Raffaella Ferrari “La Falena”, Gammarò Edizioni

Gammarò

Dal 20 novembre in libreria

“La Falena” non è solo un night club, è l’epicentro di un’ossessione.

Tra le sue pareti vellutate, dove il fumo si mescola a segreti inconfessabili e peccati, si muovono le ombre di una notte infinita. Al bancone, Lucio, un cinico alchimista che non mescola solo cocktail, ma anche i destini di chi varca la soglia. Tra cortigiane dagli sguardi taglienti e figure equivoche, emerge la figura centrale di Nora, una donna tanto misteriosa quanto pericolosa, affilata come una lama di rasoio. 
In questo inquietante universo di perdizione si aggira persino un professore esperto di occulto, alla ricerca di verità dimenticate. Intanto, lontano dai neon e dal turbine del night, un vecchio ex imbalsamatore consuma le sue giornate. Prigioniero di un corpo stanco, vive tra i ricordi di un lavoro lontano e un amore perduto, con la sola compagnia di una badante devota. 
Due mondi apparentemente distanti, due storie che sembrano non avere nulla in comune. Eppure, in un labirinto di segreti, oscure sparizioni e passioni proibite, qualcosa di inatteso li unisce nell’oscurità de La Falena. Quando questo legame emergerà dall’ombra, svelerà un disegno finale più spaventoso di qualsiasi incubo.

Gli occhi di Nora, anche quando Nora non era in veste di cortigiana, avevano qualcosa di speciale. Non si chiudevano come quelli di tutte le altre, ma piuttosto somigliavano agli occhi delle tigri con le palpebre posizionate in modo da donare uno sguardo pigro e lento. Verso il naso sembravano uniti da un punto di sutura che li rendeva piccoli e con un che di lascivo simile a quella particolare espressione che ha una persona quando desidera ardentemente qualcosa. E questo eccitava gli uomini a prescindere che dividessero il letto con lei o che le stessero servendo un caffè al bancone di un bar. Infilò le scarpe di vernice nera dal tacco vertiginoso e uscì di casa. Ad attenderla davanti al portone c’era un taxi. Come tutti i venerdì sera.

Raffaella Ferrari vive e lavora alla Spezia. Si occupa principalmente di didattica. Oltre ad aver insegnato a tempo determinato ha collaborato con diverse scuole a vari progetti sull’introduzione alla lettura dei gialli e dei noir. Ha al suo attivo la pubblicazione di sette romanzi di cui uno, L’ultima magia è risultato vincitore del Premio Internazionale Pontiggia di Santa Margherita Ligure e l’ultimo, L’odore del diavolo si è aggiudicato nel 2024 il Premio di Alto merito nel Concorso Internazionale La Via dei Libri nell’ambito del Bancarella a Pontremoli. Numerose le collaborazioni con riviste letterarie e le partecipazioni ad antologie di racconti tra cui, per Gammarò Edizioni, Giallo come il Golfo, e Nero come la Luna.

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Giallo come il Golfo

Nero come la luna

Alvaro Claudi “Mugello terra mia. Ricette , storie e ricordi di ieri e dell’altro ieri”, presentazione di Luisa Gianassi

