Lev Tolstoj “Anna Karenina”

 

Pubblicato nel 1878 uscì a puntate sulla rivista Russki Vyéstnik tra il 1875 e il 1877. Delle otto puntate, l’ultima fu editata a spese dell’autore così come il volume l’anno successivo. Il successo di pubblico non fu pari a quello della critica contemporanea che lo bollò stroncandolo con l’etichetta di “romanzo frivolo dell’alta società” nonostante voci di scrittori, come quella di Fëdor Dostoevskij suo coetaneo che l’aveva definita “opera d’arte” tanto che nulla potesse esserle paragonato e quella, successivamente, di Vladimir Nabokov che lo considerava un capolavoro assoluto del XIX secolo “Il picco massimo della perfezione creativa di Tolstoj”.

Il tema dell’adulterio era scottante come lo era quello sul matrimonio di convenienza. Interessanti a tale proposito le domande che si pone Maria Zalambani nel suo saggio “L’istituzione del matrimonio in Tolstoj” di cui presentiamo uno stralcio:

 

Come altrettanto interessanti le testimonianze del figlio nel libro “Mio padre Lev Tolstoj”

quando scrive a proposito della genesi di “Anna Karenina”:

:

E aggiunge più avanti alcune curiosità sulla stesura del lavoro e sul ruolo di correttrice di bozze svolto dalla madre:

E aggiunge alcuni giudizi sull’opera che il padre ebbe a manifestare in alcune epistole che ci stupiscono e ci aiutano ad avvicinarci alla figura dell’uomo Tolstoj e non tanto a quella dello scrittore così come noi lo interpretiamo leggendo le sue pagine che sono patrimonio della più alta letteratura mondiale:

Come inizia:

“Tutte le famiglie felici sono simili le une alle altre; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.

Tutto era sottosopra in casa Oblonskij. La moglie era venuta a sapere che il marito aveva una relazione con la governante francese che era stata presso di loro, e aveva dichiarato al marito di non poter più vivere con lui nella stessa casa. Questa situazione durava già da tre giorni ed era sentita tormentosamente dagli stessi coniugi e da tutti i membri della famiglia e dai domestici. Tutti i membri della famiglia e i domestici sentivano che non c’era senso nella loro convivenza, e che della gente incontratasi per caso in una qualsiasi locanda sarebbe stata più legata fra di sé che non loro, membri della famiglia e domestici degli Oblonskij. La moglie non usciva dalle sue stanze; il marito era già il terzo giorno che non rincasava. I bambini correvano per la casa abbandonati a loro stessi; la governante inglese si era bisticciata con la dispensiera e aveva scritto un biglietto ad un’amica chiedendo che le cercasse un posto; il cuoco se n’era già andato via il giorno prima durante il pranzo; sguattera e cocchiere avevano chiesto di essere liquidati. Tre giorni dopo il litigio, il principe Stepan Arkad’ic Oblonskij — Stiva, com’era chiamato in società — all’ora solita, cioè alle otto del mattino, si svegliò non nella camera della moglie, ma nello studio, sul divano marocchino. Rigirò il corpo pienotto e ben curato sulle molle del divano, come se volesse riaddormentarsi di nuovo a lungo, rivoltò il cuscino, lo abbracciò forte e vi appoggiò la guancia; ma a un tratto fece un balzo, sedette sul divano e aprì gli occhi”.

Un articolo interessante su “Anna Karenina”  da La Stampa Libri

 

 

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