Sophie Kinsella “Aspirante Fata” da tuttolibri Diario di lettura

di Elena Masuelli

Adesso che Becky Bloomwood, l’indimenticabile «ragazza con la sciarpa verde» di I love shoppìng, complice la crisi economica, da qualche tempo ha smesso di spendere fiumi di denaro, Sophie Kinsella ha dato vita a una nuova protagonista che in fondo molto le somiglia. Divertente e un ponaìf, combina guai, ma alla fine riesce sempre a trovare il modo di cavarsela. È «Fata Mammetta», protagonista con ali, corona e smartphone usato come bacchetta magica di una serie illustrata per bambini che la riporta all’origine del suo essere scrittrice: «Quando ero piccola i miei genitori raramente mi leggevano libri, preferivano creare delle loro favole originali. Mia madre era capace di immaginare personaggi le cui avventure andavano avanti per settimane. Questo mi ha portato a credere che inventare persone e storie fosse una cosa naturale». Cinque figli e ventisei romanzi dopo, di cui sette firmati come Madeleine Wickham, il suo vero nome, la Kinsella, ha deciso di dedicarsi ai più giovani: «li più grande dei miei ragazzi ha 20 anni, la ppiccola 7, la lettura è sempre stato un momento importante per noi. Con iminori, Rex e Sybella, detta Sissy, l’unica femmina, condivido la passione per gli albi illustrati». È per loro che sono nate Mammetta («Le basta pestare tre volte i piedi per terra, battere le mani. agitare i fianchi, dire “Marshmallow” e puf, eccola trasformata») e la sua bambina Bella, 1a Aspirante Fata del secondo capitolo della saga, destinata per tradizione famigliare a seguirne le orme. Storie della buonanotte che, sera dopo sera, hanno superato il giudizio dì «un pubblico affettuoso e severo, ma molto
onesto», che si è divertito e ha dato consigli, a cui ha insegnato che i libri rappresentano un momento di complicità, un modo per imparare emozioni e parole nuove. La piccola Madeleìne cosa leggeva? «Da bambina ho adorato Alice nel paese delle meraviglie. È un grande personaggio, così pieno di curiosità e voglia di avventura. Poi ho divorato tutto ciò che ha scritto Judy Blume e ho riletto infinite volte un romanzo intitolato Le quindicenni di Beverly Clear, fino a quando il volume non si è quasi disintegrato! Non posso non parlare di La fabbrica di cioccolato. Un anno l’ho ricevuto per Natale e lho finito dun fiato: Charlie mi ha insegnato quanto possa essere potente e avvincente un libro». E una volta diventata grande?«Sono tanti gli autori che amo, anche tra i contemporanei, ma sul mio comodino cè sempre un libro di Jane Austen o di Agatha Christie. Il romanzo preferito è Diario di una lady di provinciadi E. M. Delafield, l’affascinante, irresistibile storia di una signora di campagna inglese degli anni 30. Lo rileggo
ogni volta che sento il bisogno di sorridere». È un aspetto importante in tutte le sue trame quello dell’ironia, del saper apprezzare laspetto positivo della leggerezza. «Mi piace guardarmi intorno e cogliere le situazioni comiche del quotidiano, in cui ciascuno possa riconoscersi. Se qualcosa mi fa ridere nella vita reale, comincio immediatamente a pianificare come posso prendere quello spunto e renderlo in un romanzo»È così anche per il linguaggio? «Penso che sia naturale inventare parole e frasi divertenti, i miei figli lo fanno sempre ed è diventato parte del mio modo di essere. Ci sono volte in cui lunico termine appropriato per descrivere una situazione o un’ emozione è proprio quello che ti sei inventato». È una realtà anche che le mamme sono tutte un pomagiche, speciali? «L’incantesimo si ripete ogni volta che un bambino cade e sua madre gli dà un bacio, “così passa tutto”. Le mamme sono capaci in un istante di tirarti su di morale e trovare soluzioni, spesso anche dieci soluzioni contemporaneamente. Fata Mammetta lavora, è come ogni donna di oggi estremamente impegnata, davvero ci sono volte in cui solo una magia la può aiutare. E naturalmente cè il rischio che non vada tutto alla perfezione, ma questa è vita». Qui i maschi, padri o fratelli, sono solo comprimari. Le vere eroine sono femmine che puntano insieme un obiettivo. «Adoro il gioco di squadra che sono capaci di 
portare avanti Ella e sua madre, la zia e la nonna, che ha vinto per tre volte di fila il premio per il Miglior Incantesimo agli Oscar delle Fate. La bimba le rispetta tantissimo, ma a volte è proprio lei a conoscere la risposta a un problema, a risolvere un guaio. Se potessimo replicare tutti un così grande affiatamento il mondo sarebbe un posto migliore». «FataApp» e «FataMail», i tutorial per migliorare gli incantesimi, la Smartbachetta, favole ad alto tasso di, modernità? «Per i bambini di oggi non c’è poi molta differenza tra magia e tecnologia. Sono così abituati a premere un pulsante e a vedere capitare cose incredibili. Quindi un telefono che si trasforma in una bacchetta magica per fare torte o guarire dall’influenza mi è sembrato lo strumento più naturale possibile. In fondo sto scrivendo di fate moderne in un mondo moderno». Un posto in cui non ci sono nemici da battere o streghe cattive.«Cerco sempre di rappresentare vicende positive, senza metterei necessariamente un personaggio malvagio, sono convinta che un’avventura possa essere eccitante anche senza avere aspetti oscuri. Il mio obiettivo è quello di creare mondi sensazionali, in cui tutti vorremmo fuggire. I miei libri per adolescenti e bambini sono più brevi degli altri, la lingua è più semplice, ma i caratteri, l’atmosfera e le situazioni da commedia non cambiano. Che io scriva per gli adulti o per i più giovani, ogni volta sto semplicemente raccontando una storia, e cerco di farlo nel modo migliore, con il sogno di pubblicare il libro che a me piacerebbe leggere».

 

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