Caro Alvaro Claudi 

“Mugello Terra mia” è molto più di un libro: è un viaggio affettuoso nella memoria collettiva di una terra ricca di storia, tradizioni e umanità. L’ho letto con grande piacere, e pagina dopo pagina mi sono ritrovata immersa nei racconti semplici e veri di un mondo che ha popolato la mia infanzia.  Il tuo  stile profondamente evocativo, riesce a far riaffiorare personaggi, gesti quotidiani, proverbi e usanze che appartengono al nostro passato contadino e artigiano, riportandoli alla luce con delicatezza e amore.
Particolarmente interessante  è la parte dedicata alle ricette tradizionali: piatti poveri ma ricchi di sapore, che raccontano l’ingegno e la sobrietà di chi viveva con poco, senza mai rinunciare al gusto e al valore dello stare insieme.
Un’emozione particolare l’ho provata scoprendo, in quarta di copertina, il QR code che rimanda alle registrazioni del 1969 di alcune canzoni di Tonino di Lutiano. Le avevo ascoltate dalla viva voce, e risentirle oggi  grazie a te  mi ha profondamente toccata.  Quelle melodie, quei testi, portano con sé l’anima autentica della nostra gente. È stato come se il tempo si fosse fermato, riportandomi indietro a quei giorni in cui la musica accompagnava il lavoro e la vita 
Il tuo libro ha anche un importante valore divulgativo: non solo racconta il Mugello, ma lo promuove. Ne delinea la geografia e la storia, rende vive le sue comunità e i suoi borghi, come Scarperia, con la sua secolare tradizione dei coltelli e il fascino discreto di un paese rimasto autentico. È una lettura utile per chi non conosce il Mugello, ma è un dono ancora più grande per chi come me  ci è nato, ci vive o lo porta nel cuore. Un vero e proprio omaggio alla nostra identità.
Una parte particolarmente toccante del libro è quella dedicata alla tua storia familiare. Le tue origini montanare e contadine affiorano con forza e dolcezza, restituendoci  non solo un ritratto personale, ma anche uno spaccato autentico della vita rurale di un tempo. Attraverso ricordi di infanzia, racconti di nonni e genitori, la fatica del lavoro nei campi e la vita nei poderi, si percepisce un legame profondo e rispettoso con la terra e con le tue radici.
Non c’è nostalgia fine a sé stessa, ma la consapevolezza di provenire da una cultura fatta di valori semplici ma solidi: il senso della famiglia, il rispetto per il lavoro, la solidarietà tra vicini. La montagna e la campagna diventano così luoghi dell’anima, dove si sono formati carattere e visione del mondo. In ogni parola si sente l’orgoglio per quelle origini, mai rinnegate ma anzi valorizzate, come fondamento di un’identità che oggi rischia di perdersi, ma che con questo libro custodisci e trasmetti con gratitudine. I tuoi racconti delle scuole elementari e medie  hanno per me sapore speciale, perché parlano di luoghi e personaggi che anche io ho frequentato e conosciuto, vissuto. Le aule, i banchi, maestri e maestre i compagni di scuola, le corse nell’intervallo, il freddo pungente dell’inverno, le  scarpe bagnate poste ad asciugare al termosifone della classe… tutto mi è familiare, come se quelle pagine parlassero anche un po’ della mia infanzia.
Scarperia, con le sue vie, le sue botteghe, le sue abitudini, fa da sfondo a una quotidianità semplice e genuina, in cui molti possono riconoscersi. I nomi che emergono dalle pagine del libro, maestri, compaesani, figure del paese sono come tessere di un mosaico che racconta una comunità viva, stretta intorno ai suoi valori e alla sua identità.
Caro Alvaro riesci a restituire non solo il ricordo personale, ma anche  quello collettivo, e chi ha vissuto quegli anni in Mugello ritrova in queste pagine un frammento della propria storia.
Grazie di cuore per questo tuo dono.
Luisa

La Quarta di copertina Miraggi Edizioni

Maria Parr “Oscar e io e quella volta che…”, Beisler Editore

Torna in libreria Maria Parr, la “nuova Astrid Lindgren” della Norvegia (già autrice del bestseller Cuori di waffel, 30.000 copie vendute e Premio Andersen e finalista Premio Strega). Arriva in Italia il tanto atteso seguito di Oscar e io (Beisler 2024): “Oscar e io e quella volta che…”, le nuove avventure dei fratellini Oscar e Ida. Il primo volume, Oscar e io ( Beisler 2024) è stato un successo internazionale venduto in 20 paesi, adattato per una serie TV e vincitore del Premio Cento e finalista Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2025.

Illustrazioni in bianco e nero di Åshild Irgens
Traduzione di Alice Tonzig
Collana “Il serpente a sonagli”

BEISLER
Dal 14 novembre

Questa volta Oscar è innamorato di Bums, l’elefantino di peluche ospite fisso nella classe di Ida. La regola è che ogni fine settimana uno degli alunni lo porta a casa con sé per fargli vivere grandi avventure. Ida è la prescelta, suo malgrado: dovrà prendersi cura di Bums e inventarsi qualcosa di speciale per lui. Fortuna che c’è Oscar e le sue invenzioni geniali e bizzarre: la parola chiave è SPA. Nella stanza da bagno nasce un vero e proprio Centro benessere, pensato per rimettere a nuovo lo stressatissimo Bums! Quello che sembra un semplice fine settimana si trasforma così in un’avventura fatta di idee strampalate, momenti di allegria e qualche piccolo imprevisto. Ma come sempre, tra fraintendimenti, emozioni e fantasia, i fratellini sapranno affrontare tutto insieme con coraggio e ironia. Una storia dolce e profonda che, con delicatezza, introduce e accarezza i temi universali della preadolescenza.

Maria Parr è nata in Norvegia, dove ha studiato lingue e letterature nordiche. Prima di diventare scrittrice a tempo pieno, ha lavorato a lungo come insegnante. Il suo primo romanzo, Cuori di waffel (Beisler 2014), ha riscosso un successo folgorante vendendo oltre 30.000 copie in Italia, vincendo il Premio Andersen per la categoria 9/12 anni, il Super Premio Andersen Libro dell’Anno 2015, il Premio Legambiente 2015 ed è stato finalista della prima edizione del Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2016. Dal romanzo è stata tratta una serie televisiva di grande popolarità in Norvegia. Con Beisler Editore ha pubblicato anche Oscar e ioTonja Valdiluce e il seguito di Cuori di waffelLena, Trille e il mare, finalista al Premio Strega 2019.

