Carlo Tosco “Storia dei giardini. Dalla Bibbia al giardino all’italiana” recensione da Il Corriere di A. Carlo Quintavalle

di Arturo Carlo Quintavalle

Eden, Paradiso, giardino come segno del potere? Giardino come memoria di un luogo perduto? Giardino come speranza finale? Ecco, si potrebbe anche raccontare così una storia vecchia di oltre 4.000 anni che va dall’Egitto alla Mesopotamia, dal mondo romano ai monasteri medievali, dalle corti dei trovatori alle ville rinascimentali. Il parco affiancato al palazzo nell’impero persiano da Ciro il Grande in poi (539 a.c.) in lingua iranica si chiama pairi daeza, accumulare intorno, cioè chiudere con un muro un recinto sacro; la parola diventa paradeisos in greco e paradisus in latino.

[…]Un denso saggio di Carlo Tosco (Storia dei giardini. Dalla Bibbia al giardino all’italiana, Il Mulino) racconta la storia di uno spazio che assume nel tempo diversi nomi e significati: spazio della riflessione peripatetica nel mondo greco da Aristotele in poi, hortus come luogo della meditazione del saggio nel mondo romano repubblicano che si trasforma in un grandioso scenario di verzure, fontane, statue nelle grandi ville imperiali ma anche nelle ville extra moenia dei ricchi romani. Nel libro l’accento posto sul Medioevo è significativo e sono gli insediamenti monastici a trasmettere al Rinascimento lo schema del quadrato tagliato dalla croce.[…] Nel Medioevo un altro giardino integra quello del chiostro, giardino inteso come luogo del trobar, spazio della vita di corte […]

Ed è un giardino sospeso fuori del tempo, al culmine del monte del Purgatorio, il luogo dove Dante incontra Beatrice nella Commedia, verde dunque come un nuovo Eden; […]Poi, dalle riflessioni del Petrarca, dalla trascrizione dei testi antichi dagli umanisti nel XV secolo, si evocherà un antico giardino, […]come luogo di meditazione e di dialogo quello degli umanisti promosso da Cosimo dei Medici, e quello che poi Lorenzo il Magnifico […]