Leo Spitzer “Perifrasi del concetto di fame” recensione di Francesco Erbani da La Repubblica cultura

Le lettere raccolte da Leo Spitzer

I soldati italiani che non potevano dire di avere fame

di Francesco Erbani

Come dire di aver fame senza poter usare la parola “fame” fu un gravoso rovello per i prigionieri italiani nelle carceri austriache durante la Prima guerra mondiale. Tanto gravoso quanto gravoso era il fatto in sé – una tragedia nella tragedia della guerra, che da sola si stima abbia ucciso centomila persone. A distanza di un secolo si può leggere quel gravoso rovello con occhi più disincantati e quasi apprezzare l’ingegno perifrastico, inventivo dei tanti prigionieri che, nelle lettere ai familiari, adottavano le più fantasiose formule utili ad aggirare l’occhiuta censura che l’esercito imperiale impiegava per evitare che si diffondesse la fama di un regime carcerario spietato e mortificante. Raccolse questa vasta produzione di perifrasi, la riordinò seguendo categorie linguistiche e retoriche assai raffinate, non un censore qualsiasi, ma Leo Spitzer, allora giovane studioso di linguistica…

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