Åshild Irgens è nata nel 1976 e ha studiato disegno e illustrazione alla Scuola di Belle Arti di Oslo e alla School of Visual Arts di New York. Dopo la laurea, ha iniziato a collaborare con alcuni dei più importanti editori norvegesi per l’infanzia. Nel 2011 è stata presidente della giuria “Libri più belli dell’anno”, storico comitato norvegese dedicato alla promozione della qualità grafica dei libri. Vive e lavora a Oslo come illustratrice e graphic designer. Per Beisler Editore ha illustrato Oscar e ioTonja Valdiluce (Premio Samarelli 2018) e la copertina e le vignette di Lena, Trille e il mare.

Alice Tonzig è nata a Milano nel 1972 e attualmente è docente di Business English, Cross Cultural Communication e Storytelling presso Høyskole Kristiania a Oslo. Insegna italiano presso l’Istituto Italiano di Cultura di Oslo e italiano come lingua straniera presso la scuola superiore Bjertnes Videregåendeskole. Dal 1998 svolge attività di traduttrice letteraria dal norvegese, specializzandosi in libri per bambini e ragazzi. Tra i numerosi titoli tradotti figurano Olla scappa di casa di Ingunn Thon, William Wenton e il ladro di Luridium di Bobby Peers e i libri Oscar e ioCuori di waffel e Tonja Valdiluce di Maria Parr.

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Oscar e io

Maria Benedetta Cerro “Corrispondenze. Proposte di interazione e scrittura poetica”, Macabor Editore

Confronto e dialogo tra 21 autori.

Macabor

Stralci dalla Premessa e dalle sezioni Metodo e Appilicazione

“La presente proposta di interazione poetica ha avuto un inizio casuale, privo di una finalità divulgativa, che invece si è configurata in itinere. L’occasione è nata da alcune poesie ricevute da uno dei gio vani poeti frequentati negli ultimi anni, con i quali ho condiviso esperienze culturali, eventi, scambi poetici”. […]
“Un’ipotesi di lavoro è stata la riscrittura del testo dal proprio punto di vista, facendo appello a quel sentire ultra-profondo, remoto, inesplorato, richiamato alla luce dai versi analizzati. Ne sono derivate alcune esperienze esemplificative: due ‘a specchio’ (proposta-risposta), l’altra ad ‘incastro’, (ovvero a voci dialoganti)”.[…]
“Un ‘gioco di specchi’ che ha trovato applicazione nei testi di altri autori, che man mano si sono aggiunti (attraverso esplicita richiesta o autonoma proposta) con esiti diversi, in termini di invenzione poetica, a seconda delle affinità, delle difficoltà, della scintilla euristica. Gli autori che hanno accolto il confronto sono qui rappresentati in ordine casuale, come di volta in volta si sono succeduti”(di Maria Benedetta Cerro, Corrispondenze, dalla Premessa e dalle sezioni Metodo e Appilicazione )

La Quarta di copertina

Maria Benedetta Cerro è nata a Pontecorvo (1951) e risiede a Castrocielo (Frosinone).Ha pubblicato: Licenza di viaggio (Premio pubblicazione, Edizioni dei Dioscuri 1984); Ipotesi di vita (Premio pubblicazione “Carducci – Pietrasanta”, Lacaita 1987), nella terna dei finalisti al Premio Città di Penne; Nel sigillo della parola (Piovan 1991); Lettera a una pietra (Premio pubblicazione “Libero de Libero”, Confronto 1992); Il segno del gelo (Perosini 1997); Allegorie d’inverno (Manni 2003, nella terna dei finalisti al Premio Frascati “Antonio Seccareccia”); Regalità della luce (Sciascia 2009); La congiura degli opposti (LietoColle 2012), premio “Città di Arce”; Lo sguardo inverso (LietoColle 2018); La soglia e l’incontro (Edizioni Eva 2018).

