi, memorie altrui rivissute attraverso la scrittura: esse alimentano una riflessione sulla madre, certamente, ma anche sull’ars memoriae, sulla connessione di questa con la retorica, col racconto, con la performatività teatrale, infine con la parola letteraria, se è vero – come scrive l’autore nelle prime righe – che «davvero null’altro che l’atto del ricordare si traduce in lingua scritta». (Chiara Fenoglio)

I ricordi che emergeranno o che sono emersi e che io ho riletto in queste antiche pagine e ai quali ho cercato di dare ordine riguardano mia madre e sono quelli che manteneva più cari e che provengono dagli anni dell’adolescenza che trascorse in Istria, ad Abbazia e Fiume. Scrivo di quei luoghi che non ho visitato e ho conosciuto solo attraverso le sue parole. (Filippo Tuena)

Filippo Tuena si è laureato in Storia dell’arte alla Sapienza di Roma e attualmente vive a Milano. Tra i suoi libri ricordiamo Tutti i sognatori (Fazi 1999, Premio Grinzane Cavour), Le variazioni Reinach (Rizzoli 2005, Premio Bagutta), Ultimo parallelo (Rizzoli 2007, Premio Viareggio), In cerca di Pan (Nottetempo 2023, finalista al Premio Campiello).

della stessa Collana su tuttatoscanalibri

Dario Voltolini “Acqua chiusa”

Nella collana Ronzinante, i nuovi titoli di Giorgio Vasta(Sicilia)Pasquale Vitagliano (Puglia)Giorgia Tribuiani (Abruzzo). OLIGO, dall’11 aprile in libreria

Cristina Cassar Scalia “Delitto di benvenuto”, nei commenti di Mar

Einaudi

Con l’ultimo romanzo “Delitto di benvenuto ” Cristina Cassar Scalia  abbandona ( o lascia temporaneamente?) la mitica Vanina per proporre al lettore un protagonista molto diverso: il commissario Scipione Macchiavelli. 

L’ambientazione è sempre siciliana, ma dalla convulsa Catania, la Scalia ci porta nella molto più lenta e provinciale Noto. E questa “lentezza” caratterizza un po’ tutta la narrazione; mancano, rispetto ai romanzi precedenti, quelle dinamiche frizzanti che coinvolgevano il lettore; manca o fa sentire la sua assenza la briosa vitalità di Vanina, compreso quel suo sano e accattivante amore per il cibo “buono”.
L’incedere del nuovo romanzo e del suo protagonista è un po’ lento e sonnacchioso, con un maggiore guizzo e dinamismo nelle battute finali.
Insomma un personaggio quello di Scipione tutto da costruire e da costruirsi. La scrittura sempre eccellente della scrittrice fa sì che il lettore prosegua nella lettura, anche forse nella speranza di ritrovare un po’ delle dinamiche narrative precedenti e quella intrigante vitalità, personale e professionale, a cui era stato abituato dalla protagonista Vanina.

“Delitto di benvenuto” : la presentazione di Salvina Pizzuoli

Giampaolo Simi “Tra lei e me”, presentazione

Due uomini, l’omicidio di una donna, la notte interminabile prima di un interrogatorio e un narratore di razza che inchioda il lettore in una rete ambigua, una storia di ribaltamenti e colpi di scena nella quale è assai arduo decidere da che parte stare. […]Una lunga notte, un palcoscenico in cui serpeggia una doppia tensione: credere a un uomo accusato di aver ucciso la compagna o al suo avvocato che pretende dall’assistito una sincerità che sembra coincidere solo con una piena confessione? Alla fine, dopo il buio, sarà l’alba a portare finalmente la luce.(dal Catalogo Sellerio)

.

