Il Tirreno dal Salone del libro di Torino, lunedì 13 maggio

“Alba Nera” di De Cataldo si candida come bestseller, Parrella ci racconta Napoli, commuove la storia dolorosa di Bazzi

Dal noir alla guida per la comunicazione,
un poker di imperdibili dal Salone di Torino

TORINO. Doveva essere il Salone della libertà e dell’inclusione, si è rivelata una kermesse focalizzata sulle polemiche, intrisa di para-ideologie e di battaglie a colpi di tweet. Nonostante questo, l’appuntamento al Lingotto si attesta come il momento cruciale per confrontarsi con le nuove uscite. Piccolo inciso: in Europa gli italiani sono in fondo alla classifica dei lettori, dopo di noi solo Slovenia, Cipro, Grecia e Bulgaria. In questa valanga di volumi – romanzi, biografie, saggi, inchieste e qualsiasi altra cosa sia umanamente concepibile stampare su carta – è complesso orientarsi. Per farlo abbiamo selezionato per voi alcuni libri italiani che varrà la pena leggere nei prossimi mesi, e che probabilmente troverete sotto l’ombrellone (il vostro, o quello del vostro vicino).Si comincia con “Almarina” (Einaudi, pp. 123) romanzo di Valeria Parrella che torna in libreria con una storia disperata, che racconta molto di Napoli e dei rapporti che si vengono a creare in situazioni di costrizione come può essere un carcere. Sono passati cinque anni dall’ultimo romanzo di Parrella, “Tempo di imparare”. Anni in cui l’autrice è spesso andata in carcere, luogo dove tutto si svolge: «Credo – spiega Parrella a Il Tirreno – che l’immaginazione sia la cosa più forte al mondo. Costruisco i miei romanzi scegliendo un personaggio, e poi dandogli una missione da compiere. Una missione in cui il passato torna spesso. Solitamente scrivo di storie che potrebbero succedere ovunque, questa volta invece volevo scrivere di Napoli: adesso la città sta vivendo un buon momento. Non è una città fascista, non è una città leghista, e rispetto al resto d’Italia sta continuando a camminare». Per gli appassionati di noir va segnalato l’ultimo libro di Giancarlo De Cataldo, “Alba Nera” appena pubblicato per Rizzoli: «Tempo fa – commenta l’autore – mi sono imbattuto nella sindrome della triade oscura, caratterizzata da narcisismo, machiavellismo, e psicopatia. E mi sono detto: che cosa succederebbe se la mia protagonista, una poliziotta dal passato oscuro, ne fosse affetta? È una caratteristica notevole, capace di trasformare la personalità in qualcosa di perverso». Un outsider da considerare – per la scrittura limpida, ma ancora di più per il coraggio – è certamente “Febbre” (Fandango, pp. 324) di Jonathan Bazzi, classe 1985. Bazzi nel suo esordio autobiografico – che mette insieme il passato della sua infanzia e adolescenza in quell’hinterland milanese che pare un po’ un far west, e prende il nome di Rozzano – racconta della febbre che non gli passava mai, dei dubbi e infine della scoperta di aver contratto l’HIV. È un romanzo doloroso, che affronta un tema considerato fastidioso e spesso trascurato; lo fa con una presa di posizione netta e limpida, esponendosi in prima persona, con una genuinità che a tratti si fa imbarazzante: ti obbliga a chiederti quando si sia persa l’empatia, quando le persone abbiano definitivamente scelto di abdicare alla comprensione per concentrarsi sullo spietato, offensivo, giudizio. Degna lettura di prosecuzione potrebbe essere allora “Creiamo cultura insieme” di Irene Facheris, milanese classe 1989, formatrice di professione che tiene corsi sulla relazione, la comunicazione e l’ascolto empatico. In questo agile libro pubblicato da Tlon (pp. 110, EUR 13,90) l’autrice accompagna il lettore in quelli che considera i dieci elementi da comprendere prima di iniziare una conversazione. «La prima cosa da fare quando ci si approccia a una discussione – spiega lei – è provare a tenere a mente che le cose che noi abbiamo visto accadere e le cose che sono accadute realmente non coincidono quasi mai o comunque non necessariamente». È questo il punto di partenza ideale per arrivare ad ascoltare gli altri, e a comprendere come «fare degli errori non significa essere sbagliati».-F.P.