“La passion predominante. Antologia della poesia erotica italiana”, Bibliotheka

TORNA IN LIBRERIA L’ANTOLOGIA DELLA POESIA EROTICA ITALIANA PUBBLICATA 40 ANNI FA DA
GUIDO ALMANSI E ROBERTO BARBOLINI

 Un percorso insolito e vastissimo che ci restituisce la ricchezza e il valore della produzione erotica nella letteratura italiana

A cura di Guido Almansi e Roberto Barbolini

Prefazione di Roberto Barbolini

Introduzione di Guido Almansi

Bibliotheka

Dal 14 novembre

«Il sesso è stata la cosa più divertente che ho fatto senza ridere», recita una vecchia battuta di Woody Allen. Ma forse un equipaggio di alieni piovuti sul nostro pianeta da qualche remota galassia per studiare i costumi sessuali degli umani una bella risata se la farebbe, davanti alle comiche posizioni, agli improbabili accrocchi, alle intricate piramidi umane suggerite dai manuali amatori e dalle fantasie che diventano liriche. Lo testimonia La passion predominante. Antologia della poesia erotica italiana che l’anglista Guido Almansi (1931-2001) e lo scrittore Roberto Barbolini pubblicarono da Longanesi nel 1986 e che torna in libreria, in parte rivista e con una nuova introduzione. 
Da Cielo d’Alcamo a Cesare Zavattini il libro suggerisce un percorso sulle tracce della lirica erotica italiana: le pastorelle di Marino e le favolose isole incantate di Tasso; i versi sconvenienti di un solitamente impettito Alfieri e le più note rime di Porta; i saporiti e irrispettosi canti di Belli.
 “Il sesso rimane una faccenda abbastanza misteriosa”, spiega Barbolini. “È il chiodo fisso che alimenta tanto la ‘passion predominante’ del Don Giovanni di Da Ponte-Mozart quanto il “pensiero dominante” del Poeta di Recanati, ma ridotto all’osso trova la sua sintesi forse più precisa nel cartesiano “coito ergo sum” di un freddurista implacabile come Marcello Marchesi, che da autentico umorista sapeva guardare gli umani (incluso sé stesso) come farebbero i marziani, e non poteva evitare di trovarli un po’ ridicoli”.

Guido Almansi (1931-2001), anglista, scrittore e traduttore, è stato docente di Letteratura inglese a Glasgow, Canterbury, Dublino e Norwich. Critico letterario del quotidiano la Repubblica e recensore teatrale di Panorama, si è occupato di temi poco frequentati come l’osceno, la parodia, l’erotismo, l’ironia e il sogno.

Roberto Barbolini ha lavorato con Giovanni Arpino al Giornale di Montanelli, è stato critico teatrale di Panorama e ha collaborato a QN-Quotidiano nazionaleTuttolibri e al Domenicale del Sole 24 ore. Con Bibliotheka ha pubblicato Il detective difettosoRitorno al futuro per il romanzo poliziesco (2024) e La strada fantasma (2025).

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Roberto Barbolini “la strada fantasma”

Roberto Barbolini “il detective difettoso. Ritorno alfuturo per il romanzo poliziesco”

Mariangela Di Giovanni “Zoe. Un viaggio speciale”, Ventura Edizioni

Ventura Edizioni

Zoe. Un viaggio speciale, il nuovo romanzo di Mariangela Di Giovanni, una storia intensa e profondamente umana che intreccia amore, amicizia, malattia e resilienza.

La protagonista, Zoe, è una giovane donna che affronta la prova più difficile della sua vita. Al suo fianco ci sono il compagno Luca, l’amico Alberto, la sorella Michela e nuove figure come Amina, che la accolgono in una rete di affetti e condivisione. Attraverso viaggi, ricordi e introspezioni, Zoe impara a trasformare il dolore in consapevolezza, la fragilità in forza e la paura in coraggio.
Un romanzo che commuove e ispira, raccontando la bellezza della vita anche nei suoi momenti più complessi e invitando i lettori a riflettere sul valore delle relazioni, sull’importanza del tempo e sull’energia che nasce dall’amore in tutte le sue forme.

“Non dobbiamo mettere oro nelle crepe formate.
Non dobbiamo nasconderci, né sentire di aver sbagliato.
Non dobbiamo credere che un noi non possa più esserci,
perché un noi esiste già.” (dal diario di Zoe)

Mariangela Di Giovanni, classe 1981, nasce e cresce a Roseto degli Abruzzi, ma il richiamo delle lingue e dei viaggi la porta presto lontano. Si laurea in lingue e letterature straniere a Bologna, tra un lavoro come interprete e turni da barista. Insegue nuove avventure, per cibare la sua innata curiosità, spostandosi prima a Londra, poi a Barcellona per approdare, infine, a Roma dove inizia una carriera nella moda. L’incontro con il mondo del design la riporta nella sua terra di origine e la conduce in una nota azienda di arredamento, dove riesce a unire le sue passioni per le lingue e per le esperienze internazionali. Dopo oltre dieci anni, si reinventa nel campo della pubblicità e del digital signage, entrando in un gruppo leader sul mercato come business developer. La scrittura arriva inaspettata, poco prima dei quarant’anni, e questo è il suo primo libro pubblicato.