Pietro Valvassori è l’avvocato dei deboli e il difensore  di riferimento per donne vittime di violenza: personaggio particolare, è un  ex rugbista, ha 53 anni,  scapolo e solitario. Per la prima volta accetta di difendere un indagato per omicidio e, più precisamente, per il femminicidio di Lorena, agente immobiliare, una giovane donna di 38 anni, molto bella. Il  fidanzato, Leandro, trentacinquenne, è  un ex bancario che dopo essere sfuggito a un omicidio, ora fa il gestore di roulotte che affitta a vacanzieri. La polizia dirige le proprie indagini verso Leandro che, dichiaratosi innocente, affida all’avvocato Valvassori la sua difesa, come già in passato.
La storia si gioca tutta in una notte, quella in cui l’avvocato prepara la linea difensiva insieme all’accusato dalla quale emergerà, tra dialoghi serrati, un mondo di contraddizioni e, nei lunghi flashback, in una narrazione alternata tra tempo trascorso e quello del momento, la sostanziale immagine dei protagonisti: un giallo che di fatto indaga le relazioni umane sullo sfondo della Versilia, tra Torre del lago e Viareggio, quella dei facoltosi, “un’umanità misera e miserabile” come scrive Simone Innocenti su La lettura(25 maggio 2025), un giallo “in cui Simi analizza i rapporti tra esseri umani in maniera implacabile in un’epoca come la nostra in cui l’egoismo sembra essere dominante ovunque. Nei tradimenti, negli omicidi, nei colpi bassi e anche nell’amore. Da questo punto di vista: un giallo che entra a pieno titolo nel territorio del romanzo più puro”.

Giampaolo Simi, soggettista e sceneggiatore di serie come «RIS» e «Crimini», è autore della fiction «Nero a metà». I suoi libri hanno ricevuto vari premi e sono stati tradotti in Francia (nella «Série noire» di Gallimard e presso Sonatine) e in Germania (Bertelsmann). Con questa casa editrice ha pubblicato Cosa resta di noi (2015, Premio Scerbanenco e 2023), La ragazza sbagliata (Premio Letterario Chianti 2018), Come una famiglia (2018), I giorni del giudizio (2019), Rosa elettrica (2007, Sellerio 2021), Senza dirci addio (2022), Sarà assente l’autore (2023), Il cliente di riguardo (2023) e Tra lei e me (2025).

Antonella Sgherri “L’accompagnamento delle famiglie nel percorso del “Dopo di Noi”, NeP Edizioni

Un valido supporto di tipo emotivo e informativo

La collana “SCIE” *di NeP edizioni

Negli ultimi decenni nell’ambito della disabilità, abbiamo assistito ad importanti cambiamenti, di ordine culturale, sociale e normativo, con una ripercussione anche sulle politiche sociali. Il “Dopo di Noi” è un tema ancora poco esplorato e concretamente realizzato a livello nazionale. La ricerca dottorale da cui nasce questo volume, deriva dalla percezione di un bisogno delle famiglie in cui vi sia un adulto con disabilità di uno spazio in cui poter accedere a tutta una serie di informazioni.

Finora l’attenzione è stata rivolta in via privilegiata agli adulti con disabilità coinvolti in diversi progetti in corso di realizzazione, mentre per i loro genitori e le loro famiglie raramente vengono predisposti spazi in cui poter realizzare una formazione che li sostenga e li aiuti ad essere attori consapevoli di questo passaggio delicato della vita familiare.

La ricerca che viene presentata all’interno del volume ha sperimentato un dispositivo didattico, che possa offrire a un campione di famiglie interessate al “Dopo di Noi” un supporto sia di tipo emotivo che informativo utile per poter affrontare in futuro un percorso di questo genere. I risultati hanno confermato che l’esigenza delle famiglie è quella di essere accompagnate e formate per poter affrontare in modo più sereno e consapevole la fase delicata dello svincolo del figlio con disabilità dal nucleo familiare.

Antonella Sgherri è psicologa-psicoterapeuta ed educatrice professionale. Dal 2006 coordina un Centro Diurno per adulti con disabilità. Nel 2023 consegue il Dottorato di Ricerca presso l’Università Pontificia Salesiana, Facoltà di Scienze dell’Educazione, Curricolo di Pedagogia Sociale. È docente invitato presso l’Istituto Universitario “Progetto Uomo” e insegna in corsi per OEPAC.

______________________________________________________________________________________________

*La collana “SCIE” – acronimo di Scienze dell’Educazione – a cura dell’IPU, Istituto Universitario Progetto Uomo dell’Università Pontificia Salesiana, sede aggregata della Tuscia, è diretta dal Prof. Nicolò A. Pisanu e coordinata dal Prof. Massimiliano Nisati.Ruota attorno alle diverse declinazioni della Pedagogia e delle Scienze Sociali e si occupa dell’educazione e della formazione dell’uomo nella sua interezza e nel suo intero ciclo di vita.

