Su tuttatoscanalibri l’intervista a Daniela Alibrandi di Salvina Pizzuoli

-Signora Alibrandi la nostra breve intervista ha lo scopo di presentare ai lettori di tuttatoscanalibri le sue opere in modo ravvicinato, per così dire, entrando in quello che è il mondo di uno scrittore: perché si scrive e perché si sceglie un particolare genere narrativo? Potremmo intitolarla “Curiosità di chi legge”. Ha pubblicato il suo primo romanzo “Nessun segno sulla neve” nel 2010. Cosa l’ha spinta a scrivere un thriller psicologico?

Innanzitutto ringrazio tuttotoscanalibri e i suoi raffinati lettori per avermi voluto ospitare.

Perché si scrive, cos’è che porta una persona a trascorrere ore in solitudine, ascoltando solo la propria anima, mentre fuori c’è il sole e la vita scorre per tutti gli altri? La mia vita era frenetica fatta di lavoro, carriera, famiglia e, nonostante avessi sentito sin dall’infanzia che un giorno sarei stata una scrittrice, quel ritmo non mi permetteva di dedicarmi alla mia vera passione. Poi l’infortunio, un periodo di inattività nel quale ho potuto rispondere finalmente all’esigenza divenuta incontenibile di seguire l’ispirazione. Ed è così che è nato “Nessun segno sulla neve”, il romanzo che ha segnato anche il genere letterario che più mi si addice, cioè il thriller psicologico. Sarà forse perché ognuno di noi custodisce un universo segreto racchiuso nell’animo, un mondo più ampio di ciò che mostriamo e doniamo agli altri, un’intima atmosfera che indirizza molte delle nostre scelte ed è in grado di intercettare altri cosmi segreti, in un dialogo silenzioso e incomprensibile. È proprio quell’intreccio che mi affascina e mi sorprende nel momento in cui fuoriesce nei finali mozzafiato che caratterizzano i miei romanzi.

-Nella sua carriera ha ricevuto molti premi e riconoscimenti, ma qual è quello che l’ha soddisfatta a pieno?

Non è facile scegliere, perché sempre quando uno scrittore vede riconosciuto il valore di ciò che ha scritto tocca il cielo. Nessun segno sulla neve (Premio Circe), Quelle strane ragazze (Premio Perseide), Un’ombra sul fiume Merrimack (Novel Writing), e altri vinti anche con i racconti brevi. Applausi, brani letti ad alta voce, commozione ed emozione profonda. Un ricordo indelebile è la scelta del Comune di Roma di presentare “Nessun segno sulla neve” nell’ambito degli eventi culturali dell’Estate Romana. Il libro è stato presentato e letto nei giardini di Castel Sant’Angelo, a pochi passi dal fiume Tevere, nella magia della serata estiva, mentre il maestro Maio eseguiva al piano tutte le musiche nominate nel libro E nei miei ricordi c’è un episodio legato al rapporto con i lettori che non dimenticherò mai. Una donna anziana che ha preso parte a un evento e mi ha voluto leggere, lei a me, una pagina del mio libro che l’aveva particolarmente toccata. Quella voce tremante, l’intensità della sua lettura, il suo sguardo umido di emozione. Ciò che i lettori sono in grado di restituire agli autori è senz’altro più grande di qualsiasi premio letterario.

-Chi scrive lascia sempre traccia di sé in quel che produce: quale dei suoi romanzi ha la maggiore impronta autobiografica?

Io credo che in ogni scritto ci sia una traccia di ciò che è l’autore. La scrittura è un fenomenale intreccio di esperienze, ricordi, sogni irrealizzati, e sconfinati viaggi di fantasia. È per questo che sono convinta di aver lasciato qualcosa di me in ogni mio scritto. Nel primo libro ho utilizzato la tecnica di scrittura in “prima persona”, mettendomi nei panni di un uomo, proprio perché non desideravo essere riconosciuta. Nei seguenti romanzi, invece, non ho sentito più l’esigenza di nascondermi, e ho goduto in pieno delle storie che nascevano dal formidabile intrico.

-Come nasce un suo romanzo?

Ho sempre parlato dell’ispirazione come di una carezza nell’anima. Un soffio, un sussurro che richiama da qualsiasi cosa si stia facendo e che calamita ogni senso. Per me quello è il momento nel quale nasce il libro, mentre vengo piacevolmente rapita e inizio a sentire già le prime parole con cui inizierò il romanzo. Come andrà avanti la storia lo scoprirò poi, insieme ai miei personaggi, pagina dopo pagina.

-Tra i vari romanzi e racconti scritti fino ad ora, qual è quello a cui è più affezionata?

Nessun segno sulla neve” è come il primo amore, il primo figlio, ma farei torto agli altri romanzi, che ho amato tutti profondamente, al punto di piangere senza rendermene conto nello scrivere le ultime parole, nel dover lasciare i miei personaggi. “Una morte sola non basta”, nella cui trama ho seguito la vita di due bambine, vittime di abusi, fino alla loro adolescenza, nella cornice della mia Roma, mi ha lasciato un segno profondo. Ma anche “Quelle strane ragazze”, un thriller psicologico intriso di storie umane molto forti e ambientato nel quartiere magico di Roma, il Coppedè, che io adoro. “Un’ombra sul fiume Merrimack”, dove ho fatto rivivere le mie esperienze di vita americana nel periodo del conflitto con il Vietnam, “Il bimbo di Rachele” con i suoi riferimenti al tema dell’aborto e al femminismo degli anni ’80, “Il vaso di Bemberly”, una storia tenera ambientata in un borgo antico. Insomma tutti, ognuno in un modo diverso, fanno parte in eguale misura del mio intimo universo.

Le recensioni su tuttatoscanalibri:

Daniela Alibrandi, Quelle strane ragazze, youcanprint 2018

Daniela Alibrandi, Nessun segno sulla neve, Universo 2016

Daniela Alibrandi “Una morte sola non basta”

Daniela Alibrandi “Un’ombra sul fiume Merrimack”

Daniela Alibrandi “Il vaso di Bemberly”

Riferimenti:

Sito italiano: https://danielaalibrandi.wordpress.com/

Pagina facebook: https://www.facebook.com/Daniela-Alibrandi-Autore-108488582556510/

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