Hans Tuzzi “La vita uccide in prosa”

La vita, una piccola grigia vita. Una piccola grigia monotona vita che domani, e poi domani, e poi domani, striscia così, di giorno in giorno, fino all’ultima sillaba del tempo prescritto.

Davvero? Davvero piccola, quella vita? Davvero grigia, davvero vuota? Ma una vita priva di avvenimenti è una vita priva di ragioni. E non si uccide un uomo senza ragione. E se si scopre la ragione, si scopre anche l’assassino.

L’uccisione di un oscuro impiegato del Catasto dalla vita anonima e grigia, ma nel misero puzzle, raccolto con le prime indagini, salta da subito l’incastro insignificante dei pochi pezzi: un padre che non è quel padre; e così quel nuovo elemento scardinante, determina un effetto straniamento che colpisce chi legge, connotando l’assassinato, ponendolo in una prospettiva diversa.

E la storia assume un’altra faccia e si gusta immediatamente la navigata maestria di Tuzzi che sa catturare con la prosa elegante, i passi lirici, le descrizioni attente, le citazioni immancabili ma più scoperte, i linguaggi, le riflessioni disseminate e vagabonde, e per finire le trame, che da intricate matasse sanno srotolarsi in perfetti gomitoli tra i coups de théâtre.

Ma l’indagine indugia. Occorre scavare sotto la superficie e scoprire di più, magari su una bissa per capire meglio i rapporti familiari e i rapporti di coppia.

Coppie: e si sofferma a raccontare bozzetti e scorci familiari quasi a voler intendere che non tutte le famiglie devono nascondersi dietro facciate perbeniste. E sullo sfondo Milano, tra il settembre del 1988 e l’ottobre dello stesso anno, quasi al termine di quei turbinosi anni ‘80 con i loro fatti e misfatti, con il mondo che pare mutare antichi equilibri e cambia non solo a livello politico sociale ma anche tecnologico.

E dopo una serie di ricerche senza esito, quando l’indagine pare arenarsi senza trovare soluzione, quella che il lettore attende e anela, perché magari si è fatta un’idea e scorre le pagine in frenetica lettura, per sapere e trovare, insieme al lavoro di tutta la squadra, quel bandolo, che aprirà la strada all’agnizione, in questo caso davvero finale, eccola irrompere, quasi impossibile, tra le vie traverse delle tante strade indagate.

Bello e diverso, ma non troppo dai Melis che lo hanno preceduto, con un commissario ormai vicequestore, più invecchiato nel senso di scoprirsi più pacato e più saggio, che si muove senza fretta ché  […] il tempo è la forza che impedisce alle cose di accadere tutte insieme.

Salvina Pizzuoli

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