Hans Tuzzi “La morte segue i magi”

      

Hans Tuzzi “La morte segue i magi”

Bollati Boringhieri pagine 309

Su Amazon in ebook 7,99euro

in cartaceo 9,45euro

“La morte segue i magi” è il Melis che prediligo perché è un romanzo in cui l’autore evidenzia un grande mestiere, in tutti i sensi, non solo di scrivere, ma di vivere: il passato dei protagonisti si impone e si dilata, nell’afflato melanconico del ricordo, dentro il loro incerto presente e dentro la città, amata e accarezzata in ciò che resta a rinverdire vecchi angoli della memoria. Interessante e spudorata la scelta di una lingua della quale l’autore sa esaltare la variegata generosità: dialetti, linguaggio quotidiano, lingua colta e inusitata. La trama si sviluppa e si svela dentro limitati e intensi cerchi di luce che illuminano volta volta una miriade di personaggi; non ci sono comparse, non ci sono gregari, sono tutti protagonisti nella Milano dell’ ‘84, così grigia e piovosa, splendido sfondo, quasi personaggio tra i personaggi, alla vita dei protagonisti tutti. La quotidianità di alcuni si intreccia e si interseca con quella altrui, ma i motivi si compitano, si schiariscono e si rivelano solo in fondo, tardivi. Unico rifugio sicuro il passato, sia per i buoni sia per i cattivi; ma non ci sono cattivi nel romanzo di Tuzzi, solo esseri umani alle prese con ricordi a volte ingombranti, ma dolci e melanconici che, da abile burattinaio, sa presentare sul palco della vita. Tra i personaggi un innominato con fedora color tabacco ornata da una piuma di ghiandaia, riproposto con la stessa figurazione, quasi una maschera, un fantasma, un’ombra che si aggira tra i protagonista. Il finale imprevedibile chiude il cerchio perfetto che si anticipa nell’incipit, breve, incisivo, pieno di presagi. La lettura è godibile anche con il dizionario a portata di mano.

 Salvina Pizzuoli

Annunci