Dino Campana “Canti Orfici”

 

Dino Campana “Canti Orfici”

Su Amazon in cartaceo 8,50

Dalla quarta di copertina di edizioni diverse che evidenziano aspetti peculiari dell’opera e del personaggio Campana:

Una vita errabonda, chiusa a trentatre anni con il ricovero in manicomio, ha sbrigativamente fatto di Dino Campana un maudit, il Rimbaud italiano, un caso clinico da affidare all’aneddotica. Autore di un solo straordinario libro, i Canti Orfici, pur affondando le radici nella cultura europea, quella simbolista in particolare, il «poeta pazzo» ha in realtà caratteri propri che lo rendono difficilmente collocabile in una linea o in una tradizione. Quella del «visionario», forse la figura più inquietante del nostro Novecento letterario, è una scrittura orfica (cioè misteriosa, oscura, per iniziati), scaturita da una vena ben consapevole della «purità di accento» che la percorre.

Travagliata è la vicenda editoriale all’origine dei “Canti Orfici”. La prima versione manoscritta dell’opera, con significative varianti, vede la luce nel 1913 con il nome “Il più lungo giorno” e viene presentata a Papini e Soffici, figure di spicco nel panorama culturale del tempo. Il manoscritto viene perduto e tale rimane fino al 1971 – quando Campana non poteva più interessarsene. Qui la storia ufficiale si confonde alla leggenda del libro “scritto a memoria” e del “poeta pazzo”, che tende a oscurare la fama dell’opera stessa. Eppure, gli “Orfici” sono stati riscritti sulla base delle numerose stesure preparatorie de “II più lungo giorno”, a testimonianza di una vena assai meno istintiva e “inconscia” di quanto il mito faccia supporre. Questo volume, che per la prima volta riunisce le due redazioni del testo, permette di accostarsi senza pregiudizi a una personalità poetica originale ma non isolata, in grado di declinare le principali correnti del suo tempo secondo una cifra stilistica personale, in una sorta di allucinato “diario di viaggio” insieme onirico e vivido, frammentario e narrativo.

Il caso di Campana per troppo tempo, e ancora oggi, continua a destare quella curiosità e quel fascino che hanno gli spiriti incompresi i quali sembrano avere molti più cose da dirci da morti che da vivi. La verità è che poeta incompreso Campana non lo fu mai, e se di lui e delle sua opera si cominciò a parlare diffusamente solo dopo l’internamento a Castel Pulci ciò non significa che il messaggio dei “Canti Orfici” non fosse già stato ben recepito. Al poeta non si chiederà mai di avere fama e gloria nel mondo, ma più concretamente e durevolmente di rendersi “opera”, di rendere cioè l’esistenza più bella e più degna di essere vissuta. Per quanto ad una prima lettura la sua poesia possa apparire orfana di riferimenti essa in realtà respira appieno il clima culturale italiano, e non solo, di quegli anni.

Per saperne di più sull’opera:

Dino Campana “Canti Orfici” 1914/2014

Catalogo della mostra Firenze, Biblioteca Marucelliana

27 novembre- 31 dicembre a cura di Francesca Castellano:

Indice del catalogo:

Un brano dal catalogo sulle vicende occorse al manoscritto “Il più lungo giorno” (prima stesura del Canti Orfici – 1913):

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