Le pagine di tuttatoscanalibri più visitate nel mese di maggio 2025

Primo Levi “Se questo è un uomo”

Antonio Manzini “Il passato è un morto senza cadavere”

Roberto Alajmo “Io non ci volevo venire”

Andrea Molesini ” Il rogo della Repubblica”

Alcune novità NeP di aprile 2025

Hans von Trotha “Le ultime ore di Ludwig Pollak

Richard Powell “Vacanze matte”

E. Lee Masters “Antologia di Spoon River”

Donato Carrisi “La casa dei silenzi”

Michèle Pedinielli e Valerio Varesi “Il codice della vergogna”

Gerardo Passannante “Appunti di un colloquio interrotto”

Filippo Nanni “Il ciondolo di Alice”, Vallecchi Firenze

Vallecchi Firenze

In libreria il 30 maggio

Una giovane giornalista trovata morta nella sua casa. Un mistero archiviato troppo in fretta. Ma chi era davvero Alice, oltre il lavoro, oltre la fragilità che tutti fingevano di non vedere?

Un giornalista in pensione, un uomo d’altri tempi, decide di non accontentarsi. Né di quello che è stato scritto, né di quello che è stato taciuto.  Inizia così una lenta, ostinata ricerca tra parole lasciate a metà, ricordi che graffiano, e un piccolo ciondolo che forse nasconde più verità di un’intera redazione.  Con lo sguardo disincantato del cronista di razza e una scrittura nitida e sensibile, Filippo Nanni ci accompagna con passo lieve e profondo in una storia che parla di giornalismo, certo. Ma anche di amore per le cose fatte bene, di solitudine, silenzi e di verità dimenticate.  E di quel filo sottile che unisce chi resta a chi se ne è andato.  E di quella domanda che non smette di bruciare: cosa resta di una vita, quando la notizia svanisce? (Maurizio De Giovanni)

Sul citofono ci sono solo le iniziali: AM. Teresa affonda l’indice prima in modo delicato poi, dopo aver atteso invano una risposta, lo tiene premuto per qualche secondo. Niente. È una torrida serata di agosto, nel piccolo giardino che separa il cancello dal portone della palazzina è scattato l’innaffiamento automatico e qualche piacevole schizzo la raggiunge. Si guarda intorno, la strada è deserta intorno a questo edificio di quattro piani in una tipica periferia romana abbandonata a se stessa. Teresa ha lasciato la redazione con qualche minuto di anticipo dopo aver convocato nel suo gabbiotto a vetri i giornalisti che stavano preparando il tg.

Filippo Nanni è nato a Roma il 2 febbraio 1958. Laureato in Giurisprudenza, è stato vicedirettore di Rainews24 e del Giornale Radio Rai. Giornalista professionista dal 1988, ha seguito da inviato grandi avvenimenti in Italia e all’estero. In Rai dal 1991, ha lavorato anche al Tg3 (Caporedattore Cronaca), a Rai Tre (autore di programmi, tra i quali Ballarò) ed è stato Caporedattore degli Esteri al Giornale Radio). Ha vinto il Premio Cronista 1995. Dal 1999 insegna alla Scuola di giornalismo di Urbino. Tra i suoi libri ricordiamo Sopravvivere al G8 (Editori Riuniti, 2001) e Alle mie spalle – Le notizie in tv (Vallecchi, 2022).

Federico Fellini “Il cavallo in biblioteca”, scritti inediti a cura di Rosita Copioli e con uno scritto di Pietro Citati, Vallecchi Firenze

Gli spot inediti per la promozione della lettura

«Il bell’animale elegante e mansueto
si avvicina ai grandi leggii
e annusa delicatamente i libroni aperti
che vi giacciono sopra,
poi volge con grazia il collo chiomato
verso gli scaffali e lecca appena
il dorso di uno dei tanti libri.»

