Michele Pantaleone “Il sasso in bocca” recensione di Attilio Bolzoni da La Repubblica Cultura

di Attilio Bolzoni da La Repubblica cultura.

Il libro è Il sasso in bocca di Michele Pantaleone. Recupero di memoria e grande omaggio a un giornalista e scrittore — ma anche uomo politico, deputato all’Assemblea Regionale Siciliana prima con il partito socialista e poi indipendente fra le fila del partito comunista — che ha firmato un testo dove spiega come la grande criminalità organizzata si è diffusa in tutto il Paese con la complicità o l’indifferenza di tantissimi italiani. Ed è riuscita a fare anche di più, contaminando pure un pezzo d’America. Protagonista lui stesso delle lotte contadine che portarono all’occupazione dei feudi nell’infuocato dopoguerra siciliano, Pantaleone fu testimone oculare della famosa sparatoria nel settembre del 1944 sulla piazza di Villalba, capitale di mafia a metà strada fra Caltanissetta e Palermo. Comizio in piazza, il dirigente del Pci Girolamo Li Causi che sta quasi finendo di parlare e gli sgherri di don Calogero Vizzini che lanciano bombe a mano e sparano colpi di pistola. Li Causi è ferito, Pantaleone lo porta via sulle spalle. Il libro, pubblicato per la prima volta nel 1970 da Cappelli, è stato riproposto dalla nuova casa editrice milanese Zolfo e ha una bella prefazione di Gaetano Savatteri il cui titolo dice tutto: Lo scrittore che inventò la mafia.

Quasi dieci anni dopo Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia, il saggio di Pantaleone parla dei rapporti stretti fra la mafia e la politica, fra la mafia e l’economia, fra la mafia e i signori del latifondo. Descrive già allora un’associazione segreta e criminale che ministri e magistrati fanno finta di non conoscere. Poi sappiamo bene come sono andate le cose. I capitoli di questo libro “entrano” nell’essenza della mafia quando ancora non esisteva se non come folclore. Il primo: «Ciò che deve fare un Don». Il secondo: «Industria del delitto vecchia e nuova». Il terzo: «L’uomo di rispetto integrato nel sistema ». E ancora: «Cosa Nostra è la maggiore impresa finanziaria del mondo», «Le ultime dalla Conca d’Oro », «Come si controllano carcere e carugnuni»… In una nota finale del suo libro Michele Pantaleone avverte: «Nello scritto il lettore ha ritrovato alcuni brani ed alcune affermazioni già da me fatte nei precedenti libri Mafia e Politica, Einaudi 1962; Mafia e droga, idem 1966; Antimafia, occasione mancata, idem 1969. Sono state riportate per la loro attualità alla luce dei fatti di mafia di questi ultimi tempi e soprattutto per dimostrare che oggi, a otto anni dalla costituzione della Commissione Antimafia, siamo allo stesso tempo più vicini e più lontani dalla sconfitta della mafia. Siamo più vicini, perché l’opinione pubblica nazionale ha acquisito coscienza della pericolosità del fenomeno; siamo più lontani perché il problema mafia-partiti politici-pubblici poteri è ancora fermo all’origine, cioè al tempo della mafia che usava il delitto come mezzo per conseguire il fine dell’accumulazione della ricchezza, sapendo però di non dovere dare conto alla giustizia ». Più chiaro di così.

L’ultima parte della nuova edizione del testo di Pantaleone riserva una sorpresa. È riportata la sceneggiatura del film Il sasso in bocca, regia di Giuseppe Ferrara. La sorpresa è questa: contrariamente a quanto solitamente accade, prima è uscito il film (sempre con l’attenta e preziosa “certificazione” dello scrittore) e poi il libro. Le parole finali del regista Ferrara: «C’è da chiedersi, per restare nel tema: questo film deluderà la mafia? Gli autori lo sperano vivamente ».

Lo scrittore quasi 50 anni fa spazzava via i luoghi comuni e spiegava come Cosa Nostra si stesse preparando ad assaltare il Paese