Da Il Tirreno: Athos Bigongiali “Johnny degli angeli” recensione di Roberta Galli

Bigongiali strappa dall’oblio l’omicidio di Stompanato
ucciso dalla figlia della diva hollywoodiana Lana Turner

 

L’emigrante Johnny
sedotto e ucciso
dal sogno americano

di Roberta Galli

PISA Un libro tutto nuovo per una storia di altri tempi. Chi era e perché fu ucciso Johnny Stompanato? A due anni di distanza dalla nuova edizione di “Una città proletaria”, il fortunato romanzo di esordio pubblicato da Sellerio Editore nel 1989 e restituito ai lettori da Mds Editore, Athos Bigongiali, noto scrittore pisano, torna in libreria con un nuovo lavoro. Parliamo di “Johnny degli angeli”, il titolo del suo nuovo romanzo, pubblicato da Mds nella Collana Cattive Strade. Un romanzo veramente originale, attraverso il quale Bigongiali ci porta nella Los Angeles del 1958, in piena età dell’oro del cinema hollywoodiano, per raccontare a suo modo una vicenda che in quel mondo dorato fece un certo scalpore: l’omicidio di Johnny Stompanato, un italoamericano al soldo del boss del gioco d’azzardo Michey Cohen, trovato cadavere nella camera da letto dell’attrice Lana Turner di cui da qualche tempo era il compagno.Una vecchia storia che infiammò l’America e che attraverso le pagine di questo libro l’autore è riuscito letteralmente a tirare fuori dal dimenticatoio. «Ebbene sì – racconta Athos Bigongiali – l’idea è nata aprendo un cassetto di una vecchia scrivania dove parecchi anni fa, forse più di cinquanta, avevo risposto alcuni ritagli di giornali italiani. L’idea era lì, tra quei titoli e quelle foto, nascosta nella scandalosa storia che vi veniva raccontata, quella di un aitante giovane trovato morto, accoltellato, nella camera da letto di una famosa diva del cinema hollywoodiano. Il giovane era noto alle cronache come un gigolò da strapazzo e un gangster di mezza tacca della Los Angeles degli anni Cinquanta; la diva era nota per le sue interpretazioni in conturbanti ruoli, da quello della moglie infedele ne “Il Postino suona sempre due volte”, a quello della perfida Milady ne “I tre Moschettieri”. Gli ingredienti dello scandalo erano già presenti prima del delitto ma furono ingigantiti dal fatto che a commetterlo fu la figlia di lei, una adolescente di bella presenza, a sua volta nota alle cronache per varie peripezie, tra cui una fuga dalla casa materna e un supposto tentativo di violenza carnale ad opera dell’ultimo marito della diva».Bigongiali non vuole sollevare dubbi sul verdetto processuale che parlò di legittima difesa: la giovane figlia della Turner, Cheryl, intervenuta a difendere la madre dalle minacce dell’amante. Il suo intento è quello di ridare voce a Stompanato, al ragazzo a cui, a causa della sua cattiva fama, la voce fu allora negata per sempre. «Eppure Stompanato fu anche un coraggioso soldato – prosegue Bigongiali – Partecipò a varie battaglie della guerra del Pacifico, fu tra i primi marines a sbarcare a Okinawa, dove fu ferito per essere poi decorato al valore». E questo fece di lui un reduce che, come altri, non accettò di tornarsene a casa e riprendere a fare, nel suo caso, il barbiere in Illinois. Johnny andò in California, la terra sognata da tanti altri prima di lui, e ne restò affascinato, il sogno americano che gli era stato promesso era lì e avrebbe avuto di lì a poco il volto e le sembianze di una diva del cinema. Un giovane italo-americano quindi la cui immagine è ben lontana da quella veicolata dai media dell’epoca che lo presentarono da morto come un poco di buono, uno scagnozzo di boss mafioso, un amante violento di cui la diva aveva veramente paura. Nel restituire voce al giovane, l’autore ricorda anche le tempestose lettere d’amore scritte dall’attrice lungo il corso della loro lunga e niente affatto violenta love story, lettere che invano l’entourage di lei tentò di far sparire. Il resto è affidato ai ricordi di Johnny, colto nella camera da letto di lei la notte del Venerdì Santo 1958, moribondo e delirante ma capace di raccontarsi per ciò che fu, un giovane emigrante sedotto e ucciso dal suo grande sogno americano. Il romanzo di Bigongiali ci offre, di quella lontana storia hollywoodiana, la “versione di Johnny”. Una versione controcorrente, come tutte quelli dei perdenti.

 

 

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