Silvia Volpi “”Alzati e corri, direttora” un assaggio da Il Tirreno e l’intervista all’autrice

Esce martedì 2 aprile il libro del debutto con Mondadori della pisana Silvia Volpi. Protagonista una donna, capa di un quotidiano

Tra l’ombelico e lo sterno qualcosa si muove
C’è un bel fatto di nera: Alzati e corri, direttora

In uscita martedì prossimo “Alzati e corri, direttora” della pisana Silvia Volpi al debutto con Mondadori (228 pp. 18 euro). È un giallo la cui protagonista, la “direttora” di un quotidiano cittadino, si preannuncia come un personaggio scoppiettante e sorprendente. Anticipiamo l’incipit per gentile concessione dell’editore.

di SILVIA VOLPI

La giornata della direttora comincia presto, d’inverno che è ancora buio e d’estate con l’alba spuntata da poco. S’infila i leggins, la maglietta di cotone e la felpa blu. Finalmente può riporre scaldacollo e giubbino antivento perché ormai l’aria è cambiata, anche la mattina alle sei. Mentre con la punta della scarpa da running accompagna il portone di casa per chiuderselo alle spalle, sente avvicinarsi la sirena dei vigili del fuoco che nel silenzio di quell’ora scuote pure le foglie dell’olmo in giardino. Vede sfilare sulla strada il camioncione rosso e subito afferra il telefono per vedere se ci sono messaggi. No. Elsa Guidi, direttora del quotidiano “La Piazza”, dopo oltre vent’anni di giornalismo e una quantità incredibile di articoli continua a sentire che tra lo sterno e l’ombelico qualcosa si muove quando appare un segnale di un possibile bel fatto di cronaca nera. Apre il cancello e si affaccia sulla strada: ad aspettarla trova le auto parcheggiate, il silenzio del quartiere e un cielo pulito e luminoso. Distende le spalle, verifica ancora che non ci siano messaggi e infila il telefonino in tasca. È pronta per cominciare a correre. I primi chilometri servono a rimettere in moto le gambe e anche i pensieri. Elsa corre e sa che deve arrivare a un certo punto di sforzo, tenere il passo finché tutto gradualmente ridiscende. L’allenamento mattutino è la metafora della sua giornata, una parabola ad arco che sembra il disegno dell’andirivieni dei battiti del cuore. Rientrando dopo poco più di un’ora, con i polmoni aperti e la pelle umida di sudore, nell’aria di casa Elsa respira i profumi dei suoi figli, limone per lui e caramello per lei; fragranze vivaci con cui Giacomo e Ginevra tentano di sovrastare l’odore della loro adolescenza. Suo marito si è già fatto il caffè e le ha preparato mezzo bicchiere di succo di pompelmo. Qualche sorso dal gusto amarognolo e sale al piano di sopra a prendersi i baci sfuggenti dei figli, saluta Pierpi con una carezza sul viso appena rasato. S’infila nella doccia, spalma sulla pelle il sapone alla lavanda e finalmente può lasciarsi andare sotto una cascata d’acqua calda. Quando Elsa esce dal bagno, Giacomo è già alla fermata dell’autobus e Ginevra fuori con il padre che l’accompagna a scuola. Nel silenzio della casa improvvisamente vuota fa scorrere il dito sullo schermo dell’iPad per controllare i siti concorrenti, quindi dà un’occhiata a Facebook. Afferra lo spicchio di mela e mastica con calma fissando la finestra a tre ante che dà sul giardino. La direttora sorseggia il caffè appena uscito dalla moka smaltata color fragola, un regalo di Pierpi. Gliel’ha fatta trovare un giorno sul fuoco spento con un biglietto nel bricco: “Fuori, amara e tosta come il caffè; dentro, bella e dolce come un frutto a primavera. Sei il contrario che adoro. Buona giornata, amore. P.”. Appoggiata con il bacino al piano della cucina, il tablet in mano, legge i titoli dell’Ansa quando sente arrivare un messaggio di whatsapp. È di Tommaso. “Vado su un morto in centro” ha scritto il giovane cronista di nera. “Ok e aggiornami. A dopo”. Ora sì, sorride. Vorrebbe riscrivere a Tommaso per dirgli di sbrigarsi, ma poi s’ingessa le dita e appoggia una mano sotto l’ombelico pensando al cronista che le ha rimesso in moto la redazione di cronaca. Livornese di scoglio e pisano per lavoro, Tommaso Morotti è giovane e sveglio, con due occhioni neri più efficaci di un radar, nemmeno un filo di pancia. Sulla notizia è una calamita, assorbe più e prima degli altri e scrive pezzi che arrivano al cuore del lettore. Tutto questo alla direttora non è sfuggito fin dalla prima volta che si sono visti, qualche mese fa, nel suo ufficio al giornale. —