Gino Carlomagno “15 attentati per un delitto”, NeP Edizioni

Un nuovo caso da risolvere per Giorgio Gregòri,
l’ispettore nato dalla fervida penna di Gino Carlomagno

Un ritorno atteso e appassionante segna il nuovo capitolo della serie dedicata all’ispettore Giorgio Gregòri, protagonista di una delle più amate saghe poliziesche pubblicate da NeP edizioni, capace nel tempo di conquistare un pubblico sempre più vasto e di ottenere il plauso della critica.

In “15 attentati per un delitto” la penna di Gino Carlomagno continua a distinguersi per l’equilibrio tra tensione narrativa, introspezione e finezza stilistica.

Siamo spesso portati a considerare come semplice casualità gli eventi che sfuggono alla nostra comprensione, liquidandoli come coincidenze prive di legame. Tuttavia, dietro a ciò che appare fortuito, può nascondersi un disegno complesso, un intreccio sottile che solo una mente attenta e analitica riesce a cogliere. È da questa riflessione che prende avvio la nuova indagine alla base di questo romanzo.

Partito con la sua compagna per una crociera nei Caraibi, che avrebbe dovuto rappresentare un momento di riposo e serenità, l’ispettore Gregòri si troverà invece immerso in una rete di eventi apparentemente scollegati, ma che il suo intuito infallibile saprà progressivamente ricomporre in un disegno coerente e inquietante.
Abituato da sempre a guardare oltre le apparenze, Gregòri userà la sua proverbiale perspicacia per dare un senso al caso e riportare ordine dove regna la confusione, fino a svelare il vero artefice di un elaborato piano criminale.
A rendere tutto ciò particolarmente efficace è la scrittura matura e consapevole di Gino Carlomagno, autore che ha saputo consolidare nel tempo precisione stilistica e capacità di coniugare l’indagine razionale con la dimensione più intima dei suoi protagonisti. Nella sua prosa, ricca ma mai ridondante, convivono rigore e sensibilità, ironia e tensione.
Come sempre, saranno intuizione, costanza e arguzia investigativa a guidare un personaggio ormai entrato di diritto nell’immaginario dei lettori del giallo contemporaneo.

Gino Carlomagno è nato nel 1945 in Basilicata e si è trasferito in giovanissima età con tutta la famiglia a Biella. Dopo un breve periodo trascorso nella Polizia di Stato, ha svolto attività nel settore dell’alimentazione e della ristorazione insieme ai suoi fratelli. Ha coltivato la passione della lettura e della scrittura sin dall’infanzia, ma solo dal 2000, a seguito di un felice incontro con NeP edizioni, ha pubblicato con successo opere rimaste per lungo tempo nel proverbiale cassetto. Ha scritto numerosi libri di contenuti diversi, anche se predilige il romanzo poliziesco. Uno dei personaggi animati dalla sua penna, l’Ispettore Giorgio Gregòri, è stato accolto con affetto da pubblico e critica.
Dello stesso autore NeP edizioni ha pubblicato: “Caro Amico” (2016); “Dal Girino Al Mouse” (2016); “Dieci Racconti Fantastici” (2016); “Tre milioni di passi sotto il cielo. Camminare per vedere” (2017); “La pagluzza nell’occhio” (2017); “Il Killer invisibile” (2017); “La pietra che non affonda” (2018); “Il Dito Mancante” (2018); “Nel Sonno Urlavo… Gargatun” (2018); “Il Decimo Indizio” (2019); “1 – DICXON, non tradisce” (2019); “Queen Mary Donna Coraggiosa” (2020); “Hotel Repubblica 55 – Camera con Balcone” (2020); “Il Segreto dell’Acqua”(2020); “All’Ombra dei Pini” (2021); “Consuelo” (2021); “Tarli Ossessivi”(2022); “Misteriosa morte nella Tuscia”(2022); “Il Segno della vendetta” (2023); “L’inganno dei numeri… uno, due, sette, nove” (2023); “Una sola mamma” (2024), “Le onde del mare raccontano” (2024).

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Le onde del mare raccontano
Una sola mamma
Il segno della vendetta
Misteriosa morte nella Tuscia

Umberto Brindani “Senza lasciare traccia”, presentazione

Senza lasciare traccia è una continua corsa contro il tempo in cui si intrecciano suspense e satira, verità e menzogna, amore e ossessione.(da Piemme Editore)

“Sembra di trovarsi in un episodio di un film di Quentin Tarantino. Sembra. Siamo alle prime due pagine del romanzo di Brindani”, così scrive Giancristiano Desiderio presentando il romanzo sul Corriere (22 ottobre 2025)

Protagonista è Pierfrancesco Balzani, giornalista prossimo alla pensione, in tempi anadati cronista di nera, al momento  utilizzato come articolista giusto per tirare avanti quanto basta, ma c’è l’amore nella sua vita, c’è Rossana pubblico ministero, anche se amante clandestina.
Tutto si sconvolge quando nel palazzo di Giustizia viene trovato il cadavere di un magistrato, ritrovamento che coinciderà con la scomparsa di Rossana.
Convinto della sua innocenza, Pierfrancesco Balzani, da bravo cronista di nera, si mette alla ricerca delle prove e della scomparsa che sa bene essere, contrariamente a quanto i colleghi magistrati credono, innocente e pertanto nascosta.

