SØREN SVEISTRUP “L’uomo delle castagne”recensione di Nicola Lecca da Robinson La Repubblica

Il nuovo marcio di Danimarca

di Nicola Lecca

Autore acclamato della serie tv cult “The killing”, il danese Søren Sveistrup esordisce nel romanzo con un thriller di sangue, pedofilia, torture e false piste. Un libro agghiacciante come un film. Horror

Il thriller L’uomo delle castagne — esordio letterario di Søren Sveistrup, autore della fortunata serie televisiva “The killing” — appartiene alla categoria dei successi letterari annunciati. Uscito in Danimarca, ha venduto 70mila copie in tre mesi e sono venticinque i Paesi del mondo che si accingono a pubblicarlo. In Italia, Rizzoli ci scommette a tal punto che i librai hanno ricevuto in anteprima una copia del romanzo accompagnata da un’entusiastica lettera di Stefano Magagnoli, direttore editoriale della narrativa straniera.

Søren Sveistrup, classe 1968, ha alle spalle un’esistenza travagliata: adottato, dovette affrontare la separazione dei genitori e — a ventun anni — il suicidio della madre che lo lasciò solo nella piccola isola baltica di Thurø, con due sorelle adolescenti cui badare.

Resiliente come pochi, Sveistrup seppe trasformare quel dolore in creatività diventando, come lui stesso ama definirsi, un perfezionista ossessivo. Campione di sceneggiatura, si cimenta per la prima volta nella creazione letteraria: dove non basta saper scrivere i dialoghi, ma occorre anche essere truccatori, registi, costumisti e direttori della fotografia.

Tutto ha inizio nell’ottobre del 1989 quando il poliziotto Marius Larsen viene ucciso, minuti dopo aver scoperto il massacro d’una famiglia di allevatori. Il cadavere della madre è rinvenuto in bagno con un braccio e una gamba amputati da un’ascia, mentre due figli adolescenti giacciono in cucina con il cranio spappolato da un proiettile. La scena richiama alla mente il caso di Doretta Graneris, la ragazza di Vercelli che, nel 1975, assieme al fidanzato, sterminò la famiglia a colpi di pistola. Solo che nel romanzo di di Søren Sveistrup due bambini scampano al massacro.

Al riguardo, verrà fatta chiarezza soltanto a libro inoltrato. Fino ad allora, la vicenda ruoterà attorno a tre differenti crimini, gli omicidi di Laura Kjær, Jessie Kvium e Anne Sejer-Lassen: donne diverse, ma accomunate dall’incapacità di proteggere e accudire i propri figli. Accanto ai loro cadaveri mutilati verranno trovati altrettanti omini fatti con castagne e fiammiferi: come quelli che i bambini danesi si divertono ad assemblare in autunno. Su ognuno dei tre omini verrà rinvenuta un’impronta digitale di Kristine Hartung, la ragazzina che un reo confesso giura di aver ucciso un anno prima, anche se il corpo non si trovò mai.

Le indagini vengono affidate all’agente Hess e alla detective Thulin in un ben orchestrato gioco di false piste che li porterà a divergere e a scontrarsi in una caccia al killer lunga un mese intero. Ingredienti della storia: disturbi psichiatrici senza margini di miglioramento, padri violenti, pedofili, bambini seviziati, rapimenti, torture, denunce anonime e alibi che non convincono la polizia.

È di pregio, nella narrazione, l’atmosfera claustrofobica di una Copenaghen work in progress, livida e impantanata dalla pioggia, dai contrasti sociali e da una crisi d’identità testimoniata da vivide descrizioni: il ghetto di Urbanplanen (ambizioso progetto immobiliare degli anni Sessanta naufragato nel degrado sociale), gli orti cittadini abbandonati per il freddo, il vecchio quartiere di Sydhavn (un misto di magazzini, discariche e palazzi stretti tra aree industriali), il bordello di Ydre Østerbro, la tetra atmosfera di Odinparken “fucina di bande criminali e terroristi islamici” e le scuole di periferia in cui la metà dei bambini parla arabo e sono necessari tre diversi interpreti alle riunioni dei genitori. Traspare, poi, fra i protagonisti, una certa insofferenza per la folla.

Eppure, in questo romanzo di Søren Sveistrup, “tutto fila liscio”, “piove a dirotto”, “non c’è anima viva”, si “scoppia a ridere”, si va “d’amore e d’accordo” e si “svanisce nel nulla”. Hess “sta da cani”, Asger “sente il cuore in gola”, François è “buono come il pane” e alla stazione di polizia le domande si fanno “senza troppi giri di parole”. Per coerenza ci sono anche la tempesta in un bicchier d’acqua e la ciliegina sulla torta.

Costruito intorno all’idea che il male non si vince con il male — e che mai potrà essere sconfitto in assoluto — L’uomo delle castagne è un romanzo “cinematografico” fitto, ipnotico e serrato con il merito di tenere alta la tensione fino all’ultimo inaspettato brivido: un primo piano che, di riga in riga, si stringe sempre più provocando turbamento nel lettore-spettatore, fintamente rasserenato dalla convinzione che, alla fine, tutto fosse stato chiarito e, dunque, risolto.

Annunci