L’autrice, segretaria di redazione al Tirreno, lavora a Livorno.
Pisana e madre di tre figli, da sempre ha la passione per la scrittura

Elsa porta con sé le mie esperienze
e i tempi della cronaca giornalistica

INTERVISTA di —Nicola Stefanini

Questo romanzo – “Alzati e corri, direttora” – con il quale Silvia Volpi esordisce con Mondadori ha avuto una gestazione piuttosto lunga. «Avevo in mente da un po’ di scrivere un giallo – dice l’autrice – Due anni fa ho iniziato a stenderlo, ma avevo già chiari in mente i personaggi, e soprattutto quello della direttora». Silvia Volpi, 50 anni, è originaria della provincia di Pisa, vive a Pisa con il marito e i tre figli e lavora a Livorno, segretaria di redazione al “Tirreno”. Questo giallo è il suo esordio con Mondadori, ma in passato aveva già pubblicato qualcosa?«Avevo pubblicato un romanzo nel 2010 con un piccolo editore. Si chiamava “Sabato pomeriggio” era ambientato in Versilia e raccontava di giovani impegnati a trovare il loro posto nel mondo. Una sorta di romanzo di formazione. Ma scrivo da sempre e scrivo continuamente. Mi piace molto farlo, e poi mi è venuta l’idea di fare un giallo. Questo giallo e soprattutto con questo personaggio di Elsa Guidi che ho curato e fatto venire fuori con grande passione e grande interesse, anche». Silvia, lei lavora in un giornale: quanto c’è di autobiografico nel personaggio di Elsa Guidi, la sua direttora?«Non è un personaggio autobiografico, e nemmeno la storia lo è. Quello che porto nella storia sono semmai le esperienze di vita mie e delle persone che conosco. Elsa oltre al lavoro ha anche una vita vera, una famiglia, dei figli. È una runner e le sue giornate iniziano con una corsa per Pisa: è uno svago, ma anche un primo sguardo sulla città. Insomma, Elsa vive una vita che è abbastanza diversa dalla mia».Dopo tanti commissari e detective, lei sceglie una giornalista per risolvere il suo giallo.«Sì, è un personaggio nuovo, e anche la storia si svolge secondo i tempi della cronaca giornalistica. È un racconto diverso da quelli noir o con protagonisti dei poliziotti. Ha un passo più leggero, con venature ironiche, che parla anche del territorio e delle persone che ci vivono».Sulla copertina del libro c’è scritto che è la prima indagine della “direttora”. Significa che ha già in programma altre storie, insomma una serie con protagonista la sua “direttora”?«Per ora no, non sono in programma altre uscite, ma mi farebbe piacere che ci fosse altro da dire e da scoprire insieme a Elsa. Idee ne ho molte e scrivo continuamente. Questo personaggio già vive in un certo modo di vita propria e vorrei scriverne ancora. Prima capiamo come si trova Elsa fuori da me, dal mio computer, e lo stesso vale per “il Moro” e gli altri personaggi del libro, poi vedremo che fare. Per ora posso dire che mi sono divertita a creare questi personaggi e questa storia. E in un certo senso mi sono affezionata a loro».

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