Mary Baccaglini “Male che vada ci innamoriamo” da tuttolibri La Stampa recensione di Federica Bosco

Se non azzecchi una storia d’amore è perché hai il cuore più grande dell’ego

di Federica Bosco

Allegra Casanova, protagonista di Male che vada ci innamoriamo, è un patchwork vivente: un insieme di contraddizioni, bisogni e sogni che incarnano perfettamente le eterne ragazze di oggi, indipendenti e realizzate nella carriera, ma con ancora il poster virtuale del cantante preferito appeso in camera. Con quella certezza stoica e assoluta che da qualche parte debba esistere l’altra metà della mela, un uomo che non sia semplicemente un uomo, ma che sia semplicemente tutto: « l’amico, l’amante, il terapeuta, il papà, il consigliere, il braccio destro e pure quello sinistro». Allegra è estrema in tutto, è caotica, creativa, generosa, ironica e ottimista, crede nelle seconde occasioni, nelle terze e nelle quarte. È combattiva, affamata di vita e di carboidrati, di colori, persone e possibilità, ma soprattutto di amore, un amore vero e solido che la completi, in cui contemporaneamente essere e avere, prendere e lasciare, e che le faccia chiudere un cerchio aperto molti anni prima con il suo arrivo a Milano insieme a una valigia piena di progetti e aspettative. Una Milano accogliente e capricciosa che ti abbraccia e ti respinge, ti premia e ti punisce, e ti tiene appesa al filo della speranza come un amante volubile, risucchiandoti in un vortice di lavori precari e appartamenti condivisi dove, se non stai attento, finisci per rimanere prigioniero come in un infinito Erasmus, ma dove incontri anche quelle amiche che diventeranno la tua vera famiglia, sempre lì pronte a stappare una bottiglia e ad asciugarti le lacrime, rinunciando ad ogni impegno, quando stai male. Ed e proprio quella sua innata capacita ad inventarsi finali alternativi come via di fuga dalla realtà in giornate particolarmente deprimenti, che la porta ad occuparsi della posta del cuore in una rivista rispondendo ad ogni genere di quesito amoroso senza peli sulla lingua e zucchero a velo, prospettando alle lettrici 3 scenari possibili in cui si troveranno a breve se non sceglieranno la via più difficile: quella della libertà. Ed è un successo. Ma com’è che siamo cosi brave a dare consigli agli altri e così drammaticamente cieche quando si tratta della nostra vita? Com’è che vediamo cosi distintamente la buca in cui l’amica rischia di inciampare e ignoriamo la voragine che si sta aprendo sotto i nostri piedi?

Perché siamo donne e «abbiamo un cuore più grande del nostro ego. Ci fabbricano cosi». Ma Allegra nonostante il suo nome, sa bene cosa vuol dire soffrire per amore, rinunciare a un sentimento vero, sano e sincero che rischiava troppo presto di fagocitare le loro vite e il loro futuro. Sa cosa vuol dire sopportare quel dolore sordo e immenso del separarsi volontariamente da un pezzo di cuore nella speranza di saperlo felice da qualche parte nel mondo. Ma forse l’idea dell’amore giusto, prevedibile e perfetto con cui la letteratura ci ha cresciute è solo un complotto, un modo per tenerci buone, e forse, qualcuno che ci mette in difficoltà, ci obbliga a metterci in discussione e non ci rende le cose facili e più giusto per noi di un paio di comode e prevedibili pantofole che non ci permettono la crescita. «Sono sempre stata irrimediabilmente attratta dall’oscurità, senza aver mai avuto il coraggio di andare a vedere cosa ci fosse in fondo al buio», e se in fondo al buio ci fosse la luce?

Mary Baccaglini supera brillantemente la sua prima prova da scrittrice, con un romanzo corale, pieno di ironia e spunti di riflessione, dimostrandosi una grande conoscitrice del cuore delle donne (e degli uomini!)

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