Hans Tuzzi “Al vento dell’oceano”

Bollati Boringhieri, Milano 2017
pp. 160

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Dalla recensione di Corrado Augias (Venerdì di “Repubblica”)

 

Delitto suI transatlantico: indaga un montenegrino,
iI futuro Nero Wolfe

La felice combinazione di vari elementi rende affascinante la lettura del nuovo polizieseo firmato da Hans Tuzzi, Al vento dell’Oceano (Bollati Boringhien).
La trama, certo, come in ogni giallo che si rispetti: non solo la trama però. Siamo nel 1926 a bordo del transatlantico Pamphilia, prua su New York.
Popola il ponte di prima. classe un’assortita compagnia, qualche miliardario americano con ambizioni politiche, qualche dandy, una
cocotte d’alto bordo, un paio di ragazzini con la tata. Sotto di loro, con divieto d’accesso ai ponti superiori, i paria della terza classe.
Nella piccola folla spicca Neron Vukcic, montenegrino, un passato nei servizi segreti, un prevedibile futuro da investigatore privato.
Infatti Neron sta lasciando l’Europa per cominciare nella Grande Mela la sua nuova vita. L’avrà, la nuova vita, perché Neron Vukcic
altri non è se non Nero Wolfe da giovane: il grasso buongustaio, appassionato di orchidee, infallibile ragionatore, creato da Rex Stout. Siamo insomma in un gustoso pastiche letterario oltre che in un ben congegnato meccanismo a suspense. I fatti:
Elizabeth Hillman, moglie dell’ambizioso senatore Robert, viene sorpresa nella sua lussuosa cabina con la mano sul pugnale che
ha appena trafitto Clifford M. Marshall, banchiere, politico, collezionista di armi bianche nonché nemico giurato di Hillman.
Il senatore convince un riluttante Neron a scoprire chi sia il vero assassino. In cambio: cittadinanza americana, denaro, il dono di un brownstone affacciato su Gramercy Park, il non plus ultra. Vukcic (pare che in serbo-croato significhi giovane lupo) si mette all’opera, a modo suo però.
L’impressione che dà, infatti, è di combinare poco; parla pigramente con questo e con quello, si astrae muovendo rapidamente le labbra, insomma già s’intravede in lui il Muro Wolfe tutto ragionamento, ma di assai scarsa capacità d’azione. Poco prima dell’approdo scoprirà il colpevole, ovviamente, così concludendo la trilogia creata da Tuzzi per lui – e per il nostro divertimento.
La trama è ingegnosa ma al di là dei fatti ci sono altri punti di forte richiamo a cominciare dalla perfetta ricostruzione d’epoca (1926,
ripeto) con un’ambientazione accuratissima; poi i dialoghi che mimano con fine ironia le frasi fatte, i riferimenti, i tic delle classi agiate nel periodo tra le due guerre: americani da una parte, europei dall’altra. In sottofondo la leggera imitazione parodistica dei romanzi inglesi di conversazione. Insomma, anche senza tener conto del plot poliziesco, il gusto di leggere è garantito.

Recensione di Salvina Pizzuoli:

Un omicidio oscuro da cui troppi avrebbero potuto trarre vantaggi, come in tutti i gialli di rispetto, cui si affianca un’ambientazione singolare, a bordo di un transatlantico nei primi anni trenta del secolo scorso, che l’autore sa ben tratteggiare come bozzetti appena accennati, ma che permettono al lettore di ricostruire e ambienti e atmosfere e avvenimenti e realtà storiche. E poi citazioni, che mai mancano nei gialli eleganti e sapienti cui il nostro ci ha da sempre abituato, e non solo nel terzo Wukcic, questa volta forse più scoperte e chiare.

“Al vento dell’oceano” con la sua aria rétro, con le sue ricostruzioni pregnanti, i suoi segnali espliciti a quanto socialmente si andava evidenziando tra due mondi, due continenti, con le loro origini diverse e divergenti, evidenzia e vecchio e nuovo che si scontrano, incontrano, in questa sceneggiatura che fa da complemento alla vicenda narrata.

Come ne “Il trio dell’Arciduca” anche qui non manca una sottile interpretazione storica degli avvenimenti che hanno interessato e investono ancora oggi il nuovo mondo e la vecchia Europa.

E sulle ali del vento dell’oceano si discoprono antiche arroganze di cui Wukcic pare il solo ad essere immune: il montenegrino sa porsi e sa leggerle meglio proprio perché al di sopra delle parti? Solo il nostro investigatore, elegantemente al di fuori della diatriba, giungerà in quel nuovo mondo in un’alba gravida di promesse.

Si chiude così l’interessante e sorprendente ricostruzione della vita pre-americana di un investigatore di carta, raffinato e dal passato segreto, e con esso la creativa trilogia che Tuzzi ha saputo ricavare dal personaggio di Nero Wolf, nato dalla penna magistrale di Rex Stout.

vai a:

Racconti, Augias: “Un misterioso delitto in mezzo al mare

Intervista dell’autore sul Fatto Quotidiano

Dello stesso autore:

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Hans Tuzzi “La belva nel labirinto”

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