[…]Il romanzo di Brindani è un insieme di racconti brevi — brevi come i capitoli di cui è composto – che hanno al centro una sensazione, un gio-co, un’abitudine, una stupidaggine, una fisima della contemporaneità e i personaggi e la storia, nella loro ironica tragicità, mettono in scena una satira del nostro tempo e ci servono una critica sentimentale di noi stes-si[…] conclude Desiderio la sua recensione

Umberto Brindani Nato nel 1958 a Busseto (Parma), è un giornalista italiano. Laureato in Filosofia all’Università di Bologna, ha iniziato la carriera collaborando con Il Mulino e La Gazzetta di Parma. Dopo l’Istituto di Giornalismo di Milano, ha lavorato per Espansione, Italia – Oggi e Panorama, dove è stato condirettore. Ha diretto Gente, Chi, TV Sorrisi e Canzoni e, dal 2010 al 2022, il settimanale Oggi. Nel 2023 è tornato alla guida di Gente, edito da Hearst. Ha pubblicato il libro Elogio dell’uomo perbene nel 2012 e Suicidio imperfetto nel 2024.( da Autori Piemme Editore)

Fabio Lombardi “L’esercito delle carriole”, Mursia

Una storia che intreccia una fantasiosa maledizione, la caduta di un giornalista e la misteriosa sparizione di un pescatore. 

Tra superstizione, manipolazioni e un amore non corrisposto, il racconto si sviluppa sullo sfondo della coltivazione illegale di marijuana fino alla guerra etnica nei Balcani, affrontando temi come l’odio, la violenza di genere e le speculazioni di case farmaceutiche senza scrupoli, fino a rendere la maledizione una crudele realtà.

Mursia

dal 10 novembre

Leonida Lucomagno, ex giornalista fuggito sull’isola croata di Susak dopo una condanna per aggressione, si ritrova a indagare sulla misteriosa scomparsa di Thomas, un pescatore locale dal passato controverso come coltivatore illegale di marijuana e leader del movimento per la legalizzazione della cannabis.
Le indagini di Leonida lo trascinano in un vortice di pericoli: tra ex militari alla ricerca di vendetta, spregiudicati rappresentanti di case farmaceutiche e narcotrafficanti, le sue azioni attirano anche le attenzioni di Pentesilea, la carismatica leader di un’organizzazione europea che offre supporto alle vittime di violenza maschile.
La chiave di tutto risiede in un passato lontano: l’assedio di Vukovar, le vicende legate all’enigmatico “esercito delle carriole” e le conseguenze delle decisioni di Pentesilea nel dopoguerra.
Tra complotti e rivelazioni scioccanti, Leonida dovrà confrontarsi non solo con i suoi demoni personali, ma anche con una verità scomoda che rischia di travolgere tutti.

Un “noir esistenziale”, in cui hanno prevalenza tematiche storiche (guerra dei Balcani e crimini etnici), diritti civili e violenza contro le donne, legalizzazione della Cannabis e narcotraffico, lobby farmaceutiche. Centrale il racconto dell’infanzia dei personaggi, il passato ha lasciato ferite non rimarginate che ne influenzano le azioni e per alcuni di loro costituisce una crescita spezzata dalla violenza.

Fabio Lombardi (Milano, 1965) è un giornalista. Negli ultimi quattordici anni ha lavorato a Quarto Grado, trasmissione specializzata in casi di cronaca nera; precedentemente è stato cronista al TG4 e al TG5, dove ha seguito come inviato grandi casi di cronaca, dalla banda della Uno Bianca, al delitto di Cogne, al delitto di Garlasco e alla strage di Erba. Per tre anni ha scritto il blog «Nera e Dintorni» e nel 2019 il suo primo romanzo, L’istinto dei calamari.