In libreria il 30 maggio

Vallecchi Firenze

Il cavallo in biblioteca è l’ultimo libro di Federico Fellini: inedito. Contiene i divertentissimi spot per la lettura che scrisse su commissione di un consorzio di editori rimasto fantasma, e che depositò nel marzo 1988 alla SIAE, senza poi realizzarli, come invece accadde per la pubblicità di Campari, Barilla e della Banca di Roma. Ritrovati nell’archivio del Fellini Museum di Rimini, sono diversissimi tra loro per ambienti, invenzioni, paradossi, umorismo, sarcasmo e parodia sociale: come la polemica sull’invasività della televisione, dove Fellini ingaggia un duello scatenato e impari con Berlusconi, che nei suoi canali privati interrompe i film con la pubblicità. «Non si interrompe un’emozione» è il suo slogan. Fellini sfodera le proprie arti/armi: la fantasticheria surreale e fantascientifica, la difesa dell’avventura, della magia, dell’immaginazione e del sapere. Sono quadri memorabili. Ritraggono le famiglie italiane, gli stereotipi, il quotidiano, ma anche i grandi archetipi legati ai personaggi romanzeschi, ai libri, alle biblioteche, alla sapienza autentica. Veri e propri apologhi che rispecchiano la sua invenzione imprevedibile. Appunto quella del cavallo in biblioteca, che dà il titolo al libro, ed è per Fellini il simbolo della libertà e della sua bellezza.

Il cavallo discende da Pegaso alato, il simbolo dell’immaginazione. Non è ciò che i film e i libri trasmettono? Rosita Copioli introduce i testi, li trascrive per la comodità dei lettori, ma li presenta anche nei dattiloscritti originali. Li commenta secondo lo stile de Gli occhi di Fellini (Vallecchi 2020), che Pietro Citati definì «un libro splendido, quasi unico nella saggistica italiana: sottile, profondo, enigmatico». Nello scritto che qui si pubblica, Citati notò, di quegli «occhi», ciò che appare scorrere in questi spot: «ogni sfumatura dell’anima umana, forse ogni sentimento animale, perché Fellini apparteneva – io penso – anche all’amabile e terribile regno degli animali». Il cavallo, appunto: in biblioteca.

Federico Fellini (Rimini, 20 gennaio 1920 – Roma, 31 ottobre 1993) è stato non solo uno dei più grandi registi, ma uno dei massimi artisti del Novecento. Con ciascuno dei suoi film ha dato una rappresentazione memorabile della storia italiana, e più nel profondo, dell’anima umana. Dove – si è chiesto Kundera – dopo Stravinskj, dopo Picasso, si trova un’opera più bella, d’una immaginazione più potente? I suoi film La stradaLe notti di Cabiria8½ Amarcord hanno vinto l’Oscar per il miglior film straniero. La dolce vita ha conseguito la Palma d’oro al Festival di Cannes nel 1960, 8½ Intervista il Gran Premio del Festival di Mosca rispettivamente nel 1963 e nel 1987. Fellini ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1985, e l’Oscar alla carriera nel 1993.

Rosita Copioli è scrittrice e poeta. Ha pubblicato libri di prosa e saggi, drammi, testi storici, curato e tradotto opere di Saffo, Leopardi, Goethe, Flaubert, Yeats. Fra gli ultimi saggi: La voce di Sergio Zavoli (Vallecchi 2021); Simbolo (Vallecchi 2022); William Butler YeatsOmero in Irlanda (Ares 2024); Acque della magia. Matteo Maria Boiardo e L’inamoramento de Orlando (Metilene 2024). Fra i libri di poesia: Splendida lumina solis (Forum 1979); Furore delle rose (Guanda 1989); Elena (Guanda 1996); Il postino fedele (Mondadori 2008) Le acque della mente (Mondadori 2016); Le figlie di Gailani e mia madre (Franco Maria Ricci 2020); Elena Nemesi (MC 2021); I fanciulli dietro alle porte (Vallecchi 2022). Su Fellini ha scritto dal 1989 e ne ha curato opere e mostre, fino all’ultimo libro Gli occhi di Fellini (Vallecchi 2020). In uscita nel 2025, per Vallecchi I libri di Fellini: un percorso nella sua biblioteca, tra gli autori e i soggetti amati.

Cristina Cassar Scalia “Delitto di benvenuto”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Einaudi

Noto, Natale 1964, un nuovo commissario, Scipione Macchiavelli romano, e un nuovo protagonista, dal nome impegnativo, come quello dei suoi fratelli che paiono tutti “usciti da un libro di storia dell’Impero Romano”,  per una tradizione di famiglia cui il padre, Cesare, manco a dirlo, tiene molto.
 Arriva a Noto a Natale, dal commissariato “Via Veneto” di Roma che ha diretto negli ultimi quattro anni: un trasferimento di cui sa le motivazioni, una comunicazione scritta a cui è costretto a rassegnarsi.
Effetto di una condotta che gli ha fruttato un soprannome, il Paparazzo, legato a quella Via Veneto, a pochi passi dal suo commissariato, di cui è “assiduo frequentatore” attratto dalla dolce vita romana “celebrata dal cinema e dai rotocalchi”.

