Junio Rinaldi “Quella lunga notte” recensione

Quattro amici, quattro incontri, una sola verità che non si sa dire che non si sa come comunicare. E il cammino lento si snoda anche graficamente nel percorso del romanzo caratterizzato da passi brevi, come i brevi capitoli che lo contraddistinguono, soprattutto nelle prima parte.

Matteo, il protagonista, è un bibliotecario in pensione che ha letto molti libri e che ora prova anche a scriverne uno nonostante l’invadente presenza di Mattia, il protagonista del suo romanzo: e così il lettore si trova a vivere due realtà, quella del protagonista del romanzo che sta leggendo e quella del protagonista del romanzo che da lui viene scritto; due realtà raccontate entrambe in un mescolarsi che non disambigua, ma attrae in modo duplice, come solo il gioco del doppio riesce a fare, come il dentro e il fuori, vissuto non come doppio, ma come altro da sé.

E il lettore le vive entrambe le due realtà, quella “vera” e quella immaginata dal protagonista fino al punto di perdere i contorni dell’una e dell’altra che si fondono in una unica. E poi un delitto nato da una gelosia sorda e fantasticata, porterà il lettore, estraniato, verso un’imprevedibile e inattesa svolta della vicenda nel suo complesso e all’agnizione finale.

Interessante il procedere narrativo, non etichettabile come genere, ma estremamente efficace nel saper avvincere il lettore, dove, come si legge nella quarta di copertina “la scrittura diventa vita e la vita si fa scrittura”.

Salvina Pizzuoli

Su IBS 8,50 euro

Annunci