Daniela Alibrandi “L’ultima prospettiva”, un racconto breve

Quattro dei racconti presenti nell’antologia “Storie tra luci e ombre” saranno protagonisti per altrettanti sabato sulla home della nostra rivista a partire da oggi sabato 8 novembre, il prossimo appuntamento sabato 22 novembre con “Il bacio dei vecchi”
Un gradito omaggio dell’autrice ai nostri lettori!

da Storie tra luci e ombre

È una mattina come tante altre, del genere che amo. Il cielo terso, l’aria frizzante e i tetti di Via Margutta accarezzati dal sole. L’odore dell’acquaragia non mi infastidisce più, e la tela che ho appena iniziato è il richiamo inconfondibile che non sono mai riuscito a ignorare e che mi porta ad alzarmi con l’unico desiderio di continuare a dipingere.
Era tanto che non sentivo un impulso così forte, una carica interiore talmente prorompente da farmi dimenticare la notte quasi insonne.
Sveglio, finalmente pronto a ricominciare. Decido di mettere su un buon caffè il cui profumo, misto all’odore tipico dei colori a olio, crea l’inebriante elisir che ricordavo. E la soffitta, dove ho vissuto e dipinto, diviene adesso la porta tra le umane passioni e l’infinito distacco.
Un mondo vuoto, scevro di momenti e di materia, nel quale il mio animo fluttua e non riesce a scegliere da che verso aprire o richiudere l’uscio. Fa caldo, è estate piena e l’alba vista dal terrazzo ricavato nell’abbaino non delude mai. È qui che sorseggio il caffè bollente, inspirando l’aria asciutta di un’estate romana, che potrebbe appartenere all’oggi o a un tempo lontano.
E mentre con lo sguardo indugio sulle tegole colorate e antiche, mi chiedo quanto sarebbe bello iniziare il quadro dalla fine, sapendo che sto per dare l’ultima pennellata su di una tela all’apparenza bianca, riscoprendone tratti e sfumature, che esistono ma che non riesco a mettere a fuoco.
Mi tremano le mani e so che il momento di decidere se aprire o chiudere, se entrare o uscire, è inesorabilmente arrivato.
Mando giù gli ultimi sorsi di un caffè amaro, che scuote i miei sensi mentre brucia nella gola e nelle viscere e adesso lo so, senza dubbio, sto per morire. La mia stagione che sembrava infinita sta per scadere.
Me ne sono accorto dall’impercettibile cambiamento del ticchettio dell’orologio, più cadenzato, isolato dai rumori dell’ambiente, lento, inesorabile.
– Non l’ho visto! Me lo sono trovato davanti e non sono riuscito a frenare…– grida, piangendo, il ragazzo del quale riesco a vedere solo le scarpe da ginnastica. Vorrei avvertirlo che gli si stanno inzuppando, che non doveva indossarle in una giornata piovigginosa come questa.
Anche il mio volto adesso è bagnato da una pioggia fitta e fredda e, se cerco di aprire gli occhi, vedo che gli antichi sanpietrini riflettono a specchio la luce languida dei lampioni sul Lungotevere.
– Chiamate l’ambulanza! – gli fa eco la voce di una ragazza, argentina, acuta, mi fa male udirla.
Vedo solo i suoi stivali lucidi e le calze a rete che salgono più su del ginocchio, verso le cosce magre. Non voglio che mi aiutino, vorrei essere solo lasciato in pace, perché era tanto che desideravo conoscere e comprendere ogni verità, era ora che tutto si compisse. Finalmente sono nel mio studio e posso dipingere qualcosa di eterno.
Passi frettolosi attorno a me, ma io sono già lontano e la gamma di colori che vedo è immensa, così come sembra infinita la quantità di azioni che sto lasciando in sospeso. Non c’è più spazio per le mie fughe e i miei silenzi.
Devo terminare la tela, prima che tutto finisca, e l’ultima pennellata deve essere la più forte, deve lasciare il colore in rilievo, anzi meglio ancora se è un colpo di spatola, talmente alto che potrebbe far scivolare la mano all’indietro.
In un baleno chi ha attraversato la mia esistenza è vicino a me, una moltitudine di occhi che mi scrutano, ma ancora non ho risposte alla loro muta domanda, che faccio mia, mentre mi chiedo perché mai non ho saputo o voluto esprimere ciò che provavo. Solo adesso, se avessi la forza, mi alzerei in piedi e griderei l’amore che ho taciuto, le lacrime di meraviglia che ho nascosto nel guardare il mare, i brividi che ho rinnegato scoprendo il sesso.
Mi alzerei, sì, e davanti ai loro sguardi increduli scuoterei forte quella ragazza che continua a urlare, isterica, dicendo che sembro davvero morto, che sono proprio morto. Le direi che la vita in fin dei conti non è altro che la finzione dell’essere. Che la morte alla fine è solo la verità del nulla. E che sì, è vero, adesso ci sono solo tante luci e infiniti colori, dove immergere il pennello.