Questi gli ingredienti relativi al protagonista e personaggio principale del nuovo romanzo della Scalia. L’ambientazione e la scelta datata non sono certo casuali: siamo nella “Provincia babba” che significa “ingenua, priva di malizia” senza organizzazioni mafiose. “Un’ingiuria che in questo caso diventa un complimento”; ma in questa provincia sonnolenta, come recita il titolo “Delitto di benvenuto”, il nuovo commissario, subito dopo il lungo viaggio da Roma, si trova a dover dirimere una strana matassa di fatti, spesso complicati o chiariti dalle voci e dai pettegolezzi,  le cui notizie “nel giro di due ore” riescono a  circolare per il paese, che sa tutto di tutti, del presente e del passato, e sui quali costruisce ipotesi e conseguenze. Un paese accogliente dove prima la scomparsa del direttore della banca Trinacria e poi la scoperta del suo cadavere stanno turbando le festività natalizie.
Ma non è solo, nell’inchiesta Macchiavelli potrà contare sulla presenza e l’apporto di due funzionari locali, il maresciallo Calogero Catalano e il brigadiere Francesco Mantuso nonché sull’intuito di un’affascinante farmacista, e sul compagno di studi, ora giudice giovane e stimato a Siracusa, Giuseppe Santamaria “amico leale dal primo giorno del primo anno alla facoltà di Giurisprudenza, che avevano frequentato all’università La Sapienza. Insieme a Primo Valentini, anche lui collega di studi, era uno dei piú cari amici del commissario”.
Un bel quadro della vita di provincia siciliana negli anni ’60, con i suoi valori atavici ancora imperturbati e Noto con i suoi palazzi, la sua nobiltà fatta di principesse e notabili, provincia chiacchierona e bellissima, regina del barocco con le sue chiese e le sue architetture.
Un nuovo protagonista che sa di esordio in una nuova serie? Dalla lettura così parrebbe…
Un nuovo personaggio, da conoscere più a fondo e a cui affezionarsi, come con Vanina che tanto spazio ha occupato nei gialli della Scalia e nel cuore dei lettori.

Cristina Cassar Scalia “Delitto di benvenuto”, nei commenti di Mar

della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Sabbia nera

La logica della Lampara

Il talento del cappellano

L’uomo del porto

La salita dei saponari

La carrozza della santa

Il Re del gelato

La banda dei carusi

Il castagno dei cento cavalli

Scalia, De Cataldo, De Giovanni, Tre passi per un delitto

Le stanze dello scirocco

Anna Mallamo “Col buio me la vedo io”, presentazione

[…]«Amen, amen, – le ho detto. – Tanto lo sappiamo dove va: dassupra», avevo concluso mentre lui spariva in mezzo alla gente e allo scirocco.
L’avevo detto in dialetto per schifo e prepotenza. Ci era vietato parlare in dialetto, i nostri genitori non volevano, che per loro era la lingua dei poveri e dei paesani e noi eravamo nuovi e cittadini, però a noi piaceva, era la lingua dei grandi, gliela spiavamo sulla bocca, ce la pigliavamo di nascosto e la usavamo come i grandi: per colpirci, o per nascondere le cose, come fanno loro.” (da Col buio me la vedo io)

“Ed è anche un libro sulla giustizia e sul Sud lontanissimo da tutti i clichés: quando usa il dialetto (sempre con parsimonia) non è mai per un effetto di colore ma per cercare a tentoni l’unico senso possibile. Perché il dialetto si può usare «per schermare o per chiarire, è la lingua dei grandi, funziona in tutti e due i modi».”(dal Catalogo Einaudi)

La protagonista, Lucia, ha sedici anni, vive a Reggio Calabria. Sono gli anni ottanta, i primi anni Ottanta, e la città,  appena uscita dalla guerra di ‘ndrangheta, è travagliata da scontri tra il Fronte della Gioventù e il collettivo studentesco ed è percorsa da una violenza diffusa.
Anche Lucia ne resta vittima: la nonna omonima è morta da pochi mesi e la zia amatissima è morta assassinata. È per questo, per capire il perché che rapisce il figlio del boss dell’Aspromonte, Rosario, di cui la sua migliore amica, Beatrice, si è innamorata e vuole tenerlo lontano anche da lei. Nonostante il rapimento la sua vita di studentessa liceale si svolge normalmente.
Un romanzo che sa di Sud dove è ambientato e visto da “dentro”, attraverso le sue figure femminili, forti, combattive che come Lucia lottano  e si scontrano e sperano nella verità. Un romanzo di formazione, dove la voce narrante è di un’adolescente che parla  in prima persona usando a volte il “dialetto”, dove luci ed ombre, bene e male, buio e luce sono come il titolo da leggere in chiave: la natura doppia delle cose, delle realtà che ci circondano, tra  il “mondo di sotto”, il buio e la reclusione, e il “mondo di sopra”, quello della luce e della libertà.

