Albert Camus “Lo straniero”

 

Albert Camus “Lo straniero”

Bompiani, 2015, pagine 157

Su Amazon in cartaceo 10,20

 

 

 

 

 

Dall’introduzione a Lo Straniero di  Roberto Saviano © 2015 Bompiani / RCS Libri S. p. A.:

Quando Camus ci insegnò che siamo noi “Lo straniero”

Dalla quarta di copertina dell’edizione Bompiani del 1988:

Pubblicato nel 1942, Lo straniero, un classico della letteratura contemporanea, sembra tradurre in immagini quel concetto dell’assurdo che Albert Camus andava allora delineando e che troverà teorizzazione nel coevo Mito di Sisifo. Protagonista è Meursault, un modesto impiegato che vive ad Algeri in uno stato di indifferenza, di estraneità a se stesso e al mondo. Un giorno, dopo un litigio, senza alcuna ragione, inesplicabilmente Meursault uccide un arabo. Viene arrestato e si consegna, del tutto impassibile, alle inevitabili conseguenze del fatto – il processo e la condanna a morte – senza cercare giustificazioni, difese e menzogne. Come Sisifo, Meursault è un eroe “assurdo”: la sua lucida coscienza del reale gli consente di giungere attraverso una logica esasperata alla verità di essere e di sentire. “È una verità ancora negativa” ebbe a scrivere Camus in una prefazione per una edizione americana dello Straniero, “senza la quale però nessuna conquista di sé e del mondo sarà mai possibile”. Opera narrativa tra le più rigorose della letteratura europea, Lo straniero è, con La Peste, la più popolare di Camus, figura di grande rilievo nel panorama letterario, protagonista controverso assieme a Sartre dell’esistenzialismo, premio nobel per la letteratura nel 1957.

Come inizia

“Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: “Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti”. Questo non dice nulla: è stato forse ieri. L’ospizio dei vecchi è a Marengo, a ottanta chilometri da Algeri. Prenderò l’autobus delle due e arriverò ancora nel pomeriggio. Così potrò vegliarla e essere di ritorno domani sera. Ho chiesto due giorni di libertà al principale e con una scusa simile non poteva dirmi di no. Ma non aveva l’aria contenta. Gli ho persino detto “Non è colpa mia”. Lui non mi ha risposto. Allora ho pensato che non avrei dovuto dirglielo. Insomma, non avevo da scusarmi di nulla. Stava a lui, piuttosto, di farmi le condoglianze. Ma certo lo farà dopodomani, quando mi vedrà in lutto. Per adesso è come se la mamma non fosse morta; dopo il funerale, invece, sarà una faccenda esaurita e tutto avrà preso un andamento più ufficiale”

 

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