E posso abbandonarmi finalmente alla carezza nell’anima che sento, all’impalpabile stretta di una mano invisibile sul mio cuore, che stringe e spreme i miei sentimenti.
E ti vedo, non così come sei ora, vecchia e con le mani macchiate, immaginando come le dimenerai disperata quando ti diranno che sono morto, che non ci sono più. Griderai che non può essere vero, ma che lo sapevi, prima o poi ti avrei tradito ancora, lasciandoti sola. No, non così, ti rivedo invece come eri quell’estate, con i capelli sciolti e gli occhi grandi, distesa sulla sabbia ancora calda, mentre vibravi forte alle mie carezze e mi lasciavi spingere la lingua tra le tue labbra. Il tuo sapore di miele, i tuoi capezzoli turgidi, l’odore di scoglio confuso col profumo degli oleandri.
Dal colpo di spatola finale adesso torno indietro a dipingere di azzurro chiaro l’armonia, perché non te l’ho mai detto quanto eri bella allora e quanto sei bella adesso, con i capelli bianchi, le rughe e gli occhi stanchi!
E ancora il tratto scorre indietro agli anni rosa tenue delle ninne nanne, delle poppate infinite.
Tra le mie mani i pennelli si muovono
impazziti, spalmando il rosso intenso degli slogan gridati nei cortei di protesta, fino al nero delle notti insonni e dei lutti insopportabili, al verde dei prati dove ci stendevamo tranquilli quando avevamo marinato la scuola, distese verdi di quel verde intenso nel quale a sbocciare erano solo fiori e non siringhe.
Poi il grigio chiaro, il colore limpido delle canne fumate nei bagni di scuola. Il giallo, l’arancione e le sfumature violette che annunciano l’intensità del tramonto, e solo ora mi accorgo che ogni giorno muore in un modo tutto suo, come ogni essere umano, ghermendo nel suo transito le profonde gioie e le incancellabili disperazioni che lo hanno animato.
Il verde chiaro delle nostre illusioni, la trasparenza delle tue lacrime per i miei tradimenti, il freddo indaco per i miei rimorsi… la osservo e la tela adesso è un vero splendore.
– Inutile il trasporto in ospedale, è andato, – dice perentorio il medico, sceso dalla ambulanza che è arrivata squarciando il silenzio sospeso di chi assiste alla mortalità; e io ho udito chiaramente le sue parole.
Nessuno si accorge che sono felice, mentre vorrei portare con me il profumo di umido e di pioggia, quello che da sempre colma il mio animo, in attesa dei raggi di sole.
Mi allontano dalla tela che ho dipinto con tanto fervore, camminando con passi lievi e orgogliosi nello studio da pittore di quel tempo lontano, nello spazio che da anni non mi appartiene più. Dio quanto mi è mancato! penso, mentre irrefrenabili sgorgano le lacrime di chi inspiegabilmente viene avvolto, all’improvviso, da una folata di vento tiepido. E mi accorgo che fuori anche il giorno sta morendo e che i tetti di Via Margutta riflettono quegli ultimi e sconfortanti sprazzi di luce nel mio sguardo spento.
I colori perdono intensità, si affievoliscono e la tela sta tornando vergine come lo era all’inizio ed è questo che vorrei sussurrare adesso all’orecchio di quella ragazza, che ancora piange e si dispera. A lei che tra qualche ora cercherà di dimenticarmi, sfilerà veloce le sue calze a rete e farà l’amore per non ricordare. Vorrei asciugare quelle lacrime, tirarle indietro i capelli, baciarla nella bocca e raccontarle la stupenda verità che ho scoperto solo adesso. Lei non mi crederà, si pulirà le labbra dalla saliva di un vecchio e correrà via. Il ragazzo la seguirà con le sue scarpe da ginnastica inzaccherate, la terrà ferma per un braccio, non comprendendo il perché della sua fuga. Nessuno crederà che il vecchio morto investito l’ha baciata, nessuno crederà a quello che le ha detto in un sussurro. Ma lei giurerà, spergiurerà che è vero e che lo ha
udito chiaramente con le sue orecchie. Lo griderà disperata, tirandosi i capelli.
– Calmati! – cercherà di sedarla lui, abbracciandola, – ti credo, smettila di urlare, che ti ha detto?
– Una cosa bellissima e terribile, ho perfino paura a raccontarla, – tra i singhiozzi lei tirerà su col naso, pulirà il muco col dorso della mano e alla fine parlerà, – mi ha confessato che la morte non arriva mai senza avvertire e che non è sopraffazione, ma restituzione. Mi ha assicurato che c’è un attimo, una frazione di secondo che solo la morte sa regalare,
tra luci e ombre, fastidiosi suoni stridenti e leggeri accordi di arpe. Ed è in quell’unico momento, nel quale riesce a dilatare il tuo ultimo tempo, che solo lei, la morte, sa mostrarti ciò che sei stato e che avresti potuto essere, restituendoti in un solo istante quello che hai perso nell’insensato palpito di vita.