Anna Mallamo, strettese, ovvero calabrese di Reggio emigrata a Messina e in continuo andirivieni sullo Stretto, è giornalista, dirige le pagine di Cultura e spettacoli della «Gazzetta del Sud» e gestisce un blog sull’«Huffington Post». Per «l’Unità» ha tenuto una rubrica settimanale che raccontava le gesta semiserie, ma profondamente politiche, di un condominio di anziane donne calabresi. È autrice di Lezioni di tango (Città del Sole 2010), sul mondo del tango e i suoi protagonisti, e suoi racconti sono apparsi in diverse antologie e riviste. Per Einaudi ha pubblicato Col buio me la vedo io (2025).(da Einaudi Autori)

Alessandro Robecchi “Il tallone da Killer”, presentazione

[…]Con i suoi killer dalla battuta pronta, già comparsi in un romanzo e in alcuni racconti, Alessandro Robecchi crea una commedia esilarante e nerissima, intrisa di acida ironia e di una sferzante denuncia della disperazione sociale dei nostri tempi.(dal Catalogo Sellerio)

Già comparsi in altre storie, la prima volta in “Questa non è una canzone d’amore” e in qualche racconto, in questo romanzo ne sono i protagonisti: Il biondo e Quello con la cravatta, sono due soci, artigiani del crimine, seri e meticolosi; il biondo è un single, l’altro è sposato e padre di figli e si camuffa dietro un alter ego venditore di strumenti meccanici di precisione.
“In Tallone da killer, scrive Raffaella Silipo (tuttolibri La Stampa, 10 Maggio 2025), comicità e omicidi sono mescolati con maestria in un noir esilarante dalla vena nonsense molto british, in cui l’ironia acida diventa una sottile denuncia della disperazione sociale dei nostri tempi.”

Un giorno ai due soci viene commissionato un incarico che potrebbe richiedere ma anche determinare un salto di qualità perché non si tratta  di servire la solita clientela nella media, ma l’obiettivo è un esponente dell’altissima finanza. La committente è Serena Bertamé, una splendida trentenne, che vuole morto l’amante, padre naturale di suo figlio, il ricchissimo finanziere Andrea De Carli che non solo non vuole sposarla ma vuole declinare l’impegno finanziario nei confronti del pargolo.
I due killer però incassato l’anticipo precipitano in una serie di  complicazioni, di contrattempi, di difficoltà impreviste, che scatenano  equivoci, colpi di scena, incidenti, avventure in un intrfeccio vertiginoso: riusciranno i nostri eroi insieme alla nuova socia a barcamenarsi nel crimine e nella quotidianità di una Milano frenetica?.



Alessandro Robecchi è stato editorialista de Il manifesto e una delle firme di Cuore. È tra gli autori degli spettacoli di Maurizio Crozza. È stato critico musicale per L’Unità e per Il Mucchio Selvaggio. In radio è stato direttore dei programmi di Radio Popolare, firmando per cinque anni la striscia satirica Piovono pietre (Premio Viareggio per la satira politica 2001). Ha fondato e diretto il mensile gratuito Urban. Attualmente scrive su Il Fatto QuotidianoPagina99 e Micromega. Ha scritto due libri: Manu Chao, musica y libertad (Sperling & Kupfer, 2001) tradotto in cinque lingue, e Piovono pietre. Cronache marziane da un paese assurdo (Laterza, 2011).
Con questa casa editrice ha pubblicato Questa non è una canzone d’amore (2014), Dove sei stanotte (2015), Di rabbia e di vento (2016), Torto marcio (2017), Follia maggiore (2018), I tempi nuovi (2019), I cerchi nell’acqua (2020), Flora (2021), Una piccola questione di cuore (2022) Cinque blues per la banda Monterossi (2023), Pesci piccoli (2024), Tallone da killer (2025).

dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Flora